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Eroica Fenice

La Tag: recensione film contiene 34 articoli

Cinema & Serie tv

Bohemian Rhapsody. La Leggenda di Freddie Mercury torna a splendere

Il 29 novembre è uscito nelle sale italiane Bohemian Rhapsody il film che racconta la straordinaria storia dei Queen. L’unica cosa più straordinaria della loro musica è la sua storia. Questo l’incipit che acclama a gran voce il ritorno dei Queen sugli schermi. Bohemian Rhapsody prende forma attraverso un biopic musicale uscito nelle sale cinematografiche italiane il 29 novembre 2018. Così attesa da mesi, la pellicola, guidata dal duplice timone di Bryan Singer e Dexter Fletcher e distribuita da 20th Century Fox, non poteva puntare a un protagonista più adatto di Rami Malek ad interpretare il frontman dell’eccezionale band britannica. Il film focalizza l’attenzione del pubblico sui primi quindici anni di carriera musicale della celebre rock band, dalla formazione (1970) fino allo straordinario concerto Live Aid (1985). Bohemian Rhapsody. Trama Bohemian Rhapsody ricostruisce l’escalation al successo dei Queen, il cui nome fa ancora vibrare i cuori all’unisono con la travolgente voce di Freddie Mercury. E la sua storia in particolare ne diviene protagonista, tra sogni di gloria, tenacia, creatività, coraggio ed immenso talento. Farrokh Bulsara, questo il nome di battesimo del re della rock music di origini indiane. Trasferitosi con la famiglia da Bombay in Gran Bretagna per terminare gli studi, Freddie sa di essere in potenza una leggenda, destinato alla gloria grazie all’innato talento per la musica e ad una presenza scenica venerata anche dalle più famose star, come David Bowie. Così, conosciuti nel 1970 il chitarrista Brian May e il batterista Roger Taylor, comincia la meteorica scalata al successo, con la successiva aggiunta alla band del bassista John Deacon. Dalla Gran Bretagna il decollo, grazie alla collaborazione discografica con la EMI. Intanto Freddie, che sente sempre più stretta su di sé la cultura stereotipata delle origini, cambia legalmente cognome in “Mercury”, in onore al mitologico messaggero degli dei. E Freddie è l’ideatore del nome della band “Queen”, col desiderio di dare forza, regalità, universalità e impatto alla loro musica, mai inscritta totalmente in un unico genere. La storia dei Queen e del loro successo affianca in Bohemian Rhapsody quella privata del frontman, alla scoperta di se stesso, dei suoi desideri e dell’autentico amore che lo rapporta alla famiglia biologica e a quella acquisita dei suoi colleghi di spartito. Le vicende si susseguono per quindici anni, passando per la crisi esistenziale di Freddie Mercury e alle dure decisioni prese. Fino al 1985, anno dell’iconico concerto, ricordato come una delle performance più inedite della storia musicale, il “Live Aid”, e della drammatica scoperta dell’AIDS di cui Freddie risultò affetto, stroncandogli la vita a soli quarantacinque anni nel 1991. Bohemian Rhapsody. Il biopic musicale dell’anno L’attesissima pellicola fa pulsare i cuori al ritmo dei bassi suonati e del range vocale impressionante di Mercury che superava le quattro ottave, regalando brividi ed emozioni intense ed inebrianti. Certo la perfezione non è di casa, in quanto l’intera vicenda presenta licenze non rispondenti ai reali accadimenti. Ma guardando oltre il velo dell’etichetta e del sincronismo, si arriva ad amare un film reso grandioso e […]

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Michael Moore all’AstraDoc, ecco Fahrenheit 11/9

