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Eroica Fenice

La Tag: recensione film contiene 45 articoli

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Il Professore ed il Pazzo | Recensione del film con Mel Gibson e Sean Penn

Recensione del film con Mel Gibson e Sean Penn l Professore ed il Pazzo Il Professore ed il Pazzo è il primo film recitato insieme da due attori premi Oscar Mel Gibson e Sean Penn, i quali non hanno certo deluso le aspettative, tutt’altro. Le loro interpretazioni hanno, infatti, reso viva e carica di emozioni contrastanti una storia vera e poco conosciuta al pubblico del grande schermo: l’amicizia tra il filologo britannico James Murray, a cui venne affidato nel 1857 l’incarico di redigere l’Oxford English Dictionary e William Chester Minor, assassino folle rinchiuso in un manicomio criminale. La storia della lingua inglese è particolarmente affascinante e trova un momento decisivo nella realizzazione del primo dizionario completo che possa contenere il più alto numero di parole. Il Professore ed il Pazzo – Trama  Il film è la storia vera del professor James Murray (Mel Gibson) al quale viene affidata la redazione del primo dizionario al mondo che racchiuda tutte le parole di lingua inglese. Per far ciò il professore ha l’idea di coinvolgere la gente comune invitandola a mandare via posta il maggior numero di vocaboli possibili. Arrivato però ad un punto morto, riceve la lettera di William Chester (Sean Penn), un ex professore ricoverato in un manicomio, perché giudicato malato di mente. Le migliaia di lemmi che il Dr. Chester gli invia tramite posta sono fondamentali per la compilazione del dizionario che i due creeranno, diventando nel contempo amici.

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Alexander McQueen – Il genio della moda

Alexander McQueen – Il genio della moda é un giovane di origine britannica considerato un vero talento della moda, un genio tutto energia e istinto! Genio degli elementi fantastici, Alexander McQueen é stato definito come l’hooligan dell’ alta moda per il suo stile totalmente diverso dalle regole tradizionali dell’ alta moda. Stilista dallo stile spregiudicato ha saputo creare un connubio perfetto tra il mondo della moda ed il mondo dell’ arte con raffinata sensibilità creativa e il suo tocco eclettico gotico-punk. La sua visione della moda é contemporanea e talvolta é stata definita provocatoria ha cambiato il modo di percepire gli abiti sulla passerella, contrastando le regole dell’ old fashion system. Alexander McQueen – Il genio della moda – Trama Dal 10 al 13 marzo al cinema é stato proiettato con immenso successo il film documentario Alexander McQueen – Il genio della moda diretto da Ian Bonhôte e Peter Ettedgui. Un evento speciale dedicato al talento creativo, alla genialità e all’energia creativa dello stilista Alexander McQueen che ha segnato la storia della moda degli ultimi 20 anni. Tutti gli spettatori sono invitati a conoscere la storia di questo genio che rivoluzionò il mondo della moda attraverso il suo lavoro e presentando i suoi abiti di alta moda come fossero opere d’ arte. Nel film documentario ci sono le interviste di archivio dello stilista inglese A. McQueen, le numerose testimonianze dei collaboratori e dei parenti, tra cui la madre dell’ artista creativo e l’ amica-musa intensa Isabella Blow. Il film ripercorre l’ intera evoluzione del processo creativo dello stilista Alexander McQueen: da giovane artista della prestigiosa scuola di sartoria di Savile Row alla consacrazione nel mondo della moda, fino alla sua tragica, prematura morte all’età di 40 anni. Alexander McQueen – Elementi chiave del film documentario Cressciuto nell’East London, Alexander McQueen era un semplice ragazzo della working class inglese senza grandi prospettive. Dopo aver studiato presso la prestigiosa scuola di sartoria di Savile Row, lo stilista A. McQueen é entrato nel gruppo fiorentino Gucci dal 2001. Nel corso della propria carriera, Alexander McQueen ha vinto il riconoscimento di “stilista inglese dell’anno” per quattro volte dal 1996 al 2003 ed il consiglio Fashion Designer Awards lo ha premiato come “stilista dell’anno” nel 2003. La sua produzione é stata incrementata grazie all’apertura di nuove boutique a Londra, Milano e New York e nel 2003 ha collaborato con la Puma, realizzando la linea di scarpe di ginnastica. Nel 2011 ha firmato anche uno degli abiti da sposa più celebri quello di Kate Middleton, Duchessa di Cambridge. Alexander McQueen – Il genio della moda –  Analisi del suo stile creativo La moda del brand Alexander McQueen é un connubio perfetto tra stile dark, fascino teatrale ed un estro fuori dagli schemi. Tutti i suoi abiti sono caratterizzati da una sensibilità haute couture e un tipico tocco ribelle e punk. Nella moda anticonvenzionale dello stilista Alexander McQueen fondamentali sono gli accessori in particolar modo scarpe e borse. Durante le sue numerose sfilate sono state presenti in passerella […]

