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Eroica Fenice

La Tag: recensione film contiene 46 articoli

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Kim Ki-duk: i 5 film per ricordare il regista sudcoreano

Kim Ki-duk, pluripremiato regista sudcoreano, è venuto a mancare l’11 dicembre a seguito di complicazioni legate al Covid-19. Abbiamo selezionato per voi cinque film per ricordarlo. Potremmo dire che la notizia della morte di Kim Ki-duk, a soli 59 anni, sia stata come un fulmine a ciel sereno, ma non è così. Il cielo non è sereno. Tra le altre cose, avevamo in lista un articolo fighetto su di lui per potervi far fare bella figura alle feste, ma invece niente: a sto giro vi beccate un articolo serio su uno dei più grandi maestri del cinema coreano contemporaneo. Questa volta è stato complicato. Selezionare solo cinque film della produzione di Kim Ki-duk significa tralasciare almeno un paio di capolavori all’interno di una produzione che parte dai tardi anni Novanta e che fino ad oggi conta circa un film all’anno, talvolta anche più di uno. Ci piacerebbe dire di avercela fatta. Ma no. Partite da questi e poi guardatene ancora, e ancora. 1. Pietà (2012) Leone d’oro al festival del cinema di Venezia, è forse il suo film più famoso in Italia. Kang-do conduce una vita solitaria e violenta nei quartieri poveri di Seoul, dove lavora come esattore di debiti per un malavitoso locale. Un giorno, una donna entra nella sua vita affermando di essere la madre che trent’anni prima l’ha abbandonato. 2. Ferro 3 – La casa vuota (2004) Leone d’argento alla migliore regia a Venezia, la pellicola segue le vicende di Tae-suk, giovane senza fissa dimora che vive intrufolandosi negli appartamenti altrui, prendendosi cura delle abitazioni mentre i proprietari sono assenti. Un giorno, introdottosi in una casa lussuosa, viene scoperto da una giovane casalinga vittima di abusi domestici, e se ne innamora. 3. L’arco (2005) Il film, interamente girato su una barca, racconta la storia di un pescatore che vive in completo isolamento dal mondo esterno, con la sola compagnia di una bellissima ragazza appena adolescente. Voci di corridoio dicono che lui l’abbia rapita da bambina e che ora stia attendendo la sua maggiore età per sposarla. Un giorno, tuttavia, dalla terraferma arriva qualcuno per lei. 4. Time (2006) Uno dei film meno conosciuti di Kim Ki-duk, il nostro regalo per voi. See-hee ama alla follia il suo ragazzo, a tal punto da essere terrorizzata al pensiero che lui possa stancarsi di lei e tradirla con altre donne. Per salvare il loro rapporto da una possibile monotonia, decide di cambiare il suo aspetto, radicalmente. 5. Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera (2003) In chiusura, forse l’opera più completa di Kim Ki-duk. La pellicola segue la vita di un monaco buddista, dall’infanzia alla vecchiaia: vediamo il protagonista affacciarsi al mondo, sbagliare, soffrire, gioire, imparare, in cinque stagioni di anni diversi che accompagnano la sua crescita. Un film sulla natura e i suoi cicli, sulla morte e il cerchio che la congiunge alla vita. Immagine: ScreenDaily

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Film thriller: 4 titoli da vedere se volete riarredare casa