AstraDoc prosegue con Fahrenheit 11/9 Un affresco ironico e provocatorio sull’America dei nostri giorni. Michael Moore, Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 2004, torna con Fahrenheit 11/9. La proiezione è avvenuta al Cinema Astra di Via Mezzocannone, nell’ambito della rassegna AstraDoc. Manifestazione che permette al pubblico napoletano di visionare i migliori documentari realizzati nell’ultimo periodo. Dopo l’apertura con I villani di Daniele De Michele, AstraDoc prosegue il suo programma con Last Men in Aleppo e La strada dei Samouni. Un’occasione per prendere atto di realtà sconosciute, che grazie al mezzo espressivo del documentario diventano estremamente fruibili e godibili. L’elezione di Donald Trump è il tema centrale di Fahrenheit 11/9. Il presidente americano più discusso e controverso della storia. Moore, dopo l’11 settembre di Fahrenheit 9/11, sposta l’ attenzione su un’altra significativa data, il 9 novembre 2016. Il giorno in cui Donald Trump è stato eletto 45esimo Presidente degli Stati Uniti. Il documentario non prende di mira solo l’attuale inquilino della Casa Bianca, ma anche le politiche dei Democratici e dei Repubblicani che hanno portato all’attuale situazione politica. Moore riconduce scherzosamente la situazione d’oltreoceano a pochi eventi, estremamente grotteschi. In particolare, la crisi idrica della cittadina del Michigan, Flint, ed il compenso maggiore di Gwen Stefani rispetto a Trump nel programma The Apprentice. Il regista americano sa bene che questi sono solo stratagemmi per incanalare la rabbia dello spettatore. In realtà la crisi attuale è rinvenuta in una serie di episodi succedutesi nel tempo, a partire dagli anni novanta con la “liberalizzazione” dei democratici. In tale contesto, Moore non risparmia critiche né attacchi a nessuno, da Clinton a Obama, rei di avere spostato troppo a destra le politiche del proprio partito. Il ritorno di Michael Moore Il regista, nonostante il quadro così oscuro, non si perde d’animo concentrandosi sui segnali di speranza emersi recentemente negli Stati Uniti. Situazioni ancora poco conosciute per certi versi in Europa, ma che hanno ottenuto una cassa di risonanza notevole oltreoceano. L’elezione di numerose donne nelle recenti elezioni di mid-term in primis, che hanno permesso un parziale svecchiamento del Partito Democratico. Ma anche le rivolte studentesche, con file di giovani in rivolta contro le politiche repubblicane e le lobby delle armi. Non potendo esprimere un giudizio completo su Trump, a metà esatta del suo mandato, il tycoon diviene così il pretesto per un viaggio nell’America profonda. La forza e la debolezza di Moore, al tempo stesso, è quella di aver realizzato un lavoro perfettamente coerente con quelli precedenti. Lo stile di Moore, specie se raffrontato al panorama informatico attuale, appare infatti a tratti anacronistico. Quando Moore si reca fuori la villa del governatore del Michigan per innaffiare il suo giardino, sembra di essere tornati in un qualche programma demenziale degli anni novanta che credevamo di avere dimenticato. Lo stesso raffronto tra l’Americana odierna con la Germania hitleriana appare troppo semplicistico, non supportato da adeguate tesi, scadendo dunque nel già sentito. Fahrenheit 9/11 di Michael Moore è però un documentario da vedere e di cui discutere. […]

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Il vizio della Speranza di Edoardo De Angelis | Recensione

