Gli animali nelle favole coreane hanno un ruolo diverso rispetto a quello che hanno gli animali nelle favole occidentali. Nella ricca tessitura delle favole, infatti, storie e racconti della tradizione coreana emergono frequentemente elementi propri della cultura e della natura tipica del luogo. Una caratteristica peculiare di questa narrativa è l’impiego sistematico degli animali, spesso utilizzati come personificazioni di tratti umani distintivi o come simboli di virtù e vizi. Alla fine di ogni racconto viene sempre insegnata una morale e il lettore viene esortato ad una condotta di vita all’insegna del riconoscimento dei propri limiti, della laboriosità e del rispetto reciproco.
Indice dei contenuti
Qual è il significato degli animali nelle favole coreane
| Animale | Valore simbolico |
|---|---|
| Topo (쥐) | Sincerità, socialità, adattamento e senso dell’umorismo |
| Tigre (호랑이) | Forza e potenza; animale quasi divino, modello di coraggio e messaggera di Buddha |
| Maiale (돼ji) | Prosperità, fortuna e benessere |
| Cane (개) | Intelligenza, lealtà, coraggio e protezione |
| Gazza (까치) | Saggezza, longevità, fortuna e prosperità; medium tra mondo umano e mondo dei morti |

In questo articolo analizzeremo una favola in particolare, la versione coreana de Il topo di campagna e il topo di città. Prima di entrare nel vivo della storia, può essere utile ricordare cos’è la fiaba e come ha ispirato il modo di raccontare, perché anche nelle narrazioni tradizionali coreane si intrecciano struttura, simboli e insegnamenti propri di questo genere.
Trama della favola del topo di campagna e del topo di città
Un topo di città si recò, un giorno, in campagna per affari. Qui, per caso, incontrò un topo di campagna con cui entrò subito in confidenza. Quest’ultimo, infatti, lo invitò a cena e, insieme, condivisero il magro pasto che il topo di campagna aveva da offrire. Il topo di città, però, espresse le sue lamentele riguardo il poco cibo presente, dichiarando che in città si mangiava molto meglio. Il topo di campagna, alla fine della cena, invitò il suo nuovo amico a rimanere anche per la notte, affinché il topo di città non si imbattesse in pericoli lungo la strada del ritorno. Dopo una notte passata in bianco a causa dei vari rumori tipici della campagna (versi di gufi, latrati di cani, canti di galli…), l’ospite tornò in città, affamato e assonnato ma solo dopo aver fatto promettere al topo di campagna di venirlo a trovare in città, per rendergli il favore e per poterlo ospitare. Passato un po’ di tempo, il topo di campagna andò in città, accolto calorosamente dal suo amico. Con la promessa di un luculliano banchetto, il topo di città portò il suo simile verso il retrobottega di un sontuoso ristorante, dove si trovavano gli avanzi dei pasti più succulenti. Qui, però, furono sorpresi da un enorme gatto gigante che era in procinto di mangiarli in un sol boccone. I due poveri sventurati, allora, corsero a perdifiato e si diressero in un altro ristorante, dove, però, furono costretti a scappare a causa di un gruppo di umani che, vedendoli, avevano imbracciato varie scope e spazzole per cacciarli via. Scampato anche questo pericolo, il topo ospite decise di tornare ben presto verso casa sua in campagna, dichiarando la città troppo pericolosa e non al caso suo.

