Già in Omero appare chiaro che il mondo degli dei è un mondo organizzato e relazionale. Essi sono stretti gli uni agli altri da rapporti endogamici e genealogici. Per dirla in altro modo, gli dei costituiscono una grande famiglia allargata, ma soprattutto duplicano in forma divina la natura assembleare della società aristocratica rappresentata soprattutto nell’Iliade.
Per fare un esempio concreto, il canto primo è volutamente costruito sull’esatta corrispondenza tra mondo umano e mondo divino.
| Divinità omerica | Caratteristica o ruolo citato nel testo |
|---|---|
| Zeus | Paradigma di perfetta sovranità e potere patriarcale |
| Efesto | Dio dei metalli e protettore degli artigiani |
| Poseidone | Signore della terra e nemico acerrimo di Ulisse |
| Apollo | Signore delle frecce |
| Ermes | Dio benefico |
| Afrodite | Dea dedita all’amore e alle arti matrimoniali |
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L’organizzazione della famiglia degli dei in Omero
Allo scoppio dell’epidemia nel campo acheo, Agamennone riunisce gli eserciti e ascolta le proposte di Achille. Quando questi è offeso, si ritira dal campo e prega la madre Teti in riva al mare, la quale a sua volta prega Zeus di punire gli Achei. Zeus cede di fronte alle insistenze della dea e, subito dopo, torna nell’Olimpo. Qui si assiste a una scena molto significativa: Zeus giunge e tutti gli dei gli vanno incontro.
Questa forma di deferenza degli dei verso Zeus è la dimostrazione diretta e concreta del suo potere, ovvero del potere che egli amministra.
Il potere di Zeus e i conflitti coniugali con Era
Subito dopo, Era lo affronta sospettando il patto stretto dal consorte con Teti. Le parole tra i due coniugi si fanno minacciose e terribili, ma Zeus riafferma il proprio potere. Il litigio prosegue fino a quando l’ira di Zeus diviene tremenda e spaventa la sposa. Il potere di Zeus è di tipo patriarcale e regale, anche se non è esente da sfide e polemiche. In ogni caso, il potere di Zeus rappresenta un paradigma di perfetta sovranità che svolge la funzione di equilibrare l’universo.
La dimensione domestica e il gioco nell’Olimpo
Per dirla in altro modo, Zeus pur essendo al vertice di una gerarchia divina, vive anche una dimensione familiare di giochi e battibecchi. Quando Afrodite viene ferita da Diomede, si rifugia nelle braccia della madre Dione scoppiando in lacrime. Alla vista di questa scena, Atena la deride e anche il padre Zeus, sorridendo, la invita a occuparsi non di guerra, ma delle arti matrimoniali. In tal modo, in questo vero e proprio teatrino domestico, gli ambiti funzionali delle due dee (la guerra e l’amore) vengono ribaditi con efficacia.
Vi è poi nell’Iliade l’atmosfera, non rara, del gioco. Nel canto primo, il banchetto degli dei scioglie la tensione e il ritmo angoscioso degli eventi, e restituisce un riflesso dell’ideale della vita divina, armonica e perfetta.
Inoltre, un’assemblea degli dei avviene anche nel primo canto dell’Odissea: gli dei sono riuniti nella dimora di Zeus, mentre Poseidone, nemico acerrimo di Ulisse (che gli ha accecato il figlio Polifemo), è lontano tra gli Etiopi allo scopo di prendere parte a un sacrificio di tori ed agnelli a lui sacrificati.
Questa annotazione non è affatto priva di importanza, dal momento che il primo canto dell’Iliade ci riporta alla dimensione propria del divino: il sacrificio, per i Greci, è il momento nel quale il dio è realmente presente e partecipa al rito che lo rende felice.
Le dimore private e l’ospitalità divina
Nei poemi omerici si coglie anche un altro aspetto di non trascurabile importanza, ovvero gli dei hanno nell’Olimpo la dimora comune, ma possiedono anche dimore private. A tale riguardo, riveste molta importanza il fatto che, nel primo canto dell’Iliade, Omero ci dice che alla fine del banchetto gli dei lasciano l’Olimpo diretti ciascuno alla propria casa.
Ogni dio possiede inoltre un luogo amato:
- Zeus l’Ida;
- Ares la Tracia;
- Poseidone l’Etiopia;
- Apollo le regioni Iperboree.
