Influenza della Cina sul Giappone: dall’architettura ai giochi

influenza della Cina sul Giappone

Cina e Giappone sono due paesi oggigiorno molto diversi. Eppure, l’influenza della Cina sul Giappone è stata indubbiamente enorme tra scrittura, arte, letteratura, cultura e addirittura giochi.

In quali ambiti la Cina ha influenzato il Giappone?

Ambito culturale Elementi ereditati o adattati
Architettura Pagode, templi buddisti e planimetrie urbane
Politica Sistema burocratico e titolo imperiale
Scrittura Adozione dei caratteri cinesi (kanji)
Svago e moda Gioco del go e origine del kimono

L’influenza della Cina sul Giappone è visibile in numerosissimi aspetti della cultura giapponese odierna. Parte di questa cultura cinese, in particolare della dinastia Tang, è svanita in Cina, diventando un pallido ricordo che riacquisisce il suo bagliore unicamente tramite la cultura giapponese.

Architettura e planimetrie

Il tempio Horyu, presso Nara, è ancora oggi un esempio lampante, dal punto di vista architettonico, dell’influenza della Cina sul Giappone. Anche il buddhismo ha sicuramente influenzato l’architettura giapponese: arrivato dalla Cina si è diffuso soprattutto nella versione Chan, in giapponese detta Zen. La pagoda giapponese, elemento architettonico buddhista per eccellenza, è chiaramente ispirata alle torri di vedetta cinesi; oppure, la capitale giapponese di Heian-Kyō era basata per planimetria sulla città di Chang’an, capitale della dinastia Tang. Seguiva quindi i riferimenti geomantici del Kaogongji, uno scritto che indicava il modo più propizio di costruire una capitale. Le stesse sale da tè giapponesi, con il tatami, onnipresente anche nelle case vecchio stile giapponesi, rientrano nel discorso sull’influenza della Cina sul Giappone. Il tatami esisteva in Cina in epoca Tang, eppure ora in Cina non lo si trova più nelle case.

Amministrazione

Soprattutto in epoca Sui e Tang, il Giappone riprese il modello cinese in toto per quanto riguarda il sistema amministrativo. Il principe Shotoku riprese organi di governo come i ministeri, affidò la burocrazia a dei funzionari, adottando addirittura idee di stampo confuciano per quanto riguarda la costituzione. Il codice legislativo Tang fu lo stampo per tale costituzione. Inoltre, il principe Shotoku si proclamò “Figlio del Cielo” proprio come l’imperatore cinese. L’influenza della Cina sul Giappone si riflette quindi anche nel modo con cui gli imperatori giapponesi legittimavano il loro governare, ovvero in chiave shintoista, di discendenza dalla dea Amaterasu. Si ammirava della Cina il suo potere centralizzato, non solo la filosofia e l’arte.

Scrittura e lingua

Il Giappone ebbe contatti con la Cina già dal III sec. a.C. soprattutto tramite la Corea. Difatti, numerosi furono gli esodi dei cittadini cinesi in Giappone tramite il ponte coreano, soprattutto in seguito a guerre e fame. Nel V e nel VI secolo vennero adottati buddhismo e caratteri cinesi in Giappone, seppur con utilizzo diverso e personalizzato in base alle esigenze della lingua giapponese parlata. Ecco che nella scrittura si vede già l’enorme influenza della Cina sul Giappone. In Cina, i caratteri sono stati semplificati in epoca maoista. Eppure, in Giappone permane l’uso dei caratteri antichi cinesi che conservano non solo un fascino antico, ma anche molti parti di carattere che meglio rendono, a livello visivo, il significato originale delle parole. L’influenza della Cina sul Giappone in ambito linguistico non si limita a caratteri, ma anche a locuzioni e riferimenti culturali. Ad esempio, il mito cinese che ci fosse un corvo nel sole è spesso ricalcato nella poesia giapponese; fare riferimenti alla cultura cinese in poesia significava fare sfoggio di grande erudizione. Ecco l’influenza della Cina sul Giappone anche in poesia.

Giochi

L’influenza della Cina sul Giappone arriva anche al gioco. Il gioco cinese del Weiqi ha dato origine al Go giapponese, un gioco di strategia che consiste nel cercare di occupare più parte di campo nemico possibile su una scacchiera. Il gioco del pallone della corte Tang è chiamato Kemari in giapponese ed è ancora praticato nei templi shintoisti. All’epoca dell’imperatore Saga (817) si giocava a vestirsi come i Tang, ed è da lì che nasce il kimono. Il Giappone non ha realmente “copiato” la cultura cinese, ma l’ha adattata alle sue necessità conservandola nella vita odierna molto più di quanto abbia fatto la Cina. Non c’è Cina senza Giappone e non c’è Giappone senza Cina.

Fonte immagine in evidenza: Pixabay

Articolo aggiornato il: 23/2/2025

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