Tematiche della storia: ospitalità e star bene dove si vive
L’ospitalità nella cultura coreana è molto importante, quasi sacra. Così come nell’antica Grecia, dove l’ospitalità era ciò di cui la popolazione aveva di più caro (si pensava infatti che l’ospite potesse essere il dio Zeus sotto mentite spoglie e dunque era necessario essergli riverente e dargli un pasto caldo), così anche nella terra del calmo mattino, il popolo era molto attento a rispettare le norme sociali sull’ospitalità. Si può notare infatti come il topo di città si premuri subito, alla sua partenza, di ricambiare il favore e di ospitare il topo di campagna alla prima occasione disponibile. Oltre al tema dell’ospitalità, però, è presente un altro grande insegnamento: star bene dove si vive. Alla fine del racconto, infatti, è possibile leggere: Come si suole dire, il topo che si trova in una giara deve mangiare dentro quella giara […] Tenetevi pure la vostra città e le vostre leccornie: io non sono fatto per questo mondo, come voi non siete fatto per il mio. I due topini convengono, dunque, che ognuno si trova a suo agio nel proprio luogo, nella propria terra. Ci si può scambiar di posto, ma ognuno tornerà sempre dove è stato bene. Una storia simile, ma con parziali differenze, è possibile individuarla anche nel mondo occidentale; il famoso poeta greco Esopo (620 a.C-564 a.C) scrisse una fiaba che sottolinea il concetto di star bene con se stessi e con il proprio paese. Nella fiaba di Esopo, però, i due topolini decidono di loro sponte di scambiarsi casa e modo di vivere. A lungo andare, però, non trovandosi bene, decidono di ritornare ognuno nelle proprie case e alle loro consuete abitudini. Anche il poeta latino Orazio (65 a.C-8 a.C) riprese la fiaba greca di Esopo. La presenza di un nemico (il gatto) è il tratto che accomuna queste storie. Il topo, inoltre, nella cultura coreana e in particolare nello zodiaco, simboleggia sincerità, socialità, adattamento e senso dell’umorismo. Il topo (쥐) “antropizzato” non può che essere la scelta più corretta per questo genere di storia. Del resto, è proprio nella varietà delle fiabe più belle che si riconosce quanto queste narrazioni sappiano parlare, in modi diversi, alle culture di tutto il mondo.
Altri animali nelle favole coreane e il loro ruolo

- La tigre (호랑이): simbolo per eccellenza della Corea, rappresenta forza e potenza. La Corea, infatti, era abitata in precedenza da un gran numero di tigri ed i coreani iniziarono a menzionarla spesso nelle loro opere per creare un’immagine sicura di sé, dato che spesso erano vittime dell’assoggettamento di altre potenze (soprattutto di Cina e Giappone). La tigre è astuta, spesso arrogante. La sua importanza simbolica nell’immaginario coreano è stata tale da elevarla ad animale quasi divino. Essa viene considerata come un modello di coraggio a cui l’uomo non può nemmeno aspirare e per questo motivo l’uomo deve rispettarla: alla tigre, infatti, venivano offerti sacrifici. Inoltre è messaggera di Buddha e divoratrice delle anime malvagie dell’Inferno.
- Il maiale (돼지): indica prosperità, fortuna e benessere.
- Il cane (개): intelligenza, lealtà, coraggio, protezione. È definito anche nella cultura coreana come il miglior amico dell’uomo.
- La gazza (까치): rappresenta saggezza, longevità, fortuna e prosperità. Rispetto agli altri animali delle favole coreane ha una qualità in più: è infatti considerata come medium tra il mondo umano ed il mondo dei morti.
La letteratura è lo specchio della cultura di ogni paese. Nelle favole, noi occidentali tendiamo a dare per scontato che i valori che noi attribuiamo agli animali siano tutti uguali universalmente. Al contrario, venire a conoscenza del ruolo degli animali nelle favole coreane, in questo caso, ci fa capire che spesso altri paesi abbiano un punto di vista diverso dal nostro ed è giusto ogni tanto che anche noi guardiamo le cose da una prospettiva diversa. Se questo confronto tra tradizioni ti incuriosisce, può essere interessante approfondire anche le fiabe dei fratelli Grimm meno conosciute oppure scoprire come sono cambiate le narrazioni nel tempo attraverso le favole moderne e i migliori autori contemporanei.
Fonte immagini: Wikimedia Commons
Fonte immagine copertina: Maculosae tegmine lyncis

