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Eroica Fenice

Globalizzazione: storia, caratteri e criticità

Globalizzazione tra ieri e oggi: storia, caratteri e criticità

Cos’è la globalizzazione? Derivante dalla parola inglese globalize (globalizzare), è un fenomeno tanto diffuso quanto attuale, concernente l’intensificazione degli scambi e degli investimenti internazionali. Una rete di interconnessioni su scala mondiale che si infittisce in particolare tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo.

La matrice è senz’altro economica, con l’avvento e l’incremento dell’interdipendenza delle economie locali, spostando il baricentro del potere e del controllo dalle sovranità nazionali a quelle multinazionali. Le cause sono rintracciabili in alcuni aspetti e manovre economico-politiche, che ne hanno favorito l’ascesa. Tali sono: l’abolizione delle barriere doganali, che favorisce il libero scambio e l’unificazione del mercato mondiale; lo sviluppo dei trasporti su scala mondiale, che ha consentito la contrazione delle distanze favorendo la commercializzazione di prodotti da una parte all’altra del globo; lo sviluppo delle nuove tecnologie, che crea una spinta propulsiva alle comunicazioni internazionali.

La globalizzazione tuttavia è un fenomeno così capillare da investire non solo la sfera economica, bensì ogni aspetto della vita, da quello sociale a quello culturale, da quello spaziale a quello tecnologico. È sempre più diffusa ormai l’abitudine ad acquistare capi d’abbigliamento prodotti in Cina, guardare film e telefilm americani, mangiare cibo giapponese e/o indiano, parlare adoperando sempre più spesso espressioni della lingua inglese.

Viviamo ormai un’esistenza globalizzata all’interno di un “villaggio globale”, in cui ogni cosa è connessa, le barriere crollano, le distanze divengono irrisorie, culture e tradizioni lontane vengono toccate con mano.

Cos’è la globalizzazione? Excursus storico

La fase stabile e completa di globalizzazione si insinua a partire dalla fine degli anni Settanta del XX secolo. Fino a quel momento infatti l’economia mondiale aveva sì acquisito carattere internazionale, ma non ancora transnazionale, in quanto le singole aziende, pur commercializzando i propri prodotti in tutto il mondo, svolgevano la maggior parte della produzione ancora all’interno dei propri confini nazionali. L’economia prese poi una direzione completamente globalizzata, promuovendo la divisione internazionale del lavoro attraverso la creazione di ingenti società multinazionali. Così la progettazione dei prodotti si concentra nei Paesi tecnologicamente all’avanguardia; la produzione nei Paesi in via di sviluppo o sottosviluppati, sfruttando la manodopera a basso costo; infine la sede legale in alcuni Stati che garantiscono una tassazione particolarmente vantaggiosa, i cosiddetti “paradisi fiscali”.

Ma andando per gradi, bisogna identificare tre fasi attraverso cui il fenomeno della globalizzazione si è attuato e sviluppato. Si comincia con la globalizzazione arcaica, che include eventi e sviluppi dai tempi delle prime civiltà fino all’incirca il XVII secolo. In tale fase si assiste ad una ancora acerba interconnessione tra Stati a livello economico, almeno che non fossero in vicina prossimità. Ma è anche la fase storica dell’acquisizione da parte dell’Occidente dei princìpi dell’Oriente, senza i quali la globalizzazione non avrebbe assunto le forme poi consolidate.

Si assiste poi alla seconda fase della proto-globalizzazione, concentrata nel periodo storico contenuto tra i secoli XVII e XIX. Qui i crescenti collegamenti commerciali e scambi culturali precedono l’avvento della compiuta “globalizzazione moderna”. Durante la proto-globalizzazione si assiste all’ascesa degli imperi marittimi europei, tra XVI e XVII, quali quelli portoghese e spagnolo, poi quelli olandese e britannico. Un’ulteriore propulsione all’incremento e alla maggior stabilità di reti commerciali sempre più connesse fu data dall’istituzione di compagnie qualificate come la British East India Company (fondata nel 1600) e la Dutch East India Company (fondata nel 1602). Il tutto condito dallo spostamento dell’egemonia verso l’Europa occidentale.

Si giunge alla terza fase, quella della globalizzazione moderna, a partire dal XIX con l’avvento dell’industrializzazione attraverso la Rivoluzione industriale. Cominciò a diffondersi la produzione standardizzata dei prodotti di fabbrica e una domanda di beni cresceva in concomitanza all’aumento demografico. Le tecnologie miglioravano a vista d’occhio: nel corso del secolo, le navi a vapore ridussero il costo dei trasporti incrementando la velocità, così come per quelli ferroviari nell’entroterra. Si giunge poi ad una capillare rivoluzione tecnologico-informatica, a partire dagli anni Novanta del XX. L’avvento del computer consentiva lo svolgimento di attività e lavoro da casa e negli uffici. Lo sviluppo di software sempre più all’avanguardia incrementava conoscenze e possibilità prima sconosciute. L’avvento di Internet consentiva uno scambio di idee, informazioni, commercio e culture senza eguali e precedenti, fino a possedere il tutto in maniera istantanea a portata di click nell’era della digitalizzazione, accompagnata dall’ideazione degli smartphone. Il mondo è in una tasca, giungendo l’uomo al suo ultimo stadio evolutivo nella figura di “Homo Digitalis”.

Non esistono frontiere e gli antichi fenomeni migratori si consolidano con l’intento di dar svolta alla propria vita, alla carriera e al desiderio di inglobare culture e tradizioni d’oltreoceano. Dopo la Seconda Guerra Mondiale divennero popolari i programmi di scambio interculturale per studenti, tesi ad incrementare la comprensione e la tolleranza dei partecipanti nei confronti di altre culture, migliorando al contempo le capacità linguistiche e ampliando gli orizzonti sociali attraverso gli attuali Erasmus.

