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Eroica Fenice

La Tag: recensione film contiene 39 articoli

Cinema e Serie tv

Greta Gerwig e il nuovo adattamento cinematografico di Piccole donne

Piccole donne torna ad incantare con la nuova e potente versione cinematografica della regista statunitense Greta Gerwig. Prodotta dalla Columbia Pictures e distribuita da Sony Pictures (per la pellicola originale) e Warner Bros. Entertainment Italia, la storia che ha sedotto adulti e piccini, ragazze e ragazzi torna nelle sale cinematografiche dal 9 gennaio 2020. Tratto dall’omonimo romanzo di Louisa May Alcott, il film di Greta Gerwig ha già ottenuto vari riconoscimenti, tra cui due candidature ai Golden Globe e cinque ai BAFTA. Piccole donne. Trama Piccole donne è la versione cinematografica del capolavoro Little Women scritto da Louisa May Alcott e pubblicato in due volumi, il primo nel 1868 e il secondo nel 1869 con il titolo Little Women, or Meg, Jo, Beth and Amy. La storia, ampiamente conosciuta ed apprezzata, è quella delle sorelle March, Meg (Emma Watson), Jo (Saoirse Ronan), Beth (Eliza Scanlen) e Amy (Florence Pugh). Quattro giovani donne, unite da un legame indissolubile e dalla determinazione a inseguire i propri sogni, pur tra le mille difficoltà e i problemi generazionali, economici e sociali, sullo sfondo della Guerra di secessione americana (1861-1865). Tra le quattro, la personalità più irriverente e carismatica è senza dubbio quella di Jo, che si distingue dalle altre per la sua indole indipendente e tomboy, alla perenne ricerca della libertà, che difende a spada tratta contro i dogmi sociali e l’invadente tradizione che considerano il matrimonio l’unica possibilità di scalata sociale e personale per la donna. Femminista convinta e ambiziosa scrittrice, Jo sprona continuamente le sorelle a credere in se stesse e nelle proprie potenzialità, ribellandosi a quel rigido sistema sociale che inibisce sogni e desideri. Un cast d’eccezione giunge ad interpretare le tenaci giovani donne, tra cui Emma Watson – amatissima nella saga di Harry Potter, vestendo i panni di Hermione Granger, e nel fantastico adattamento cinematografico La bella e la bestia (2017), in cui è la dolcissima e tenace Belle. Ma la protagonista indiscussa è Saoirse Ronan – già collaboratrice della Gerwig in Lady Bird (2017), esordiente in Espiazione (2007) e acclamata dalla critica in Brooklyn (2015). Come non notare il talentuoso Timothée Chalamet, che veste i panni di Laurie, galante amico innamorato di Jo, indimenticabile nello straordinario Call me by your name – Chiamami col tuo nome (2017). Piccole donne. L’inaspettato successo letterario Come accennato, Piccole donne è l’adattamento cinematografico del celebre romanzo di Louisa May Alcott, che giunge in Italia diviso in Piccole donne e Piccole donne crescono, il secondo caratterizzato da un arco temporale più vasto del primo. Il successo di Little Women (questo il titolo originale) fu incredibile, sorprendendo la stessa autrice, non credendo fino in fondo inizialmente nella qualità e bellezza del suo lavoro. Il libro si inscriveva nella tradizione della letteratura per ragazzi, prendendo contemporaneamente in prestito elementi dai romanzi d’amore ed esaltando il femminismo insito nell’indole della Alcott. L’autrice fece poi seguire due sequel Little Men (1871) e Jo’s Boys (1886). L’interesse suscitato dal capolavoro di Louisa rese l’opera trasversale, coinvolgendo non solo i ragazzi […]

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La Dea Fortuna. Il nuovo e personalissimo capolavoro di Ferzan Özpetek

