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Vedere i sorci verdi: quali sono le origini del famoso modo di dire?

Sorci verdi

Ehi, ti faccio vedere i sorci verdi!

Indubbiamente, quando vogliamo pavoneggiarci prima di gareggiare con un amico o un nemico, non c’è frase più azzeccata di questo famoso modo di dire. Nella nostra lingua italiana, non è facile sostituire questa espressione con un’altra che abbia la stessa forza, lo stesso valore di spettro agonistico che si conforma con la visione quasi allucinata di fantasiosi topi verdi, i quali raffigurano lo spavento e il quadro di un’imminente sconfitta per l’avversario.

“Vedere i sorci verdi”: il significato di un modo di dire carico di sfida

La visione fantastica di sorci dal pelo verde richiama quasi il mondo infantile, conferendo un’immagine paradossale al significato dell’espressione. Il modo di dire significa trovarsi in grandi difficoltà, subire una dura sconfitta o passare un brutto guaio. Ma cosa si nasconde dietro questi simpatici animaletti che metaforicamente vivono negli umori inconsolabili dei perdenti? Qual è la vera storia che ha dato origine a questi sorci verdi e li ha catapultati nell’immaginario degli italiani?

Immagine letterale (fantastica) Origine storica (reale)
La visione di topi dal pelo verde, quasi un’allucinazione. Il simbolo di una squadriglia di aerei da bombardamento della Regia Aeronautica.
Rappresenta uno spavento così grande da provocare visioni irreali. Era dipinto sulla fusoliera dei trimotori Savoia-Marchetti S.M.79.

L’origine storica: la 205ª Squadriglia da bombardamento

Pare che i sorci verdi siano apparsi per la prima volta negli anni trenta del secolo scorso, stampati sulla fusoliera di un aeroplano adibito al bombardamento. Erano tre, ritti sulle zampe posteriori, con un’espressione allegra. Gli aerei erano quelli della 205ª Squadriglia da bombardamento della Regia Aeronautica, appartenente al 41º Gruppo BT (bombardamento terrestre) del 12º Stormo. L’origine di questo modo di dire è da ricercare proprio in questa storica squadriglia, il cui distintivo erano appunto tre topi verdi.

Guerra Civile Spagnola: la nascita del simbolo

L’idea di utilizzare tre sorci verdi come distintivo di reparto, pare che risalga ai tempi della Guerra Civile Spagnola (1936-1939). Come riportato anche dal sito ufficiale dell’Aeronautica Militare, il sottotenente Aurelio Pozzi disegnò il famoso simbolo dopo aver ascoltato un sottufficiale tuonare con arroganza: «Domani annamo su Barcellona e je famo vede li sorci verdi, espressione che voleva significare il risultato di uno spavento estremo inflitto al nemico. L’immagine dei sorci verdi divenne così sinonimo di imprese audaci e pericolose.

Il contesto storico e l’arroganza dietro il modo di dire

La competizione può essere intesa anche come battaglia e guerra. Alle origini del nostro detto, “vedere i sorci verdi”, vi è anche una certa arroganza nazionale tipica del periodo fascista, un contesto bellico in cui la sopraffazione dell’avversario era esaltata. L’importante è che da ora in poi, quando tireremo in ballo i sorci verdi in piena boria agonistica, ci lasceremo forse assalire da un po’ d’inquietudine, essendo consapevoli delle loro famose trasvolate e, soprattutto, dei grigiori e delle nefandezze della guerra che ne hanno caratterizzato l’origine. Comprendere il significato storico di questo modo di dire aggiunge profondità al suo uso nella lingua italiana.

Altri detti italiani da conoscere: pomo della discordia, idem con patate, perbacco, piantare in asso

Fonte immagine copertina: Wikipedia

Articolo aggiornato il: 05/09/2024

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A proposito di Antonio Forgione

Antonio Forgione nasce in Irpinia, nella valle d'Ansanto decantata da Virgilio, selvaggia terra che confina con la Puglia. Dopo il diploma si trasferisce a Napoli e lì si laurea in Lettere Moderne alla Federico II. Attualmente frequenta la specialistica in Filologia Moderna e coniuga gli interessi letterari con la scrittura creativa, amata e coltivata fin dall'infanzia. In passato ha partecipato a svariati concorsi letterari della sua terra, ottenendo buoni risultati. Il rapporto col suo territorio gli ha permesso di sviluppare una certa sensibilità, che riversa nei suoi scritti. Ama la città di Napoli, sua patria adottiva nella quale persegue una solida formazione letteraria.

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