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Il coraggio della verità – The Hate U Give, un film di George Tillman Jr

In programmazione nei nostri cinema, Il coraggio della verità – The Hate U Give, è l’ultimo film diretto dal produttore, regista e sceneggiatore americano George Tillman Jr. Starr Carter (Amandla Stenberg) è una sedicenne afroamericana che abita a Garden Heights, un quartiere con un elevato tasso di criminalità e spaccio di droga dove a farla da padrone è la temuta gang dei King Lords. Di quest’ultima faceva parte il padre della giovane, Maverick (Russell Hornsby), che ne è uscito dopo aver scontato tre anni di carcere per coprire l’attuale capo della banda King (Anthony Mackie). Gli unici momenti di normalità della giovane – malgrado non si senta se stessa perché costretta a indossare una maschera che le ha permesso di integrarsi – sono quelli ritagliati nella scuola di bianchi benestanti dove la madre Lisa (Angela Hall) ha insistito per iscriverla. All’infuori di quel luogo protetto, Starr cresce in una realtà violenta dove le sparatorie sono all’ordine del giorno e la polizia se la prende anche con gli innocenti, colpevoli di essere persone di colore. Di questo la ragazza ne avrà prova quando verrà fermata di ritorno da una festa con l’amico d’infanzia Khalil (Algee Smith), da un’agente bianco che, dopo aver intimato al ragazzo di scendere dall’auto, in un momento in cui quest’ultimo cerca di tranquillizzarla, gli spara più volte uccidendolo. Da quel preciso istante la vita di Starr cambia irreversibilmente e dalla sua decisione di testimoniare o meno su come sono andate realmente le cose, dipenderà non soltanto la difesa della sua identità ma anche quella dell’intera comunità delle persone di colore che, dopo quest’ennesima violenza, non ha più intenzione di restarsene a guardare continuando silenziosamente a subire. Il coraggio della verità – The Hate U Give, nessuna azione è priva di conseguenze Il film è la resa cinematografica del romanzo e successo editoriale The Hate U give scritto dalla giovane americana Angie Thomas, pubblicato nel 2017. Il titolo, inoltre, rimanda a una frase del famoso rapper Tupac Shakur che espresse il suo pensiero sulla società nelle parole Thug Life che sono l’abbreviazione della frase “The Hate U Give Little Infants Fucks Everybody”, ossia, L’odio che si dà ai bambini frega tutti. Questo concetto ben riassume la realtà della razzista America contemporanea. L’intento della scrittrice prima e del regista dopo è stato, appunto, quello di dare visibilità a una susseguirsi di uccisioni nel loro Paese di giovani afroamericani incolpevoli da parte delle forze dell’ordine in un crescente abuso di potere che ha portato la popolazione a ribellarsi scendendo nelle strade per manifestare. Starr – di cui la Stenberg offre un’eccellente interpretazione così come il resto del cast del film – e Khalil sono due personaggi fittizi, eppure, la loro storia, potrebbe benissimo, considerati i fatti di cronaca statunitensi, essere vera e nella cruda semplicità con cui viene raccontata la trama si dimostra il reale potenziale di questa pellicola. Il coraggio della verità – The Hate U Give è un film il cui intento primario è quello di denunciare innanzitutto […]