Film thriller: 4 titoli da vedere se volete riarredare casa Se avete sempre desiderato che il vostro appartamento sembrasse il set di un film, vi consigliamo di leggere la nostra mini-guida all’arredo d’interni, direttamente dai migliori film thriller degli ultimi anni. Film thriller da vedere Cosa c’è di più rilassante, dopo una settimana di lavoro, di sedersi sul divano e mangiare pizza direttamente dal cartone mentre si seguono in televisione storie di rapimenti, brutali assassinii, vendette violente e sadiche torture? Siamo una specie strana. Se gli alieni ci visitassero, metterebbero la quarta in retromarcia. La cosa migliore, in ogni caso, è quando le vittime dei nostri film preferiti sono gente straricca, e gli schizzi di sangue vanno a finire sulle pareti di case elegantissime. Always classy, never trashy. Quattro film thriller, quattro location mozzafiato: il nostro team di esperti di cinema e arredo di interni ha accuratamente selezionato per voi le migliori pellicole degli ultimi anni con interni da sogno. Per un arredamento da scena del crimine sì, ma contemporaneo. (Causa mancanza di personale per emergenza da Covid-19 il team di esperti di cinema e arredo di interni è al momento costituito da me stesso).   1. Swallow – Carlo Mirabella-Davis (2019) Tutti conosciamo gli attacchi di fame da noia, e Hunter (Haley Bennett), protagonista della pellicola dell’esordiente Carlo Mirabella-Davis, è un po’ il simbolo di tutti noi. Ex commessa, ora moglie di un belloccio insipido ma pieno di soldi, Hunter passa le giornate girovagando tra le stanze della villa con piscina che non utilizza mai, ma proprio mai. Non so voi, ma anche io incomincerei a mangiare un po’ tutto quello che mi capita sotto tiro. Tappeti morbidi, divani accoglienti, mobili in mogano e tanti, tantissimi suppellettili per un arredamento che saprà stimolare il vostro appetito. 2. Parasite – Bong Joon-ho (2019) Vincitore dell’Oscar al miglior film straniero 2019 (ne abbiamo parlato qui), abbiamo visto tutti Bong Joon-ho gongolare di gioia con la statuetta in mano. Film sulla disparità di classe in Corea del Sud (ma che funziona un po’ ovunque), la casa-set della vicenda in realtà non esiste: è stata creata in studio appositamente per il film. Ma ciò non vi impedisce di ricrearla a modo vostro. Linee nette, arredamento minimal, parete-finestra direttamente sul giardino: l’ideale per ospitare vostri amici per una festa indimenticabile. 3. Gone Girl – David Fincher (2014) Un film che non ha bisogno di presentazioni. Se non l’avete visto, davvero, cosa state facendo? Avete priorità più importanti che ristrutturare casa. Perché è per questo che state leggendo questo articolo, no? La coppia Amy-Nick (Rosamund Pike e Ben Affleck) ci regala una delle migliori performance sullo stereotipo “moglie in carriera e marito perfetto idiota”, quasi ai livelli di Franca Valeri e Alberto Sordi. Ad oggi, resta il miglior film da guardare se vi siete appena lasciati col vostro ragazzo e siete assetati di vendetta. Non prendete Amy alla lettera, però. Per un arredamento country chic, American classic ed altre espressioni che sto usando a sproposito, […]

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The Social Dilemma: il docudrama di Netflix che denuncia il lato oscuro dei social media

The Social Dilemma. Il docudrama di Netflix, che denuncia il lato più oscuro e pericoloso rappresentato dai social media. The Social Dilemma. L’ultimo affascinante, chiacchierato, ragionato e sorprendente documentario diffuso su Netflix nelle ultime settimane, il cui obiettivo è la denuncia del lato più oscuro e pericoloso rappresentato dai social media. Presentato all’ultimo Sundance Film Festival, il docudrama di Jeff Orlowski descrive gli effetti collaterali della massiccia diffusione dei social network nel XXI° secolo, soffermandosi sui danni che direttamente e indirettamente logorano la società. Già noto per aver diretto Chasing Coral – documentario sulla progressiva sparizione delle barriere coralline – e Chasing Ice – altro documentario che mostra i disastrosi effetti del riscaldamento globale -, il regista intende qui far luce sul marcio che si cela dietro ai social media: sfruttamento e commercio dei dati personali degli utenti, il consolidamento del cosiddetto “capitalismo di sorveglianza”, la diffusione smodata di fake news e, non meno importanti, le gravi conseguenze sull’equilibrio mentale, in particolare sugli utenti più giovani. Ma andiamo ad analizzare la struttura del docudrama. The Social Dilemma. La struttura Il docudrama intreccia due filoni principali: da un lato l’insieme di interviste condotte ad alcune delle più note personalità del mondo della progettazione dei social, ben addentrate dunque nei subdoli meccanismi alla base della programmazione; dall’altro la narrazione cinematografica, che pone al centro la vita di una tipica famiglia americana, minata dai corrosivi effetti, che l’abuso nell’utilizzo dei social media produce. Potremmo pensare: cosa c’è di inedito? Intuiamo a sufficienza quanto l’ingombrante presenza della tecnologia nelle nostre vite le stia di fatto modificando, inducendo la società a profondi e radicali cambiamenti. Ma la novità risiede proprio nella struttura del documentario: il regista vuole sbatterci in faccia la verità, e lo fa servendosi del prezioso contributo offerto proprio dagli ex dipendenti e dirigenti delle più famose aziende della Silicon Valley quali Facebook, Google, Pinterest e Instagram. Personalità brillanti, ma progressivamente annientate dal peso del dilemma etico, che serpeggia sinuosamente sotto gli algoritmi di programmazione, dietro l’incanto della persuasione e la monetizzazione che ben si cela dietro like e cuoricini, sempre più confusi ormai per verità e autenticità, innescando ansia e depressione, fragilità e vulnerabilità crescenti, soprattutto tra gli adolescenti. È quel che accade infatti ai teenager protagonisti del filone narrativo: l’adolescente disadattato Ben (Skyler Gisondo), che vive la pesante dipendenza dai social, completamente sommerso dal cattivo utilizzo di Youtube e di Facebook, e assuefatto alle fake news. E così la sorella Isla (Sophia Hammons), vittima del costante confronto con le coetanee e del deleterio desiderio di consenso su Instagram, mostruosamente dipendente da like e commenti che possano rinforzare l’apparente autostima, che cela una “dismorfia da chat”. Ecco che i ragazzi divengono veri e propri avatar virtuali, modelli esagerati di se stessi, costruiti dagli algoritmi, impersonati da tre personaggi attaccati agli schermi e agli schemi, per monitorare costantemente gli interessi dell’utente e manipolarli, al fine di tenerlo “incollato” il maggior tempo possibile al display del proprio smartphone. Una sorta di esasperato Grande Fratello, […]

