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Eroica Fenice

Luigi Sedicesimo

Luigi Sedicesimo: il tragico destino di un Re

Luigi Sedicesimo – nipote di Luigi XV – era figlio di Luigi Ferdinando, Delfino di Francia, e della consorte Maria Giuseppina di Sassonia. Nacque a Versailles nella notte del 23 agosto 1754 e gli fu imposto il nome di Louis-Auguste e il titolo di Duca di Berry.

Per volere dei genitori, al giovane viene imposta sin dall’infanzia una rigida educazione cattolica e lo studio della teologia, e questo, insieme a un’innata timidezza, lo spinge a maturare un carattere represso e pudico. Non solo, ma in virtù dei contrasti fra Luigi Ferdinando e Luigi XV, viene continuamente incoraggiato dai genitori a fuggire tutti i comportamenti disdicevoli e licenziosi di suo nonno (amante delle belle donne), sviluppando una personalità fortemente schiva e inibita verso tutti gli atteggiamenti amorosi.

Gli viene imposto per ragioni politiche il fidanzamento con Maria Antonia d’Asburgo-Lorenaarciduchessa d’Austria. La coppia non potrebbe essere peggio assortita: Maria Antonia (che poi cambierà il nome in Maria Antonietta poco prima del matrimonio) è una ragazza bellissima, dal viso d’angelo, la corporatura esile e minuta e un’innata classe ed eleganza. Luigi Augusto, al contrario, è grasso, con lineamenti rozzi e totalmente privo di fascino.

Maria Antonietta lascia Vienna nella primavera del 1770 per sposarsi con Luigi Augusto a Versailles, e i due si incontrano per la prima volta a Schüttern, al confine tra la Francia e la Germania. Luigi XV, in particolar modo, rimane entusiasta della bellezza dell’arciduchessa quattordicenne, con la quale andrà sempre molto d’accordo, ma la giovane rimane profondamente amareggiata dalle fattezze del suo futuro sposo.

Nonostante la delusione iniziale, spinta dal suo senso del dovere verso l’Austria, convola con lui a giuste nozze nella cappella reale della Reggia di Versailles, ma il matrimonio si rivela subito un disastro: Luigi Augusto è fortemente inibito di fronte alla sua giovane sposa, e sarà incapace di consumare il matrimonio per 7 anni.

Nonostante sia stato educato all’arte della scherma, dell’equitazione e del balletto, Luigi Augusto preferisce passare le giornate nella bottega del fabbro nei pressi dei giardini di Versailles e costruire personalmente serrature e lucchetti, andando a dormire sporco e maleodorante. Con la consorte, che parla poco il francese, non tiene conversazioni ed è un pessimo ballerino. 

Ben presto, la Delfina decide di consolarsi dalle delusioni del matrimonio dedicandosi a spese da capogiro e al gioco d’azzardo, impoverendo ancora di più le casse dello Stato già fortemente compromesse da Luigi XV e dal suo predecessore. Ma soprattutto comincia a frequentare il giovane conte Hans Axel di Fersen, un ufficiale svedese che ha fama di essere un grande seduttore. Tra i due nascerà un amore segreto e a carattere soprattutto epistolare che avrà fine solo alla morte di Maria Antonietta, senza che suo marito mostri mai alcun sospetto o interesse verso la cosa.

Luigi Sedicesimo: re di Francia fino alla Rivoluzione

Il 10 maggio 1774 Luigi XV muore di vaiolo e Luigi Augusto gli succede col nome di Luigi XVI all’età di diciannove anni. L’incoronazione avviene nel giugno dell’anno successivo a Reims, e non appena è sul trono, il giovane re decide di ripristinare il Parlamento fatto sciogliere da suo nonno e di nominare nuovi ministri. La situazione economica che gli si presenta subito davanti non è facile: il nonno, morendo, gli ha lasciato un Paese che è fortemente in deficit, e il giovane re, già dal carattere debole e inetto, ha sempre vissuto ignaro di tutto fino a quel momento, senza ricevere alcuna educazione finanziaria.