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Boy Erased – Vite cancellate, il film diretto e interpretato da Joel Edgerton

Uscito oggi nelle nostre sale cinematografiche, Boy Erased – Vite cancellate è l’ultimo lavoro dell’attore e regista australiano Joel Edgerton. Jared Eamons (Lucas Hedges) è un giovane diciannovenne che vive con i genitori in una piccola città dell’Arkansas dove il padre (Russell Crowe) è il pastore della chiesa battista locale e gestisce un autosalone, mentre la madre (Nicole Kidman) fa la parrucchiera. Partito per il college, Jared conosce Henry (Joe Alwyn) che, una sera, abusa di lui sessualmente per poi, preso dal panico perché preoccupato per la sua reazione, avvisare il padre della sua vittima. Tornato a casa e dopo aver confessato la propria omosessualità, il ragazzo viene messo di fronte a una scelta: seguire un percorso di terapia volto al “recupero” e alla “conversione” dall’omosessualità o allontanarsi dalla casa paterna tagliando i ponti con i suoi cari. Jared, pur di non dare un ulteriore dispiacere ai suoi, decide di partecipare al programma “Rifugio” organizzato dal centro di recupero cristiano “Love in Action” alla cui guida vi è lo psicoterapeuta – nonché gay convertito – Victor Sykes (Joel Edgerton). Quest’ultimo non esita a ricorrere a metodi drastici che non hanno nulla che sia da considerarsi eticamente cristiano o medico e lo scontro tra lui e Jared è inevitabile. Il ragazzo, supportato dalla madre che ha capito cosa realmente accada al centro, abbandona il programma fermamente intenzionato a vivere la propria vita senza alcuna costrizione. Boy Erased – Vite cancellate : storia di una (sur)reale follia Basato sulla storia vera di Garrard Conley, il quale ha raccontato la sua esperienza nel suo libro Boy Erased: A Memoir pubblicato nel 2016, il film porta l’attenzione su un argomento delicato visto e considerato che, negli Stati Uniti, luoghi come il centro “Love in Action” esistono e operano legalmente in ben 36 stati del Paese. La storia, in questo caso, è quella di Garrard-Jared ma potrebbe benissimo essere quella di un altro ragazzo – o di una ragazza – tra le diverse centinaia di migliaia di quelli costretti ad andarci per ritrovare la smarrita retta via come dei moderni figli prodighi. Qui, però, non si tratta di ammettere un errore e tornare volontariamente sui propri passi per poi venire accolti a braccia aperte da un padre comprensivo. Si è, invece, costretti dal genitore incapace di accettare e comprendere – e anche di gestire e sopportare questa vergogna in pubblico – la vera natura del figlio. Il punto di forza di Boy Erased – Vite cancellate – attori e regia impeccabili a parte – è da ricercarsi nell’ aperta e nient’affatto velata denuncia di una realtà popolata da persone talmente bigotte, fanatiche, ignoranti e cariche di pregiudizio da far pensare, inorridendo, che si ci trovi in un secondo Medioevo e non nel Ventunesimo secolo.

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Porta Capuana di Marcello Sannino: il viaggio nel cuore di Napoli