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Una sirena a Parigi. Trasposizione cinematografica del romanzo di Mathias Malzieu

Finalmente, dopo il lungo e buio lockdown, le sale cinematografiche riaprono le porte, donando la possibilità di riassaporare il gusto del buon cinema, nazionale e internazionale. E il 20 agosto 2020 l’occasione è ghiotta per gli amanti dell’amore, dell’incanto e della fantasia, con l’uscita nelle sale di Una sirena a Parigi. Si tratta dell’adattamento dell’omonimo romanzo di Mathias Malzieu, che si cala nei panni di regista, già scrittore e musicista. Malzieu è infatti la voce dei Dyonisos, gruppo rock originario di Valence, noto per il “fantastico” che alimenta i suoi brani. E la fantasia, unita all’incanto e alla sorpresa, anima l’incredibile storia d’amore protagonista della pellicola. Un amore capace di superare limiti e disillusione. Distribuito da Vision Distribution e Cloud 9, Una sirena a Parigi (Une sirène à Paris) si presenta come una sorta di favola romantica, ispirandosi però ad un grave evento che colpì Parigi nel 2016: la grande alluvione, che fece riversare i pesci sulle rive della Senna e disperse persone. Una sirena a Parigi. Trama La capitale francese fa da sfondo, con una forte tempesta che si abbatte sulla città, inondando le strade che divengono malinconiche e buie. In questa cornice romantica e uggiosa si inserisce la straordinaria vicenda d’amore tra il musicista Gaspard Snow (Nicolas Duvauchelle) e la dolce sirena Lula (Marilyn Lima). Gaspard è un cantante rock sentimentale che si esibisce nello strepitoso cabaret-cafè parigino sito su una chiatta, il Flowerburger. Simbolo di un mondo incantato, eccentrico e romantico, in cui il sogno, la sorpresa e la libertà d’espressione costituiscono il biglietto da visita e la molla ad una speranza che fuori di lì sembra ormai appassita. Nel cuore del giovane affascinante e tormentato alberga il gelo della disillusione, conseguenza di amori delusi e naufragati. Gaspard vive tra arte e abitudini, lottando per salvare l’amato locale dal fallimento e tenere vivo il ricordo della madre defunta, anima e ispiratrice di quella culla di musica, passione e libertà. In una notte come tante, uscendo dal locale, viene attratto da un incantevole canto, e seguendolo si imbatte in una sirena, Lula, arenatasi lungo la Senna, ferita e impaurita. Decide così di portarla a casa, sistemandola nella sua vasca da bagno, medicandola e prendendosene cura. Lula si sorprende del mancato effetto che ha su Gaspard, spiegandogli come gli uomini, udendo la sua voce, ne vengano travolti e trafitti, senza scampo, innamorandosi perdutamente. Ma Gaspard sembra essere immune all’amore, avendo chiuso il suo cuore, divenuto gelido come la neve che costituisce il suo cognome. Eppure l’amore riesce a porre limiti all’impossibile, abbattendo barriere e convinzioni fortificate, rendendo vulnerabili anche i cuori più duri.  Amore impossibile tra incanto e sorpresa «I sorprenditori sono quelli la cui immaginazione è così potente da renderli capaci di cambiare il mondo». È questa l’anima del Flowerburger, il locale in cui Gaspard si esibisce e trova possibilità d’esprimere in qualche modo un amore dilaniato, attraverso l’arte, la musica e la forza della speranza. E l’amore è il più grande, potente e stravagante dei sorprenditori. Giunge […]

