Hotel Eremo (Ercolano): la storia dell’albergo fantasma

Hotel Eremo: la storia dell'albergo fantasma

A Ercolano, la città alle pendici del Vesuvio nota per l’eruzione del ’79, si trova un vecchio edificio abbandonato, conosciuto come “Hotel Eremo”. Le leggende che ruotano attorno a questo albergo fantasma hanno suscitato, negli anni, l’interesse e la curiosità di coraggiosi avventurieri che decidono di oltrepassarne i cancelli per scoprire la storia dell’hotel Eremo e i segreti che si celano all’interno delle sue mura.

Storia dell’Hotel Eremo

La storia dell’Hotel Eremo risale a molto tempo fa, ovvero, a quando, lì dove ora giace l’hotel abbandonato, vi era la locanda di un eremita, noto col nome di Eremo, che era solito ospitare i turisti offrendo loro frittate e bicchieri di buon Lacryma Christi, uno dei vini campani più famosi.

L’edificio risale al 1902, quando venne costruito da un noto imprenditore del tempo chiamato John Mason Cook, l’ideatore e costruttore della ferrovia che consentiva un collegamento diretto tra il Vesuvio e Napoli. Proprio perché collocato in prossimità della fermata Pugliano-Vesuvio e della funicolare che conduceva al cratere del Vesuvio, la posizione strategica dell’albergo garantiva un gran numero di soggiorni da parte dei turisti che, stanchi, erano soliti trascorrere lì la notte prima di rimettersi in cammino. La comodità della collocazione e la bellezza del panorama godibile dalle finestre dell’albergo non potevano che renderlo un luogo privilegiato da tutti coloro che si trovavano a passare di lì. È poi negli anni ’80, quando la linea ferroviaria di Pugliano cessa di esistere, che il noto hotel ha iniziato a perdere la sua notorietà e man mano anche tutti i clienti che un tempo avevano amato pernottare in quel delizioso ritrovo: la zona non era più così facilmente accessibile e così nessuno fu più in grado di godere di quel panorama mozzafiato per cui l’hotel era divenuto tanto famoso o, almeno, questo è quello che si credeva; la storia dell’Hotel Eremo ha, infatti, attirato l’attenzione di molte persone che decidono, così, di varcarne la soglia.

L’Hotel Eremo oggi

Oggi l’edificio è ancora lì, affacciato sul meraviglioso golfo di Napoli e abbandonato a se stesso, dimenticato solo da chi doveva effettivamente occuparsene, poiché sono molti i curiosi che si sono addentrati tra le rovine di un luogo divenuto ormai fantasma, con l’intento di conoscere la storia dell’hotel Eremo e capire se effettivamente fosse infestato. Come per ogni fabbricato abbandonato che si rispetti, non mancano, infatti, racconti e leggende di fantasmi che girovagano all’interno di questa struttura spaventando chiunque osi disturbare la loro quiete. Non sappiamo se si tratti di storie vere o di fantasia; eppure, quello che è evidente, percorrendo lo scheletro dell’albergo, sono le tracce di presenze sicuramente umane e terrene: sparse qua e là, ovunque, vi sono spazzatura, lumini, vetri rotti, vecchi materassi, graffiti e simboli che imbrattano le mura di ogni stanza. Si tratta per lo più di immagini riconducibili a quelli che vengono definiti riti satanici: croci, croci rovesciate, il numero 666 e altre scritte inquietanti che fanno pensare che qui, in molti sono passati a dare più che una semplice sbirciatina. Nonostante l’aspetto ormai fatiscente, permane l’impagabile vista sul golfo osservabile dal secondo piano, lì dove è ancora possibile affacciarsi sulla reduce e grande terrazza.

Sebbene alcune voci riferiscano che la struttura sia destinata a divenire un ostello, nessun iniziativa è stata ancora intrapresa e così, mentre la storia dell’Hotel Eremo continua a stuzzicare la curiosità degli stranieri, l’albergo continua a ospitare, proprio come un tempo, chiunque passi di lì, accogliendolo con la statua di Cristo situata all’ingresso che, a braccia aperte, invita a entrare.

Fonte immagine: archivio personale

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A proposito di Martina Napolitano

Classe '99, sono nata a Salerno ma vivo a Napoli. Sono una studentessa di Mediazione culturale presso l'Orientale di Napoli, studio Inglese e Arabo e sono prossima al conseguimento della laurea triennale.

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