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Modi di dire e frasi in napoletano: origine delle più famose

Frasi in napoletano, scopriamo insieme le più famose!

La lingua napoletana vanta una viscerale tradizione di gestualità, proverbi e modi di dire, dotati di tale bellezza e musicalità da acquisire una propria identità nazionale ed internazionale, oltre che propriamente partenopea. Lingua, si ricordi, e non più mero dialetto, come affermato dall’Unesco, grazie alla sua innata e storica capacità di diffusione e conservazione di modi di vita, arte e genuinità. E insieme alla spiccata arte del gesto, che accompagna la parola e la completa, la lingua partenopea offre un vasto repertorio di tipici modi di dire napoletani che, nel corso del tempo, hanno contribuito a renderla sempre più unica e preziosa.

Tali modi di dire napoletani affondano le loro radici nella storia, grazie anche all’influsso delle dominazioni straniere, ma anche nella tradizione religiosa, artistica, etimologica e folcloristico-onomatopeica. Il risultato è una ricca e colorita gamma di espressioni, spesso anche intraducibili per l’efficacia del messaggio originale che intendono trasmettere.

Andiamo ad elencare alcuni delle più famose frasi in napoletano, ormai radicate nella quotidianità partenopea e non.

Frasi in napoletano. Origini storico-religiose

Alcuni termini come buatta (barattolo) o sciantosa (cantante esibizionista) derivano dalla pronuncia dei termini francesi “boit” e “chanteuse”; o ancora ammuìna (confusione) e ‘ngarrà (indovinare), che derivano dai verbi spagnoli “amohinar” e “engarràr”.

Ma uno tra i più diffusi modi di dire in napoletano, che affonda le sue radici nella storia, anche dal punto di vista religioso, è A Santa Lucia nu passe ‘e gallina, a Sant’Aniello nu passe ‘e pecuriello. Il chiaro riferimento è ai due santi, l’una siciliana e l’altro campano, vissuti a circa due secoli di distanza, eppure così vicini nell’immaginario della tradizione linguistica napoletana. Il 13 dicembre, in cui si festeggia Santa Lucia, indica il giorno più breve dell’anno, che dunque si allunga di poco come poca è la distanza tra i passi di una gallina. Il 14 dicembre, in cui si commemora Sant’Aniello, indica invece il giorno in cui cominciano a seguire giornate più lunghe come maggiore è il passo compiuto da un agnellino.

Origini storico-etimologiche con traduzione italiano – napoletano

Nella lingua napoletana si è soliti definire una persona sveglia e spiccatamente astuta ed intelligente con l’espressione Figlio ‘e ‘ntrocchia. In tutto il mondo viene recepita come offesa, mentre in terra napoletana assume quasi le tinte di un complimento. ‘Ntrocchia è una parola napoletana che indica una “prostituta”, ma nel senso positivo del termine. Un figlio di prostituta è colui che ha dovuto imparare a vivere per strada e cavarsela senza poter contare su aiuti altrui. Inoltre, la prostituzione è il mestiere più antico del mondo e già praticato nell’antica Roma, dove le prostitute, scendendo la notte in strada, utilizzavano per riscaldarsi piccole torce chiamate “antorcule”. Di qui l”espressione sopra indicata che si traduce con “figlio di lucciola”.

Altre due frasi napoletane che trovano spiegazione nell’etimologia dei termini utilizzati sono Chillo tene l’arteteca e E’ fernuta ‘a zezzenella.

Nel primo il termine “arteteca” deriva dal latino “arthritis”, a sua volta da “arthron” (giuntura). La parola è traducibile con “artrite”, una malattia che provoca movimento convulso delle membra. Nel corso del tempo però il termine, discostandosi dal suo significato originario, è adoperato ormai per indicare una persona iperattiva.

Con la seconda espressione invece si indica la fine di un periodo di benessere e serenità. Il termine “zezzenella”, diminutivo di “zizza”, indica una piccola mammella. Il detto trae origine dall’atto della mungitura delle mucche, che poi giungeva al termine con l’esaurimento del latte. Quale espressione più appropriata dunque per indicare la fine di una vacanza e il ritorno al lavoro!

Origini onomatopeiche

Ma le espressioni in dialetto napoletano possono anche semplicemente derivare da suoni onomatopeici, come Aumm aumm e Sta arrivanno ‘o pata pata ‘e ll’acqua.

La prima si inserisce nella categoria delle anafore della lingua napoletana, indicando quelle parole che vanno ripetute due volte per acquisire degno significato, come anche luongo luongo. Fare qualcosa aumm aumm vuol dire svolgerla in maniera discreta e veloce, riprendendo l’onomatopeica chiusura della bocca contenente cibo.

O pata pata ‘e ll’acqua indica invece l’inizio imminente di pioggia abbondante, riprendendo il suono onomatopeico della stessa (pat pat). Quasi impossibile trovare nel semplice italiano detti con tale espressione ed efficacia!

Detti napoletani. Origini artistiche

La tradizione linguistica napoletana non manca di attingere le sue espressioni più radicate persino dall’arte. È il caso di Avimmo perduto a Filippo e ‘o panaro, che indica situazioni di incertezza in cui il lungo indugio comporta la perdita di entrambe le opzioni di scelta, il danno e la beffa. È questa un’espressione che affonda le sue radici in un’antica farsa pulcinellesca di Antonio Petito, in cui un nobile Pancrazio affida al suo servo Filippo una cesta colma di leccornie destinata a terzi. Ma il servo, che intimorito dalla reazione del padrone per aver rubato la cesta fugge via, lascerà Pancrazio senza servo e senza cesta colma di cibo.

Origini folcloristiche

Una delle più celebri frasi in napoletano è L’uocchie sicche so’ peggio d’’e scuppettate. Chi almeno una volta non ha udito o adoperato tale espressione per indicare il malocchio (uocchie sicche) come arma ben peggiore dei colpi di fucile! La locuzione sintetizza la diffusa credenza meridionale, in particolare campana, nella superstizione, ritenendo quasi impossibile difendersi dagli influssi negativi della iettatura, ossia dall’attenzione eccessiva delle persone invidiose.

Un panorama di espressioni e detti napoletani dunque variegato, con toni e sfumature di derisione, simpatia e cazzimma. Un neologismo dialettale questo concernente l’attitudine all’astuzia impiegata per tornaconti personali e a dispetto di qualcuno e l’arte dell’arrangiarsi, prerogativa insita del popolo partenopeo.


Frasi in napoletano, alcuni volumi di riferimento