Il viaggio nel cinema del reale, promosso da AstraDoc, ci ha condotti non lontano dalla sede del cinema stesso, nel cuore della città più cosmopolita e enigmatica di tutte (forse): la nostra Napoli. “Porta Capuana” è infatti il titolo del film presentato il 21 febbraio scorso, del regista Marcello Sannino. Il curatore del “TffDoc” al Torino Film Festival, Davide Oberto, accompagnato dal regista stesso, hanno introdotto la visione del film. Quest’ultima è stata preceduta dalla proiezione dei cortometraggi prodotti nell’ambito della terza edizione dell’Atelier di Cinema del Reale Filmap di Arci Movie Napoli. Il primo corto “Racconti dal Palavesuvio” di Luca Ciriello, indaga la realtà circostante alla struttura monumentale ma purtroppo abbandonata e degradata del “Palavesuvio” di Ponticelli, attraverso i racconti folkloristici degli abitanti del posto. Il secondo corto “Il vicino” di Alessandro Freschi, ci mostra la vita solitaria di un eroe popolare, Giovanni Nappi, che attraverso il canto cerca di donare gratis un sorriso a tutti coloro che lo circondano.  “Porta capuana” dentro il film di Marcello Sannino Il regista Marcello Sannino dice di aver assunto le vesti dello scultore in questo film documentario su Napoli, e di aver, attraverso le riprese, cercato di trarre fuori dal marmo una forma, o più forme, di una Napoli eclettica e in continuo mutamento. Porta Capuana diviene una sorta di varco spazio temporale, osservata in tutti i suoi angoli e in vari momenti della giornata, soglia di un mondo quasi irreale che è il magma fluido delle personalità che abitano la città. Punto focale per l’autore sono infatti le persone, nessun individuo sfugge all’occhio della macchina da presa di Marcello Sannino, sembra quasi veder scorrere sullo schermo un esemplare tipico per ogni personalità umana, nessun colore, stazza o età manca. Ciò su cui il regista pone la sua attenzione è il cosiddetto “paesaggio dei volti”, nonché una caratteristica che li attraversa tutti, lo spaesamento. Tutti sono di passaggio, caratteristica tipica del varco, eppure ognuno sembra essere lì e appartenere a quel luogo, esattamente come le pietre delle colonne della porta protagonista. Allo stesso tempo però tutti sembrano inadeguati. La porta è infatti principalmente frontiera, aperta oltre ogni politica restrizionistica. E Napoli diviene un contenitore eterogeneo di personalità provenienti letteralmente da ogni parte dell’emisfero. Ma lo spaesamento è sempre presente, la porta è il luogo dove si viene e si va, non dove si sosta. Nessuno è fermo, tutti continuano ad andare e venire. Il contrasto tra la monumentale fissità della porta e il fluire incessante di persone è evidente. Tutto cambia, eppure qualcosa resta impigliato in quelle mura, come se quel varco avesse la peculiarità di trattenere, e il passare da lì implicasse l’immutabilità; scene in bianco e nero, di decenni passati si succedono a scene moderne e attuali: ne è un esempio il doppio matrimonio, presente e passato, dove a cambiare sono solo i personaggi, forse le mode, non gli atteggiamenti, né i rituali. Inevitabilmente, vecchio e nuovo si fondono sulla soglia di Porta Capuana. Così come ci mostrano “Gli Arditi”, […]

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Olivier Ayache-Vidal in Il professore cambia scuola