A due anni da Napoli velata (2017), Ferzan Özpetek torna ad emozionare il pubblico raccontando i misteri e i tormenti dell’animo umano nel nuovo lavoro La Dea Fortuna. L’attesa di ogni nuovo film del regista turco – naturalizzato italiano – genera sempre patos e gioia, grazie agli enigmi, i turbamenti e i momenti magici che costellano le sue storie. Il suo modo “dolce-amaro” di declinare l’amore e la bellezza in ogni singolo aspetto e momento di vita rende i suoi lavori unici e peculiari. Dalle particolari colonne sonore all’originalità dei personaggi e delle trame, Özpetek è un’autentica garanzia: mirando dritto ai cuori, seducendoli attraverso il coraggio e la passione. La Dea Fortuna è il tredicesimo  lavoro di Ferzan, prodotto da Warner Bros Entertainment Italia, R&C Produzioni e Faros Film ed è nelle sale cinematografiche dal 19 dicembre 2019.  Il film vede ancora protagonista Stefano Accorsi, già collaboratore del regista italo-turco in Fate ignoranti e Saturno contro. L’eccellente cast viene completato da Edoardo Leo, Jasmine Trinca, Filippo Nigro (anche lui in Le fate ignoranti e La finestra di fronte) e l’immancabile portafortuna di Ferzan, Serra Ylmaz, voluta in ben sette film. La Dea Fortuna. Trama La storia pone ancora una volta al centro l’amore. Si tratta di un amore consolidato in quindici anni, quello di Arturo (Stefano Accorsi) – uno scrittore insoddisfatto, un tempo aspirante docente, ora costretto a ripiegare come traduttore – e Alessandro (Edoardo Leo) – idraulico gioviale ed empatico -, ma sempre più stancamente trascinato. La fiamma della passione, al principio divampata, sembra abbandonarsi progressivamente ad una deriva senza speranza, facendo precipitare la coppia in una crisi senza spiragli di risalita. Giunge a dare una sferzata a questo rapporto Annamaria (Jasmine Trinca), migliore amica di Alessandro, che lascia in custodia alla coppia per qualche giorno i suoi due figli di nove e dodici anni Sandro (Edoardo Brandi) e Martina (Sara Ciocca), a causa di personali problemi di salute. L’ingresso delle due giovani vite in quelle di Arturo e Alessandro smorzerà la spenta routine, portando un pizzico di magia e inducendo i due ad una scelta folle, un po’ irrazionale se vogliamo, ma autentico motore d’amore. La Dea Fortuna. I luoghi del set e le colonne sonore La vicenda del film si svolge nella città adottiva di Ferzan, Roma, in particolare a Palestrina, dov’è sito il Santuario della Fortuna Primigenia (luogo di lavoro per Annamaria), da cui il film trae titolo. Un bel ritorno nella città eterna, dopo Rosso Istanbul – ambientato nella sua patria natale – e Napoli velata – il cui intreccio si snodava fra i luoghi e le vie più famosi di Napoli. E Napoli fa ancora una volta capolino, grazie al bellissimo scorcio del Golfo con il Vesuvio in una scena della pellicola durante un viaggio da Roma in Sicilia dei protagonisti. E la Sicilia stessa diviene luogo del set, con le riprese girate tra Villa Valguarnera a Bagheria e la zona Vergine Maria di Palermo. Location suggestive, che incantano gli sguardi e incatenano i […]

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Pinocchio. Il nuovo capolavoro di Matteo Garrone

