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scrittura carolina

La scrittura carolina: cosa c’è da sapere?

Carolina, cioè legata alla promessa di rinascita carolingia. Francisca, perché di origine franca. Antiqua, poiché contrapposta ai caratteri moderni della scrittura gotica. Sono questi i modi in cui venne definita la scrittura minuscola che si diffuse tra l’VIII e il XII secolo, durante l’Impero di Carlo Magno

Nata negli scriptoria dei monaci benedettini di Corbie (località poco distante da Parigi), fu adoperata prima nella trascrizione delle Sacre Scritture e in contesti religiosi, per poi approdare, grazie alla sua regolarità, negli atti ufficiali delle pubbliche amministrazioni. Elegante e raffinata, si impose con rapido successo nella trascrizione, resa più semplice, di testi classici ad opera degli amanuensi. L’uso della scrittura carolina fu, inoltre, catalizzatore della rinascita e diffusione della cultura classica durante l’Alto Medioevo. 

Merito anche della lungimiranza di Alcuino di York, membro della corte carolingia, che comprese l’importanza della scrittura e della grammatica. Così scriveva in una lettera del 780, destinata ai prelati: “Se la capacità di scrittura è così ridotta, così anche la capacità di comprendere con esattezza le Scritture è di gran lunga inferiore a quanto converrebbe”. Fu dunque l’esigenza di correttezza, chiarezza e comprensione a generare una nuova scrittura, una canonizzazione delle scritture semicorsive che soppiantò il particolarismo grafico del VII e VIII secolo. 

Le origini della minuscola carolina vanno dunque anche inquadrate in un globale processo di ampliamento dell’istruzione e della produzione libraria che caratterizzò l’Europa franco-carolingia. 

Ma quali furono le novità apportate dalla scrittura carolina?

Per la prima volta, venne utilizzato il punto di domanda (?), che sostituì la sigla QO (che stava per quaestio) alla fine delle frasi. Vennero ridotte, eliminate quasi completamente, le legature e le abbreviazioni, causa primaria della complessità e incomprensibilità dei testi precedenti. Ma la novità più consistente della scrittura carolina fu la miniatura, con una netta separazione tra le lettere e le parole, che si rivelò un prezioso strumento per una maggiore fruibilità e un più celere apprendimento. Furono fissate nuove forme di varie lettere, come la A, la C, la E, la S, la Z. Fu proprio la grafia semplice e lineare a rendere la lettura e la scrittura alla portata di tutti, anche delle fasce più basse della popolazione, prima analfabete. 

Caduta in disuso l’eredità più tangibile del rinnovamento culturale operato da Carlo Magno, poichè soppiantata dalla scrittura notarile e dalla scrittura corsiva nel Basso Medioevo, tornò in auge tra Trecento e Quattrocento, ripresa dai primi umanisti che la identificarono con la scrittura degli antichi romani e la considerarono un ottimo strumento per diffondere la bellezza dei classici: Poggio Bracciolini la assunse a modello per i suoi stampatori.

La scrittura carolina costituì la base della scrittura minuscola umanistica rotonda, a sua volta progenitrice dei primi caratteri da stampa nati in Germania grazie a Gutenberg e che si sono poi evoluti nei caratteri usati oggi. 

Fonte foto in evidenza: https://monade.io/la-nascita-delle-lettere-maiuscole-e-minuscole/

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