Recensione del film Il professore cambia scuola di Olivier Ayache-Vidal Il film francese Il professore cambia scuola ha come protagonista il professore François (Denis Podalydès). Questo film è proiettato nelle sale cinematografiche dal 7 Febbraio 2019 e ha riscontrato approvazione sia da parte della critica francese  che da parte di numerosi spettatori. Un film sincero, estremamente umano e aperto alla speranza. Con questo prodotto cinematografico il regista Olivier Ayache-Vidal e l’attore Denis Podalydès hanno dato vita a un’indagine accurata sulla scuola pubblica e sul sistema didattico che risulta fragile su svariati aspetti. Il film di Olivier Ayache-Vidal Il professore cambia scuola – Trama Il professore, interpretato dall’espressivo e talentuoso attore Denis Podalydès, dopo aver esibito alcune sue teorie sulla didattica a una funzionaria ministeriale per impressionarla,  si ritrova da un giorno all’altro a insegnare nella più dimenticata periferia parigina. Inizialmente scoraggiato dall’inefficacia dei suoi metodi con la nuova e vivace classe multiculturale, François capisce che dovrà adoperare un altro metodo di insegnamento per farsi ascoltare dai suoi ragazzi e farli appassionare alle sue lezioni. Questa emozionante commedia francese di Olivier Ayache-Vidal con l’attore della comédie-française Denis Podalydès e l’attore Abdoulaye Diallo è un film sull’ importanza del ruolo degli insegnanti e sulla possibilità per tutti i ragazzi di credere nelle proprie capacità, trovare la fiducia in se stessi ed inseguire con coraggio le proprie passioni. Il metodo di insegnamento dei docenti dovrebbe fondarsi sull’ascolto attivo, sulla comprensione e sull’ incoraggiamento. Il punto di vista di Olivier Ayache-Vidal e gli elementi chiave del film Questo film è stato ritenuto un’opera d’arte del mondo della scuola, delicato, toccante e con una giusta dose di comicità che dona agli spettatori un lato ironico. Indaga con accuratezza il mondo della scuola pubblica, l’insegnamento e i problemi delle periferie che condizionano la condotta degli allievi. Il regista Olivier Ayache-Vidal ha voluto dar vita alla commedia francese Il professore cambia scuola, un film sociale che va alla ricerca dell’autenticità dei sentimenti dei ragazzi che si nasconde dietro atteggiamenti aggressivi e ricchi di paura da parte di adolescenti spaventati. Il regista ci spiega come è nata questa commedia: «di fronte a una situazione che va oltre le sue previsioni il professore François si rende conto che uno stesso metodo non produce i medesimi effetti ovunque. Questa sensazione spaventosa ed eccitante della necessità di una ricerca perpetua di una pedagogia adatta a ciascun caso è l’ argomento chiave che ha guidato il mio lavoro e che il film cerca di proporre. Esiste una scena significativa quando il professore François lotta per convincere gli alunni poco motivati a leggere un libro, in quel momento cruciale si percepisce che non sono gli alunni a doversi adattare a lui, ma il contrario».  Alla domanda«Conoscere una materia non vuol dire avere le doti pedagogiche adatte per insegnarla?» il regista Olivier Ayache-Vidal risponde: «È esattamente questa la questione. Sono due aspetti molto diversi che costituiscono l’insegnamento. È come un pilota di F1 che non è detto abbia le capacità per essere un buon insegnante di […]

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Io sono Mia. La rivincita di Mimì come storia di amore e coraggio