Ad oltre un anno dalla riuscitissima prova di Dogman (2018) – che valse a Matteo Garrone vari riconoscimenti, tra cui il Nastro d’argento e il David di Donatello come Miglior Film -, il regista romano torna ad emozionare il pubblico con una tra le favole italiane più note ed intramontabili al mondo, Pinocchio. Prodotta dalla casa Archimede insieme a Rai Cinema, Le Pacte, in associazione con Recorded Picture Company, e distribuita nelle sale cinematografiche da 01 Distribution il 19 dicembre 2019, la pellicola si basa sul romanzo di Carlo Collodi – pseudonimo del giornalista toscano Carlo Lorenzini – Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, pubblicato prima a puntate sul Giornale per bambini tra il 1881 e il 1882, successivamente come vero romanzo pubblicato nel 1883 dalla Libreria Editrice Felice Paggi. Pinocchio. Excursus cinematografico della storia Colma di pathos, allegria, caleidoscopio di personaggi, la storia di Pinocchio seduce nel tempo diversi registi. A cominciare da Giulio Antamoro con il suo Pinocchio uscito nel 1911, muto e con protagonista l’attore francese adulto Ferdinand Guillaume. Si giunge poi nel 1940 al colossal d’animazione Disney, che ha fatto sognare grandi e piccini. Nel 1972 la televisione ripropone la fantastica storia di Pinocchio attraverso uno sceneggiato in sei puntate Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini, con protagonista il piccolo Andrea Balestri nei panni di Pinocchio e uno straordinario Nino Manfredi in quelli di Geppetto. Nel 2002 ci prova Roberto Benigni, raggiungendo un grandioso risultato, con un forte coinvolgimento emotivo grazie alla sua magnifica interpretazione nei panni del burattino più famoso al mondo, e grazie alle meravigliose e melanconiche musiche di Nicola Piovani. Pinocchio. Trama E proprio Benigni è stato scelto da Garrone per il nuovo adattamento cinematografico, vestendo stavolta i panni di Geppetto, il povero falegname toscano che decide di fabbricare per sé un burattino senza fili, che possa fargli compagnia e dargli vanto. In corso d’opera, Geppetto si accorge che il pezzo di legno che modella a mo’ di burattino si anima, dotato di parola, movimento ed espressione. Decide così di battezzarlo Pinocchio, interpretato dal giovane Federico Ielapi, un burattino che si rivela subito disobbediente, spirito libero, insofferente al rispetto delle regole e allo studio. Pinocchio, lungo il suo percorso, vivrà una miriade di avventure, dall’esperienza al Teatro dei Burattini a quella nel Paese dei Balocchi, e conoscerà volti amici – come la dolce Fata Turchina, interpretata da Alida Baldari Calabria (da bambina), e Marine Vacth (da adulta). Ancora i famosi truffatori Gatto e Volpe, interpretati rispettivamente da Rocco Papaleo e da Massimo Ceccherini. Come dimenticare la voce della coscienza, il Grillo Parlante (Davide Marotta) e il giovane ed indomito Lucignolo (Alessio Di Domenicantonio), suo compagno di giochi e cialtronerie? Ognuno dei personaggi che costella le avventure di Pinocchio sarà edificante nel forgiare il suo carattere e assumere consapevolezza del fatto che alla felicità e alla serenità si giunge attraverso rispetto, dedizione e sacrificio, mirando a divenire un bambino vero (metafora del raggiungimento di tale condizione), grazie ai consigli della Fata. […]

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‘’Yesterday” di Danny Boyle: Il fascino indiscreto dei Beatles tra commedia e satira

Recensione del nuovo film di Danny Boyle e Richard Curtis: Yesterday Cosa succederebbe se i Beatles non fossero mai esistiti ed sentissimo oggi per la prima volta i loro più grandi successi? L’unica cosa che, probabilmente, resterebbe invariata è che il pubblico li amerebbe, perché niente è così semplice, geniale, magico. Niente è come i Beatles. Questa la versione che emerge dal film “Yesterday”, scritto da Richard Curtis e diretto da Danny Boyle, due firme di prestigio, ed arrivato nelle sale il 26 Settembre. Il titolo del film e la sua storia richiamano alla mente la famosa scena in “Non ci resta che piangere” in cui Massimo Troisi, riportato indietro nel tempo di cinque secoli, conquista una graziosa fanciulla proprio cantandole “Yesterday” e dicendole di averla scritta lui. Già da quella scena emerge l’essenza del film di Danny Boyle, nel quale Jack, il protagonista, cantautore fallito, fa la stessa cosa, ma per la conquista di un immenso successo mondiale. Jack è sostenuto quasi unicamente dalla sua amica d’infanzia, Ellie, innamorata di lui. Improvvisamente, una sera, durante dodici secondi di blackout generale, il ragazzo viene investito da un bus e si risveglia in ospedale. Appena uscito dall’ospedale, insieme ai suoi amici, decide di suonare una canzone con la nuova chitarra che gli hanno regalato. Una grande chitarra esige una grande canzone. Sceglie così un classico, ossia ‘’Yesterday’’ dei Beatles. Tutti restano estasiati, come se avessero sentito quella canzone per la prima volta ed infatti presto Jack scoprirà che è proprio così: dopo il blackout della sera precedente, i Beatles e le loro canzoni sembrano non essere mai esistite. Dopo il panico iniziale Jack ha un’idea brillante: far passare come propri i capolavori dei Beatles. Il mondo impazzisce per lui e comincia così il suo ingresso nel mondo nella musica, della popolarità, che lo portano sempre più lontano dalla sua vita precedente e sempre più in vetta nella scala del successo mondiale. Il film resta di base una commedia leggera, che si muove bene tra il fantastico e il musical. Nel finale, l’incontro in una casa sul mare con un big dei Beatles determina la vittoria dei buoni sentimenti e dell’amore sul cinismo dell’industria musicale (contro cui si riversa una sottile satira) e sui falsi miti della fama e del denaro. Il film, che non si rivolge solo ai fan del gruppo, lascia una sottile gioia a chi la memoria non l’ha ancora persa e coglie il meglio nei dettagli. L’idea di fondo del film non è originale (Oltre alla già citata scena di Troisi, anche I francesi David Blot e Jérémie Royer in una graphic novel del 2011 intitolata proprio “Yesterday”, creano un protagonista franco-americano che, nato nel giorno della morte di John Lennon, si risveglia nella New York del 1961 con tutte le canzoni dei Beatles in testa), ma proprio per questo conferma l’influenza dei Beatles sulla musica e sull’arte futura. Tra i vari omaggi al gruppo, ricordiamo anche quello presente in “I Love Radio Rock”, in cui Curtis aveva […]

