Opere di Michelangelo Buonarroti: le 5 più belle

Opere di Michelangelo

Opere di Michelangelo, la nostra top 5

Michelangelo Buonarroti nacque il 6 marzo del 1475 a Caprese, poco distante da Arezzo, da Ludovico di Leonardo Buonarroti e daFrancesca di Neri del Miniato del Sera.
La vocazione artistica di Buonarroti venne fuori sin da subito, anche se il padre cercò in ogni modo di ostacolarla, spingendolo a studiare grammatica a Firenze, seguito da un maestro.
Grazie alla frequentazione di Palazzo Medici il celebre artista ebbe modo di conoscere le personalità illustri del tempo, tra le quali: Poliziano, Marsilio e Pico della Mirandola. Nutrendosi dei principi cardine della dottrina platonica, ebbe modo di sviluppare un proprio senso artistico, arricchito ulteriormente dallo studio delle opere di Masaccio e Giotto.

Michelangelo Buonarroti è tra gli artisti più celebri del panorama artistico italiano, particolarmente amato per la bellezza e per l’intensità delle opere che ha realizzato: in esse, suggestione ed emozione si fondono perfettamente, creando il profilo di un artista senza tempo.
Tra le opere più importanti, ne citeremo cinque; tra queste, sicuramente tutti conosceranno La Pietà, realizzata tra il 1494 e il 1947 durante il primo soggiorno romano dell’artista. L’opera si trova nella Basilica di San Pietro in Vaticano.

Dopo aver vissuto a Firenze sotto la protezione dei Medici, Michelangelo Buonarroti si trasferì a Roma, accettando l’invito del cardinale Raffaele Sansoni Riario della Rovere.
Proprio durante il soggiorno nella città eterna, l’arista realizzò una delle opere più importanti della propria carriera.

Opere di Michelangelo

La Pietà, commissionata all’artista dal cardinale francese Jean de Bilhéres de La Groslaye, è una scultura intagliata in un unico blocco di marmo bianco e blu che venne estratto eseguendo un profondo taglio nella cava.
Dal punto di vista tecnico si tratta di una composizione piramidale, con la Vergine come asse verticale e il corpo morto del Cristo come asse orizzontale, mediate dal massiccio panneggio. La scultura è molto particolareggiata ed il marmo traslucido crea morbidezza e movimento.
La Pietà è l’unica opera che Buonarroti abbia mai firmato. Sul petto della Vergine è infatti incisa la firma dell’artista. Un episodio del Vasari racconta la motivazione di questa scelta. Si narra che alcuni gentiluomini lombardi mentre erano intenti ad ammirare la bellezza della statua, provarono ad identificarne l’autore, convincendosi che fosse opera di un loro conterraneo. Michelangelo, ascoltò la conversazione, si nascose nella chiesa e di notte intagliò il suo nome sulla statua.
Un’altra delle particolarità dell’opera, è la presenza di un dente in più nel Cristo. Un dettaglio non facile da notare, soprannominato “il dente del peccato”, caratteristica che contraddistingueva gli artisti rinascimentali, i quali con questa “particolarità” rappresentavano i soggetti ritenuti negativi. Nel caso specifico dell’opera, il Cristo, invece, sembrerebbe esserne dotato perchè con la sua morte prende su di sé tutti i peccati del mondo.
Si tratta di un’opera dolce e suggestiva al tempo stesso e naturalmente meravigliosa nella sua interezza.