Dal 22 novembre 2018 è proiettato nelle sale italiane l’ultima opera di Edoardo De Angelis: Il vizio della Speranza. Il film, vincitore al Festival del Cinema di Roma del Premio del Pubblico BNL, è una storia di coraggio, determinazione e solidarietà in una terra, Castelvolturno, in cui il lieto fine è difficile da raggiungere, ma non impossibile. Accompagnati dalle musiche di Enzo Avitabile, la pellicola trasporta lo spettatore in un mondo denso di simbolismo, senza alterare il difficile contesto che fa da sfondo alla vicenda. Il vizio della Speranza – La trama Lungo il corso del Volturno, fra immondizia e abusivismo, scorre la vita di Maria (Pina Turco), ragazza segnata dal dolore sia nel corpo che nell’anima da un terribile evento accaduto nella sua infanzia. Figlia dedita alle cure della madre Alba (Cristina Donadio) e braccio destro di Zì Marì (Marina Confalone) maîtresse astuta e dal fare materno, Maria trascorre la sua vita rispettando il ruolo che le è stato assegnato, e assicurandosi che le ragazze “alle sue dipendenze” eseguano gli ordini. Coinvolta in prima persona in un traffico di neonati, con il compito di traghettare le donne incinte fino al punto di incontro per il fatidico scambio, la sua esistenza riceve una piega inaspettata quando prende vita in lei il seme della speranza. Nonostante sia consapevole del calvario che l’attende, e affiancata dal suo fedele pitbull, Maria intraprende un cammino costellato non solo dalla miseria ma anche dalla solidarietà, poiché l’una non può esistere senza l’altra. Il vizio della Speranza – La regia Dopo il successo di Indivisibili con la vincita di sei David di Donatello, Edoardo De Angelis torna con una nuova e suggestiva storia. Anche stavolta lo scenario è la Campania, nello specifico Castelvolturno, e anche stavolta il regista napoletano decide di affidare la maestosità dei suoi paesaggi a Ferran Paredes Rubio con cui aveva già collaborato per la realizzazione di Perez. Con un cast prevalentemente al femminile, eccezion fatta per Massimiliano Rossi (Mozzarella Stories, Indivisibili) perfettamente calato nel ruolo del solitario Carlo Pengue, il film prende spessore innanzitutto dalla recitazione di Pina Turco(La Parrucchiera) e Marina Confalone(Così parlò Bellavista, Amiche da morire)che riescono a conferire ai rispettivi personaggi una propria identità a partire dalle movenze e dagli sguardi che gli imprimono. La pellicola si presenta come una rivisitazione tutt’al femminile della Sacra Natività, con continui riferimenti alla Madonna cristiana tramite le diverse donne che si succedono sullo schermo e al ruolo che ricoprono, tutti improntati al tema della maternità. A rendere il film più leggero, oltre all’ingenuità fanciullesca di Virgin interpretata da Nancy Colarusso, sono i simbolismi che aiutano lo spettatore a comprendere gli stati d’animo dei protagonisti ed i loro sentimenti, utilizzando a questo scopo non solo gli animali ma anche alcuni specifici oggetti, come l’emblematica felpa di Maria che presenta la stessa fantasia della trapunta con cui viene coperta dopo essere stata tratta in salvo, oppure tramite la vecchia giostra di Pengue (riferimento ai 400 colpi di Truffaut) che, come afferma il regista, “attraverso il movimento centrifugo si […]

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Animali fantastici 2 – I crimini di Grindelwald: la recensione del film

Animali fantastici 2 – I crimini di Grindelwald sbarca finalmente nei cinema italiani dal 15 novembre 2018: una luce per tutti gli amanti del mondo magico orfani della saga di Harry Potter. Il secondo spin-off della serie cinematografica di Harry Potter, Animali fantastici 2 – I crimini di Grindelwald, è sbarcato in Italia il 15 novembre 2018, due anni dopo l’uscita di Animali fantastici e dove trovarli nel novembre del 2016, portando con sé la magia, il mistero e il sapore di casa di cui tutti gli amanti del mondo magico si sentivano orfani. Chi è cresciuto impiastricciandosi le mani e i pensieri con l’inchiostro della saga di Harry Potter, sa che certe storie ti rimangono appiccicate addosso per tutta una vita come una cicatrice a forma di saetta, e che ti fanno ricordare che sei rimasto con Harry fin proprio alla fine. Chi è cresciuto con Harry, da ragazzino non ha costruito case sugli alberi o rifugi di cuscini e plastica, ma ha edificato il proprio personale rifugio tra quelle pagine piene di magie, Strillettere, mantelli dell’invisibilità, Cioccorane, bacchette di sambuco, creature fantastiche e personaggi dai nomi parlanti e dalle storie sempiterne, e continuerà sempre a cercare quelle pagine anche da adulto, quando gli occhi si saranno fatti meno limpidi e il maghetto di undici anni sembrerà solo un ricordo sbiadito e scomparso dopo un incantesimo Oblivion. Quel maghetto che avrebbero conosciuto tutti i bambini, come profetizzava J.K. Rowling, quel maghetto che ha salvato vite, recuperato infanzie e squarciato adolescenze solitarie e che avevano, come unica scintilla di luce, un Lumos sprigionato da una pagina ingiallita o dallo schermo di un pc nel perimetro di una cameretta. Perché anche nei momenti bui, è importante ricordarsi di accendere la luce, come diceva Albus Silente. Dopo la conclusione dei libri della saga di Harry Potter e della serie cinematografica, una flebile luce si è accesa per tutti gli amanti del mondo magico: una nuova serie di film spin-off ambientati prima delle vicende di Harry e dei suoi amici a Hogwarts (a partire dal 1926 e destinata a ricoprire circa un ventennio) e incentrata sulla figura del magizoologo Newton “Newt” Artemis Fido Scamander, autore del libro (menzionato nei libri di Harry Potter e utilizzato dagli allievi di Hogwarts per studiare le creature magiche) Gli animali fantastici: dove trovarli. Animali fantastici 2 – I crimini di Grindelwald: un rapporto molto più stretto col mondo di Hogwarts, rimandi continui e approfondimenti Newt Scamander e Harry Potter sono due protagonisti apparentemente agli antipodi, eppure con molti più punti in comune di quanto non sembrerebbe ad un primo sguardo veloce. Harry era impulsivo, sanguigno, scisso tra luci e ombre, tra la lingua umana e il serpentese,  reso incosciente dalla giovane età e dalle continue voci che lo laceravano dall’interno e con una certa dose di disprezzo per le regole (non dimentichiamo che era pur sempre figlio di un Malandrino!), mentre Newt, interpretato da un magistrale e camaleontico Eddie Redmayne, ha una psiche molto più delicata, sfumata e rarefatta. Come Harry, […]

