Kojiki: la storia e il significato del libro più antico del Giappone

Kojiki: il primo testo scritto giapponese

Il Kojiki (古事記 – “vecchie cose scritte”) è il più antico testo storico e letterario giapponese pervenutoci, una cronaca monumentale delle origini mitologiche del Giappone. Compilato nel 712 d.C., è un’opera fondamentale che intreccia la storia del paese con la religione shintoista, con lo scopo primario di legittimare la linea di discendenza divina della famiglia imperiale.

Contesto storico: la nascita di una nazione

Il Kojiki fu completato nel 712, all’inizio del periodo Nara (710-794), un’era fondamentale per lo sviluppo dell’Impero giapponese. In questo periodo, il clan Yamato, che deteneva il potere, cercò di consolidare la propria egemonia costruendo una capitale stabile sul modello cinese, Nara. L’influenza della Cina fu immensa, anche a livello linguistico. Il Kojiki, infatti, fu scritto utilizzando il kanbun, un sistema che impiega i caratteri cinesi traslitterandoli foneticamente per la lingua giapponese. L’opera fu commissionata dall’Imperatore Tenmu per correggere le discrepanze nelle genealogie dei clan e stabilire una narrazione ufficiale che collegasse la dinastia Yamato direttamente agli dèi del pantheon shintoista.

Kojiki vs. Nihon Shoki: due cronache a confronto

Solo otto anni dopo il Kojiki, fu completato il Nihon Shoki (720 d.C.). Sebbene simili, le due opere hanno scopi e stili molto diversi.

Kojiki vs. Nihon Shoki: due cronache a confronto Nihon Shoki (Cronache del Giappone)
Scopo: legittimare la dinastia Yamato per un pubblico interno, creando un’identità nazionale. Scopo: presentare il Giappone come una nazione civile e potente alla Cina e alla Corea, usando il modello delle cronache dinastiche cinesi.
Lingua: scritto in kanbun (caratteri cinesi usati foneticamente per il giapponese), preservando la lingua arcaica. Lingua: scritto interamente in cinese classico, la lingua della diplomazia e della cultura dell’epoca.
Contenuto: presenta una singola versione dei miti, focalizzata sulla genealogia imperiale. Contenuto: riporta diverse varianti dello stesso mito, mostrando un approccio più storiografico.

La struttura del Kojiki: tra dèi e imperatori

Compilato dallo scriba Ō no Yasumaro, il Kojiki alterna prosa e poesia ed è diviso in tre volumi:

  • Kamitsumaki (Volume superiore): dedicato all’Età degli Dèi. Narra la creazione del cielo e della terra da parte di Izanagi e Izanami e la nascita delle principali divinità (kami), tra cui Amaterasu Ōmikami, la Dea del Sole e antenata della famiglia imperiale.
  • Nakatsumaki (Volume centrale): copre la storia dei primi imperatori, a partire dal mitico Imperatore Jinmu, discendente diretto di Amaterasu, fino al quindicesimo imperatore, Ōjin. Questa sezione collega il mondo divino a quello umano.
  • Shimotsumaki (Volume inferiore): prosegue la narrazione della successione imperiale, mescolando eventi storici e leggende fino all’Imperatrice Suiko (regno 593-628).

L’importanza culturale e politica del Kojiki

Sebbene la sua affidabilità storica sia oggetto di dibattito, il Kojiki è un documento di inestimabile valore. Come attestato da fonti autorevoli come l’enciclopedia Britannica, ha plasmato l’identità giapponese per secoli. Durante la fase imperialista del XX secolo, la discendenza divina dell’Imperatore, sancita dal Kojiki, divenne un pilastro della propaganda nazionalista, fino alla Dichiarazione di umanità del 1946. Dal punto di vista letterario, ha influenzato generi successivi come i monogatari. Inoltre, ha codificato la genesi dei tre tesori sacri del Giappone (la spada, lo specchio e il gioiello), ancora oggi simboli dell’autorità imperiale.

Fonte immagine: Wikipedia

Articolo aggiornato il: 28/09/2025

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