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Io, Leonardo. Il biopic introspettivo del genio del Rinascimento

A cinquecento anni dalla scomparsa del genio toscano del Rinascimento, Leonardo da Vinci (morto ad Amboise, in Francia, il 2 maggio 1519), il 2 ottobre 2019 viene distribuito nelle sale cinematografiche Io, Leonardo. Prodotto da Sky con Progetto Immagine, il biopic fortemente introspettivo combina le moderne tecniche cinematografiche con una rigorosa ricerca documentale: lo sviluppo narrativo-cinematografico lascia un po’ il posto ad una narrazione meno movimentata, dando vita ad una sorta di documentario della vita emotiva, filosofica ed artistica di una personalità che, con le sue scoperte e i suoi studi, ha lasciato una profonda eredità nell’immaginario collettivo. Il film deve la sua mirabile riuscita al regista Jesus Garces Lambert, che aveva già diretto Caravaggio – L’anima e il sangue (2018). Lambert sceglie per il suo capolavoro Luca Argentero, l’affascinante ed ipnotico ex concorrente del Grande Fratello edizione 2003, che, da allora, passando attraverso ottime prove cinematografiche come quella in Saturno contro di Ferzan Özpetek (2007), giunge in questa pellicola a spogliarsi degli stereotipi per vestire il talento di un genio immortale, una delle menti più brillanti e fuori dagli schemi che l’umanità abbia conosciuto, Leonardo da Vinci. I dialoghi del protagonista sono tratti dal Trattato della pittura, vivificati dalla voce narrante di Francesco Pannofino, che si rivolge talvolta a Leonardo, quasi ad intrattenere un dialogo con se stesso, una sorta di “lettera a Leonardo”. Io, Leonardo. Trama «… e tirato dalla mia bramosa voglia, vago di vedere la gran copia delle varie e strane forme fatte dalla artifiziosa natura, raggiratomi alquanto infra gli ombrosi scogli, pervenni all’entrata d’una gran caverna; dinanzi alla quale, restato alquanto stupefatto e ignorante di tal cosa, piegato le mie reni in arco, e ferma la stanca mano sopra il ginocchio e colla destra mi feci tenebre alle abbassate e chiuse ciglia e spesso piegandomi in qua e in là per vedere se dentro vi discernessi alcuna cosa; e questo vietatomi per la grande oscurità che là entro era. E stato alquanto, subito salse in me due cose, paura e desiderio: paura per la minacciante e scura spilonca, desiderio per vedere se là entro fusse alcuna miracolosa cosa». Le parole di Leonardo racchiudono in sé l’emblema del suo pensiero e del suo genio: un’insaziabile curiosità e sete di conoscenza, mosse dalla passione per lo studio dell’uomo e della natura. Tutto questo viene indagato in Io, Leonardo, dove Lambert, partendo dai suoi scritti, disegni ed appunti – mostrati al pubblico attraverso ricostruzioni digitali -, minuziosamente raccontati nel loro sviluppo, racconta Leonardo da Vinci quale studioso, matematico, scienziato, artista in tutta la complessità che lo denota. Un uomo fuori dal suo tempo (pur dall’aspetto in tono con l’estetica dell’epoca), in tumulto per l’eterno conflitto tra la sua mente in perenne ricerca e le richieste dei committenti, spesso rimaste insoddisfatte. Per Leonardo l’occhio è finestra dell’anima: tutto è possibile conoscere e sperimentare se appassionata è l’osservazione di ogni minuscolo dettaglio. In virtù di tali considerazioni, Leonardo mai si ferma all’apparenza e alla semplicità superficiale. Indaga, sviscera, studia, osserva […]

