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Imperatori di Roma: storia e leggende

Imperatori di Roma: storia e leggende

Gli imperatori di Roma hanno contribuito ad alimentare la fama e la notorietà non solo della Capitale, ma di tutto il vasto territorio che negli anni era stato conquistato grazie all’abilità dei generali e alla potenza dell’esercito.

Cospirazioni, segreti, leggende e misteri ruotano intorno alla figura dei grandi imperatori di Roma, alcuni degni di lode, altri dalla moralità e dalla condotta discutibili. Ecco un breve excursus della storia di Roma dalla fine del Principato augusteo (14 d.C.) al crollo dell’Impero romano d’Occidente (476 d.C.).

Imperatori di Roma: la dinastia Giulio-Claudia (14-68 d.C.)

Alla sua morte, Ottaviano Augusto designa come suo successore il figlio della moglie Livia Drusilla Augusta, Tiberio, il quale prende il nome dal padre naturale Tiberio Claudio Nerone.

Tiberio era detto l’ “imperatore schivo” per via del suo carattere riservato e della sua politica prudente, rispettosa delle prerogative del Senato. Dopo le vittorie contro i Germani e contro i Parti, aleggiò il sospetto che avesse avvelenato il nipote Germanico, geloso della sua popolarità di condottiero valoroso. Iniziò così una serie di processi di lesa maestà che portarono l’imperatore, ormai stanco, ad abbandonare Roma nelle mani del prefetto del pretorio Seiano e a rifugiarsi nella sua lussuosa villa a Capri.

Alla morte di Tiberio il Senato acclamò imperatore suo nipote Gaio, figlio di Germanico, detto Caligola per via della particolare calzatura militare (caliga) che da piccolo era solito indossare. Il suo breve impero, durato solo quattro anni, fu caratterizzato dall’eliminazione fisica degli oppositori e dai continui atti di umiliazione della classe senatoria: tradizione vuole che Caligola abbia addirittura nominato senatore il proprio cavallo Incitatus. Il suo strapotere, tuttavia, lo rese inviso ai pretoriani che ordirono una congiura che gli risultò fatale.

Gli stessi pretoriani che avevano ucciso Caligola nominarono come nuovo imperatore Claudio, un suo anziano zio, il quale ebbe il merito di aver reso la burocrazia di Stato molto più efficiente e di aver conquistato la Britannia, sottomettendone la parte meridionale e trasformandola in provincia.

La sua vita privata fu particolarmente intricata: sposò in terze nozze Messalina, dipinta da Tacito come una vera e propria meretrice, la quale fu condannata a morte e alla damnatio memoriae tra la totale indifferenza del marito, intento a consumare il suo pasto durante un banchetto. Successivamente sposò la nipote Agrippina, già madre di Nerone, che per garantire l’ascesa al trono al figlio fece avvelenare Claudio.

L’impero di Nerone può essere suddiviso in due fasi: la prima positiva, grazie all’influenza del prefetto del pretorio Burro e del filosofo Seneca, la seconda negativa, per via della sua politica violenta e sanguinaria iniziata con il matricidio. Tristemente noto è l’incendio di Roma del 64, la cui colpa ricadde sulla comunità cristiana, dando vita ad una terribile persecuzione.

Si ritiene, invece, che sia stato lo stesso Nerone a causare l’incendio per poter costruire la sua fastosa villa, nota come Domus aurea. Dopo aver duramente represso la congiura dei Pisoni, tra le cui vittime illustri ci furono Lucano, Petronio e lo stesso Seneca, l’imperatore rimase completamente isolato e fu costretto al suicidio.

La dinastia Flavia (69-96 d.C.)

Nel 69 l’esercito nominò imperatore Vespasiano, homo novus di famiglia equestre, che grazie ad una legge ad hoc concentrò nelle sue mani tutti i poteri dei suoi predecessori. Egli consolidò i confini, garantendo all’impero pace e stabilità; promosse la costruzione dell’Anfiteatro Flavio (che sarà completato da Domiziano nell’80), che prese il nome di Colosseo dal colosso di Nerone, l’enorme statua che all’epoca era situata lì vicino.

