Il Ratto di Proserpina: mito, significato e rappresentazioni nell’arte

Ratto di Proserpina

Quella di Proserpina (Persefone per i greci) è una vicenda che rientra in quel gruppo di racconti mitologici in cui ninfe e dee subiscono violenze e costrizioni. Quello che subisce Proserpina è un rapimento ad opera di Plutone (Ade per i greci) che la farà sua sposa, rendendola Regina degli Inferi.

Interpretare il mito del ratto di Proserpina ci porta a diverse conclusioni: la prima è che i greci vollero giustificare l’alternarsi delle stagioni, in particolare l’avvento della Primavera. Ma l’atto del rapimento si interpreta anche come un vero e proprio matrimonio. Quello tra Zeus, padre di Persefone, e il fratello Ade assume le peculiarità dell’engye: un contratto in cui il padre concede la figlia come moglie. Presso i santuari dedicati alla divinità, le giovani fanciulle prossime alle nozze offrivano rami di melograno, simbolo del matrimonio.

Personaggio Nome Greco Ruolo nel mito
Proserpina Persefone / Kore Figlia di Demetra, rapita da Ade e diventata Regina degli Inferi.
Plutone Ade Dio degli Inferi, rapisce Proserpina per farla sua sposa.
Demetra Demetra Dea dell’agricoltura e madre di Proserpina, il suo dolore causa l’inverno.
Zeus Zeus Padre di Proserpina, permette il rapimento e poi media l’accordo.

Il mito del Ratto di Proserpina

Proserpina o Kore (dal greco, giovinetta) è figlia di Zeus e di Demetra (Cerere per i romani), Dea dell’agricoltura. Il ratto avviene presso Enna, sul lago di Pergusa. Qui Proserpina stava raccogliendo fiori quando, attratta da un narciso, si piega per coglierlo. In quel momento, una voragine si apre nella terra e da lì emerge Plutone su un carro d’oro, che la rapisce. La fanciulla urla, ma Ade la trascina con sé nell’oltretomba per farla sua sposa. Plutone, infatti, viveva solo nel mondo dei morti e, folgorato dalla bellezza della fanciulla, ricevette il permesso di Zeus per unirla a sé.

Il poeta Claudiano racconta: «[Plutone] si precipitò verso di lei [Proserpina] […] fu colta dal terrore e fuggì leggera […] Il dio dell’Ade, in due falcate le fu addosso e l’abbracciò voracemente e via col dolce peso».

Demetra, udendo le urla, cerca la figlia per nove giorni e nove notti. Al decimo giorno, interroga il Sole che le rivela la verità. Presa dalla collera, la Dea si rifugia a Eleusi e provoca siccità su tutta la Terra. Zeus, mosso a pietà per gli uomini, manda Mercurio da Plutone per ordinargli di restituire Proserpina. Il re dell’oltretomba, prima di lasciarla andare, le offre una melagrana; lei ne mangia qualche seme, ignorando che mangiare cibo negli inferi significa rimanervi ancorati per sempre. Tornata dalla madre, Demetra capisce che il legame tra Proserpina e Plutone è indissolubile. Ottiene però da Zeus che la figlia possa stare con lei per sei mesi l’anno, mentre per i restanti sei, un numero uguale ai semi mangiati, sarebbe tornata nell’oltretomba.

La duplice valenza di Proserpina/Persefone

Di ritorno dall’oltretomba, ogni sei mesi, Proserpina portava con sé la Primavera e la terra fioriva. Ecco quindi che la Dea assume una duplice valenza: associata alla madre Demetra, è Kore, simbolo della giovinezza e figura fondamentale dei Misteri eleusini. Ma di fianco ad Ade, è Persephone, Regina degli Inferi. Agli occhi degli uomini è manifesto di vita e di morte. La sua immagine è associata al grano che deve rimanere sottoterra per mesi prima di fiorire. A Proserpina erano rivolte le preghiere affinché tenesse lontana la morte e propiziasse la vita.

“Io sono Kore: la giovinezza, l’innocenza, la leggerezza.
Io ho conosciuto l’oscurità dell’Ade, ho assaggiato i chicchi della melagrana
ritrovando così il mio nome: Persefone, la Terribile,
Silenziosa Signora del Regno dei Morti.
Solo dopo aver varcato la soglia del buio,
traversato il mondo delle ombre, posso risalire alla luce
tenendo fra le mani la sacra melagrana,
simbolo dell’eterno ritorno” (Omero)

Il Ratto di Proserpina nell’arte

Pensando al ratto di Proserpina è impossibile non associare il mito alle sue rappresentazioni artistiche.

Il capolavoro di Bernini

Il Ratto di Proserpina di Gian Lorenzo Bernini è una delle rappresentazioni più intense. A soli 23 anni, Bernini dimostra la sua maestria nella raffigurazione realistica di Plutone che rapisce Proserpina. Il gruppo scultoreo, eseguito tra il 1621 e il 1622, è esposto nella Galleria Borghese di Roma. L’espressione ora avida di Plutone, ora sofferente di Proserpina, è chiara e leggibile. La brutalità della violenza è resa dalla collisione dei due corpi. Chi osserva percepisce la morbidezza della carne che cede alla pressione delle mani del dio, scoprendo la debolezza della fanciulla.

Dettaglio della mano di Plutone sulla coscia di Proserpina nella scultura di Bernini

La Proserpina di Rossetti e il simbolo della melagrana

Altre rappresentazioni vedono Proserpina sola. In “Persefone” di Dante Gabriel Rossetti, la Dea ha in mano una melagrana. Questo frutto è simbolo di fertilità e matrimonio, ma è collegato anche alla sfera della morte. Una credenza napoletana vuole che si conservino melagrane acerbe in cucina in attesa che si aprano il primo di novembre, il giorno dei defunti, fungendo da amuleto contro gli spiriti negativi.

Dipinto 'Proserpine' di Dante Gabriel Rossetti che tiene in mano una melagrana

L’articolo è stato aggiornato in data 24 agosto 2025.

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