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Togo: la storia dietro la leggenda di Balto

“Togo – Una grande amicizia” | Recensione È tempo di lasciare spazio alla natura, rispolverare il rapporto tra l’uomo e i suoi amici animali. Ritorna sul grande schermo un grande del cinema americano, Willem Dafoe, protagonista di “Togo – Una grande amicizia”, straordinario racconto tratto da una storia vera. Il coprotagonista della pellicola è un Siberian Husky di nome Diesel, battezzato Togo solo sul set: “un eroe tanto forte quanto debole”, perché troppo piccolo rispetto alla media della propria razza e apparentemente destinato a soccombere. Si, perché fu proprio lui a salvare dall’epidemia di difterite del 1925 i bambini della città di Nome in Alaska, insieme ad altre squadre di cani che compirono un giro più breve rispetto alla sua. Una di queste squadre aveva come capo leader il Siberian Husky Balto, che molti conoscono grazie al cartone animato della Amblin di Steven Spielberg. Togo – Una grande amicizia: la trama Il nuovo film Disney ci riporta negli anni Venti del secolo scorso. In Alaska. Quando i collegamenti erano affidati per lo più alle slitte e il periodo invernale bloccava ogni contatto. Ma un’epidemia di difterite costrinse ad organizzare una staffetta di cani da slitta per trasportare l’antitossina in una condizione difficilissima. Al centro del racconto l’addestratore di cani Leonhard Seppala e il suo rapporto inizialmente difficile con Togo, che conosciamo fin da quando era un indisciplinato cucciolo di husky. Ma con il tempo tra l’uomo e l’animale si crea un legame di fiducia ed affetto reciproci, straordinari. In realtà quando l’emergenza difterite si manifesta in tutta la sua drammatica rilevanza, Togo ha già 12 anni, tanti per un cane. Ma Leonhard si fida totalmente di lui. Quindi partono insieme per un’impresa che rimarrà nella storia. Una storia vera per fare giustizia La vicenda di Togo è bella ma ingiustamente condannata dalla stampa. La staffetta tra le squadre di slitte, infatti, era composta da più corridori (una ventina di squadre per la precisione) ma se ne diede il merito solo all’ultimo, che arrivò a Nome provvisto di antitossina. Così facendo furono svalutati il resto degli eroi che si impegnarono a superare le intemperie del clima freddo e pungente del nord, al quale si aggiunse anche una tempesta di neve. In particolare una squadra percorse il tratto più lungo, quella capitanata da Togo, che attraversò parte dell’Alaska per salvare vite: le altre squadre percorsero circa 50 km ciascuna, quella di Togo ne percorse 425 km. Oggi la statua di Balto si trova esposta al Central Park di New York, mentre i meriti a Togo li ritroviamo in questo splendido film.   Foto in evidenza: https://www.cinematographe.it/recensioni/togo-una-grande-amicizia-recensione-film/

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Ultras, Lettieri e il suo primo lungometraggio

