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Eroica Fenice

Simon wiesenthal

Simon Wiesenthal: l’instancabile Cacciatore di Nazisti

Simon Wiesenthal nacque a Butschatsch, 31 dicembre 1908; ingegnere e scrittore austriaco di fama internazionale, sopravvissuto all’Olocausto. Proprio per questo motivo, il celebre scrittore, impiegò gran parte della propria esistenza, a cercare nazisti latitanti da sottoporre a processo; un’attività intensa e lucida, tanto da fargli guadagnare l’appellativo di “Cacciatore di Nazisti”.

Simon Wiesenthal: documentare e condannare per non dimenticare

Una delle opere più conosciute e lette di Simon Wiesenthal, è dedicata proprio al tema dell’Olocausto, una pagina di storia drammatica, alla quale il celebre scrittore ed intellettuale, dedicò un libro intitolato Il girasole, edito da Garzanti.
Si tratta di un racconto autobiografico, semplice ma sconvolgente, quasi disarmante, con il quale Wiesenthal, chiede a personalità illustri, tra le quali spicca il nome di Primo Levi (anch’egli sopravvissuto ai campi di concentramento) se abbia fatto bene o male a non concedere il perdono, a non lasciarsi “intimidire” da quello che da molti è considerato un errore da dimenticare.

La scelta dello scrittore, che più volte nel corso della propria esistenza si definì profondamente tormentato, nasceva dalla forte preoccupazione che tutto potesse cadere nell’oblio e nell’indifferenza, volgendo ad una forma intensa di negazionismo.
Dal momento della liberazione, da parte degli americani, nel 1945, Simon Wiesenthal aveva fatto una chiara scelta di vita: cercare tutti quei nazisti ancora non puniti, liberi, per assicurarli alla giustizia.

Lo scrittore austriaco era sopravvissuto ai campi di concentramento, e anche se quell’orrore era impresso nella mente, si pose alla ricerca di una risposta che probabilmente nessuno ancora oggi, saprebbe dare.
A proposito della sopravvivenza, di certo non semplice e parecchio tormentata, lo scrittore austriaco scrisse: «Sopravvivere è un privilegio che ti impone dei doveri. Mi sono sempre domandato che cosa potessi fare per quelli che non sono sopravvissuti. La risposta che ho trovato è la seguente: io voglio essere il loro portavoce, voglio tener vivo il loro ricordo, affinché i morti possano continuare a vivere nel ricordo degli uomini».
Un portavoce che si rivolgeva soprattutto agli increduli, non basandosi su dispute politiche, ma su dati reali, sul dolore che provava sulla propria pelle. Ricordiamo che Wiesenthal, nei campi di concentramento aveva visto morire la madre e molti parenti.

La sopravvivenza come dovere per non dimenticare

Alla sua tenacia, dovuta molto probabilmente alle ferite ancora vive in sé, si devono l’individuazione e la cattura di Adolf Eichmann e di altri aguzzini nazisti.
Dopo l’esecuzione di Eichmann in Israele nel 1962, Wiesenthal riaprì il “Centro per la documentazione ebraica”, che cominciò a lavorare su nuovi casi. Venne catturato Karl Silberbauer, l’ufficiale della Gestapo responsabile dell’arresto di Anna Frank.

Fu in quel periodo che Wiesenthal localizzò nove dei sedici nazisti messi sotto processo nella Germania Ovest per l’uccisione degli ebrei di Leopoli. Tra gli altri criminali catturati vi furono Franz Stangl, il comandante dei campi di concentramento di Treblinka e Sobibor, ed Hermine Braunsteiner-Ryan, una casalinga che viveva a Long Island, New York, che durante la guerra aveva supervisionato l’uccisione di centinaia di donne e bambini.

Catture importanti, così come è altrettanto significativo, soprattutto in riferimento all’incessante lavoro storiografico e di ricerca condotto instancabilmente da Wiesenthal, l’edificazione, nel 1977 del Simon Wiesenthal Center.
Il Centro Simon Wiesenthal promuove la consapevolezza dell’antisemitismo, controlla i gruppi neonazisti, gestisce i Musei della Tolleranza a Los Angeles e Gerusalemme, assicurando alla giustizia i criminali nazisti di guerra sopravvissuti.

Dopo un intenso lavoro di ricerca, tanti e tanti anni di spiegazioni di carattere storico, testimonianze e vicissitudini, Wiesenthal si trasferì a Vienna, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita, e dove morì il 20 settembre del 2005, nel sonno.

Un uomo instancabile, un intellettuale senza tempo, una personalità immensamente lacerata ma al  contempo ricca di spessore culturale, col piglio di un uomo ferito che non si abbatte. Simon Wiesenthal è stato e lo è ancora, un testimone di quanto fu, ma rappresenta anche un esempio per far sì che quell’orrore non si ripeta, e soprattutto non venga dimenticato, bensì ricordato con dignità e rispetto.

Immagine in evidenza: https: //www.telegraph.co.uk/news/obituaries/law-obituaries/1498814/Simon-Wiesenthal.html

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