Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Tristano e Isotta

Tristano e Isotta: l’amore nel Medioevo

La leggenda di Tristano e Isotta, un amore medievale oltre i confini di qualsiasi stereotipo e luogo comune narrata da Thomas

La leggenda di Tristano e Isotta, nonostante l’importanza basilare per la lirica moderna, ci è giunta solo in uno stato frammentario. Tramandata da Thomas nella cosiddetta versione cortese (1170-1180) e da Bèroul nella versione comune (1180 circa), è stata ricostruita nel suo complesso attraverso integrazioni con le versioni straniere che ne sono derivate. La versione di riferimento nella mia analisi sarà quella di Thomas.[1]

La storia di Tristano e Isotta

L’amore che lega Tristano e Isotta, l’uno nipote di re Marco di Cornovaglia e l’altra, sua promessa sposa, è un amore tipicamente illecito; essi infatti, durante la traversata che avrebbe dovuto condurre Isotta la Bionda dal re, bevono incautamente il filtro preparato dalla madre della fanciulla, che avrebbe dovuto far sbocciare l’amore tra gli sposi. Il filtro non assume in Thomas il ruolo di cagione vera dell’amore. Il sentimento tra i due cresce indipendente dal filtro, che risulta essere esclusivamente l’elemento che sancisce il passaggio dalla fin’amor all’amore carnale.[2] La passione che li travolge li spinge a dimenticare ogni morale e ogni inibizione.

Nonostante ciò il comportamento degli amanti volge in due diverse direzioni. Isotta la Bionda sposa infatti il re quando Tristano è ancora a corte, nonostante i suoi sentimenti e il suo corpo siano legati a quest’ultimo, ma giura fedeltà all’amato, fedeltà che è già stata profanata ancor prima di essere stata siglata. Anche Tristano si sposa, ma è un matrimonio che avviene lontano dall’amata Isotta, una volta scappato per evitare la condanna essendo stata scoperta dal re la passione illecita. Le sue nozze si svolgono proprio in nome dell’amata: Tristano spera, attraverso una nuova Isotta, dalle mani bianche e bella quanto la prima, di riuscire a dimenticarla. Ma il matrimonio si rivela fin da subito una scelta sbagliata: il ricordo della promessa di fedeltà fatta a Isotta la Bionda, attraverso l’anello donatogli prima della partenza, è per Tristano un ostacolo tale da non permettergli di consumare il matrimonio con la nuova Isotta. Alla novella sposa dirà che è impossibilitato a causa di una ferita; ometterà il fatto che si tratta di una ferita del cuore, non del corpo. Il ricordo di Isotta la Bionda è così forte da spingere Tristano a riprodurne una statua che collocherà in una caverna adornata, cristallizzandone l’assenza e alla quale confesserà le sue pene, come non può fare con l’amata lontana. Confessione che può avvenire, dunque, solo in assenza di quest’ultima.

Neanche questo espediente sarà sufficiente: Tristano arriverà a travestirsi da lebbroso al fine di avvicinare l’amata, che lo riconoscerà. Verrà però ben presto allontanato e si ridurrà a una vita di stenti. Isotta riuscirà a contattarlo ma, dopo una notte d’amore, Tristano ritornerà dalla sua sposa.

L’ultima impresa consisterà in una battaglia in nome dell’amore. Non a caso sarà un cavaliere dal suo stesso nome a indurlo a combattere con lui contro chi gli ha strappato la sua amata; questo cavaliere chiederà proprio di Tristano, conosciuto con il nome de «l’Innamorato». Non potrà sottrarvisi ma sarà la sua ultima battaglia, nella quale verrà ferito a morte. Ritorna il tema della ferita, che ai tempi del matrimonio con Isotta dalle mani bianche era solo metaforica; ora è una ferita corporea, ma anche in questo caso l’unico rimedio sarà l’amore della donna. Tristano manda senza indugi il suo fidato compagno a chiamare Isotta la Bionda con un accorato appello, al fine di condurla da lui e di guarire grazie al suo «saluto che reca salute».

Ma è proprio nel finale che la sua sposa, Isotta dalle mani bianche, cova la sua vendetta; dopo una lunga attesa, Isotta la Bionda è quasi giunta dal suo amato, ma con una menzogna fatale la sposa di Tristano riscatta tutte le sue sofferenze e da «icona vivente»[3] si fa personaggio pensante che esplica la sua vendetta proprio attraverso i simboli, di cui era divenuta oggetto ella stessa; Tristano, convinto dell’assenza dell’amata, a causa delle parole di Isotta dalle mani bianche, muore. Anche Isotta, una volta giunta al corpo dell’amato esanime, si abbandona al suo fianco.

L’amore al centro della narrazione

Tutta la storia gira intorno all’amore che, fin da subito, si volge in una direzione non convenzionale; il nipote del re, messaggero e accompagnatore, viene investito da un amore al quale non può sottrarsi; Tristano e Isotta sono vinti dalla passione ma il loro sentimento non è unicamente corporale, anzi sembra rafforzarsi con la lontananza. Ma ciò che è indistricabile in Tristano non lo è per Isotta che, per quanto lo ami, adempirà comunque ai suoi doveri coniugali. È solo nel triste epilogo che i due amanti potranno aspirare a una vita comune nell’aldilà, ma senza alcuna garanzia.

 

 

[1] Cfr. Francesca Gambino, “Tristano e Isotta” di Thomas, Modena 2014.

[2] Si veda Gambino, “Tristano e Isotta”, pp. 149-150.

[3] Si veda John Grigsby, «L’Empire des signes chez Béroul e Thomas», Marche romane, 30, 1980, pp. 115-125, a p. 120.

 

Fonte immagine: Wikipedia.

Print Friendly, PDF & Email

Commenta