Matrimonio in epoca Tokugawa: uno sguardo al femminile

Il matrimonio in epoca Tokugawa (1603-1868) era un’istituzione sociale fondamentale, non un legame d’amore tra individui, ma un’alleanza strategica tra famiglie. Sotto lo shogunato Tokugawa, le norme si irrigidirono notevolmente a svantaggio delle donne, seguendo una rigida morale neo-confuciana. Questa logica conviveva in modo contraddittorio con la licenziosità dell’“ukiyo” (mondo fluttuante), la vibrante cultura urbana che fioriva nei quartieri di piacere della capitale Edo.

Il contesto: la morale neo-confuciana e il sistema ie

Per mantenere la stabilità dopo secoli di guerre civili, lo shogunato Tokugawa adottò il neo-confucianesimo come ideologia di stato. Questa filosofia promuoveva una società gerarchica e patriarcale, il cui nucleo era il sistema ie (家), ovvero la “casata” o “famiglia estesa”. Come spiega l’enciclopedia Britannica, l’obiettivo principale del matrimonio non era la felicità della coppia, ma la continuità e la prosperità dello ie. La donna, entrando a far parte della famiglia del marito, perdeva il legame con la sua casata d’origine e doveva sottomettersi all’autorità del suocero e del consorte.

Virtù maschile (risshin shusse) Virtù femminile (ryosai kenbo)
Significato: “avere successo nel mondo”, fare carriera. Significato: “buona moglie, saggia madre”.
Ruolo: affermare il proprio potere e prestigio nella società e come capofamiglia, garantendo la prosperità dello ie. Ruolo: gestire la casa, obbedire al marito, servire i suoceri e crescere figli maschi per continuare la linea di discendenza.
Sfera d’azione: il mondo esterno, la politica, il lavoro. Sfera d’azione: il mondo interno, la casa (kanai 家内, “dentro la casa”).

I doveri coniugali: ruoli di genere a confronto

Il matrimonio in epoca Tokugawa si fondava su due virtù distinte e complementari. Per l’uomo, il dovere era il Risshin Shusse: “farsi strada nel mondo”. La sua responsabilità era acquisire una posizione di potere e prestigio per onorare e rafforzare la propria famiglia. Per la donna, l’ideale era il Ryosai Kenbo: “buona moglie e saggia madre”. La sua identità era definita esclusivamente in relazione alla famiglia del marito. La sua vita seguiva le “tre obbedienze”: prima al padre, poi al marito e, in vedovanza, al figlio maschio primogenito. Il suo ruolo, per quanto limitante, era considerato fondamentale per l’armonia interna dello ie.

I precetti per le donne: la letteratura jokun

Le rigide regole di comportamento femminile erano codificate nella letteratura Jokun, manuali educativi che insegnavano alle donne come essere mogli e madri virtuose. Uno dei testi più influenti fu l’Onna Daigaku (“Grande insegnamento per le donne”). Da questi scritti emerge una visione della donna come un peso economico per la famiglia d’origine, il cui unico scopo era sposarsi e servire la famiglia del marito. Il matrimonio era descritto attraverso i passaggi di Yomeiri (l’entrata della sposa nella nuova casa) e Yometori (l’atto di “prendere” una moglie da parte dell’uomo). Alla donna non era concessa alcuna eredità, se non beni dotali simbolici.

Divorzio e alternative: una libertà limitata

A differenza del periodo Heian, in cui le donne godevano di maggiore autonomia e diritti di proprietà, in epoca Tokugawa la loro posizione era precaria. Il divorzio era possibile ma era quasi esclusivamente un’iniziativa maschile: un marito poteva ripudiare la moglie con una semplice lettera di tre righe e mezzo (mikudari-han). Per una donna che voleva sfuggire a un matrimonio infelice o che non desiderava sposarsi, le opzioni erano estremamente limitate. Poteva cercare rifugio in un convento diventando monaca, oppure entrare nel “mondo fluttuante” come artista o cortigiana, uscendo però completamente dalla società rispettabile e spezzando il suo “filo rosso” del destino.

fonte immagine: Foto di ZHIJIAN DAI su Unsplash

Articolo aggiornato il: 06/10/2025

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