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Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni: la nuova rivisitazione cinematografica

Nuova distribuzione da parte di Walt Disney Picture, che rilancia nelle sale cinematografiche la magica storia de Lo Schiaccianoci, con varianti nel racconto e il nuovo titolo Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni. In uscita al cinema il 31 ottobre 2018, il film raggruppa un cast d’eccezione con Keira Knightley (nel ruolo di Fata Confetto), Morgan Freeman (il Signor Drosselmeyer), Helen Mirrer (Madre Cicogna), Matthew Macfadyen (Signor Stahlbaum, padre di Clara) e la giovanissima Mackenzie Foy – già nota agli schermi nel ruolo di Murph in Interstellar (2014)  e di Renesmee Cullen in Breaking Dawn – Parte II (2012) – , nel ruolo della protagonista Clara. Diretto dalla doppia regia di Lasse Hallström e Joe Johnston, Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni si rifà al racconto originario Schiaccianoci e il re dei topi (1816) di E.T.A. Hoffmann, e più precisamente alla versione meno cupa proposta da Alexandre Dumas padre nel 1845, quella che ha poi ispirato il celebre Repertorio di Balletto Lo Schiaccianoci, musicato dall’incantevole genio di Pyotr Ilyich Tchaikovsky. Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni. Dalla trama originale…  È la Vigilia di Natale e il Signor Stahlbaum, in Germania, indice una festa per gli amici di famiglia e i giovanissimi figli, Clara e Fritz. Tra gli invitati spicca la particolare figura dello zio Drosselmeyer, che dispensa regali a tutti i bambini presenti. Clara, nipote prediletta, riceve in dono uno schiaccianoci a forma di soldatino, che Fritz, da bimbo dispettoso, rompe. Drosselmeyer riuscirà a riparare il dono che Clara prenderà a custodire teneramente. Giunge la mezzanotte e Clara, stanca e assonnata, si addormenta iniziando a sognare, e tutto intorno a lei, dai giocattoli ai soldatini di Fritz, si anima. Incombe intanto una schiera di topi che cerca di rubare il suo amato schiaccianoci. Clara tenta di cacciarli, aiutata dallo stesso Schiaccianoci che prende parte alla battaglia contro il Re Topo e la sua schiera. Al culmine della guerra, vinta dalla bambina e il soldatino, lo Schiaccianoci si trasforma in un Principe e accompagnerà Clara nel suo fantastico Regno, precedentemente minacciato da Re Topo. Qui il Principe Schiaccianoci mostra a Clara il Regno dei Dolci, passando per la foresta innevata in cui la ragazza assiste allo splendido Valzer dei fiocchi di neve. Giunti al Palazzo Reale, lo Schiaccianoci e Clara vengono ricevuti dalla dolce Fata Confetto (la cui figura coincide in alcune versioni con quella di Clara). Si dà il via ad un tripudio di danze, tra cui il magico Valzer dei fiori, fino al celebre ed emozionante Pas de Deux, in cui si esibiscono il Principe e la Fata Confetto. Il sogno di Clara termina, ritornando alla realtà felice dell’esperienza appena vissuta. … alla rivisitazione cinematografica Ne Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni la trama originale subisce qualche modifica, spostando il baricentro della narrazione sulla bravura e il coraggio di Clara che, rimasta orfana di madre, è tormentata dalla realtà circostante e afflitta per l’introversione paterna. In questa trasposizione cinematografica sarà il Signor Drosselmeyer ad organizzare una festa la sera […]