Uno dei capolavori assoluti di Michelangelo Buonarroti, presenti a Roma, è di certo la Cappella Sistina, voluta da Sisto IV, tra il 1475 ed il 1481, da un progetto dell’architetto Baccio Pontelli su una struttura preesistente.
Il celebre artista ne affrescò con temi biblici la volta per volere di Giulio II e la controfacciata, su commissione di Clemente VII, col Giudizio Universale. Si tratta di un’opera che lascia senza fiato per bellezza e grandezza, una maestosità senza tempo, che ammalia sin dal primo sguardo.
La Cappella Sistina mostra una nuova fase del lavoro artistico di Buonarroti, fatto di curiosità, particolare attenzione alla prospettiva, alle nudità, ai soggetti rappresentati. L’artista rifiutò ogni tipo di aiuto e nonostante la superficie estremamente vasta, ralizzò l’opera in quattro anni.
Le figure sono tante, di piccole dimensioni; man mano che l’opera avanza l’artista procede a una semplificazione, le figure diventano più grandi e meno numerose e di conseguenza sono più facili da distinguere. Anche se quella sensazione di complessità, quasi come se non si sapesse dove guardare, riguarda tutta l’opera. Alzando lo sguardo sembra quasi che manca lo sguardo. Non si sa dove soffermarsi, tanta… troppa è la bellezza. I colori brillanti, accesi, intensi, ben si prestano a raffigurare le fattezze umane.

Michelangelo Buonarroti fu un artista dal carattere particolare, attento in modo piuttosto maniacale alla realizzazione delle proprie opere, che oggigiorno rappresentano la sua identità.

Michelangelo Buonarroti: arte, bellezza e realtà 

Reduce dal soggiorno romano, nel 1501 Michelangelo fa rientro a Firenze ed inizia un periodo di importanti commissioni. Realizza il David, nel Duomo di Firenze, simbolo delle libertà repubblicane e della città, fu poi collocato in Piazza della Signoria, in quanto elemento dal forte valore simbolico. La scultura, con la base scolpita, è alta 517 centimetri e pesa 5560 chili.
L’artista lavorò all’opera dal 1501 al 1504, come testimoniato dai documenti sui regolari pagamenti ricevuti dall’Opera.
Sicuramente Buonarroti seppe cogliere l’essenza dell’eroe biblico, prima che affrontasse il Gigante. Ogni elemento contribuisce a rendere l’opera intensamente suggestiva, dallo sguardo intenso alla tensione muscolare, con le vene in vista, ma anche la concentrazione che precede l’azione sembra venire fuori osservando attentamente. Come se fosse possibile dare vitalità a quanto si osserva e ammira. 
Nella sorprendente interpretazione di Michelangelo, la statua non presenta quindi né spada né testa decapitata di Golia, come invece avevano rappresentato Ghiberti, Donatello e Verrocchio prima di lui nello stesso soggetto. Buonarroti rappresentò un David completamente nudo, armato di solida Fede in Dio, razionalità e intelletto, oltre che di fionda e sasso. 
La statua fa riferimento ai dogmi della cultura classica, con una forte vocazione ed inclinazione morale e razionale; viene fuori l’uomo-eroe del Rinascimento consapevole delle proprie potenzialità, fiero nella propria essenza.