RAI Fiction torna a presentare un nuovo commovente prodotto Io sono Mia. Omaggio alla straordinaria voce italiana Mia Martini o Mimì, distribuito prima nelle sale cinematografiche il 14, 15 e 16 gennaio 2019 e successivamente in onda in TV su Rai1 il 12 Febbraio 2019. Brividi e commozione trasmessi da un magnifico biopic musicale diretto da Riccardo Donna e dall’interpretazione di un’immensa Serena Rossi, assolutamente all’altezza dell’arduo e quasi impossibile compito. Io sono Mia. La trama Il film narra la storia incredibile e sofferta di una delle più straordinarie voci nel panorama della musica italiana del XX°, Mia Martini. Si alza il sipario sull’anno 1989, quando la figura di Mimì percorre i corridoi che da dietro le quinte portano al palco dell’Ariston. È il ritorno sulle scene della cantante calabrese, con la partecipazione ostacolata a Sanremo, dopo anni di ritiro. Segue il racconto della sua vita, attraverso un’intervista con la giornalista Sandra, ripercorrendo gli inizi difficili della sua carriera, il conflittuale e duro rapporto con il padre, la storia d’amore con il fotografo Andrea (personaggio inventato e con probabile riferimento al cantautore Ivano Fossati), che segna un po’ il suo amaro destino sentimentale. Si giunge al racconto del baratro in cui Mimì sembra precipitare, insieme ad una carriera stroncata dall’infamante marchio della sfortuna, che comincia dagli anni Settanta a perseguitarla come un’ombra funesta. Segue il buio, la sofferenza, la resa fino ad una radiosa rinascita, proprio in occasione della sua partecipazione al Festival di Sanremo nel 1989. Impeccabile nella sua pelle una talentuosa Serena Rossi. Come afferma l’amata sorella Loredana Bertè: «Serena ha preso delle cose specifiche di Mimì, che in pochi conoscevano: come si muoveva, i suoi scatti, la sua malinconia e il dolore che provava dentro, ma che non dimostrava spesso. È stato impressionante: in certe scene è sembrata proprio Mia». L’attrice e cantante partenopea ha tenuto incollati allo schermo cuori e lacrime di emozione immensa, aiutando mirabilmente gli spettatori a percorrere quell’anima sensibile e forte, tenace e caparbia, ma soprattutto appassionata. Io sono Mia è infatti la storia di un’artista fantastica, innanzitutto donna straordinaria, che ha vissuto un’esistenza tormentata, ma sempre proiettata all’amore e alla passione con ogni fibra del suo essere. Voce inimitabile, talento a tratti temuto, ad altri osannato, in un altalenante vortice di soddisfazioni e dolori. Io sono Mia è la storia portata in auge della vergognosa leggenda che ne ha attentato in vita il talento e la sensibilità, lasciando spazio alla fragilità e alla sofferenza. Un dolore esorcizzato poi dalla mirabile interpretazione sanremese sulle note di Almeno tu nell’universo. Fu una prova, una rinascita per una vita soffocata per troppo tempo da maldicenze, pregiudizi e falsità. Io sono Mia è la storia di rivalsa, di un coraggio mai eclissato, di una lotta perpetrata con ogni lacrima, con ogni nota e con ogni respiro. Io sono Mia. I successi e una carriera inabissata da sofferenze e maldicenze bigotte Il successo di Mimì comincia nel 1972 con Piccolo uomo, che la consacra come una delle […]

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Green Book, storia di un’incredibile amicizia

Green Book: un’amicizia aldilà del pregiudizio | Recensione Basato sulla storia vera dell’amicizia nata nell’America degli anni Sessanta tra un buttafuori italoamericano, Tony Vallelonga, e un pianista afroamericano, Don Shirley, Green Book è l’ultimo film diretto dal regista statunitense Peter Farrelly. Siamo nel 1962, Tony “Lip” Vallelonga (Viggo Mortensen) si ritrova senza impiego dopo la chiusura di uno dei più noti night club di New York dove lavorava come buttafuori. Per provvedere alla sua famiglia, Tony accetta di accompagnare il famoso compositore e pianista jazz afroamericano Don Shirley (Mahershala Ali) nel tour che lo vedrà impegnato a esibirsi in diversi concerti nel sud razzista degli Stati Uniti. Nel lungo viaggio che li attende, i due saranno costretti a seguire le indicazioni riportate nel Libro Verde – il film prende il suo titolo proprio dalla guida automobilistica, chiamata appunto Green Book, dove erano elencati gli alberghi e i ristoranti nei quali avevano accesso le persone di colore – venendo coinvolti in situazioni spiacevoli e pericolose. La vicinanza, inizialmente forzata ma a poco a poco mutata in piacevole compagnia, porterà Tony e Don a conoscersi meglio e ad apprezzarsi sinceramente, gettando le basi per quella che diventerà un’amicizia vera capace di andare oltre le differenze legate all’estrazione sociale, alla provenienza e al colore della pelle. Green Book, una commedia drammatica dall’alto valore umano Con ben cinque nomination per i prossimi Oscar – e tre premi vinti ai Golden Globe –, Green Book è la testimonianza di fatti avvenuti quasi sessant’anni fa, eppure potrebbe benissimo parlare di una storia dei nostri giorni tanto la trama è attuale. Grazie alla sua semplicità, il film colpisce ancora di più proprio perché vuole mostrare, senza esagerazioni ma riportando solo quello che realmente è accaduto, come sia stato possibile per due persone diametralmente opposte instaurare un rapporto di amicizia e di rispetto reciproco impensabile – ma non per questo impossibile – in quegli anni in cui il “diverso da sé” era considerato inferiore. Don Shirley – interpretato impeccabilmente dal premio Oscar Mahershala Ali, che ne ha riportato sullo schermo la determinazione, la bravura, la forza così come la debolezza – decise di compiere e portare a termine il tour organizzato dalla sua casa discografica nonostante sapesse a cosa sarebbe andato incontro. Nel film, infatti, il suo personaggio viene rappresentato per quello che era: un virtuoso del piano, capace di incantare chiunque lo ascoltasse, sensibile e non certo indifferente alle umiliazioni subite oltre che estremamente solo. Per questo, il rapporto nato con Tony Vallelonga – del quale Viggo Mortensen offre un’interpretazione che lo rende da subito simpatico per i suoi modi goffi e rozzi ma capaci di grande umanità – può risultare inizialmente incomprensibile vista la lampante diversità nei modi esistente tra i due. Eppure, sarà proprio questa diversità a unirli, permettendo loro di andare oltre la prima impressione per cogliere e imparare ad apprezzare la reale natura – imperfetta quanto fragile – celata dietro i comportamenti di entrambi. Green Book è un ottimo film sotto tutti i punti […]

