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Eroica Fenice

genetica e comportamento: esiste il libero arbitrio?

Genetica e comportamento: esiste il libero arbitrio?

Genetica e comportamento influiscono sull’animo umano. E’ dunque possibile emanciparsi dal proprio dna? Esiste il libero arbitrio?

Attualmente si fa largo un filone di pensiero per cui il comportamento umano sarebbe largamente influenzato dalla genetica. L’aggressività, la sessualità, il comportamento sociale, l’intelligenza sarebbero definiti e determinati dai geni ereditati alla nascita. Su questo si innesta ovviamente il fattore ambiente: siamo biologicamente scolpiti per essere influenzati da un complesso sistema di fattori esterni. La genetica così sta entrando in ambiti inattesi, come quello della criminalità e della giustizia, mentre la scienza si interroga su quanto certe ipotesi siano effettivamente fondate. La domanda è: siamo liberi da noi stessi? Possiamo emanciparci dal nostro DNA? Esiste il libero arbitrio o ci comportiamo solo in maniera predeterminata?

Cesare Lombroso, sul finire dell’Ottocento, sosteneva ci fosse una correlazione stretta tra la morfologia del volto e il comportamento criminale, al punto da convincersi che si potesse anticipare la pena in base alla sola analisi della conformazione del cranio di un soggetto. La sua correlazione tiene conto di caratteri fisici, dunque geneticamente determinati, sostenendo la co-eredità di alcuni di essi con la tendenza criminale. Lombroso ha certamente la sua dose di merito per aver incoraggiato un approccio più sistemico e deterministico allo studio della criminalità, ma è escluso che la sua tesi possa avere un minimo di veridicità scientifica. In primis, è improbabile un’associazione così lineare tra una dimensione tanto intricata come il comportamento umano e i geni, altrettanto complessi, che determinano la morfologia del viso. Ma soprattutto questioni inerenti la dimensione umana e biologica non possono essere ridotte a una questione di causa-effetto e liquidate in maniera tanto semplicistica.

Eppure, l’aspetto fisico inevitabilmente espone a un giudizio e la mente umana si sviluppa in correlazione con esso, che si tratti dell’immagine rimandata dallo specchio o dell’opinione di un terzo. Per quanto ci si sforzi di non dare considerazioni affrettate, inevitabilmente la vista di una persona si accompagna quasi automaticamente all’espressione di un giudizio sulla base della sua fisionomia. Un uomo dai tratti marcati e l’aspetto rude, ad esempio, cresce avendo attorno una società che gli rimanda questa stessa immagine, tramite persone che gli si approcciano in un certo modo o sviluppano un certo tipo di preconcetto, il che ha una chiara influenza sullo sviluppo del suo atteggiamento nei confronti del prossimo. In questo senso, la correlazione tra genetica e comportamento passa per il filtro della società, influendo sulla psicologia del soggetto, quindi il nesso non sarebbe diretto genetica-comportamento, bensì genetica-società-comportamento. Il punto di vista genetico continua ad avere i suoi perché e la sfida è proprio comprenderne a fondo l’ingerenza.

Genetica e comportamento: la ricerca scientifica nell’ambito della genetica di comportamento

Negli ultimi decenni, si è intensificata la ricerca relativa alle cause e ai meccanismi di alcuni fenomeni mentali, grazie anche ai nuovi mezzi della genetica e della biologia molecolare, uniti a studi di imaging cerebrale. Questo ha consentito di ampliare notevolmente la conoscenza del cervello e delle sue funzioni superiori, per quanto si tratti di una prospettiva molto ampia e in larga parte inesplorata. Sono state dimostrate numerose associazioni tra scompensi chimici dovuti a mutazioni geniche e disturbi antisociali o abuso di droghe. Caso emblematico è quello del cosiddetto ‘gene guerriero’, una variante di un gene fisiologico codificante per l’enzima monoammino ossidasi, che sembra determinare un atteggiamento aggressivo innescato in situazioni di forte stress, reso noto dal caso triestino del 2009. Infatti, alla corte d’Assise d’Appello di Trieste questa vulnerabilità genetica è valsa come attenuante per il cittadino algerino Abdelmalek Bayout, con uno sconto di pena di un anno per l’omicidio del colombiano Walter Felipe Novoa Perez.

Si prospettano così nuove sfide etico-sociali e biogiuridiche, mentre si mettono in dubbio le nozioni di crimine e di pena e si riconcepiscono in una nuova ottica scientifica categorie della giurisprudenza classica, quali la responsabilità penale e il provvedimento legale. Avere certezze scientifiche in questo ambito sarebbe rivoluzionario nella misura in cui consentirebbe un tipo di intervento più mirato per determinati soggetti e porterebbe a nuove forme di recupero/trattamento e di inclusione sociale. Comunque il discorso è molto più ampio perché la genetica di comportamento rivede le fondamenta di concetti più generali e ben radicati nella coscienza collettiva, quali l’intenzione, il libero arbitrio e dunque il personalissimo percorso di vita del singolo individuo. In questo caso l’interesse enorme suscitato da questi studi probabilmente si fonde con il desiderio immane dell’uomo di affidarsi a forze altre e non controllabili, in una fatalistica accettazione dei propri difetti e in un gioco di scaricabarile in cui fa quasi piacere non ritenersi responsabili di un’esistenza non gradita di cui non si ha il coraggio di reggere il timone. La complessità biologica resta, purtroppo o per fortuna, in larga parte incompresa e questo lascia largo spazio alla ricerca di un senso, neanche necessariamente solo scientifico.

Immagine copertina: Pixabay

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