Nel 18° canto, Teti si reca da Efesto per ottenere nuove armi per Achille, dopo che Patroclo è morto ed Ettore lo ha spogliato della sua armatura. Il poeta si sofferma sulla dimora del dio sulla cima dell’Olimpo, dimora eterna e risplendente. Efesto è il dio dei metalli e diventerà, nella storia del culto, il protettore degli artigiani. In questa scena descritta da Omero, l’ospitalità appare il carattere dominante.
Possiamo dire che l’ospitalità, il contraccambio e il dono che caratterizzano la morale greca arcaica si proiettano e si riflettono anche nella vita divina.
L’adulterio di Afrodite e la reazione degli dei
Certo, la vita coniugale degli dei, come nel caso di Zeus ed Era, conosceva anche le amarezze del tradimento. Diversi miti raccontano anche i tradimenti coniugali effettuati dagli dei. Ad esempio, il mito accoglie già significative varianti riguardanti i tradimenti subiti da Efesto (sposa di Efesto è Afrodite) e alla corte dei Feaci, Demodoco l’aedo canta per l’ospite Ulisse e per i commensali del re gli amori furtivi di Afrodite e di Ares.
I due amanti si ritirano nel letto della dea, dove avviene il tradimento subito da Efesto. Il sole, che dall’alto li scorge, rivela l’adulterio a Efesto, e subito il dio delle arti fabbrica catene d’oro che lega intorno ai sostegni del letto nuziale. Poi si reca all’Olimpo e denuncia all’assemblea degli dei riunita il tradimento subito.
Dopo aver appreso l’adulterio subito dal dio, gli dei si recano insieme alla casa di Efesto, a cominciare da:
- Poseidone, signore della terra;
- Ermes, il dio benefico;
- Apollo, signore delle frecce.
Rimasero nelle loro case le dee a causa del pudore. Appare evidente che l’adulterio costituisce una vicenda familiare senza dubbio imbarazzante. Gli dei, giunti nell’atrio della casa di Efesto, contemplarono i due amanti addormentati, ma si lasciarono vincere anche da un irrefrenabile riso di fronte alla trappola ordita e costruita da Efesto.
Tutti gli dei assistettero a un’imbarazzante visione della punizione ideata da Efesto nei riguardi dei due amanti. Apollo chiese a Ermes se non avrebbe gradito essere disteso accanto ad Afrodite, pur intrappolato nelle maglie forgiate da Efesto. A tale riguardo, i due fratelli divini si lasciarono andare a commenti sulla bellezza della dea. Come si vede da quanto abbiamo detto, la tensione derivante dall’adulterio subito da Efesto finisce per sciogliersi nello scherzo e nei commenti camerateschi degli altri dei nell’Olimpo.
L’antropomorfismo nella religione greca e romana
In che modo possiamo commentare questa scena descritta in modo brillante da Omero? Possiamo dire che la casa e la famiglia degli dei omerici restano sospese in maniera evidente tra armonia, gioia, riso, capricci, dispetti, liti ed alterchi.
Tali aspetti tornano a mostrarsi nel culto e nel mito, culto e mito che non nascondono affatto, ma anzi li mettono in evidenza, i chiaroscuri, gli inganni nonché i tradimenti effettuati dagli dei. Proprio tali comportamenti messi in atto dagli dei di Omero dimostrano in maniera evidentissima il carattere antropomorfico degli dei della religione dell’antica Grecia.
Infatti, tali dei dimostrano di avere, senza nessun dubbio, sia le migliori virtù degli esseri umani, sia i peggiori vizi e difetti che caratterizzano gli esseri umani. Proprio tale antropomorfismo fa in modo che gli dei dell’Olimpo siano, in ultima analisi, non molto diversi, per quanto riguarda i comportamenti messi in atto, dalle divinità nelle quali virtù e vizi coesistono in un mix molto interessante per tutti gli studiosi della religione greca.
Finiamo il nostro discorso mettendo in evidenza che l’antropomorfismo non è una caratteristica degli dei riscontrabile solamente nella religione dell’antica Grecia. Per fare un esempio concreto, l’antropomorfismo è riscontrabile anche nella religione dell’antica Roma, religione nella quale sono presenti non poche caratteristiche e peculiarità della religione del mondo greco. Del resto, dobbiamo precisare anche che gli storici delle religioni hanno riscontrato che, in quasi tutte le religioni politeiste esistenti nel mondo antico, l’antropomorfismo gioca un ruolo di fondamentale importanza.
Prof. Giovanni Pellegrino