In anteprima per la stampa, il giorno 2 marzo è stato proiettato “Ultras”, il primo lungometraggio di Francesco Lettieri, famoso regista partenopeo conosciuto sia per i suoi cortometraggi sia, soprattutto, per i videoclip di artisti del calibro di Calcutta, Noyz Narcos, Thegiornalisti e Liberato, per citarne alcuni. C’è molta attesa riguardo l’uscita del primo lungometraggio targato Francesco Lettieri, fino ad oggi dedito alla regia di cortometraggi e videoclip musicali: il film, distribuito da Indigo Film e prodotto da Netflix in associazione con Mediaset, sarà proiettato in anteprima in sale cinematografiche selezionate, dal 9 al 10 marzo, mentre sarà disponibile nel catalogo Netflix a partire dal 20 dello stesso mese. Come ci fa sapere Lettieri stesso, Ultras è un film che vuole raccontare una storia d’amore tra un uomo e la sua squadra del cuore: quest’uomo è Sandro, cinquantenne capo degli Apache, gruppo di ultras con il quale ha condiviso, da sempre, la sua passione per la maglia azzurra della SSC Napoli e per la curva dello stadio; colpito da Daspo, Sandro avrà tempo per staccarsi dal mondo violento e passionale del tifo ultras, arrivando a veder vacillare quello che per una vita intera ha rappresentato un vero e proprio pilastro di fede, e comincerà a guardare oltre, scoprendo che forse la vita può ancora riservargli molto. Dall’altro lato abbiamo Angelo, adolescente che considera gli Apache la sua famiglia e che trova rifugio in questo gruppo, forse per sfuggire alla miseria della sua vita, fatta di un padre inesistente, un fratello morto anni prima, proprio durante gli scontri tra bande ultras, e una madre che non riesce a fare da genitore. Ultras: il dualismo dei Campi Flegrei Il set delle vicende messe in scena da Lettieri è l’area dei Campi Flegrei, vasta zona situata nel golfo di Pozzuoli, nota sin dall’antichità per la sua vivace attività vulcanica: l’occhio del regista ci presenta questa come una terra con un’anima dualistica, al contempo bellissima e maledetta, mitologica e degradata, onirica e da incubo, che riesce ad abbagliare i suoi figli con le sue doti da seduttrice, dietro le quali però si celano doni sgraditi quali la disoccupazione, la povertà, l’indigenza, quasi la perdita di umanità. Ed è forse anche a causa di questa condizione imposta per nascita che i protagonisti del film cercano riparo e rifugio in un altro tipo di fede, che è quella calcistica, ultras, a patto però di accettare le sue regole, i suoi codici di comportamento, i suoi dogmi, le sue gerarchie: essere un ultras non è un semplice passatempo, un hobby, è qualcosa di totalizzante, che agisce con forti ripercussioni anche, e soprattutto, sulla vita privata di coloro che decidono di immolare se stessi alla causa suprema del tifo e del supporto ad una squadra calcistica. Le scene più potenti e fluide del film sono proprio quelle corali, in cui sono tutti i personaggi ad agire insieme ed in contemporanea: dal punto di vista della regia, l’approccio risulta essere stilisticamente libero, in un alternarsi di molteplici tecniche, quali […]

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Cats. Il musical prende vita con la trasposizione cinematografica di Tom Hooper