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First Man – Il primo uomo, lo spaziale film di Damien Chazelle

Scritto da John Singer – che ne ha tratto il soggetto, adattandolo, dal romanzo di James R. Hansen – e con la regia di Damien Chazelle, First Man – Il primo uomo è un film distribuito da Universal Pictures in programmazione nelle sale cinematografiche italiane dal 31 ottobre. La storia inizia nel 1961 quando un giovane Neil Armstrong (Ryan Gosling), ingegnere aereonautico e aviatore americano, conduce una vita ritirata dividendosi tra il lavoro e la famiglia che ha costruito con la moglie Janet (Claire Foy). In seguito alla prematura scomparsa della figlia minore Karen, Armstrong decide entrare a far parte della NASA e di partecipare al Programma Gemini compiendo il suo promo volo nello spazio, da civile e come comandante, nella missione Gemini 8. A questa prima impresa seguirà, dopo un lungo periodo di preparazione, incidenti tecnici che causeranno la morte di alcuni suoi amici nonché colleghi, la partenza con la missione spaziale Apollo 11 per raggiungere la Luna sulla quale Neil, la sera del 20 luglio 1969, sarà il primo uomo a posare piede pronunciando la famosa frase: «Questo è un piccolo passo per [un] uomo, un gigantesco balzo per l’umanità». First Man – Il primo uomo : la vita privata e pubblica di un uomo entrato nella storia Cominciando dalle stupefacenti riprese spaziali – le scene ambientate sulla Luna sono state filmate con cineprese IMAX da 70 millimetri – e proseguendo con i tanti primi e primissimi piani degli attori che ne colgono ed evidenziano la grande espressività, il risultato del lavoro svolto da Chazelle è a dir poco sorprendente. Nonostante la maggior parte del girato – il film dura poco più di due ore – sia stato dedicato al Neil Armstrong ingegnere e astronauta con un’attenzione alla lunga e complessa preparazione in vista delle missioni spaziali, le parti che conquistano sono quelle in cui il protagonista viene mostrato per quello che è: un padre, incapace di riprendersi completamente dalla perdita della sua bambina e che è assente/presente nelle vite degli altri due figli; un marito, innamorato e attento ma a tratti schivo e distaccato; un uomo, discreto e determinato a compiere l’impresa che lo farà entrare nella storia. D’altronde, questo, è il primo – nonché attesissimo – lungometraggio che racconta la storia di Neil Armostrong, interpretato in maniera impeccabile da un intenso Ryan Gosling che, con Chazelle, aveva già lavorato nell’acclamato La La Land del 2016. Di grande forza e impatto risulta essere anche l’interpretazione di Claire Foy, perfetta nel ruolo affidatole. Notevole la scelta di introdurre registrazioni e filmati dell’epoca che vide gli Stati Uniti alle prese non soltanto con la corsa alla conquista dello spazio, ma anche con le problematiche legate alla guerra del Vietnam e le contestazioni del ’68. Per tutte queste ragioni, First Man – Il primo uomo è un bellissimo e coinvolgente film capace di appassionare gli spettatori vista la grande varietà di soggetti in esso trattati.

