Il cavaliere senza testa, la leggenda di Sleepy Hollow

Il cavaliere senza testa

Il cavaliere senza testa, la sua storia dalle origini folkloriche al racconto di Washington Irving, fino ad arrivare al cinema.

Immaginate di attraversare un bosco. È una fredda notte d’autunno, il vento solleva le foglie lasciate cadere a terra dagli alberi i cui rami, un tempo rigogliosi, ora somigliano a lunghe dita scheletriche. Illuminate dai raggi della luna queste proiettano sul suolo terroso ombre mostruose e inquietanti.

D’improvviso una forte folata di vento si scatena e nel buio riecheggia una risata inquietante. Da lontano riuscite a scrutare la figura di un enorme cavallo sulla cui sella siede un uomo privo di testa che si avvicina minaccioso, brandendo la sua spada per decapitarvi: non è la vostra giornata fortunata, perché vi siete imbattuti nel cavaliere senza testa!

Il cavaliere senza testa, un racconto perso nella leggenda

Tra tutte le figure legate al mondo dell’orrore e del macabro quella del cavaliere senza testa è tra le più spaventose e affascinanti. Il padre di questa creatura è considerato Washington Irving che nel 1820 pubblicò il racconto La leggenda della Valle addormentata, conosciuto in altre edizioni come La leggenda di Sleepy Hollow.

In realtà lo scrittore americano non ha inventato nulla di nuovo. Molti decenni prima di lui circolavano storie di cavalieri senza testa, radicate nel folklore europeo.

In Irlanda era diffusa la leggenda del Dullahan, un folletto che in una mano tiene la propria testa mozzata e in un’altra una spina dorsale che usa come arma. Cavalca un cavallo, anche egli senza testa, ma in alcune versioni della leggenda conduce un carretto trainato da sei cavalli e abbellito con lapidi e ossa di cadaveri. Sul volto di questo essere è stampato un  ampio e sinistro sorriso e i suoi occhi sono luminosi come fiamme. Il Dullahan maledice il malcapitato che incrocia il suo sguardo preannunciandogli la morte, dalla quale non potrà  fare nulla per sottrarsi: anche i cancelli ben serrati si spalancano al passaggio di questo demone, il cui unico punto debole sembra rappresentato dall’oro.

All’interno del ciclo bretone è interessante il romanzo Sir Gawain e il cavaliere verde, scritto da un poeta anonimo attorno al XIV secolo. In quest’opera si narra di come, durante il giorno di Natale, alla corte di re Artù si presentò un cavaliere, alto e dalla pelle verde, che sfidò i cavalieri della Tavola Rotonda a tagliargli la testa. Il sovrano di Camelot era in procinto di accettare la sfida, ma si fece avanti suo nipote Gawain (Galvano, in italiano) che decapitò facilmente il cavaliere il quale, tuttavia, afferrò la sua testa e impose al giovane una penitenza: trascorso un anno egli si sarebbe dovuto presentare alla Cappella Verde, un luogo dalla posizione sconosciuta, dove il cavaliere gli avrebbe “restituito il favore” decapitandolo a sua volta.

Spostandoci nell’800 i fratelli Grimm proposero due storie con protagonista un cavaliere privo del capo all’interno della raccolta Leggende Tedesche. Nella prima una signora si reca nella foresta a raccogliere ghiande: d’improvviso sente il suono di un corno da caccia e voltandosi si ritrova davanti un uomo senza testa che cavalca un destriero grigio. Nella seconda, invece, il cavaliere senza testa è conosciuto come “il cacciatore selvaggio” e suona un corno per mettere in guardia i cacciatori dal cavalcare il giorno successivo.

Contemporanea al racconto di Irving è la leggenda dell’ “Hombre muerto“, diffusasi tra il Texas e il Messico. Si tratta dello spirito di un bandito messicano che fu catturato da due rangers che decisero di usarlo come un esempio per gli altri criminali: venne infatti decapitato e il suo corpo venne legato a quello di un cavallo lasciato libero di vagare, spaventando così i malcapitati che se lo ritrovavano davanti.

Il racconto de La valle addormentata di Irving

Washington Irving doveva essere a conoscenza di tutte queste leggende e le plasmò per creare la propria storia del cavaliere senza testa che confluì, come si è detto, nel racconto La leggenda della valle addormentata. L’elemento di originalità sta nel fatto che lo scrittore ci costruisca attorno una storia che coinvolge tre personaggi.

Tutto ha inizio nel 1797 a Terrytown, una colonia olandese dove si trova la valle di Sleepy Hollow. Qui facciamo la conoscenza di Ichabod Crane, un maestro di scuola originario del Connecticut innamorato di Kathrina van Tassel, figlia di un ricco proprietario terriero. A contendersi la mano della ragazza c’è anche Brom Van Brant, il rivale in amore di Ichabod.

Kathrina accetta con piacere il corteggiamento di Ichabod scatenando la gelosia di Brom, il quale architetta un piano per sbarazzarsi del maestro. Durante la notte di Halloween si tiene una festa nella dimora dei Van Tassel e attorno alla mezzanotte gli invitati iniziano a raccontare alcune storie del terrore. Brom narra quella del cavaliere senza testa, lo spirito di un ex-soldato che durante la guerra di indipendenza perse la testa per via di un colpo di cannone. Così, durante la notte del 31 ottobre, vaga lungo la valle in cerca di qualche sfortunato da decollare.

Si è fatta notte e Ichabod, ancora terrorizzato dalla storia, si incammina verso casa. Ma nel mezzo del tragitto si imbatte proprio nello spaventoso essere che lo insegue e lo colpisce con la sua arma: una zucca intagliata (il Jack-o’-Lantern, simbolo della festività di Halloween).

