La novella delle papere. L’autodifesa di Boccaccio

La novella delle papere

La novella delle papere, narrata da Giovanni Boccaccio nell’Introduzione alla quarta giornata del Decameron, è molto più di un semplice racconto. È una dichiarazione di poetica, una difesa appassionata dell’amore e della letteratura, e una risposta pungente alle critiche rivolte all’autore. Questa analisi esplora la trama, il significato, le fonti e il contesto di questa importante novella.

Il contesto: l’amore e le critiche nel Decameron

Il Decameron di Giovanni Boccaccio è una raccolta di cento novelle, narrate da dieci giovani che si rifugiano in campagna per sfuggire alla peste di Firenze del 1348. L’amore, in tutte le sue forme – dalla passione sensuale alla generosità, dalla follia alla castità – è il tema dominante dell’opera, come sottolineato anche da fonti autorevoli come l’enciclopedia Treccani. Boccaccio celebra l’amore come forza naturale e irresistibile, fonte di gioia e di dolore, ma sempre degno di essere vissuto e raccontato. Questa centralità, tuttavia, gli procurò non poche critiche da parte di chi lo accusava di trattare argomenti “bassi” e immorali.

Nell’Introduzione alla quarta giornata, Boccaccio interrompe la cornice narrativa del Decameron per prendere direttamente la parola e rispondere. Insieme al Proemio e alla Dedica alle donne, questa sezione rappresenta uno dei rari momenti in cui l’autore parla in prima persona, rivelando le sue intenzioni e la sua poetica, proprio attraverso la novella delle papere.

La trama della novella delle papere

Filippo Balducci, il figlio e l’incontro con le “papere”

La novella delle papere (considerata da molti la centunesima novella del Decameron) narra la storia di Filippo Balducci, un fiorentino che, dopo la morte dell’amata moglie, decide di ritirarsi a vita eremitica sul Monte Senario (o Monte Asinaio) insieme al figlioletto. Il ragazzo cresce isolato dal mondo, educato solo alla religione. Diventato maggiorenne, accompagna il padre a Firenze per alcune commissioni. Per la prima volta, vede le cose della città: palazzi, chiese, case. E, soprattutto, vede un gruppo di giovani donne, di ritorno da un matrimonio.

Non avendo mai visto prima una figura femminile, chiede al padre cosa siano. Filippo, per evitare di destare in lui desideri terreni, risponde evasivamente: “Elle son chiamate papere”. Il giovane, però, ne rimane folgorato, e chiede al padre di poterne avere una.

“Oimè, figliuol mio,” disse il padre, “taci: elle son mala cosa!”
A cui il giovane domandò: “O son così fatte le male cose?”
[…] “Io non so che voi vi dite, né perché queste sieno male cose; a me non è ancora paruta vedere alcuna così bella né così piacevole come queste sono. Elle son più belle che gli agnoli dipinti che voi m’avete più volte mostrati. Deh! se vi cal di me, fate che noi ce ne meniamo una colà sù di queste papere, e io le darò beccare.”

Filippo si pente di aver portato il figlio in città, ma ormai è troppo tardi: la forza della natura e dell’amore ha avuto il sopravvento.

Le fonti: dalla Vita di Buddha a Boccaccio

Boccaccio non inventa la novella delle papere, ma si ispira a una fonte antica: la Storia di Barlaam e Iosafas, una versione cristianizzata della Vita di Buddha. In questo racconto, un principe, tenuto isolato dal mondo per proteggerlo dalle tentazioni, scopre l’esistenza delle donne e ne rimane affascinato. La fonte originale ha un intento moralistico e misogino, presentando le donne come “demoni” tentatori. Boccaccio, al contrario, ribalta completamente il significato, celebrando l’amore come forza naturale e positiva.

Il significato: l’amore come forza naturale e irresistibile

La novella delle papere è una potente affermazione della forza irresistibile dell’amore e della natura. Il giovane, pur non avendo mai visto donne, ne è immediatamente attratto, dimostrando che l’istinto amoroso è innato e non può essere represso. L’espressione “darle a beccare” è una metafora esplicita del desiderio sessuale, presentato da Boccaccio come qualcosa di naturale e gioioso. La novella è anche una critica all’ipocrisia di chi, come Filippo Balducci, cerca di negare la realtà dell’amore e del corpo. Boccaccio, inoltre, sembra voler lanciare una frecciata al mondo ecclesiastico, già ampiamente preso di mira nelle altre novelle.

L’autodifesa: le risposte di Boccaccio alle critiche

Boccaccio utilizza la novella come perno della sua autodifesa, rispondendo punto per punto ai suoi detrattori.

L’accusa mossa a Boccaccio La sua difesa
Trattare temi amorosi e dedicarsi alle donne in età avanzata. Cita grandi poeti come Guido Cavalcanti, Cino da Pistoia e Dante Alighieri, che cantarono l’amore anche in età matura.
Scrivere “novelle”, un genere letterario considerato basso e umile. Rivendica la dignità della letteratura in volgare, affermando che non si devono frequentare solo le «Muse in Parnaso».
Narrare storie non basate su fatti reali. Sottolinea che le novelle sono opere di finzione, non cronache storiche, sfidando ironicamente i critici a trovare gli “originali”.
Perdere tempo con la scrittura invece di guadagnarsi da vivere. Afferma che la sua arte è una ricchezza inestimabile, superiore a quella materiale, rispondendo a chi lo accusa di “cercar del pane”.

Conclusione: la novella delle papere e la poetica di Boccaccio

La novella delle papere è un testo fondamentale per comprendere la poetica di Boccaccio e il suo messaggio. È una celebrazione dell’amore, della natura e della letteratura, e una difesa appassionata della libertà di espressione e della dignità del genere novellistico. Boccaccio, attraverso questa novella, si afferma come un autore moderno, consapevole del proprio valore e capace di rispondere con intelligenza e ironia alle critiche dei suoi contemporanei.

Fonte immagine: Google immagini

Articolo aggiornato il: 12/09/2025

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A proposito di Ciro Gianluigi Barbato

Classe 1991, diploma di liceo classico, laurea triennale in lettere moderne e magistrale in filologia moderna. Ha scritto per "Il Ritaglio" e "La Cooltura" e da cinque anni scrive per "Eroica". Ama la letteratura, il cinema, l'arte, la musica, il teatro, i fumetti e le serie tv in ogni loro forma, accademica e nerd/pop. Si dice che preferisca dire ciò che pensa con la scrittura in luogo della voce, ma non si hanno prove a riguardo.

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