Inizialmente, approva le riforme illuministe del Ministro delle Finanze Jacques Turgot che si basano sull’incentivazione della libera impresa e sull’imposizione di tasse alla nobiltà che vive fuori e dentro la Reggia, ma spinto dalla forte opposizione dei ministri e della regina, decide di schierarsi contro di lui. A nulla servono i tentativi del ministro di spiegargli che le tassazioni, benché ingenti, sono l’unico modo per risanare il bilancio, perciò, Turgot decide di dimettersi nel 1776.

Al posto di Turgot, viene nominato nuovo Ministro delle Finanze lo svizzero Jacques Necker, che ha vedute molto simili a quelle del suo predecessore: subito tenta infatti di far approvare nuove tassazioni per risanare il bilancio statale ma viene fortemente osteggiato dagli altri ministri, per ragioni personali più che per diversità di pensiero, e ancora una volta il re si barcamena. Necker interpreta questo atteggiamento del sovrano come un insulto personale e decide di dimettersi nel 1781non prima di aver reso pubblici tutti i registri con l’ammontare delle rendite e delle spese della nobiltà che vive alla Reggia: il famoso Rendiconto al Re. Attraverso la pubblicazione di tali documenti, il popolo francese, che vive di stenti, si rende conto delle spese folli fatte dalla regina Maria Antonietta.

Ma gli errori di Luigi XVI non si fermano qui: egli è totalmente privo di volontà e di preparazione anche sul piano politico, tant’è vero che, come al solito, non riesce a prendere una posizione se non su consiglio dei suoi ministri, e la dà vinta a chiunque di loro dimostri di avere una personalità più decisa degli altri. Nel 1775, infatti, viene convinto a stringere accordi segreti con le colonie americane per aiutarle a ottenere l’indipendenza dalla madrepatria Inghilterra, con la falsa promessa di riuscire a riottenere la Florida, Gibilterra e alcune colonie canadesi che erano state strappate alla Francia dalla Gran Bretagna durante la Guerra dei Sette Anni (1756-1763). Gli accordi saranno resi pubblici tre anni dopo, ma alla fine della Guerra d’Indipendenza Americana, nel 1783, la Francia non solo non riavrà le sue colonie, ma si ritroverà ancor più impoverita di prima.

Durante la Guerra di Successione Bavarese (1778-1779), inoltre, sarà Maria Antonietta a convincere suo marito a schierarsi dalla parte dell’Austria anche se la Francia non ha di fatto alcun interesse nel conflitto.

Al sovrano viene anche proposto di ripristinare l’editto di Nantes emanato dal suo antenato Enrico IV di Francia, col quale veniva concessa la libertà di culto ai Protestanti in suolo francese, ma ancora una volta, dopo molti tentennamenti, Luigi XVI cede di fronte alla decisa opposizione del clero.

I rapporti con la moglie sono sempre molto distaccati, e il re riesce a consumare il matrimonio solo grazie alle esortazioni del cognato, l’imperatore Giuseppe II, venuto in Francia per una visita alla sorella. Viene fatta girare la voce che i problemi del re siano dovuti a un difetto anatomico, risolto grazie a un intervento chirurgico.
Nel 1778 nasce la primogenita Maria Teresa Carlotta, a cui seguiranno il Delfino Luigi Giuseppe e poi Luigi Carlo. Luigi XVI non avrà il tempo di occuparsi dei suoi figli, che passeranno le giornate solo assieme alla madre nella tenuta del Petit Trianon, la nuova residenza della regina adiacente alla Reggia. 