Il 20 febbraio 2020 si torna a sognare con lo straordinario capolavoro musicale Cats. Il fantastico musical di Andrew Lloyd Webber prende ora vita, attraverso l’agognata trasposizione cinematografica ad opera del regista Tom Hooper, già conosciuto per Il discorso del re (2010), Les Misérables (2012) e The Danish Girl (2015). Prodotto da Monumental Pictures, The Really Useful Group, Amblin Entertainment, Working Title Films e distribuito da Universal Studios, Cats è un film basato sull’omonimo musical e sulla raccolta di poesie Il libro dei gatti tuttofare di T. S. Eliot. Cats. Trama Indimenticabili le note iniziali dell’Overture, che introducono lo spettatore in questo fantastico e bizzarro mondo felino. I protagonisti sono i gatti del quartiere di Jellicle, che si riuniscono in una notte speciale per l’annuale ballo. In tale occasione il vecchio gatto Old Deuteronomy (Judi Dench), amato e saggio leader, sceglierà il gatto che sarà insignito dell’onore di ascendere al paradiso dei Jellicle Cats, l’Heaviside Layer, o come viene menzionato nella trasposizione cinematografica italiana “Strato Ionizzato”, iniziando una nuova vita. A tal proposito ciascun gatto si presenta, raccontando con un canzone la propria storia. Il clima di festa viene turbato però da due avvenimenti: la comparsa in scena di Grizabella (Jennifer Hudson), un tempo gatta affascinante che, dopo aver lasciato il gruppo, si ritrova sola, abbandonata e disperata. Il secondo e più grave avvenimento è costituito invece dalle improvvise apparizioni del malvagio Macavity (Idris Elba), che rapisce Old Deuteronomy gettando gli altri Jellicle Cats nello sconforto. Per ritrovare il loro amato leader, i gatti chiedono aiuto al magico Mister Mistoffelees (Laurie Davidson). Una volta riunito il gruppo e tornata la serenità, riappare Grizabella, che con la struggente Memory chiede ai compagni di un tempo d’essere perdonata e riammessa fra loro. Old Deuteronomy concederà proprio a lei il privilegio di ascendere all’Heaviside Layer. La storia del musical Per comprendere appieno tale splendore cinematografico, è bene analizzare l’excursus del musical da cui prende vita. Ma occorre innanzitutto precisare che lo stesso musical è a sua volta un adattamento, che ha trovato ispirazione nella raccolta di poesie pubblicata nel 1939 dal poeta Thomas Stearns Eliot con il titolo originale di Old Possum’s Book of Practical Cats (Il libro dei gatti tuttofare). Tali poesie si presentano inizialmente come lettere scritte dal poeta per i suoi nipotini e solo successivamente pubblicate, ponendo al centro la psicologia e la vita sociale dei gatti. Sul finire degli anni ’70 il compositore di musical Andrew Lloyd Webber, già noto all’epoca grazie ai musical di successo come Jesus Christ Superstar, comincia a musicare alcuni componimenti di Eliot, fino a giungere a creare una vera e propria storia, che prende appunto forma nel 1981 con il fantastico musical. Uno spettacolo di enorme successo diviso in due atti, intitolato Cats, che racconta come anticipato la storia del particolare gruppo felino che si riunisce in una magica notte per stabilire chi avrà il privilegio di rinascere a nuova vita. Sono i Jellicle Cats, dal nome dell’omonimo quartiere in cui vivono, dotati di […]

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Greta Gerwig e il nuovo adattamento cinematografico di Piccole donne

Piccole donne torna ad incantare con la nuova e potente versione cinematografica della regista statunitense Greta Gerwig. Prodotta dalla Columbia Pictures e distribuita da Sony Pictures (per la pellicola originale) e Warner Bros. Entertainment Italia, la storia che ha sedotto adulti e piccini, ragazze e ragazzi torna nelle sale cinematografiche dal 9 gennaio 2020. Tratto dall’omonimo romanzo di Louisa May Alcott, il film di Greta Gerwig ha già ottenuto vari riconoscimenti, tra cui due candidature ai Golden Globe e cinque ai BAFTA. Piccole donne. Trama Piccole donne è la versione cinematografica del capolavoro Little Women scritto da Louisa May Alcott e pubblicato in due volumi, il primo nel 1868 e il secondo nel 1869 con il titolo Little Women, or Meg, Jo, Beth and Amy. La storia, ampiamente conosciuta ed apprezzata, è quella delle sorelle March, Meg (Emma Watson), Jo (Saoirse Ronan), Beth (Eliza Scanlen) e Amy (Florence Pugh). Quattro giovani donne, unite da un legame indissolubile e dalla determinazione a inseguire i propri sogni, pur tra le mille difficoltà e i problemi generazionali, economici e sociali, sullo sfondo della Guerra di secessione americana (1861-1865). Tra le quattro, la personalità più irriverente e carismatica è senza dubbio quella di Jo, che si distingue dalle altre per la sua indole indipendente e tomboy, alla perenne ricerca della libertà, che difende a spada tratta contro i dogmi sociali e l’invadente tradizione che considerano il matrimonio l’unica possibilità di scalata sociale e personale per la donna. Femminista convinta e ambiziosa scrittrice, Jo sprona continuamente le sorelle a credere in se stesse e nelle proprie potenzialità, ribellandosi a quel rigido sistema sociale che inibisce sogni e desideri. Un cast d’eccezione giunge ad interpretare le tenaci giovani donne, tra cui Emma Watson – amatissima nella saga di Harry Potter, vestendo i panni di Hermione Granger, e nel fantastico adattamento cinematografico La bella e la bestia (2017), in cui è la dolcissima e tenace Belle. Ma la protagonista indiscussa è Saoirse Ronan – già collaboratrice della Gerwig in Lady Bird (2017), esordiente in Espiazione (2007) e acclamata dalla critica in Brooklyn (2015). Come non notare il talentuoso Timothée Chalamet, che veste i panni di Laurie, galante amico innamorato di Jo, indimenticabile nello straordinario Call me by your name – Chiamami col tuo nome (2017). Piccole donne. L’inaspettato successo letterario Come accennato, Piccole donne è l’adattamento cinematografico del celebre romanzo di Louisa May Alcott, che giunge in Italia diviso in Piccole donne e Piccole donne crescono, il secondo caratterizzato da un arco temporale più vasto del primo. Il successo di Little Women (questo il titolo originale) fu incredibile, sorprendendo la stessa autrice, non credendo fino in fondo inizialmente nella qualità e bellezza del suo lavoro. Il libro si inscriveva nella tradizione della letteratura per ragazzi, prendendo contemporaneamente in prestito elementi dai romanzi d’amore ed esaltando il femminismo insito nell’indole della Alcott. L’autrice fece poi seguire due sequel Little Men (1871) e Jo’s Boys (1886). L’interesse suscitato dal capolavoro di Louisa rese l’opera trasversale, coinvolgendo non solo i ragazzi […]