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Blue Valentine di Derek Cianfrance: un film di successo

Blue Valentine di Derek Cianfrance – Trama Il film racconta la storia d’amore tra Dean Pereira (Ryan Gosling) e Cindy (Michelle Williams), una giovane coppia sposata. Il film si alterna con scene del passato che si alternano al presente per raccontare con maestria la differenza tra il corteggiamento e la fine del loro matrimonio diversi anni dopo. Dean è un ragazzo che ha abbandonato la scuola e lavora per una ditta di traslochi a Brooklyn. Cindy è una studentessa di medicina che vive con i suoi genitori sempre in lotta tra loro. Cindy e Dean si incontrano alla casa di cura della nonna di lei da lì inizia la loro storia d’amore. Cinque anni dopo, la coppia vive nelle campagne della Pennsylvania con la figlia Frankie. Dean lavora dipingendo case, mentre Cindy è infermiera in una clinica. Irritato dal fatto che la moglie ha lasciato l’hotel senza svegliarlo, Dean si presenta ubriaco alla clinica, arrivando ad un violento litigio con l’ex fidanzato di sua moglie Cindy. Lei chiede il divorzio, ma lui cerca di convincerla a dare un’altra possibilità al loro matrimonio, chiedendole se vuole che sua figlia cresca senza genitori uniti.  Blue Valentine di Derek Cianfrance – Struttura temporale e protagonisti La loro storia viene raccontata attraverso una tecnica precisa ideata dal regista Derek Cianfrance: utilizzare due linee temporali che si sovrappongono. Numerosi flashback raccontano i momenti felici della storia dei protagonisti Dean e Cindy che si alternano a quelli della fine del loro matrimonio in cui gli spettatori non possono trovare più la gioia e la speranza che sembrava potesse unire i due protagonisti. La differenza tra passato e presente è ben scandita da un buon lavoro di fotografia che alterna luci calde e luminose dei momenti della felicità quando hanno visto nascere la figlia Frankie a momenti cupi e freddi trasmessi dalle foto digitali. Il regista fa in modo che gli spettatori capiscano che Dean e Cindy sono due giovani che soffrono per il loro passato ricco di difficoltà che si riflette sul loro matrimonio. Dean non ha avuto una madre, non ha alcuna ambizione professionale; Cindy proviene da una famiglia disfunzionale con la madre e il padre che non sono stati un esempio di armonia familiare. La stessa routine, gli stessi ritmi rendono opprimente quel forte amore vissuto dai protagonisti infatti durante l’arco temporale del film si vede la trasformazione di un amore ricco di complicità in un amore triste e senza dolcezza. Blue Valentine di Derek Cianfrance – Effetto immersivo Il regista Derek Cianfrance con il film Blue Valentine getta le maschere dell’ipocrisia e mostra tutta la normalità di una difficile vita coniugale. Il verismo cinematografico è percepito tramite le inquadrature ravvicinate che permettono allo spettatore di immedesimarsi particolarmente durante tutta la durata del film e l’effetto diventa immersivo e travolgente. Blue Valentine è un film che non si dimentica facilmente perché coinvolge emotivamente con una storia interpretata magistralmente da Ryan Gosling e Michelle Williams. Alcune scene sono ambientate a casa dei protagonisti, altre nella […]

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Porta Capuana di Marcello Sannino: il viaggio nel cuore di Napoli