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Euforia, il significativo film di Valeria Golino | Recensione

Euforia, un film che non si dimentica facilmente. Si chiama Euforia il nuovo film di Valeria Golino che esce nelle sale cinematografiche italiane dal 25 Ottobre 2018. Un film da non perdere, interpretato da due attori straordinari, che riescono a conferire ai due protagonisti, Matteo ed Ettore, la giusta energia ed il giusto pathos, dando vita ad una pellicola che non si dimentica facilmente. Film Euforia – Trama Matteo è un giovane imprenditore di successo, spregiudicato, affascinante e dinamico. Suo fratello Ettore vive ancora nella piccola cittadina di provincia dove entrambi sono nati e dove insegna alle scuole medie. È un uomo cauto, integro, che per non sbagliare si è sempre tenuto un passo indietro, nell’ombra. La scoperta di una malattia grave che ha colpito Ettore (della quale lo si vuole tenere all’oscuro) spinge Matteo a tornare a frequentarlo e ad occuparsi di lui. Nelle note di regia è la stessa Golino ad offrire una definizione del termine che dà il titolo al film:”Si tratta di quella bella e pericolosa sensazione sperimentata dai subacquei nelle grandi profondità: un sentimento di assoluta felicità e di libertà totale“. Euforia – Analisi dei personaggi Matteo, interpretato dall’attore Riccardo Scamarcio, ha tutte le sfumature di un personaggio complesso perfettamente inserito in un mondo precario in cui è difficile avere un equilibrio stabile. Questo personaggio soffre a causa delle scelte della sua vita (omosessuale amante delle droghe), che hanno provocato la forte insoddisfazione della madre. Cerca in tutti i modi di coprirsi di denaro, lusso e cose belle solo per attenuare e non far notare la sua sofferenza e la sua lontananza dalla madre e soprattutto dal fratello maggiore. Valerio Mastrandrea si è calato perfettamente nei panni e nei pensieri del protagonista Ettore che prende progressivamente coscienza di una grave malattia, quale il tumore al cervello. Un personaggio complesso ed impegnativo che passa dalla salute alla malattia con dignità alternata a momenti di paura in cui si scoprono le sue fragilità di uomo. Il film a primo impatto narra la vicenda di due fratelli completamente diversi caratterialmente, che vivono sotto lo stesso tetto a causa della malattia del protagonista Ettore. In realtà, la malattia anche se è il motore che dà il via a tutta la vicenda non è l’unico tema del film. Si tratta di una riflessione molto ampia e profonda su come l’irrompere di una malattia modifichi le dinamiche relazionali, portando allo scoperto nodi irrisolti, ma anche aprendo spazio a un nuovo modo di osservare l’altro e su come l’amore possa aiutare sia Matteo che Ettore. Entrambi i fratelli hanno bisogno dell’amore dell’altro per superare le vicende della propria vita: Matteo ricco ma insicuro finalmente ritrova la complicità e la stima del fratello maggiore che lo ignorava da anni; Ettore, invece, malato e fragile ha bisogno dell’allegria del fratello minore per superare questo momento complicato e triste della sua vita. La chiave di tutto il film è l’ amore reciproco che, anche se temporaneamente, salva la vita di Matteo ed Ettore. Euforia – […]

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The Reunion di Odell: una scomoda verità