Cos’è la globalizzazione? Tipi e caratteristiche

Dunque la globalizzazione risulta essere un fenomeno abbastanza complesso e diffuso, a partire dalla globalizzazione economica, con le sue dinamiche politico-commerciali, fino agli altri tipi di globalizzazione ad essa connessi.

Si è già accennato in questa sede alla globalizzazione spaziale, ossia l’accorciamento delle distanze grazie alla crescente diminuzione dei costi di trasporto navale e ferroviario nel corso dei secoli e alla moderna aviazione. Spostarsi dall’Europa in America e viceversa oggi non costituisce ormai un problema. E proprio i diffusi spostamenti umani da una zona all’altra del globo amplificano il fenomeno della globalizzazione. Che si tratti di turismo o di emigrazione (per rivoluzionare vita e lavoro), lo spostamento massiccio di persone smuove costantemente l’economia transnazionale e transcontinentale.

E se i trasporti hanno favorito ampiamente l’interconnessione su scala mondiale, una spinta decisiva è stata senz’altro fornita dalla globalizzazione informatico-telematica. A cominciare dall’avvento del telefono nel 1871, grazie all’idea di Antonio Meucci, giungendo poi alla telegrafia senza fili nel 1896 con Guglielmo Marconi, fino all’invenzione dei computer e di Internet, trampolino di lancio per la creazione di una rete interconnettiva dalla quale non si sarebbe più tornati indietro. Una vera rivoluzione nel campo dell’informazione e della digitalizzazione. Sistema ideato negli Stati Uniti nel 1969 con il nome di “ARPANET”, aveva originariamente scopi militari, ma a partire dagli anni Ottanta divenne il più efficace mezzo di comunicazione a livello mondiale. La prima connessione in Italia risale al 1986. Con Internet si sviluppa la possibilità della posta elettronica e nel 1991 la “Grande rete mondiale” (World Wide Web, abbreviato in “www”), sistema grazie al quale singoli, aziende ed enti pubblici possono far conoscere la propria attività mettendo a disposizione informazioni e aprendo un “sito”, una sorta di contenitore di dati accessibile via Internet da qualsiasi distanza, da qualsiasi computer e smartphone.

Sono proprio i viaggi internazionali, l’uso di Internet e l’incidenza dei mass media a diffondere idee, culture e tradizioni dal mondo, incrementando curiosità e interesse verso tutto quanto si differenzia dalle nostre corde, potendo così toccare, guardare e mangiare folclori di terre lontane, ormai vicine e fruibili. È questa la globalizzazione culturale. Un’estrema diffusione di pratiche ed abitudini orientali, come lo yoga; la capillare affermazione di ristoranti giapponesi e di catene di fast food americane, come McDonald’s; la fruizione di espressioni linguistiche londinesi sono tutti esempi affermati di tale globalizzazione. Anche e soprattutto la musica ha un ruolo importante nello sviluppo economico e culturale nel fenomeno globalizzazione. Generi musicali come il jazz e il reggae nascono con una propria identità locale per poi diffondersi a livello internazionale.

Cos’è la globalizzazione? Effetti positivi e aspetti critici

Se in generale la globalizzazione sembra aver apportato vari benefici nel corso dei secoli, quali l’abolizione di frontiere per consentire uno sviluppo di scambi e investimenti produttivi e commerciali a livello transnazionale, la contrazione delle distanze grazie alle nuove tecnologie legate ai trasporti e all’informatizzazione, la possibilità di masticare, ascoltare, vedere e toccare culture e tradizioni oltreoceano, sarebbe comunque impensabile e superficiale non analizzare gli aspetti critici di tale fenomeno. Secondo gli attivisti del movimento “no-global” la globalizzazione causerebbe un impoverimento maggiore dei Paesi poveri, attribuendo sempre più potere alle multinazionali e favorendo lo spostamento produttivo nei Paesi in via di sviluppo senza preoccuparsi della tutela ambientale e della salvaguardia dei diritti umani. Si assiste così ad uno sfruttamento delle risorse umane ed ambientali senza freni inibitori. Ancora, proprio il decentramento delle attività produttive ingenera inevitabilmente la perdita di identità locale, a livello nazionale e a livello personale nell’eccessiva fruizione delle culture estere.

Per quel che concerne la capillare diffusione dell’informatizzazione attraverso Internet e mass media, si incorre nel rischio sempre più urgente della distorsione delle informazioni trasmesse, soprattutto tra le giovani generazioni, non adeguatamente selezionate o veicolate in maniera irrimediabilmente dannosa. Senza contare poi le continue ed ininterrotte connessioni con il mondo attraverso pc e soprattutto smartphone, che allontanano le autentiche connessioni di cuori e sguardi, sostituendo pelle e parole con schermi e debolezze.

Che dire infine dell’inquinamento ambientale che cresce vertiginosamente per via dell’industrializzazione e dell’aumento dei trasporti appunto!

In definitiva, se la globalizzazione ha contribuito a progressi senza eguali, non deve al contempo perdere di vista le identità che scadono nell’omologazione. Un modello rispettoso delle risorse, dei pensieri e dell’ambiente è un modello solidale, che tenga più conto delle diversità culturali, evitando un’attuazione “selvaggia” delle interconnessioni mondiali in ambito economico, spaziale, informatico e culturale.

 

Foto di oneenergydream.blogspot.com

Fonte: http://oneenergydream.blogspot.com/2017/01/il-20-gennaio-finisce-lutopia-della.html

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