Pomo della discordia: dal mito greco a modo di dire

Pomo della discordia: dal mito greco a modo di dire

Un mito che parla del potere distruttivo del sentimento dell’invidia

Pomo della discordia è un’espressione che viene utilizzata ancora oggi nel nostro linguaggio quotidiano per indicare la causa di contrasti e divergenze fra le persone. Come molti altri modi di dire, il significato figurale di questa locuzione deriva da una storia che affonda le sue radici nel mito greco. E non si tratta di un episodio mitologico minore, bensì degli eventi che hanno scatenato il grande conflitto divenuto il centro dell’Iliade di Omero: la guerra di Troia. Molti conoscono questo mito tramite gli studi scolastici. Ma se questa storia, pur essendo tanto antica, avesse ancora oggi qualcosa da insegnarci? Scopiamolo insieme.

Pomo della discordia: il mito

Il mito ha inizio durante il matrimonio del re dei Mirmidoni, Peleo, e della ninfa Teti, futuri genitori di Achille. Tutti gli dei vennero invitati al loro banchetto nuziale, tranne la dea della discordia, Eris. Furiosa per l’oltraggio subito, la dea decise di vendicarsi: incise su una mela d’oro (secondo alcuni presa nel giardino delle Esperidi) la frase “Alla più bella”, lanciandola, non vista, sul tavolo imbandito. Quello che divenne il Pomo della discordia scatenò una lite furibonda fra Era, regina degli dei, Afrodite, dea della bellezza, e Atena, dea della saggezza: ognuna delle tre dee, infatti, pretendeva di averlo e con esso il titolo della più bella tra le dee dell’Olimpo.

Inizialmente, le dee diedero a Zeus l’arduo compito di scegliere chi di loro dovesse ottenere la mela ma il padre degli dei, non sapendo a chi consegnarla, stabilì che a decidere fosse proprio il più bello dei mortali, ovvero Paride, principe di Troia (anche se ancora inconsapevole di ciò), il quale era prediletto dal dio Ares. Paride, in realtà, era stato abbandonato appena nato sul Monte Ida poiché un sogno premonitore aveva profetizzato che egli sarebbe stato la causa della rovina di Troia. Ermes venne incaricato di portare le tre dee dal giovane troiano, che ancora viveva tra i pastori e conduceva al pascolo le pecore, e ognuna di loro gli promise una ricompensa in cambio della mela: Atena gli assicurò di renderlo sapiente e imbattibile in guerra, consentendogli di superare ogni guerriero; Era gli promise ricchezza e poteri immensi, tanto da sottomettere con un suo solo gesto interi popoli dell’Asia, nonché grande gloria; Afrodite gli avrebbe concesso l’amore della donna più bella del mondo: Elena, figlia di Leda e Zeus.

Alla fine, Paride favorì proprio quest’ultima, suscitando l’ira delle altre due. Dopo aver ottenuto il Pomo e la vittoria, la dea dell’amore e della bellezza aiutò Paride a rapire Elena che era, però, già moglie di Menelao, re di Sparta. Tutti gli eroi greci, i quali furono pretendenti di Elena prima che venisse scelto Menelao, dal momento che avevano giurato di difendere il matrimonio della principessa, partirono per Troia con il pretesto di recuperarla e riconsegnarla al suo legittimo sposo. Da qui, quindi, si scatenò la guerra di Troia, che durò dieci lunghi anni e terminò con la distruzione della città da parte dei greci. Ma questa è un’altra storia.

Pomo della discordia: rilettura medioevale

Il giudizio di Paride fu un motivo molto amato nel Medioevo perché permetteva una interpretazione morale o tropologica delle diverse opzioni che si presentano all’uomo nella sua entrata nell’età adulta: la saggezza di Atena-Minerva rappresentava la vita contemplativa, le ricchezze di Era-Giunone la vita attiva, e l’amore di Afrodite-Venere la vita di piaceri. È con questa funzione che l’episodio è raccolto, per esempio, nello Speculum doctrinale di Vincenzo di Beauvais.

Anche Raimondo Lullo riprende questo esempio, nell’Arbre exemplifical, ma lo rilegge in chiave completamente diversa e metafisica, parlando di come “il Cerchio, il Quadrato e il Triangolo si incontrarono in Quantità, che era la loro madre, la quale aveva un pomo d’oro e domandò ai suoi figli se sapevano a quale dovesse dare quel pomo d’oro”.

In generale, Il mito di Paride e il pomo della discordia è un perfetto esempio di quanto possa essere forte e difficile da estirpare l’insidioso sentimento dell’invidia quando si insinua nell’animo umano (in questo caso, addirittura, in quello di una divinità) e quali catastrofiche conseguenze questo sentimento negativo può portare sia per chi lo prova sia per chi subisce l’invidia di qualcun altro.

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Fonte immagine: Wikipedia.

 

A proposito di Rosaria Cozzolino

Sono nata il 13 marzo 1998 a Pollena Trocchia (NA). Fin dall’infanzia ho sempre cercato nuovi modi per esprimere la mia creatività e il mondo delle arti mi ha sempre affascinata e attratta. Ho frequentato per quattordici anni la scuola di danza classica e contemporanea “Percorsi di Danza” di Angelo Parisi, per poi abbracciare un’altra mia grande passione, il teatro, entrando nell’ “Accademia Vesuviana del Teatro e del Cinema” di Gianni Sallustro. La letteratura e la cultura umanistica in tutte le sue sfaccettature sono da sempre il faro costante della mia vita e ho deciso di assecondare questa mia vocazione frequentando il liceo classico Vittorio Imbriani di Pomigliano D’Arco (NA). Nel 2017 mi sono iscritta alla facoltà di Lettere Moderne presso l’università Federico II (NA) e ho conseguito la laurea nel luglio 2021 con una tesi in Letterature Moderne Comparate. Al momento sono specializzanda in Filologia Moderna sempre presso la Federico II e continuo a coltivare tanti interessi: la lettura, il cinema, le serie tv, il teatro, l’arte ma anche i viaggi e la scoperta di posti nuovi. Credo fermamente che la cultura sia il nutrimento migliore per l’anima ed è quello che vorrei trasmettere con la scrittura.

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