The Reunion diretto da Anna Odell è un film drammatico di forte denuncia contro il bullismo e le sue conseguenze. Per Odell nulla va rimosso nei ricordi tragici vissuti dalla protagonista, da lei stessa interpretata, bullizzata durante la formazione scolastica, e non può esistere alcuna forma di perdono sulle conseguenze psicologiche di un’esistenza tormentata e privata del minimo rispetto. Sono i fantasmi del passato che ritornano inaspettati, pronti a colpire ancora, riproponendo situazioni analoghe. La giovane regista, ispirata da episodi autobiografici e vissuti in prima persona, mette in scena per il cinema un’opera di denuncia su scomode verità tenute nascoste ed interiorizzate, gesti e situazioni di sopraffazione, generati per annullare ed annichilire la persona considerata scomoda e fuori dal gruppo. “Ogni giorno era una fatica per me, non do la colpa a nessuno, ma ciò nonostante vorrei dire ora ciò che non potevo dire allora” Tutto ha inizio durante il corso di una riunione tra ex compagni di scuola: vent’anni sono trascorsi dalla fine degli studi e dal conseguimento del diploma, c’è gioia, cameratismo e goliardia nel ritrovarsi per trascorrere una serata nel ricordo dei tempi andati, ma un’inaspettata presenza, quella di Anna, giunta in ritardo all’insolita riunione, sconvolge e stravolge le intenzioni di tutti i partecipanti. La ragazza dopo un timido ingresso replica male alla frase introduttiva di un giovane compagno perché per Anna quell’incontro non ha le stesse motivazioni degli altri, a quel punto prende la parola lanciando accese accuse ai suoi ex compagni di classe, riguardanti presunte aggressioni fisiche, psicologiche e verbali avvenute durante le frequentazioni scolastiche. Un periodo triste e doloroso ma ben conservato nei ricordi della ragazza che spesso veniva allontanata ed evitata da tutti. La verità spesso risulta scomoda anche a distanza di anni, generando ulteriori risentimenti tra i presenti in sala, mettendo in risalto la paura, il senso d’appartenenza, l’identità violata e la sopraffazione. Durante questa rimpatriata, Anna ancora una volta viene estromessa dal gruppo, allontanata in modo fisico, cacciata perché per una volta ancora risulta come una presenza scomoda. La festa prende tutt’altra piega e viene turbata da lontani ricordi che emergono dalle macerie come imponenti macigni pronti a colpire tutti i presenti, anche se Anna attraverso l’innesco di un suo meccanismo di autodifesa vuole solo essere ascoltata non biasimata, rivelando con coraggio a tutti il disagio che nutriva da anni, nel triste ricordo di fatti spiacevoli. The Reunion, un film dalla forte ispirazione autobiografica La regista Anna Odell, in veste anche di sceneggiatrice ed attrice nel ruolo di protagonista, racconta come si sia ispirata ad un episodio intercorso nella sua vita, riguardante un suo mancato invito ad una festa di ritrovo tra vecchi compagni di scuola. Questo episodio ha scatenato la sua curiosità sul perché dell’esclusione dai compagni con cui aveva trascorso nove anni insieme. L’esperienza personale della regista è servita come base di partenza per una ricerca, su cosa succede quando le vecchie gerarchie vengono messe in discussione! Che sarebbe successo se Anna avesse presenziato alla riunione anche in mancanza […]

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Il mio uomo perfetto: il debutto al cinema di Nancy Coppola

“Voglio n’ammor carnale ca s pij l’ anima, una favola vera che può raccuntá” canta Nunzia Coppola, in arte Nancy, nella canzone che porta il nome del suo primo film: Il mio uomo perfetto. In tutte le sale dal 15 marzo 2018, il debutto sul grande schermo della cantante neomelodica ha già fatto parlare di sé. Soprattutto per il cast d’eccezione scelto dalla produzione: oltre a rappresentare la prima prova da attrice di Nancy, il film vede anche Eva Grimaldi (che nel 2017 ha condiviso con la cantante l’esperienza del reality show l’Isola dei famosi) nel ruolo della premurosa mamma veronese e Francesco Testi e Antonio Palmese nei panni dei due protagonisti maschili della commedia. Nancy Coppola e il film: di cosa parla Il mio uomo perfetto? Nancy Coppola esordisce come cantante neomelodica nel 2004 con l’album 21 luglio (la sua data di nascita) e approda quest’anno nel mondo del cinema. Un percorso di cui va fiera, attraverso cui è cresciuta e che dice intenzionata a continuare: non solo pensa già ad un prossimo film, ma è in uscita il suo nuovo album È tutto sotto controllo. La metamorfosi Nancy cantante in Nancy regista è stata al momento accantonata quindi. Prodotto dalla EVO FILMS (società di produzione da lei recentemente fondata) e diretto da Nilo Sciattone, Il mio uomo perfetto è la favola della giovane barista napoletana Antonietta (Nancy), indipendente e sicura di sé, impegnata nella ricerca del suo principe azzurro. I prescelti candidati a occupare il cuore della protagonista sono l’affascinante imprenditore interpretato da Francesco Testi e il dolce operaio Federico, a cui presta il volto Antonio Palmese: chi dei due sarà l’uomo perfetto? La Antonietta di Nancy Coppola, per la cui costruzione è stato determinante l’apporto della sceneggiatrice Giuliana Boni, è la ragazza che, inutile negarlo, tutte siamo o siamo state per almeno una breve parentesi della nostra vita: determinata, piena di vita, innamorata dell’amore e in perenne tensione al futuro. Fili conduttori sono le emozioni della quotidianità, scene di ordinaria follia e tematiche all’ordine del giorno, tutto raccontato con la genuinità e il sorriso che contraddistinguono la voce partenopea nel mondo della settima arte. Nella mattinata del 13 marzo si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del film, a cui era presente tutto il cast e la produzione, presso il cinema napoletano Hart, mentre l’appuntamento per la prima del film è stato fissato lo stesso giorno al The Space Cinema di Napoli. Dopo un rapido cambio d’abito, in seconda serata il cast si è spostato al Panart di Carinaro, per un elegante aperidinner in compagnia di stampa e fotografi. Gli attori, orgogliosi del lavoro svolto, raccontano della vita sul set e dell’impegno profuso con l’umiltà di chi ha messo tanto cuore in questo progetto. Fa da scenario alla vicenda il Sud, col suo sole e la sua spensieratezza, una realtà cui inevitabilmente il film spinge a guardare, una dimensione intensamente vissuta e sentita in primis da Nancy, napoletana doc, che introdurrà, infatti, la proiezione del film in […]