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Creed II, l’atteso sequel di Creed – Nato per combattere

Diretto dal regista Steven Caple Jr., Creed II, in programmazione dal 24 gennaio, è il sequel del film Creed – Nato per combattere del 2015. Adonis Creed (Michael B. Jordan) è ormai diventato un pugile professionista grazie a un indubbio talento e all’appoggio del suo allenatore Rocky Balboa (Sylvester Stallone). Bravura, impegno e passione gli hanno permesso di vincere l’agognata Cintura del Mondo nella categoria dei pesi massimi. Dopo la vittoria, il giovane chiede alla sua ragazza Bianca (Tessa Thompson) di sposarlo e, di lì a poco, la coppia scopre di essere in attesa del loro primo bambino. In concomitanza a questa lieta notizia, Adonis viene sfidato da un rivale il cui nome riapre ferite mai rimarginate. Si tratta infatti del russo Viktor Drago (Florian Munteanu), figlio dell’odiato Ivan (Dolph Lundgren), l’uomo che, trent’anni addietro, uccise durante un incontro il padre di Adonis, il grande Apollo. I due si affrontano in un primo match e ad avere la peggio è l’americano che, nonostante gli avvertimenti del fidato Rocky di non combattere, ne esce malridotto e con l’autostima intaccata. Sarà soltanto dopo un periodo di riposo e di duro allenamento che Adonis si scontrerà nuovamente contro Viktor in un incontro senza esclusione di colpi che costringerà uno dei due giovani lottatori a gettare la spugna. Creed II, il match delle emozioni Impregnato dal primo all’ultimo secondo di una nostalgia quasi palpabile visti i tanti collegamenti e rimandi al passato – sempre vivido nella memoria dei protagonisti quanto in quella dei fan – delle imprese del mitico Rocky Balboa, ora “sostituito” dal giovane Apollo Creed, il film colpisce non tanto per la messa e resa in scena degli incontri di boxe – impressionantemente realistici – quanto per l’intensa carica psicologica e sentimentale che lo pervade. L’attenzione, infatti, è tutta concentrata sui motivi che spingono, Adonis da un lato e Viktor dall’altro, a combattere. Infatti, più che la vittoria sportiva, entrambi sono alla ricerca di un riscatto personale che ha ragioni e radici ben più profonde della “semplice” conquista del titolo mondiale. Il regista porta gli spettatori a comprendere l’intima psicologia dei due pugili che lottano per ottenere un diverso tipo di riscatto. Adonis, in un primo tempo animato dal desiderio di vendetta contro il figlio dell’uomo che lo ha fatto crescere senza le attenzioni e l’amore del padre, comprende che, lasciandosi spingere dalla rabbia non soltanto non riuscirà a battere il suo avversario, ma non potrà fare pace con i demoni del suo passato e vivere appieno il futuro che lo aspetta insieme alle persone che lo amano e che tengono a lui. Viktor, invece, sembra essere un automa guidato da Ivan convinto che, battendo lo storico nemico americano, possa avverarsi il riscatto dell’onore e della gloria persi anni addietro e che sono costati ai Drago la loro fama presso i connazionali ma, soprattutto, l’abbandono di Ludmilla (Brigitte Nielsen), moglie del primo nonché madre del secondo. Creed II è sì una pellicola incentrata sull’antagonismo sportivo – una rivalità durata decenni – ma […]

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Van Gogh: “La follia è una benedizione per l’arte!”

