La cittadina di Lucera, comune pugliese della provincia di Foggia, vanta una tradizione millenaria e un passato straordinario carico di memoria. Questa località però non è un centro come gli altri: nel XIII secolo sul territorio foggiano emerge l’ultima comunità musulmana in Italia, trasformando l’abitato in un frammento d’Oriente sospeso nel cuore del Mediterraneo. Purtroppo sono in pochi a conoscere la vicenda eccezionale di questo luogo; quindi, per colmare tale lacuna, addentriamoci in un viaggio alla scoperta del racconto dimenticato dello sterminio dei musulmani di Lucera, un evento che intreccia convivenza, potere e violenza.
Fasi storiche della colonia saracena di Lucera
| Periodo | Evento principale | Protagonista |
|---|---|---|
| 1220 | Inizio trasferimento forzato dei seguaci dell’Islam dall’isola siciliana | Federico II di Svevia |
| 1220 – 1250 | Sviluppo di Luceria Saracenorum (enclave moresca) | Lo Stupor Mundi |
| 1266 | Fine dell’era sveva e ascesa della dinastia francese | Carlo I d’Angiò |
| 15 agosto 1300 | Attacco finale e liquidazione dell’insediamento arabo | Carlo II d’Angiò |
Indice dei contenuti
Come sono arrivati i Saraceni nel foggiano?

Durante il Medioevo, il Mezzogiorno d’Italia era un territorio caratterizzato dalla coesistenza di una notevole moltitudine di civiltà. Dopo la dominazione bizantina e longobarda, i Normanni unificarono il sud Italia creando il Regno di Sicilia che accoglieva latini, greci, ebrei e per l’appunto popolazioni di fede maomettana. Questo carattere eterogeneo era uno degli aspetti più rappresentativi del Reame, basti pensare che la presenza dei seguaci dell’Islam era radicata in queste terre sin dal IX secolo.
Dopo gli Altavilla, la dinastia Sveva si ritrovò a dover gestire una realtà molto complessa. Nonostante le difficoltà iniziali però, Federico II di Svevia durante il suo regno, grazie al suo talento, riuscì a governare il dominio in modo esemplare. Lo Stupor Mundi fu un monarca impeccabile, dotato di grande cultura, intelligenza e pragmatismo; purtroppo, però, durante il suo governo la situazione nell’isola era estremamente instabile. Sul suolo siculo, infatti, la resistenza da parte delle comunità arabe e le rivolte attuate da queste ultime con lo scopo di ottenere l’indipendenza erano dinamiche all’ordine del giorno.
Fu così che, per porre fine a questi disordini, nel 1220 decise di deportare i musulmani siciliani in diversi territori dell’Italia meridionale, includendo il centro di Lucera tra le destinazioni. La scelta cadde su questo sito in quanto considerato un territorio sicuro e lontano dal mare, perfetto per ospitare migliaia e migliaia di coloni moreschi.
La roccaforte musulmana: un’enclave in terra cattolica

Ribattezzata Luceria Saracenorum, l’arrivo dei nuovi abitanti portò alla cittadina un’ondata di freschezza, rivitalizzando l’economia e il commercio locale. L’insediamento divenne poco a poco un centro vitale per i fedeli di Allah, i quali trasformarono l’area in una vera e propria enclave islamica in terra cattolica. Sorsero moschee, minareti e harem; i residenti vivevano secondo i loro usi e costumi, preservando le tradizioni, professando il proprio credo e parlando la lingua araba. Questi soldati scelti ebbero un ruolo fondamentale anche in ambito bellico, costituendo il nucleo centrale dell’esercito dell’imperatore Federico di Hohenstaufen.
La roccaforte prosperò a tal punto da diventare simbolo dell’amministrazione sveva, incentrata sulla convivenza etnica e sullo sfruttamento strategico delle risorse che queste diverse culture avrebbero potuto offrire all’autorità imperiale. Purtroppo, però, questa visione era propria del sovrano illuminato; con la sua scomparsa, il Regno di Sicilia andò incontro a una sorte turbolenta e irreversibile.
Gli eredi dello Stupor Mundi tentarono in tutti i modi di mantenere alto il prestigio di questa colonia, ma ogni tentativo fu vano; questo perché, agli occhi della Chiesa, l’enclave foggiana rappresentava un affronto e un pericolo all’esistenza stessa del papato e della religione cristiana. Secondo quanto riportato dall’ Enciclopedia Treccani, il sito mantenne comunque un’importanza architettonica di rilievo.
Convocato dal Pontefice, Carlo d’Angiò sconfisse i discendenti svevi sterminando la casata di Svevia e dando inizio alla dinastia Angioina. Per i nuovi padroni francesi, l’insediamento saraceno era una minaccia. Gli arabi lucerini, estremamente fedeli alla precedente corona, erano visti come possibili traditori e disertori del nuovo ordine e, di conseguenza, andavano eliminati.
La caduta di Lucera Saracenorum e l’eccidio finale
Il 15 agosto 1300 la città moresca vide la sua fine. Carlo II d’Angiò ordinò l’assedio del centro, l’abitato cadde e questo segnò la rovina dell’ultima comunità di musulmani in Italia. Fu un massacro senza precedenti: vennero incendiate e saccheggiate le dimore, gli uomini furono uccisi senza alcuna pietà, mentre donne e fanciulli vennero ridotti in schiavitù e venduti nei mercati. Le moschee, emblema della presenza islamica, furono rase al suolo e al loro posto sorsero edifici di culto cristiani, segno dell’identità cattolica nazionale. Si conclude così il racconto dello sterminio dei musulmani di Lucera, una cronaca tanto affascinante quanto dolorosa che chiude questo capitolo di storia poco nota che vede la Puglia palcoscenico dell’ultimo avamposto islamico sul suolo italico.
Fonte immagine in evidenza: Wikimedia Commons (Antonio Colatruglio)