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Made in Italy, Il nuovo film di Ligabue è già un successo!

Recensione del nuovo film di Ligabue: Made in Italy!  Made in Italy è la terza regia di Luciano Ligabue, dopo Radiofreccia (1998) e Da zero a dieci (2002), distribuito nelle sale cinematografiche il 25 gennaio 2018. Prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci, si ispira all’omonimo album del cantautore di Correggio, uscito nel novembre 2016 e definito “concept disc”. Si tratta di un album composto da quattordici brani legati da una storia che ruota intorno al protagonista Riko, definito da Ligabue un suo “alter ego”: «Una delle vite che avrei potuto fare io se non fossi diventato un cantante». Riko, diminutivo di Riccardo, è tra l’altro il secondo nome di Luciano. Made in Italy. La trama del nuovo film di Ligabue Il cinquantenne Riko (Stefano Accorsi) vive a Correggio, una cittadina emiliana, racchiuso nella bolla di una vita preimpostata: operaio nel salumificio dove lavorava suo padre e marito di Sara (Kasia Smutniak), che ha sposato molto giovane. Riko si sente come intrappolato in una vita media, con un lavoro che non ha scelto e in grado a malapena di mantenere la casa di famiglia. Il suo orgoglio più grande è Pietro, il figlio che di lì a breve andrà a studiare al DAMS, primo membro della famiglia ad andare all’università. Ad alleviare il suo malessere è il gruppo di amici di una vita, in particolare Carnevale, così soprannominato per la leggerezza e il divertimento che scandiscono la sua vita. Una vita tranquilla, ma quando anche le uniche certezze che Riko possiede si sgretolano, non gli resta che reagire e riprendere in mano la sua vita, darle un senso. Made in Italy. Dal concept disc al film Il nuovo film di Ligabue nasce prima come concept album, tre volte disco di platino. Si tratta del primo concept disc nella carriera del cantante, che lui definisce come «una dichiarazione d’amore frustrata verso questo Paese raccontata attraverso la storia di un personaggio». E quel personaggio diviene protagonista del film, che narra l’amore per il Bel Paese e dei luoghi natii, non senza quell’angoscia di immobilità di fronte ad un’esistenza come “catena di montaggio”, in cui ogni giorno è uguale a quello precedente. Made in Italy. Panoramica e considerazioni Per il suo terzo successo cinematografico la scelta di Ligabue ricade sul medesimo protagonista (Stefano Accorsi) del film d’esordio Radiofreccia. Il primo capolavoro del cantautore come regista che vanta vari riconoscimenti, quali tre David e due Nastri d’Argento, ed entrato nell’archivio cinematografico del MoMA di New York. Se vent’anni fa Ligabue raccontava la provincia degli ’70, con la libertà delle radio libere e il dramma dell’eroina, con Made in Italy focalizza l’attenzione sui disagi della contemporaneità. Luciano racconta il dramma di Riko, di una vita cristallizzata, fine a se stessa, con un forte desiderio di cambiamento: «Non voglio che te lo fai andare bene! È un attimo farsi andare bene tutto!». E lo racconta con quella sincerità e autenticità che da sempre caratterizzano Ligabue. La peculiarità del film è la semplicità dei personaggi e del loro modo […]

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