«La follia è una benedizione per l’arte!» Questa é una delle più importanti citazioni del film Van Gogh sulla soglia dell’ eternità interpretato magistralmente dall’attore statunitense Willem Dafoe e diretto dal regista Julian Schnabel. Si tratta di un film importante e di grande sensibilità, dedicato al genio incompreso Van Gogh un maestro senza tempo. Vincent Van Gogh era un pittore istintivo e sregolato che dipingeva senza mai correggersi, prendendo per buone sempre i primi colpi di pennello. Le sue pennellate erano brevi e nervose che esprimevano il mondo interiore dell’ artista. Considerato dalla critica un capolavoro filmico Van Gogh sulle soglia dell’ eternità é proiettato dal 3 Gennaio 2019 nelle sale cinematografiche e vanta già un record di incassi. Van Gogh sulla soglia dell’ eternità – Trama Film Il film “Van Gogh: sulla soglia dell’eternità” prosegue con un ritmo ben determinato che riassume con grazia ed eleganza i 3 momenti chiave della vita del pittore Van Gogh. La prima tappa fondamentale é l’incontro tra Van Gogh (William Defoe) e Gauguin (Oscar Isaac) e il loro soggiorno ad Arles, il secondo momento é il ricovero al manicomio di Saint-Rémy ed il terzo é la permanenza di Van Gogh ad Auvers, dove il pittore mori’ misteriosamente. Tra Vincent Van Gogh e suo fratello Theo (Rupert Friend)vi era un rapporto viscerale che si evince durante tutto il film. Theo, convinto sostenitore dell’arte di Vincent, cercò di supportare il fratello con tutti i suoi mezzi fino alla morte del pittore. È di sole che ha bisogno la salute e l’arte di Vincent van Gogh, insofferente a Parigi e ai suoi grigi, il pittore olandese Vincent si trasferisce da Parigi ad Arles nel sud della Francia poiché la sua arte e la sua salute hanno un’ immensa necessità di sole e di vitalità, si ritrova a contatto con la forza misteriosa della natura. Vincent Van Gogh ha sfidato i suoi contemporanei che hanno biasimato la sua arte a tal punto da renderlo folle. Bandito dalla ‘casa gialla’ e ricoverato in un ospedale psichiatrico, lo confortano le lettere di Gauguin e le visite del fratello Theo. Van Gogh sulla soglia dell’ eternità – Caratteristiche del film e del protagonista  Il regista Schnabel, trasportato come Van Gogh dalla luce della Provenza coglie quel passaggio folgorante che viene ritratto spesso nei dipinti del pittore olandese. Tutta la storia di Vincent Van Gogh, come quella di Gauguin, è segnata dal destino, marcata dall’insuccesso, e dall’incomprensione dei contemporanei che per questo motivo conduce l’artista all’isolamento. L’arte di Van Gogh contraddistinta da campi di grano, fogliame d’autunno, cipressi monumentali, giardini selvatici, fiori floridi, fondali gialli, arancio ardente dei crepuscoli, é colore vivo rovesciato sulla tela come magma incandescente, opere d’ arte poco apprezzato dai suoi contemporanei. Alieno al mondo che lo circondava, l’artista Van Gogh esprimeva un malessere profondo, una disperazione totale e una lucidità intensa che lo rendeva spesso odioso agli altri. L’ attore Willem Dafoe interpreta con successo il pittore Van Gogh esprimendone con gli occhi la visionarietà. Si […]

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