Il viaggio nel cinema del reale, promosso da AstraDoc, ci ha condotti non lontano dalla sede del cinema stesso, nel cuore della città più cosmopolita e enigmatica di tutte (forse): la nostra Napoli. “Porta Capuana” è infatti il titolo del film presentato il 21 febbraio scorso, del regista Marcello Sannino. Il curatore del “TffDoc” al Torino Film Festival, Davide Oberto, accompagnato dal regista stesso, hanno introdotto la visione del film. Quest’ultima è stata preceduta dalla proiezione dei cortometraggi prodotti nell’ambito della terza edizione dell’Atelier di Cinema del Reale Filmap di Arci Movie Napoli. Il primo corto “Racconti dal Palavesuvio” di Luca Ciriello, indaga la realtà circostante alla struttura monumentale ma purtroppo abbandonata e degradata del “Palavesuvio” di Ponticelli, attraverso i racconti folkloristici degli abitanti del posto. Il secondo corto “Il vicino” di Alessandro Freschi, ci mostra la vita solitaria di un eroe popolare, Giovanni Nappi, che attraverso il canto cerca di donare gratis un sorriso a tutti coloro che lo circondano.  “Porta capuana” dentro il film di Marcello Sannino Il regista Marcello Sannino dice di aver assunto le vesti dello scultore in questo film documentario su Napoli, e di aver, attraverso le riprese, cercato di trarre fuori dal marmo una forma, o più forme, di una Napoli eclettica e in continuo mutamento. Porta Capuana diviene una sorta di varco spazio temporale, osservata in tutti i suoi angoli e in vari momenti della giornata, soglia di un mondo quasi irreale che è il magma fluido delle personalità che abitano la città. Punto focale per l’autore sono infatti le persone, nessun individuo sfugge all’occhio della macchina da presa di Marcello Sannino, sembra quasi veder scorrere sullo schermo un esemplare tipico per ogni personalità umana, nessun colore, stazza o età manca. Ciò su cui il regista pone la sua attenzione è il cosiddetto “paesaggio dei volti”, nonché una caratteristica che li attraversa tutti, lo spaesamento. Tutti sono di passaggio, caratteristica tipica del varco, eppure ognuno sembra essere lì e appartenere a quel luogo, esattamente come le pietre delle colonne della porta protagonista. Allo stesso tempo però tutti sembrano inadeguati. La porta è infatti principalmente frontiera, aperta oltre ogni politica restrizionistica. E Napoli diviene un contenitore eterogeneo di personalità provenienti letteralmente da ogni parte dell’emisfero. Ma lo spaesamento è sempre presente, la porta è il luogo dove si viene e si va, non dove si sosta. Nessuno è fermo, tutti continuano ad andare e venire. Il contrasto tra la monumentale fissità della porta e il fluire incessante di persone è evidente. Tutto cambia, eppure qualcosa resta impigliato in quelle mura, come se quel varco avesse la peculiarità di trattenere, e il passare da lì implicasse l’immutabilità; scene in bianco e nero, di decenni passati si succedono a scene moderne e attuali: ne è un esempio il doppio matrimonio, presente e passato, dove a cambiare sono solo i personaggi, forse le mode, non gli atteggiamenti, né i rituali. Inevitabilmente, vecchio e nuovo si fondono sulla soglia di Porta Capuana. Così come ci mostrano “Gli Arditi”, […]

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Alessandro Brasile e Chiara Cattaneo in Fashion victims

