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Eroica Fenice

Siria evi

Siria: biblioteche per resistere alla guerra

Dalla Siria, devastata dalla guerra, giungono – nonostante tutto – storie di speranza, storie che dimostrano la volontà di resistere e di reagire alla guerra con la cultura.

Biblioteche e storie di speranza dalla Siria.

Oggi Eroica Fenice si fa latrice di questo messaggio positivo e propositivo, narrando ai suoi lettori due storie, che hanno, per protagonisti, giovani siriani, studenti e laureati, ragazzi come noi, ma che – a differenza di noi – hanno dovuto lasciare l’università, abbandonare gli studi, perché la guerra, oltre ad aver loro rubato il diritto alla pace, alla libertà, ad avere una casa, ha anche strappato loro il diritto allo studio, all’istruzione, alla formazione, alla speranza di un futuro e di un lavoro.

“Safetime” ad Aleppo: la biblioteca come rifugio e supporto intellettuale.

Ma i ragazzi, protagonisti di queste vicende, c’insegnano che reagire si può. Per questo Ismail Sulamain, aiutato da amici e coetanei, è riuscito a costruire ad Aleppo – una delle città più colpite dalla guerra, in Siria – la più grande biblioteca del paese. Il suo scopo – come ha dichiarato egli stesso – è quello di offrire, attraverso la biblioteca (a cui ha dato l’icastico nome di “SafeTime”) un rifugio, ma anche un “supporto intellettuale e scientifico per i cittadini di Aleppo”, nella piena consapevolezza che la guerra in Siria si configura anche come uno scontro ideologico.

Una cantina-biblioteca a Daraya per studiare e “difendersi” dalla paura.

Come Ismail, anche Abu Mankel ed i suoi amici hanno messo su, in una cantina, una biblioteca a Daraya- quartiere di Damasco – da ben tre anni assediata dalle milizie governative, giacché Daraya è ritenuta ostile al regime di Bachar El-Assad.

Ogni libro è stato catalogato; ma Abu e gli altri hanno anche avuto la premura di segnalare la casa, fra le cui macerie è stato trovato ogni singolo libro, di modo tale da poter, eventualmente, restituire tali libri, dopo la fine della guerra, ai proprietari che li reclamassero.

Abu, con parole forti, ha dichiarato:

Ho trovato uno scopo nella mia vita: la creazione di questa biblioteca. Non passo più giorni interi tra la noia e la paura di nuovi bombardamenti. Ora do consigli a chi viene a cercare un libro e discutiamo insieme delle nostre ultime letture.”

Lo scopo di Abu e dei suoi compagni è quello di promuovere, attraverso la lettura, la cultura, che, a guerra finita, potrà configurarsi come unico strumento di diffusione di una vera democrazia. Probabilmente, è per questo che hanno deciso di denominare la loro biblioteca Fajr, cioè “alba”, nella speranza che la lettura e la cultura possano dischiudere l’alba di una nuova era.