Nel 1785-1786 scoppia l’“Affare della Collana“, uno scandalo nel quale finisce coinvolta suo malgrado proprio la regina Maria Antonietta. Sebbene completamente estranea ai fatti, la reputazione di Maria Antonietta esce gravemente compromessa da questo spiacevole episodio, assieme anche al suo stato di salute: la bellissima regina inizia infatti a invecchiare precocemente e a mettere su peso a vista d’occhio.
Il sovrappeso della sovrana viene dapprima imputato a nuova gravidanza: nel 1786 nasce infatti l’ultimogenita Sofia Beatrice, che però gode di pessima salute e muore prima di compiere un anno. Tuttavia, il grave deperimento di Maria Antonietta non si fermerà qui, e durante la Rivoluzione si ritroverà coi capelli completamente bianchi all’età di 36 anni (la leggenda vuole che siano divenuti bianchi per lo spavento provato nel ritorno a Parigi dopo la fuga a Varennes).

Nel 1788 anche la salute del Delfino Luigi Giuseppe, già affetto da tubercolosi ossea, peggiora gravemente. Nello stesso anno la Francia rischia la bancarotta, anche per colpa delle gravi gelate del dicembre 1787 che hanno completamente rovinato i raccolti. Luigi XVI, non sapendo cosa fare, richiama a corte il ministro Necker, che gli consiglia di convocare immediatamente l‘Assemblea degli Stati Generali. La convocazione viene fissata per il 5 maggio 1789 a Versailles. Il 4 giugno dello stesso anno, Luigi Giuseppe muore, senza però che la notizia faccia troppo scalpore.

Durante i giorni di convocazione degli Stati Generali, il Terzo Stato, ovvero la borghesia, si opporrà fortemente alla decisione del re che voleva si votasse per ordini, provocando una rottura che portò i deputati del terzo stato a costituirsi in Assemblea Nazionale (17 giugno 1789). Luigi XVI non trovò di meglio che licenziare Necker. Il popolo, esasperato, assaltò la Bastiglia (14 luglio 1789) e impose il richiamo di Necker. Luigi XVI non seppe capire che l’Assemblea, riconoscendo al sovrano il diritto di veto e di guerra, gli proponeva una monarchia costituzionale e, convinto dalla sua educazione fortemente cattolica che il potere del sovrano derivi direttamente da Dio e non dal popolo, ordinerà lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale. Non venendo ubbidito, dimostrerà ancora una volta la sua mancanza di polso convincendo alcuni membri del clero e della nobiltà ad unirvisi, in modo da ingraziarsi i suoi nemici. Anche dopo la Presa della Bastiglia, invece di sopprimere la rivolta, deciderà di unire, ai colori rosso e blu della coccarda rivoluzionaria, quello bianco della monarchia per evitare uno scontro diretto e dimostrare il suo appoggio. Non ultimo, dimostrerà clemenza facendo liberare dodici soldati della Guardia Francese che erano stati imprigionati nella Prigione dell’Abbazia per essersi rifiutati di sparare ai rivoltosi.

Ma ormai è troppo tardi per una riconciliazione: la famiglia reale verrà imprigionata nel palazzo delle Tuileries a Parigi, e Luigi XVI sarà costretto a giurare fedeltà allo Stato. Con questo gesto sembrerebbe che il re accondiscenda alle richieste rivoluzionarie, mentre invece, nel giugno del 1791, tenterà la fuga in carrozza assieme alla regina e ai due figli rimasti in vita. Fermata a Varennes, la carrozza verrà costretta a tornare a Parigi e la famiglia reale sarà trasferita nella Prigione del Tempio. La Francia venne dichiarata Repubblica.

Alla fine del 1792 ha inizio il processo per alto tradimento di Luigi XVI, che perde ogni titolo e viene giudicato come un qualunque cittadino. Si decide la sua condanna a morte per decapitazione, e l’esecuzione avviene pubblicamente sulla Place de La Concorde a Parigi, il 21 gennaio 1793. Si dice che, sul patibolo, di fronte alla ghigliottina, Luigi XVI mostrò quella fermezza che in politica non ebbe mai.

Nunzia Serino

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