Guerre di indipendenza italiane: cause ed effetti

Guerre di indipendenza italiane: cause ed effetti

Le guerre di indipendenza italiane furono tre conflitti il cui obiettivo era l’unificazione e l’indipendenza.

Ma scopriamo insieme le cause e gli effetti delle guerre di indipendenza italiane.

Le guerre d’indipendenza italiane furono costituite da una prima fase che avvenne dal 1848 al 1849.

Era il 18 marzo, durante le Cinque Giornate, quando a Milano la popolazione cacciò le forze militari austriache, così come fece anche Venezia il 22 marzo, costringendo l’esercito imperiale, comandato da Radetzky, a ritirarsi nella zona definita il ‘’Quadrilatero’’, tra Peschiera, Mantova, Verona e Legnago. Questa insurrezione antiaustriaca mise in moto un vasto movimento liberale in tutto il territorio italiano, il quale puntò all’unificazione e all’indipendenza.

L’Italia settentrionale era così già in guerra contro l’Austria, una guerra popolare promossa dall’azione dei democratici. La necessità di condurre a fondo l’azione militare antiaustriaca, l’esigenza di un esercito capace di fronteggiare quello austriaco, la preoccupazione dei liberali aristocratici e moderati nei confronti di questo moto popolare, fecero convergere l’attenzione di tutti i patrioti italiani verso il re Carlo Alberto di Savoia. Era il 23 marzo quando Carlo Alberto si pose alla testa del moto d’indipendenza nazionale, dichiarando guerra e facendo muovere il suo esercito su Milano. Non volendo lasciare il Piemonte solo contro l’Austria, i sovrani degli altri Stati italiani inviarono eserciti a cui si aggiunsero da ogni parte dell’Italia combattenti volontari, studenti e intellettuali. Le vittorie piemontesi del 9 e 30 aprile a Goito e Pastrengo suscitarono grande entusiasmo e videro la partecipazione unitaria dei sovrani e del popolo italiano. Purtroppo le difficoltà non tardarono ad arrivare e gli Stati italiani, preoccupati dal carattere popolare che l’iniziativa continuava ad assumere, e dal timore di fare il gioco degli interessi sabaudi, ritirarono le loro truppe. Il primo fu Papa Pio IX e poi Leopoldo II, Ferdinando II e infine il re delle Due Sicilie.

Carlo Alberto, rimasto solo, ritenne di rendere più decisa la sua linea politica dando il via alle annessioni al Regno di Sardegna dei territori sottratti all’Austria. Il Piemonte, convinto sempre di più di volere l’ingrandimento territoriale del proprio Stato, rifiutò l’aiuto dei volontari di Garibaldi, proseguendo le operazioni di guerra con grande incertezza, preoccupato di non dare spazio all’iniziativa popolare. Tuttavia, la prima sconfitta si ebbe il 26 luglio a Custoza, ma quella decisiva alla fine della prima fase della guerra si ebbe a Novara, dal 21 al 23 marzo 1849, dove seguì l’abdicazione del sovrano a favore del figlio Vittorio Emanuele II.   

La seconda fase delle guerre d’indipendenza italiane si ebbe dal 1859 al 1861.

Subito dopo l’accordo di Camillo Benso conte di Cavour e Napoleone III, firmato a Plombières, il quale prevedeva l’intervento francese al fianco del Regno di Sardegna in caso di attacco da parte dell’Austria, Cavour, attraverso qualche pretesto, si adoperò per costringere l’Austria a dichiarare guerra al Piemonte. Il governo attuò una serie di misure volte al rafforzamento dell’esercito, contemporaneamente offrì aiuto ed asilo ai patrioti che fuggivano in Piemonte dagli altri Stati italiani e soprattutto per quelli provenienti dall’Austria. Queste iniziative, volutamente pubblicizzate, spinsero l’Austria a richiedere un ultimatum. Al finire di quest’ultimo, l’Austria dichiarò guerra al Piemonte.

Così il 26 aprile del 1859 scoppiò la guerra. Napoleone III prese il comando sia dell’esercito piemontese che francese, a cui si unirono i volontari di Garibaldi. Gli austriaci vennero sconfitti dagli eserciti franco-piemontesi a Magenta, a Solferino e a San Martino. Tuttavia, la situazione preoccupò così tanto Napoleone III da spingerlo a cessare la guerra contro l’Austria, con la quale firmò l’armistizio di Villafranca a Verona, l’11 luglio 1859. L’armistizio e la strada verso la pace, discussi all’insaputa del Piemonte, prevedevano che l’Austria cedesse la Lombardia alla Francia e che questa a sua volta la consegnasse al Piemonte; mentre il Veneto restava all’Austria e la Francia garantiva l’ordine. Infine la Francia, non essendo stati rispettati gli accordi di Plombièrs, rinunciava a Nizza e a Savoia.

Ad ogni modo Cavour, anche in questo caso fu molto astuto. Egli riuscì ad ottenere da Napoleone III, nel 1860, il consenso alle annessioni al Piemonte da parte dei Ducati di Modena e di Parma, del Granducato di Toscana e delle Legislazioni pontificie, in cambio della concessione ai Francesi, di Nizza e della Savoia.

Infine, la terza  fase delle guerre d’Indipendenza italiane avvenne dal 1862 al 1871.

L’Italia riuscì ad ottenere il Veneto nel 1866 grazie alla politica unitaria e nazionalista del nuovo re di Prussia Guglielmo I e soprattutto dal suo cancelliere Ottone di Bismarck. Il re di Prussia, a differenza di Cavour, era avverso al liberalismo e un convinto sostenitore dell’unificazione nazionale, da raggiungere attraverso la guerra con l’Austria. Per poter fare ciò, la Prussia dovette prima esercitare un’egemonia militare sugli altri Stati tedeschi. In particolare, il pretesto per la guerra fu dato dalla questione dei ducati danesi, di popolazione prevalentemente tedesca, ma che nel congresso di Vienna furono attribuiti alla Danimarca e dopo vari problemi passarono sotto l’amministrazione austriaca e prussiana. Questo portò vari contrasti tra la Prussia e l’Austria che si mutarono in guerra nel 1866.

Prima di iniziare la guerra, la Prussia si era assicurata l’alleanza italiana, in modo che l’Austria fosse impegnata su due fronti. L’Italia però, fu segnata da due sconfitte, a Custoza e subito dopo a Lissa. Sul fronte prussiano invece, si ebbe la vittoria della battaglia, costringendo gli Austriaci alla resa. Questa vittoria permise all’Italia di ottenere il Veneto.

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