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Eroica Fenice

Shakespeare Sir Thomas More

Shakespeare e il dramma dei rifugiati ne Sir Thomas More

Sarà esposto al pubblico dal 15 aprile prossimo, nella mostra “Shakespeare in 10 Acts”, curata dalla British Library, il manoscritto inedito del “Sir Thomas More”, dramma elisabettiano sulla vita di Thomas More, testimoniato fin dai primi anni del Settecento ma mai rappresentato perché il suo stato caotico ne aveva scoraggiato la lettura, e perché, per evitare altri disordini, fu censurato. Si tratta di un testo complesso, sopravvissuto solo in un singolo manoscritto e contenente ben sei grafie diverse. La mano principale è stata da tempo identificata come quella di Anthony Munday, scrittore molto attivo tra il 1580 e il 1633, coadiuvata dalla mano di Henry Chettle; svariati anni dopo, il dramma è stato notevolmente rielaborato da un’altra squadra di drammaturghi, tra cui Thomas Heywood e Thomas Dekker. Ma la vera fama del manoscritto deriva dal fatto che, sulla base di comparazioni grafologiche e stilistiche, tre delle sue pagine sono oggi ampiamente accettate come opera di William Shakespeare e rappresenterebbero, quindi, l’unico documento autografo del Bardo giunto fino a noi – fatta eccezione per le firme poste su alcuni documenti. In occasione dei 400 anni dalla sua scomparsa, la British Library ha caricato sul sito Discovering Literature la versione digitalizzata di oltre trecento documenti, dedicati al grande drammaturgo.

Shakespeare e la strenua difesa dei migranti in Sir Thomas More

Il contributo di Shakespeare mette in scena il dramma dei rifugiati: in epoca elisabettiana, infatti, furono tanti gli ugonotti francesi in cerca di asilo in Inghilterra, per sfuggire alle persecuzioni, il cui numero sempre crescente scatenò a Londra scontri e proteste anti-immigrazione. Shakespeare volle creare empatia, compassione, identificazione, facendo familiarizzare il pubblico con la drammatica realtà dei francesi, attraverso un’etica della reciprocità: «Immaginate, allora, di vedere gli stranieri derelitti, coi bambini in spalla e i poveri bagagli, arrancare verso i porti e le coste in cerca di trasporto, e che voi vi asseggiate come re dei vostri desideri e ve ne possiate stare tutti tronfi nella gorgiera della vostra presunzione. Che avrete ottenuto? Ve lo dico io: avrete insegnato a tutti che a prevalere devono essere l’insolenza e la mano pesante»: sono questi i versi struggenti del II atto, una descrizione introduttiva, che condurrà ad una riflessione ben più forte e complessa. «Vorreste abbattere gli stranieri, ucciderli, tagliar loro la gola, prendere le loro case e tenere al guinzaglio la maestà della legge, per incitarla come fosse un mastino. Ahimè! Diciamo, adesso, che il Re, misericordioso verso gli aggressori pentiti, dovesse limitarsi, riguardo alla vostra gravissima trasgressione, a bandirvi, dov’è che andreste? Che sia in Francia o Fiandra, in qualsiasi provincia germanica, in Spagna o Portogallo, anzi, ovunque non rassomigli all’Inghilterra, orbene, vi troverete per forza a essere degli stranieri. (…) Vi piacerebbe, allora, trovare una nazione d’indole così barbara che, in un’esplosione di violenza e di odio, non vi conceda un posto sulla terra, affili i suoi detestabili coltelli contro le vostre gole, vi scacci come cani, quasi non foste figli e opera di Dio, o che gli elementi non siano tutti appropriati al vostro benessere, ma appartenessero solo a loro? Che ne pensereste di essere trattati così? Questo è ciò che provano gli stranieri. Questa è la vostra disumanità».

Corsi e ricorsi storici nei versi di Shakespeare

Nella scena si raccontano i fatti dell’Evil May Day del 1517, una sommossa esplosa a Londra contro i migranti, accusati di rubare il lavoro agli inglesi; al popolo inferocito, More risponde con parole che invitano all’empatia, all’annullamento delle divergenze sociali e alla comprensione dei diritti, di chi fugge da fame e povertà. Corsi e ricorsi storici: mai come oggi, le pagine del “Sir Thomas” si riattualizzano, negli sbarchi di centinaia di profughi che affollano le coste greche e lampedusane, in cerca di un futuro; una crisi così forte, discussa e tragicamente alla ribalta, che è entrata nelle case di tutti, per chiedere riparo e comprensione. L’attualità dell’argomento e l’uscita in piena “Shakespeare Week” inglese – celebrazione annuale delle opere di Shakespeare – ha fatto sì che le 164 righe del discorso fossero riproposte per una più acuta e ampia riflessione sulla condizione dei rifugiati, come invito all’immedesimazione e alla pietas, sentimenti che inducono all’accettazione e al rispetto nei confronti del prossimo: messaggi sociali che, a secoli di distanza, hanno, purtroppo, ancora difficoltà a farsi strada ed essere accolti da un pubblico che, con automatismo, troppo spesso si volta dalla parte opposta.