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Mandolino napoletano: storia, caratteristiche e accordatura

Il mandolino napoletano, storia di un'icona

Tra gli strumenti musicali appartenenti alla famiglia dei cordofoni, il mandolino napoletano si distingue per il suo suono unico e la sua storia affascinante. Questo strumento è caratterizzato da quattro corde doppie (o cori) che producono una sonorità inconfondibile.

Caratteristiche tecniche del mandolino napoletano

Componente Specifica
Cassa armonica A forma di goccia, costruita con doghe in legno (bombata).
Corde 8 corde metalliche raggruppate in 4 cori (coppie).
Accordatura Identica a quella del violino: sol – re – la – mi (dalla più grave alla più acuta).
Tecnica principale Tremolo, ottenuto con la rapida pennata del plettro sulle corde doppie.

Origine e storia dello strumento

L’origine del mandolino risale alla prima metà del XVII secolo, ma è verso la metà del Settecento che nasce il modello napoletano grazie ai Vinaccia, un’antica famiglia di celebri liutai di Napoli. Furono proprio i Vinaccia a perfezionare lo strumento, introducendo decorazioni con filettature di avorio e madreperla lungo il manico e, nel primo Ottocento, sostituendo le corde di ottone con quelle di acciaio, definendone il suono moderno. La loro maestria è documentata da diverse fonti autorevoli sulla liuteria italiana, come archiviata presso l’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi.

La struttura e la costruzione

Il mandolino napoletano ha raggiunto una forma stabile grazie al lavoro di maestri come Embergher, Vinaccia e Calace. La sua struttura è caratterizzata da un corpo panciuto a goccia, realizzato con doghe di legno che si uniscono al manico. La parte posteriore è irrobustita da uno scudo, una fascia di legno che protegge la tavola armonica. Quest’ultima presenta la tipica forma a lacrima e ha una testa piatta. A differenza del mandolino classico o “flat back”, il modello napoletano si distingue proprio per la sua cassa bombata, che contribuisce a un timbro più delicato ed espressivo.

Il suono e l’espressività

Il mandolino napoletano possiede un timbro molto espressivo e cantabile, reso unico dal suo tremolo. La sonorità è dolce e argentea, specialmente se le corde vengono pizzicate lontano dal ponticello. La definizione del suono è ottima su tutta l’estensione, con sovracuti brillanti e nitidi. La sua proiezione sonora non è potente; rimane uno strumento dalla voce piccola ma dal grande carattere espressivo, che dà il meglio di sé con un plettro rigido ma non eccessivamente spesso. La sua dinamica è eccellente, permettendo all’esecutore di variare l’intensità con grande controllo.

Il mandolino nella musica colta

Il repertorio per il mandolino napoletano è vastissimo. Data la sua accordatura identica a quella del violino, può eseguire gran parte del repertorio violinistico. Sebbene sia uno strumento di matrice popolare, è stato ampiamente utilizzato anche nella musica colta e nell’opera lirica. Il celebre Antonio Vivaldi compose diverse opere per mandolino, tra cui il famoso Concerto in Do maggiore per mandolino, archi e basso continuo RV 425. Wolfgang Amadeus Mozart lo inserì nella serenata del suo Don Giovanni, mentre Ludwig van Beethoven gli dedicò alcune composizioni giovanili, come la sonatina WoO 44a. Il suo ruolo nella musica classica è testimoniato da numerose partiture storiche, come descritto nell’enciclopedia Treccani.

Ad oggi, purtroppo, sono rimasti pochi gli esecutori di questo incantevole strumento a corde.

Fonte immagine in evidenza: Wikimedia Commons

Articolo aggiornato il: 21/09/2025

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