Costrette a svolgere turni estenuanti, senza alcuna possibilità di comunicare con l’esterno e con l’obbligo di dormire in ostelli annessi alla fabbrica. Sono queste le precarie condizioni a cui vengono sottoposte le giovani operaie del Tamil Nadu, nell’India meridionale, che lavorano per produrre i vestiti che compriamo a prezzi stracciati. A denunciarlo è stato Fashion victims, il nuovo documentario di Alessandro Brasile e Chiara Cattaneo. Brasile e Cattaneo con Fashion victims hanno deciso di portare alla luce un problema, quello della schiavitù nell’industria tessile indiana, che, per loro stessa ammissione, sembra destinato ad acutizzarsi per due motivi principali: da un lato perché, a differenza di fasi più controllate come la coltivazione o il confezionamento, la filatura è un segmento nascosto, più difficile da tracciare e, perciò, meno conosciuto; dall’altro perché il fenomeno della moda veloce non sembra destinato a terminare. È proprio a partire dagli anni Novanta, quando la fast fashion è esplosa, che il sistema di produzione in Tamil Nadu è cambiato. Come ci raccontano gli autori, «nel settore tessile si è passati da una manodopera prevalentemente maschile, con contratti a tempo indeterminato, alla necessità di una forza lavoro più flessibile, controllabile e anche più numerosa». Le fabbriche hanno deciso di reclutare delle donne, quasi sempre giovanissime, dalle zone più povere dello Stato. In poco tempo, in una regione dove l’agricoltura è sempre meno produttiva, l’industria tessile è diventata la fonte primaria di lavoro. «Le ragazze vengono ingaggiate attraverso schemi di reclutamento e contratti informali, quindi illegali, di durata triennale», spiegano Brasile e Cattaneo. «Durante questo periodo le donne sono retribuite soltanto con il pocket money, una sorta di mancia per le spese giornaliere. Soltanto alla fine del contratto, se non si sono ammalate e non hanno subito incidenti, ricevono uno stipendio che utilizzano per pagarsi la dote – altra pratica dichiarata illegale dal 1961, N.d.R. – e sposarsi». Nelle aziende del Tamil Nadu si produce anche per marchi del lusso. Ma, come sottolineano gli autori,  di Fashion victims, «il maggior costo dell’abito finito non garantisce assolutamente che ci sia stata una maggiore tutela del lavoratore lungo la filiera». «Per le donne questa è l’unica possibilità di avere un lavoro retribuito e di ottenere una indipendenza economica verso una potenziale libertà sociale», continuano. «L’intento delle comunità del posto, come quella del documentario, non è quindi di far chiudere le fabbriche o di attaccare un marchio anziché un altro, ma di denunciare un sistema che, così com’è, non funziona e non tutela né chi ci lavora, né l’ambiente, né i consumatori». «La soluzione deve essere anzitutto politica: è necessaria una legislazione europea, che gli Stati europei devono poi recepire all’interno delle proprie, che renda non opzionale ma obbligatoria la trasparenza della filiera. I marchi, sia del fast fashion che di lusso, devono dire necessariamente dove fanno produrre i loro vestiti: non soltanto il Paese, ma l’azienda a cui si affidano. In questo modo, i marchi si accollerebbero una parte delle responsabilità e il consumatore avrebbe maggiore possibilità di informarsi e […]

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Spider-Man: Far from Home, la recensione

Spider-Man: Far from Home | Recensione dell’ultimo film della Cinecomic Marvel  Il Cinecomic Marvel targato Spider-Man ritorna sui grandi schermi a seguito dell’ultimo episodio degli Avengers, che vede schierati i vendicatori nella battaglia finale contro Thanos. Una nebbia di scetticismo ha circondato fino all’ultimo la decisione di concludere la fase 3 del Marvel Cinematic Universe con un film sull’Uomo Ragno, anziché terminare in bellezza con Avengers: End Game. Ma una volta usciti dalla sala si può affermare che la fase finale con “Spider-Man: Far from Home” richiama il suo inizio: la trama saluta l’iconico personaggio di Iron-Man che nel lontano 2008 diede il via a questa chiacchieratissima giostra cinematografica. La Trama di “Spider-man: Far from home” in breve Sono passati alcuni mesi dalla battaglia contro Thanos e la vita sulla Terra riprende il suo normale corso. La storia non manca nello spiegare allo spettatore cosa sia accaduto quando gli esseri viventi cancellati dal Titano sono ricomparsi cinque anni dopo “lo schiocco” alla fine di Avengers: Infinity War. Insieme a Peter Parker si dissolsero anche Zia May, il suo migliore amico Ned e molti compagni di classe, compresi M.J. e Flash. Al suo ritorno Peter dovrà far fronte alla terribile verità sulla morte del suo mentore Tony Stark. Il mondo piange la scomparsa di Iron-Man come quella degli altri Avengers caduti e si risolleva al ritorno di molti di loro dopo la momentanea scomparsa. L’altra faccia di Spider-man tenterà di distrarsi dagli scioccanti accadimenti passati, partendo alla volta del continente europeo in occasione di una gita scolastica. Durante quest’ultima, oltre a far visita a luoghi affascinanti, l’obiettivo primario di Peter sarà il dichiararsi a M.J., purtroppo però il suo dovere come Avenger lo porterà verso altri scopi. Reclutato da Nick Fury, Peter è costretto a fare squadra con Quentin Beck anche detto Mysterio, un guerriero proveniente da un universo parallelo giunto sulla nostra Terra per dare la caccia agli Elementali, mostri giganteschi rispecchianti i quattro elementi che minacciano la distruzione della nostra realtà. Questa sarà la prima battaglia nella quale Spider-man dovrà affrontare il nemico da solo e diventare un Avenger a pieno titolo. Grande potere, grande responsabilità Nella trama di questo nuovo reboot, come in tutti i Cinecomics Marvel, esiste una doppia “anima” . Quella comica e decisamente adolescenziale (almeno in questo film), che coinvolge tutti i personaggi ignari delle vicende che avvolgono la vita di Peter Parker: gli amici, i compagni di scuola, gli insegnanti, insomma coloro la cui vita potrebbe essere definita “normale”. Poi c’è l’anima smaccatamente cinecomic, predominante nel film, che rende Spider-man: Far from Home una delle migliori produzioni Marvel/Disney. Non si parla degli ottimi effetti speciali e dei validi combattimenti che ovviamente non deludono mai, ma di alcune tematiche molto profonde che si intrufolano tra le gag e le insicurezze di Peter Parker, definendo un personaggio che va al di là della morte di zio Ben. In questa storia Peter si ritroverà ad affrontare poteri più grandi di lui e senza l’aiuto di un valido […]