Quadri, sculture e affreschi dal fascino indiscusso: le Opere di Michelangelo  

Ciò che più colpisce nell’arte di Michelangelo Buonarroti è la propulsione all’antichità; si tratta però di un artista definito fortemente poetico ed analizzato anche da questo punto di vista. La forza letteraria dell’artista fu quella di esprimere attraverso la grandezza della poesia una teoria estetica che, senza prescindere dagli elementi tecnici “del mestiere”, fosse in grado di elevare il contenuto teorico e filosofico della discussione intorno al processo creativo dell’arte, estendendolo ad un ambito più ampio.
Un artista completo per l’epoca: scultore, poeta, pittore e persino architetto. Una personalità dinamica, dotata di grande bravura, proprio come le opere realizzate, caratterizzate da linee e forme strutturali sapientemente organizzate, equilibrate e dinamiche al tempo stesso. A tal proposito si può citare un’altra importante opera di Buonarroti, Il Tondo Doni, realizzato tra il 1505 e il 1506; essa è conservata presso la Galleria degli Uffizi di Firenze e fu commissionata a Michelangelo da Agnolo Doni, probabilmente per il suo matrimonio con Maddalena Strozzi: per questo La Sacra Famiglia, prese come secondo nome Tondo Doni, dal nome del committente. Si tratta di una pittura su tavola eseguita con la tecnica quattrocentesca della tempera. Osservando l’opera si noterà al centro della scena San Giuseppe che passa Gesù bambino a Maria; alle loro spalle è presente un muretto accanto al quale vi è San Giovanni Battista bambino. Sullo sfondo degli “ignudi”, che probabilmente sono degli angeli angeli àfteri, ossia senza ali. Il mondo cristiano è quello su cui si focalizza Buonarroti mentre esegue l’opera; si tratta del mondo cui appartiene l’umanità, ed è dunque creato in modo da essere percepito come vicino, anche se più alto in senso specificamente spirituale. All’interno della realizzazione artistica, proprio il muretto ha una funzione importante, a dispetto di quanto si possa credere, non è un elemento secondario, anzi; esso serve a dividere e quindi differenziare la Sacra Famiglia dagli ignudi e dal punto di vista tecnico dona prospettiva al Tondo.
Un vero e proprio capolavoro della pittura rinascimentale, che va ad anticipare, per i suoi caratteri stilistici, ma anche per la luce e l’atmosfera, gli esiti dell’arte michelangiolesca della Cappella Sistina.
Ricordiamo che l’adesione alla filosofia neoplatonica condusse Michelangelo a non rappresentare la realtà così com’era. Quella del noto ed amatissimo artista erano e sono ancora oggi, delle rappresentazioni mutabili, che subiscono il cambiamento. L’adesione alla cultura neoplatonica è di notevole importanza, nonostante molti artisti italiani vissuti nel Cinquecento furono influenzati dalle teorie neoplatoniche. Michelangelo fu però l’unico ad adottare il neoplatonismo nella sua totalità, infatti non a caso è stato definito l’unico “platonico genuino” tra i molti artisti che il neoplatonismo influenzò. Dunque, in Buonarroti, la realtà assume una forza necessaria a dare la giusta resistenza alla sfera empirica che invade e pervade la dimensione spirituale. Si tratta di emozioni, che ovviamente l’arte non può non suscitare. Le sue opere sono di indiscussa bellezza, ma il carattere principale che le contraddistingue è dato dalla cura dei dettagli e dalla sinuosità che ne contraddistingue ogni parte, ogni singolo dettaglio. L’immenso patrimonio artistico di cui può vantare il sistema culturale italiano, ancora oggi desta meraviglia e stimola l’immaginazione di quanti ne osservano il fascino. A tal proposito si può menzionare uno studio svolto recentemente da un team di ricercatori dell’università “La Sapienza” di Roma per dimostrare quanta emozione suscita l’arte in genere e in questo specifico caso, quella michelangiolesca; in particolare modo, è stata monitorata l’attività neurologica di alcune persone dedite ad osservare il Mosè di Michelangelo.  Si tratta di una delle opere “predilette” dell’artista; alcuni studi rivelano infatti, che fosse tra quelle che Michelangelo più amava. L’opera ritrae un maestoso Mosè seduto, con le Tavole della Legge sotto il braccio, mentre con l’altra mano accarezza la sua lunga barba, che secondo il Vasari fu scolpita con una perfezione tale da sembrare più “opera di pennello che di scalpello”. D’altronde fu Michelangelo stesso a sottolineare quanto la cultura umanistica gli fosse stata utile affinché potesse acquisire la sicurezza e la tecnica con cui maneggiava lo scalpello. Un artista malinconico, ma profondamente intenso, al quale si guarda con immensa gratitudine per le opere “lasciate a (noi tutti) posteri”.
Simmetrie, bellezza, consapevolezza, bravura, un concentrato di meraviglia, denotata da suggestione e fascino, queste sono le Opere di Michelangelo.

Immagine in evidenza per l’articolo sulle Opere di Michelangelo: Daniele da Volterra, Ritratto di Michelangelo, 1544 ca. Particolare. Olio su tela, 88,3 x 64,1 cm (intero). New York, Metropolitan.

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