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La Dea Fortuna. Il nuovo e personalissimo capolavoro di Ferzan Özpetek

A due anni da Napoli velata (2017), Ferzan Özpetek torna ad emozionare il pubblico raccontando i misteri e i tormenti dell’animo umano nel nuovo lavoro La Dea Fortuna. L’attesa di ogni nuovo film del regista turco – naturalizzato italiano – genera sempre patos e gioia, grazie agli enigmi, i turbamenti e i momenti magici che costellano le sue storie. Il suo modo “dolce-amaro” di declinare l’amore e la bellezza in ogni singolo aspetto e momento di vita rende i suoi lavori unici e peculiari. Dalle particolari colonne sonore all’originalità dei personaggi e delle trame, Özpetek è un’autentica garanzia: mirando dritto ai cuori, seducendoli attraverso il coraggio e la passione. La Dea Fortuna è il tredicesimo  lavoro di Ferzan, prodotto da Warner Bros Entertainment Italia, R&C Produzioni e Faros Film ed è nelle sale cinematografiche dal 19 dicembre 2019.  Il film vede ancora protagonista Stefano Accorsi, già collaboratore del regista italo-turco in Fate ignoranti e Saturno contro. L’eccellente cast viene completato da Edoardo Leo, Jasmine Trinca, Filippo Nigro (anche lui in Le fate ignoranti e La finestra di fronte) e l’immancabile portafortuna di Ferzan, Serra Ylmaz, voluta in ben sette film. La Dea Fortuna. Trama La storia pone ancora una volta al centro l’amore. Si tratta di un amore consolidato in quindici anni, quello di Arturo (Stefano Accorsi) – uno scrittore insoddisfatto, un tempo aspirante docente, ora costretto a ripiegare come traduttore – e Alessandro (Edoardo Leo) – idraulico gioviale ed empatico -, ma sempre più stancamente trascinato. La fiamma della passione, al principio divampata, sembra abbandonarsi progressivamente ad una deriva senza speranza, facendo precipitare la coppia in una crisi senza spiragli di risalita. Giunge a dare una sferzata a questo rapporto Annamaria (Jasmine Trinca), migliore amica di Alessandro, che lascia in custodia alla coppia per qualche giorno i suoi due figli di nove e dodici anni Sandro (Edoardo Brandi) e Martina (Sara Ciocca), a causa di personali problemi di salute. L’ingresso delle due giovani vite in quelle di Arturo e Alessandro smorzerà la spenta routine, portando un pizzico di magia e inducendo i due ad una scelta folle, un po’ irrazionale se vogliamo, ma autentico motore d’amore. La Dea Fortuna. I luoghi del set e le colonne sonore La vicenda del film si svolge nella città adottiva di Ferzan, Roma, in particolare a Palestrina, dov’è sito il Santuario della Fortuna Primigenia (luogo di lavoro per Annamaria), da cui il film trae titolo. Un bel ritorno nella città eterna, dopo Rosso Istanbul – ambientato nella sua patria natale – e Napoli velata – il cui intreccio si snodava fra i luoghi e le vie più famosi di Napoli. E Napoli fa ancora una volta capolino, grazie al bellissimo scorcio del Golfo con il Vesuvio in una scena della pellicola durante un viaggio da Roma in Sicilia dei protagonisti. E la Sicilia stessa diviene luogo del set, con le riprese girate tra Villa Valguarnera a Bagheria e la zona Vergine Maria di Palermo. Location suggestive, che incantano gli sguardi e incatenano i […]