Suo figlio Tito divenne imperatore nel 79 e fu soprannominato “delizia del genere umano” grazie alla sua clemenza. Il suo impero fu breve e funestato da due disastrosi eventi: l’eruzione del Vesuvio (79) che distrusse le città di Pompei, Ercolano e Stabia, e l’incendio di Roma l’anno successivo. Alla sua morte, nell’81, fu divinizzato come i suoi predecessori Cesare, Augusto, Claudio e Vespasiano.

A differenza del fratello Tito, Domiziano fu visto come un tiranno e per questo motivo finì assassinato in una congiura. Nonostante ciò, ottenne risultati positivi in politica estera grazie alla creazione di una zona cuscinetto tra il Reno e il Danubio e al consolidamento del dominio romano in Britannia.

L’impero adottivo (96-192)

Poiché nessuno degli imperatori di Roma del II secolo ebbe discendenti diretti, essi dovettero adottare una persona estranea alla loro famiglia, scelto in base alle sue doti politiche e militari, un optimus princeps la cui autorità fosse accettata da tutti. Traiano fu il primo imperatore provinciale: egli riformò l’amministrazione, risanò le casse dello Stato, bonificò le paludi pontine, fece edificare il Foro Traiano ed estese i confini dell’impero a Dacia, Siria e Regno dei Parti.

Adriano, proveniente dall’aristocrazia spagnola, cosmopolita e amante della cultura greca, condusse una politica estera difensiva. Fece costruire il Vallo di Adriano per proteggere i confini a nord dell’impero e domò la rivolta scoppiata in Giudea tra il 132 e il 135, provocando la diaspora degli Ebrei.

I suoi successori, Antonino Pio e Marco Aurelio, si distinsero per la politica pacifica, tesa al consolidamento dei confini e al miglioramento del tenore di vita degli schiavi. Marco Aurelio, in particolare, fu un imperatore-filosofo seguace dello stoicismo, volto alla ricerca della tranquillità dell’animo, attraverso la moderazione delle passioni e il rispetto dei doveri del civis romanus. Con la nomina di suo figlio Commodo come suo successore, venne violato il principio di adozione, facendo sprofondare l’impero in un’epoca buia di anarchia militare.

Imperatori di Roma da Diocleziano a Romolo Augustolo

Nel 284 il potere era passato nelle mani di Diocleziano che era riuscito a ripristinare l’ordine nell’impero e a difenderne efficacemente i confini. Egli diede vita ad una tetrarchia, “governo dei quattro”, insieme a Massimiano, Costanzo Cloro e Galerio, in modo da poter amministrare e gestire meglio il vastissimo territorio imperiale, che si estendeva dalla Spagna al Ponto.

Tra il 303 e il 304 avviò una dura campagna di persecuzioni anticristiane e a questi provvedimenti seguì un’ondata di arresti e condanne a morte che non riuscì comunque ad impedire la diffusione del cristianesimo.

Sarà soltanto nel 313, grazie all’editto di Milano promulgato dall’imperatore Costantino, che i cristiani otterranno liberà di culto e nel 380, con l’editto di Tessalonica emanato in seguito da Teodosio, il cristianesimo diventa religione ufficiale dell’impero.

Alla morte di Teodosio l’impero di divide tra i suoi figli Onorio, che ottiene l’Occidente, e Arcadio, che governa in Oriente. I due imperi avranno sorti diverse: l’impero romano d’Occidente crolla nel 476, quando Odoacre depone Romolo Augustolo, mentre quello d’Oriente durerà fino al 1453, anno in cui i Turchi ottomani invasero Costantinopoli, segnando la fine di un’epoca potente e gloriosa.

Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/turyddu/8426009187

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