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Stanlio e Ollio, la storia vera di un’amicizia irresistibile

Una storia di amicizia “dietro le quinte” quella del commuovente e dolce biopic di Jon S. Baird, Stanlio e Ollio, che, attraverso i retroscena dell’ultima tournée teatrale del due comico più amato, ci racconta il profondo legame tra i due e le incomprensioni nella vita reale di Stan Laurel e Oliver Hardy. Da pochissimo nelle sale italiane. Nel 1937 i comici attori Stan Laurel e Oliver Hardy, in arte Stanlio e Ollio, sono all’apice del successo quando stanno per girare “I fanciulli del West” (conosciuto in Italia anche come “Allegri vagabondi”) e registrare il loro celeberrimo balletto, che utilizzeranno per tantissimi futuri sketch, “At the ball, that’s all” sulle note degli Avalon Boys. Subito però il lungometraggio di Baird vuole trasportarci nella vita dei due comici, di cui finora poco, e da fonte non affidabile, si conosceva. Infatti, vediamo Stan e Ollie (soprannominato “Babe”) che chiacchierano amichevolmente dei loro numerosi precedenti matrimoni, in un camerino mentre ripassano una parte. Il film suscita da subito un’allegria e una dolcezza nel rivivere le gag e l’empatia consolidata del duo comico, soprattutto grazie alla bravura e all’assoluta somiglianza con i veri Stanlio e Ollio dei due attori principali, il britannico Steve Coogan e John C. Reilly, entrambi conosciutissimi nel mondo del cinema ma che prima di questa brillante interpretazione non avevo avuto mai un ruolo così importante. Una prova attoriale anche di responsabilità, che viene superata a pieni voti grazie alla bravura con la quale riescono a far rivivere le caratteristiche dei veri Stanlio e Ollio, sopra e fuori dal palco. Il film biografico, che in realtà è l’adattamento cinematografico del libro “Laurel & Hardy – The British Tours” di A. J. Marriot, racconta dell’ultimo periodo della carriera del duo, quando intorno al 1953 i comici decisero di partire per un tour europeo e mettere in scena i loro più famosi sketch sui palcoscenici teatrali, seguiti in Europa da un pubblico che ancora li amava molto, in attesa che un produttore con il quale aveva contatti Stan decidesse di dare l’okay definitivo al loro nuovo film tratto dalle avventure di Robin Hood (nonostante la pellicola non fu mai girata e, come si vede in Stanlio e Ollio, Laurel da vero stakanovista, come lo ricordano, davvero lavorava alacremente alla stesura della sceneggiatura e ne discuteva con il collega Hardy). L’era d’oro era per la loro lunga e prolifica carriera terminata, e gli anni di screzi tra Stan e il produttore cinematografico Hal Roach ormai passati. Dopo un flashback che sarà determinante per comprendere la crisi che la loro amicizia affrontò a causa di un abbandono e di una incomprensione conseguente durata nel tempo, passano sedici anni e Stanlio e Ollio si trovano in Inghilterra per cominciare il tour, stanchi per l’età e una vita difficile tra gli spettacoli senza sosta e pubblicità, che sono costretti ad affrontare a causa di un inizio sottotono della tournée. Un bellissimo biopic che ci fa rivivere le avventure di Stanlio e Ollio, tra risate e lacrime In quel […]

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