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Pinocchio. Il nuovo capolavoro di Matteo Garrone

Ad oltre un anno dalla riuscitissima prova di Dogman (2018) – che valse a Matteo Garrone vari riconoscimenti, tra cui il Nastro d’argento e il David di Donatello come Miglior Film -, il regista romano torna ad emozionare il pubblico con una tra le favole italiane più note ed intramontabili al mondo, Pinocchio. Prodotta dalla casa Archimede insieme a Rai Cinema, Le Pacte, in associazione con Recorded Picture Company, e distribuita nelle sale cinematografiche da 01 Distribution il 19 dicembre 2019, la pellicola si basa sul romanzo di Carlo Collodi – pseudonimo del giornalista toscano Carlo Lorenzini – Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, pubblicato prima a puntate sul Giornale per bambini tra il 1881 e il 1882, successivamente come vero romanzo pubblicato nel 1883 dalla Libreria Editrice Felice Paggi. Pinocchio. Excursus cinematografico della storia Colma di pathos, allegria, caleidoscopio di personaggi, la storia di Pinocchio seduce nel tempo diversi registi. A cominciare da Giulio Antamoro con il suo Pinocchio uscito nel 1911, muto e con protagonista l’attore francese adulto Ferdinand Guillaume. Si giunge poi nel 1940 al colossal d’animazione Disney, che ha fatto sognare grandi e piccini. Nel 1972 la televisione ripropone la fantastica storia di Pinocchio attraverso uno sceneggiato in sei puntate Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini, con protagonista il piccolo Andrea Balestri nei panni di Pinocchio e uno straordinario Nino Manfredi in quelli di Geppetto. Nel 2002 ci prova Roberto Benigni, raggiungendo un grandioso risultato, con un forte coinvolgimento emotivo grazie alla sua magnifica interpretazione nei panni del burattino più famoso al mondo, e grazie alle meravigliose e melanconiche musiche di Nicola Piovani. Pinocchio. Trama E proprio Benigni è stato scelto da Garrone per il nuovo adattamento cinematografico, vestendo stavolta i panni di Geppetto, il povero falegname toscano che decide di fabbricare per sé un burattino senza fili, che possa fargli compagnia e dargli vanto. In corso d’opera, Geppetto si accorge che il pezzo di legno che modella a mo’ di burattino si anima, dotato di parola, movimento ed espressione. Decide così di battezzarlo Pinocchio, interpretato dal giovane Federico Ielapi, un burattino che si rivela subito disobbediente, spirito libero, insofferente al rispetto delle regole e allo studio. Pinocchio, lungo il suo percorso, vivrà una miriade di avventure, dall’esperienza al Teatro dei Burattini a quella nel Paese dei Balocchi, e conoscerà volti amici – come la dolce Fata Turchina, interpretata da Alida Baldari Calabria (da bambina), e Marine Vacth (da adulta). Ancora i famosi truffatori Gatto e Volpe, interpretati rispettivamente da Rocco Papaleo e da Massimo Ceccherini. Come dimenticare la voce della coscienza, il Grillo Parlante (Davide Marotta) e il giovane ed indomito Lucignolo (Alessio Di Domenicantonio), suo compagno di giochi e cialtronerie? Ognuno dei personaggi che costella le avventure di Pinocchio sarà edificante nel forgiare il suo carattere e assumere consapevolezza del fatto che alla felicità e alla serenità si giunge attraverso rispetto, dedizione e sacrificio, mirando a divenire un bambino vero (metafora del raggiungimento di tale condizione), grazie ai consigli della Fata. […]

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