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Mitologia Giapponese: divinità dello Shintō

Mitologia Giapponese: divinità dello Shintō

Mitologia giapponese, un tema che solo a pronunciarlo già stuzzica la curiosità. Di cosa si tratta? Quanto si allontana dalla concezione di mitologia che abbiamo in mente?

Le figure divine che costellano e caratterizzano la mitologia giapponese prendono inizialmente corpo negli insegnamenti dello shintoismo. La parola Shintō è composta dai seguenti kanji: 神 shin “divinità”, “spirito” e 道 “via”, quindi letteralmente vuol dire “la via del divino” oppure “la via degli dei”.
Gli studiosi rintracciano nello shintoismo le caratteristiche inconfondibili delle religioni primitive, basate sul culto della natura e i riti di purezza, chiamati in giapponese 穢れ kegare. Inoltre le divinità presentate e descritte, oltre a simboleggiare determinate caratteristiche degli eventi naturali e atmosferici, sono spesso caratterizzate da emozioni ed atteggiamenti umani.

Parte del materiale mitologico che abbiamo a disposizione ci è pervenuto grazie al primo manoscritto giapponese, il  Kojiki (古事記 “Memorie di avvenimenti antichi”), compilato presumibilmente intorno al 712 d.C. dal nobile di corte Ō no Yasumaro, su richiesta del sovrano Tenmu.

Mitologia Giappone: il mito della Creazione

Partiamo dall’inizio dei tempi. Gli dei si riunirono nella Pianura dell’Alto Cielo e, guardando sotto le nuvole, si resero conto che sotto al cielo non vi era altro che una distesa informe di acqua salmastra e oleosa. Decisero che qualcuno sarebbe dovuto discendere e formare la terra ferma così da poter anche creare la vita. Si offrirono volontari i più giovani tra gli dei, Izanami e Izanagi, rispettivamente fratelli.
I due scesero attraverso il Ponte Fluttuante del Cielo e nelle acque turbinose immersero la Lancia Gioiello del Cielo. Dalla punta della lancia incominciò a gocciolare del fango che, addensandosi e unendosi, incominciò a formare la prima isola del mondo, l’isola di Onogoro.

Ma il lavoro di Izanami ed Izanagi era solo all’inizio. Circondati da una landa deserta, adesso dovevano procedere con la creazione della natura, della vita.
Al centro del palazzo da loro costruito, si ergeva una colonna. Il rito del corteggiamento consisteva nel camminare intorno alla colonna, gli amanti si salutavano per procedere poi al concepimento.

«Che giovane amabile!» – disse Izanami.
«Che splendida fanciulla!» – disse Izanagi.

Ma da questo loro primo tentativo nacque un bambino debole e privo di ossa, Hiruko il “bambino-sanguisuga”.
Izanami e Izanagi incominciarono a interrogarsi su quale fosse stato il loro errore. Risalirono il Ponte Fluttuante del Cielo per interrogare le altre divinità, le quali risposero che non doveva essere la donna a parlare per prima durante il corteggiamento.

I due, compreso l’errore, ritornarono sull’isola e tornarono a girare intorno alla colonna al centro del palazzo.

«Che splendida fanciulla!» – disse Izanagi.
«Che giovane amabile!» – disse Izanami.

Izanami si trovò nuovamente incinta e i figli che nacquero furono tutti forti e possenti divinità. Anche loro continuarono il processo di creazione portato avanti dai genitori, generando altre otto isole sulla superficie salmastra, tra cui la divina terra di Yamato, ovvero l’odierno Giappone.

La discesa nel Profondo

Izanami e Izanagi continuarono a generare divinità. Nacquero le divinità del vento, degli alberi, delle pianure e dei monti. Quando Izanami diede alla luce la divinità del fuoco, ella morì ustionata lasciando il fratello in uno sconforto profondo. Il corpo fu sepolto sul Monte Hiba, nella penisola di Izumo.
Izanagi, non riuscendo ad accettare la morte della sorella, si mise in viaggio per entrare nella terra dei morti, chiamata in giapponese Yomi-no-kuni  黄泉の国.

Possiamo già riscontrare delle similitudini con il mito greco di Orfeo ed Euridice, similitudini che vanno mano a mano sempre più assottigliandosi con il procedere del mito.
Così come Orfero, Izanagi entrò dentro la grotta lasciando alle sue spalle il regno dei vivi. Passò per cunicoli stretti e si addentrò sempre più nelle viscere della terra. Arrivato di fronte ad un passaggio oscuro, incominciò a gridare il nome di Izanami, la quale gli rispose dall’oscurità. Ella aveva già mangiato il cibo dei morti e per quel motivo le era proibito tornare nel mondo dei vivi, tuttavia avrebbe richiesto un consulto agli dei degli inferi per avere il loro permesso di lasciare lo Yomi-no-kuni, a patto che Izanagi avesse resistito al desiderio di vederla. Passò molto tempo e dall’oscurità non giungeva nessun suono. Non potendo più aspettare, Izanagi ruppe uno dei denti del pettine che portava tra i capelli e con esso accese un piccolo fuoco, illuminando il corpo putrefatto di Izanami, deturpato dalla morte e brulicante di insetti.
Izanami, per la vergogna e l’impazienza del fratello, perse la ragione e incominciò a inseguire Izanagi con l’intento di ucciderlo.

Egli arrivò in tempo all’uscita e chiuse l’entrata del mondo dei morti con un masso. Cosparso dalla sozzura e le impurità degli Inferi, Izanagi provvide a purificarsi immergendosi nelle acque.
Dal lavacro dell’occhio sinistro, nacque Amaterasu la Dea del Sole, dall’occhio destro Tsukiyomi il Dio della Luna. Infine dal lavacro del naso nacque Susan-ō, il Dio della Tempesta.

È molto interessante notare come i miti della creazione in qualsiasi religione, sia di stampo politeista che monoteista, siano molto simili tra loro.
Possiamo considerare Izanagi e Izanami come il primo uomo e la prima donna, portatori di vita primigenia. Purtroppo è rintracciabile anche la caratteristica misogina e patriarcale della classificazione dei sessi. Il corteggiamento deve partire necessariamente dall’uomo affinché la discendenza sia sana e priva di malattie. E ancora, nella discesa negli Inferi, Izanami impazzisce e diventa una figura demoniaca, assetata di vendetta e morte.  La donna diventa portatrice di emozioni forti e corrotte.

Gli schemi dei miti che trattano l’origine del mondo in linea di massima sono abbastanza simili.
Invece è  interessante notare come i riti di purificazione siano sopravvissuti nel tempo e adottati come norma nella vita quotidiana della società odierna giapponese. Basti pensare  che in Giappone l’igiene personale è considerato un diritto per tutti. Per questo motivo esistono in ogni città dei bagni pubblici con le docce, create per garantire l’uso anche alle fasce più povere della popolazione.

 

Immagine in evidenza: pixabay.com

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