Il mattino seguente i soccorritori, giunti sul luogo, non trovano alcuna traccia di Icahbod, se non il suo cappello e i resti della zucca. La sparizione del maestro rimane un mistero: Irving riferisce che si sia trasferito a New York, dove vive nella ricchezza. Altri invece sostengono che sia fuggito da Sleepy Hollow, in preda alla vergogna. Tuttavia, il cavaliere senza testa potrebbe essere lo stesso Brom il quale sarebbe riuscito nell’intento di allontanare il suo rivale oppure, nel peggiore dei casi, di sbarazzarsi di lui uccidendolo.

Il cavaliere senza testa al cinema: Disney e Tim Burton

Quello che salta subito all’occhio del racconto di Washington Irving è l’immagine che conferisce al suo cavaliere senza testa, molto diverso da quello del folklore e delle leggende. Non ci troviamo più di fronte a una figura demoniaca e macabra come lo è, ad esempio, il Dullhan, ma allo spirito di un uomo alla ricerca di qualcosa che ha perduto per sempre. Certo è che anche questa rappresentazione resta comunque spettrale, inquietante e raccapricciante, al punto che il cinema ha dedicato a questa figura moltissime pellicole. Ma in questa sede ci limiteremo a quelle che sono le due trasposizione più famose del racconto di Irving.

La prima è La leggenda della Valle addormentata, un segmento del classico Disney Le avventure di Ichabod e Mr.Toad del 1949 che da noi uscì tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 direttamente in videocassetta e che godette anche di vari passaggi televisivi durante il periodo autunnale.

Come è facile immaginare, la pellicola si attiene ai principii dettati dalla casa di Topolino: così troviamo immancabili canzoni, disegni colorati, scenette comiche e personaggi buffi e stereotipati con Ichabod che ha le sembianze di un uomo alto e magrolino dall’appetito perenne, mentre il suo rivale Brom è il classico ragazzone grosso e robusto che assume il ruolo di bullo del paese. Ma ad ergersi è la figura del cavaliere senza testa, disegnato come un essere alto e minaccioso che a bordo del suo destriero nero brandisce la sua spada e una zucca intagliata (un ripiego della sua testa perduta) e che fa riecheggiare la sua sinistra risata lungo tutta la valle.

Inoltre, questo film non è soltanto molto fedele al racconto di Irving, ma è anche uno dei pochi classici Disney, se non addirittura l’unico, che si conclude proprio con la morte del protagonista: anche qui le supposizioni sul destino ultimo del povero Icahbod sono tante, così come un coinvolgimento del suo rivale in amore, ma su tutte prevale quella del folklore popolare: il maestro è stato catturato e ucciso dal cavaliere.

La seconda trasposizione cinematografica (e anche la più celebre) è Il mistero di Sleepy Hollow, diretto da Tim Burton nel 1999. Rispetto al film precedente qui si può notare come il regista di Burbank si sia preso molte libertà rispetto al racconto originale. Innanzitutto, Ichabod Crane, che qui ha il volto dell’attore-feticcio di Burton, Johnny Deep, è un agente di polizia che risolve i crimini con metodi insoliti per l’epoca (la vicenda è ambientata nel 1799). Per tale motivo i suoi superiori lo incaricano di indagare sulla scia di omicidi che sta interessando la valle di Sleepy Hollow, dove alcuni cadaveri sono stati trovati senza testa. Qui Crane fa la conoscenza di Kathrina (Christina Ricci) e di suo padre Baltus van Tassel che lo mette in guardia dal cavaliere senza testa (Christopher Walken), lo spirito di un sanguinario e spietato mercenario tedesco dai denti affilati resosi protagonista di innumerevoli carneficine durante la guerra d’indipendenza, che fu poi catturato e decapitato con la sua stessa spada. Ichabod si dimostra scettico a riguardo, ma ben presto sarà costretto a ricredersi.

I punti di forza del film di Burton sono sicuramente l’atmosfera oscura e fredda (legata anche alla tipica estetica del regista), ma anche l’iconografia del cavaliere senza testa che recupera quell’immagine demoniaca e maligna con cui le leggende europee lo avevano descritto.

Perciò, se per caso doveste mai trovarvi da soli per strada o in un bosco a notte fonda e doveste sentire avanzare a gran velocità i passi di un cavallo oppure avvertire la fredda punta di un lama sul collo, iniziate a correre. La vostra testa potrebbe essere in pericolo!

Immagine di copertina: Adobe Stock

Fonti

The Dullahan of Celtic Mythology in The Irish place

La leggenda del Cavaliere Senza Testa in Lande Incantate

Washington Irving – Il mistero del cavaliere senza testa – Donzelli editore

Le avventure di Ichabod e Mr. Toad – Clyde Geronimi, Jack Kinney, James Algar (1949)

Il mistero di Sleepy Hollow – Tim Burton (1999)

Disney Oscura – La leggenda della Valle addormentata dal canale You Tube L’Albero Nero

A proposito di Ciro Gianluigi Barbato

Classe 1991, diploma di liceo classico, laurea triennale in lettere moderne e magistrale in filologia moderna. Ho scritto per "Il Ritaglio" e "La Cooltura" e scrivo per Eroica Fenice da cinque anni. Amo la letteratura, il teatro, il cinema, le serie TV, la musica, i fumetti e l'arte. Preferisco scrivere piuttosto che parlare, perché sulla carta riesco a dire più cose di quanto non potrei fare con la voce.

Vedi tutti gli articoli di Ciro Gianluigi Barbato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *