Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La Tag: serie tv da vedere contiene 14 articoli

Cinema e Serie tv

Johan Renck e Craig Mazin per l’HBO: Chernobyl

Chernobyl, con la regia di Johan Renck, è l’ennesima dimostrazione della qualità che la HBO riesce a garantire. Dopo i pareri contrastanti che hanno accompagnato l’ultima stagione di Game of Thrones, l’emittente statunitense torna con una miniserie di cinque puntate dedicate al disastro nucleare avvenuto il 26 aprile 1986 all’01:23 in Ucraina, all’epoca ancora parte dell’Unione Sovietica, presso la centrale nucleare V.I. Lenin. Ideata e scritta da Craig Mazin, diretta da Johan Renck, Chernobyl è stata prodotta e distribuita da HBO e sarà trasmessa in Italia da Sky Atlantic. Per raccontare il più grave incidente nucleare della storia un cast eccezionale con Jared Harris, Stellan Skarsgård, Emily Watson, e Paul Ritter. Molti elementi sono tratti da Preghiera per Chernobyl di Svetlana Aleksievič, un libro in cui l’autrice provava a ricostruire non tanto gli avvenimenti quanto «le impressioni, i sentimenti delle persone che hanno toccato con mano l’ignoto». Chernobyl è una serie drammatica e non potrebbe essere altrimenti dati i fatti che racconta. Tutta l’atmosfera, fin dai primissimi minuti, sembra confermarci che quello a cui stiamo per assistere è un dramma che ci verrà presentato in tutta la sua cruda realtà. L’ambientazione e le atmosfere ci rimandano all’Unione Sovietica negli anni precedenti alla sua dissoluzione. L’abbigliamento, i colori delle pareti, le decorazioni delle piastrelle, i telefoni, i registratori, le audiocassette, le auto e la fatiscenza dei palazzi rimandano ad un mondo apparentemente lontanissimo ma che è vicino, lontano di soli 33 anni. Unico neo di una serie che lascia davvero poco spazio alle critiche è sicuramente la scelta di Johan Renck di utilizzare comunque l’inglese per i dialoghi. È forse l’unico elemento straniante in una ricostruzione perfettamente riuscita di un’atmosfera. Chernobyl è una storia che viene raccontata da quello che scopriremo presto essere uno scienziato, Valery Legasov. Un racconto registrato su delle audiocassette per capire ciò che è accaduto, ricostruirlo e farlo sapere al mondo. Non un caso perché la serie evidenzierà le dinamiche distorte del potere che portano alla costruzione di narrazioni false e distorte, fatte di omissioni e bugie. Ma ogni bugia ha un debito con la verità e quel debito prima o poi dovrà essere ripagato. Far raccontare quella storia ad uno scienziato significa mettere ulteriormente in evidenza quel debito. La scienza segue un rigore logico, ha una sua razionalità e un suo metodo.  Tutti elementi che in un regime divengono contraddittori perché ci sono altri valori e altre dinamiche da preservare. Chernobyl può essere un ottimo strumento per comprendere meglio una stagione storica.  È difficile capirlo solo attraverso i libri scolastici ma la Guerra fredda ha condizionato migliaia di vite. Questa miniserie è un ottimo modo per scoprire come l’ha fatto. Durante una guerra fredda tante piccole verità possono essere sacrificate per proteggere una rappresentazione. In questo caso è la rappresentazione del potere sovietico ma si tratta di dinamiche rinvenibili in tanti altri sistemi di potere e in tutte le epoche. Chernobyl è un ottimo esempio per dimostrare che il potere ha sempre provato a costruire una sua narrazione […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Santa Clarita Diet, quando l’horror ha incontrato il genere commedy

Sheila è una donna con una vita semplice, sposata con Joel, un bell’uomo con cui condivide anche la professione di agente immobiliare. Insieme alla loro figlia adolescente Abby, vivono a Santa Clarita in California, il tipico “american suburbs” dal clima mite con staccionate bianche e arredamento standard medio-borghese. La loro esistenza prende una piega inaspettata quando Sheila si trasforma in una zombie che non riesce più a cibarsi di frutta e verdura ma solo di carne umana. Questo è l’incipit di Santa Clarita Diet, una serie tv “dark commedy” di Victor Fresco in onda su Netflix alla sua terza stagione, e ultima, rilasciata a marzo. Purtroppo Netflix ha rilasciato poco tempo fa la notizia della cancellazione della serie; i motivi sono ancora incerti, ma non desta stupore visto le volte in cui la casa di produzione ha preso questa decisione, sconcertando fan e pubblico. Tra le serie prodotte da Netflix, Santa Clarita Diet non ha destato tanta attenzione, né ha ricevuto particolari menzioni, più esaltanti, rispetto a tv series attese come “Sex education” o la nuova stagione de “La casa di carta“; ma si è rivelata comunque un successo perchè si è subito presentata con una trama originale, e sicuramente con un cast all’altezza: nel ruolo della protagonista, Drew Barrymore è perfetta. Divertente e ironica, quando pian piano il corpo della protagonista sembra cadere in decadimento (come un occhio fuori dall’orbita o un dito che non vuole proprio stare al suo posto), capace di far intendere allo spettatore un pregresso, il cambiamento di personalità di Sheila tra il prima e il dopo la trasformazione, quando diventa più sicura di sé e irriverente, alla ricerca di carne umana appetitosa ma sempre amareggiata dalla scarsa morale che comporta uccidere un’altra persona per sopravvivere (spassose le prime scene in cui, insieme alle sue amiche durante un pomeriggio di jogging, beve sangue umano dal suo thermos come fosse un frullato proteico). Splatter, horror o dark commedy? Santa Clarita Diet Questo lato macabro e splatter, che è la horror side di Santa Clarita Diet insieme ai successivi sviluppi che porteranno la famiglia a sapere di più sulla trasformazione di Sheila, è con accondiscendenza e a tratti mista ad un pizzico di sana follia condiviso anche dal marito Joel, un Timothy Olyphant che per la prima volta interpreta un ruolo così vivace, che oscilla tra un ghigno e il baratro di una prossima pazzia. Infatti, l’amore dei due coniugi supera anche quest’ostacolo, perché Joel decide di aiutare la moglie a tenere nascosto il suo segreto al vicinato così come di procacciarle cibo, però decidendo di ammazzare solo chi se lo merita – vedremo i due in fantomatiche avventure, in stile cavaliere e il suo ronzino, dare la caccia ad un gruppo di nazisti. E se la carne dovesse finire ben presto, Sheila porta sempre con sé un frigo bar per mantenerla fresca. Accanto ai due Hammond, troviamo anche la figlia Abby, che scoprirà in seguito il segreto di Sheila ma che, il dna non mente, saprà […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Gomorra 4, boom di spettatori per i primi due episodi

Gomorra 4, la serie tratta dal romanzo di Roberto Saviano, ha tenuto col fiato sospeso più di 1 milione di spettatori per il suo debutto su Sky Atlantic. I primi due episodi (prodotti con Cattleya e Fandango, in collaborazione con Beta Film) sono andati in onda venerdì 29 marzo, con un dato di permanenza di spettatori per l’intera serata del 77%, il 12% in più rispetto alla media della terza stagione. Sui social network, hanno generato un totale di 267.700 interazioni e l’hashtag ufficiale #Gomorra 4 è entrato nella classifica dei trending topic italiani su Twitter. Protagonista indiscusso dell’inizio della quarta stagione di Gomorra è Salvatore Esposito, nel ruolo di Genny Savastano. Genny, dopo la morte dell’amico fraterno Ciro, è costretto a ristabilire gli equilibri tra i diversi clan della città e, per farlo, favorisce l’ingresso in scena di un nuovo giocatore, il boss dei “Levante”, potente famiglia dell’area Nord di Napoli, a lui unita da un legame di sangue. Genny, però, lontano dalle guerre sanguinose di camorra, si reinventa come imprenditore, avviando un grandissimo progetto per la costruzione di un aeroporto, ma scontrandosi con tutte le difficoltà del muoversi in modo “pulito”. Ritroviamo alla regia Francesca Comencini, con le musiche dei Mokadelic alternate alla voce di periferia di Franco Ricciardi. Sembra forte il riferimento ai film Il ladro di cardellini di Carlo Luglio nel primo episodio, e Veleno di Diego Olivares nel secondo. Tema centrale della seconda parte, infatti, lo sversamento di rifiuti tossici nell’area tra Napoli e Caserta, la cosiddetta “Terra dei Fuochi”. L’episodio mette in evidenza le conseguenze sulla salute delle persone che il fenomeno ha prodotto, la dinamica che porta allo sviluppo dei roghi tossici e la connivenza di alcuni proprietari terrieri locali con i fautori dell’avvelenamento. Ritroviamo anche dialoghi forti, efficaci, forse privati dell’effetto di quelle frasi che avevano caratterizzato le prime stagioni, quelle che avevano divertito e lanciato veri e propri trend sui social network (anche grazie alle divertentissime parodie dei The Jackal) e molto diffuse anche nel linguaggio dei giovani napoletani (e non solo). Ritroviamo infine, così come li avevamo lasciati, tutti i personaggi di Gomorra 3: da Enzo Sangueblù, interpretato da Arturo Muselli e il suo braccio destro Valerio (Loris De Luca) fino a Patrizia, personaggio della bravissima Cristiana Dell’Anna. Proprio Patrizia è candidata ad assumere un ruolo centrale in Gomorra 4, ristabilendo un protagonismo femminile (come lo era stato per Maria Pia Calzone e Cristina Donadio, interpreti di Donna Imma e Donna Annalisa “Scianel”), che si rifa, però, alle stesse dinamiche di potere, di violenza e di sopraffazione prettamente maschili. Grande assente, Marco D’Amore, che ha interpretato nelle prime tre stagioni Ciro Di Marzio, e che ritroveremo nei prossimi episodi in un ruolo inedito, quello di regista.

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Sex Education, la nuova serie originale Netflix (Recensione)

Sex Education è una delle ultime uscite Netflix: la serie originale è stata rilasciata l’11 gennaio ed ha subito riscosso un gran successo presso il pubblico, che ne chiede a gran voce una seconda stagione (da poco confermata), merito della sua innegabile freschezza ed originalità: un teen drama leggero e spontaneo, divertente, autoironica e non banale, nulla di scontato o già visto. Al centro della serie, la sessualità adolescenziale. Ma dimenticate gli esperti e smaliziati protagonisti dei più noti teen drama americani: Sex Education punta a rappresentare la realtà della sessualità inesperta ed immatura di un gruppo di adolescenti alla scoperta di sé e dell’altro, una sessualità fatta di incertezze, insicurezze, approcci spesso goffi e mille domande troppo imbarazzanti da porre, ma delle quali si sente improvvisamente l’urgenza. E a soddisfare quest’urgenza provvederà Otis, protagonista della serie, un sedicenne timido, introverso e sensibile, un ottimo ascoltatore e fidato consulente, tanto inesperto con le ragazze quanto esperto, indirettamente, in materia sessuale, grazie all’imbarazzante ed invadente madre, terapista sessuale di mestiere. Sex Education: uno scorcio di adolescenza reale, tra primi amori ed incertezze Sex Education è una serie schietta ed onesta, autoironica e brillante, che racconta l’adolescenza in tutta la sua complessità, nelle sue contraddizioni, tra la voglia di sentirsi adulti e la paura di fallire, anche e soprattutto in una sfera delicata come quella sessuale. Non è mai semplice raccontare in tv la sessualità, l’adolescenza e tantomeno la sessualità adolescenziale senza cadere nei soliti, stantii cliché. Siamo abituati a vedere, nella stragrande maggioranza dei teen drama, teenagers di navigata esperienza sessuale, sempre infallibili e sicuri di sé: ma siamo davvero sicuri che questa immagine corrisponda alla realtà delle nostre prime esperienze, della nostra adolescenza? Sicuramente no. Ciò che ricorderemo con un sorriso ed un velo d’imbarazzo sarà l’emozione, la curiosità, la voglia di conoscere e conoscersi e, perché no, qualche figuraccia o qualche bugia, che nasconderemo come il più grave di tutti i peccati perché, si sa, in adolescenza la verginità è un taboo. Lo sa bene Otis (Asa Butterfield), un “adolescente represso” (secondo la diagnosi clinica che sua madre ne ha fatto), che ne sente angosciosamente tutto il peso, lo sa bene il suo migliore amico Eric (Ncuti Gatwa), adolescente in lotta con sé stesso e contro la propria omosessualità. Due ragazzi diversi, uno timido e riservato, a suo agio nell’anonimato, e l’altro estroso ed eccentrico, sempre in cerca di attenzioni, ma accomunati dal comune, triste destino degli “sfigati” del college: destino dal quale li tirerà fuori Maeve (Emma Mackey), una ragazza dal look alternativo emarginata dal gruppo per alcune maldicenze sul suo conto, quando proporrà a Otis di fondare insieme a lei, tra le mura scolastiche, un centro d’ascolto di terapia sessuale, resasi conto delle notevoli competenze di Otis in questo ambito, piuttosto insolite in un ragazzo vergine. Ritroviamo nella serie tutti i personaggi, i topòi viventi cui siamo abituati: gli sfigati, il bullo, la cheerleader, il campione della squadra di basket (qui, in realtà, si tratta di un […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

5 motivi per vedere Romanzo Criminale – La serie

In occasione del decennale della prima tv trasmessa il 10 novembre del 2008 su Sky, parliamo di uno dei telefilm italiani di maggior successo: Romanzo Criminale – La serie. B“bei tempi andati” o l’innocenza perduta, all’azione violenta contro chiunque si frapponga fra i protagonisti e i loro obiettivi. La macchina da presa, attraverso studiate composizioni, diviene un ulteriore elemento chiarificatore che aiuta lo spettatore a comprendere meglio le diverse gerarchie e i vari stati d’animo di chi è inquadrato in quel momento. Persino la sigla di testa non è lasciata al caso: i primi piani dei protagonisti che si stagliano in sovrapposizione su mucchi di banconote alternati da una stecca da biliardo che colpisce le palle sul panno verde sono la metafora non solo della smodata ricerca di potere dei protagonisti, ma anche di come tutti i personaggi, nessuno escluso, non siano altro che pedine coinvolte in un gioco ben più grande di loro. 4)  Il dettaglio che crea l’atmosfera Come detto in precedenza, la buona riuscita di Romanzo Criminale – La serie è dovuta non solo al regista e agli attori, ma soprattutto all’intera troupe coinvolta nel progetto che riesce in maniera magistrale nel proprio intento. In ogni puntata sono numerose le scene ambientate all’esterno che danno la possibilità allo spettatore di poter osservare uno spaccato di vita quotidiana di quel periodo: dalle insegne dei negozi ai pantaloni a zampa d’elefante, per finire alle auto d’epoca e ai segnali stradali, l’intera città di Roma è stata totalmente ricostruita, permettendo così alla capitale di mostrarsi in tutto il suo decadente splendore. Anche gli interni sono stati ricostruiti secondo la moda dell’epoca, con ampi spazi aperti e luminosi (l’abitazione del Freddo o di Scrocchiazeppe) che si contrappongono ad ambienti chiusi e con la forte presenza di disegni geometrici (il Bar Franco, iconico covo della banda). Ciliegina sulla torta è la colonna sonora a cura di Pasquale Cataleno (Napoli velata, L’uomo in più) che tramite un sapiente uso di strumenti ad arco e la splendida fotografia di Paolo Carnera (A.C.A.B, Suburra)  riesce a trasmettere allo spettatore tutto il carico emotivo che i protagonisti affrontano nel corso della vicenda. Ma non sono solo le composizioni originali a rendere il comparto musicale di Romanzo Criminale così incisivo: l’uso di canzoni dell’epoca quali Tutto il resto è noia di Franco Califano o Pazza idea di Patty Pravo scandiscono momenti narrativi fondamentali, assieme ad altri pezzi iconici di quegli anni quali The passenger di Iggy Pop o Figli delle stelle di Alan Sorrenti, che contribuiscono a far percepire l’inconfondibile atmosfera di quegli anni. 5) La serializzazione della fiction Romanzo Criminale – La serie segna un punto di svolta nella produzione della cosiddetta “fiction all’italiana”, abbandonando una narrazione che nasce e termina in ogni puntata in favore di una di più ampio respiro, che si sviluppa nel corso dei diversi episodi e dove gli eventi hanno una forte correlazione fra di loro. Concepita da Sollima come un film a puntate, la serie (assieme a Lost e Breaking Bad) si erge quindi a capostipite di […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Snuff la webserie: una miniserie made in Napoli

Snuff, una nuova webserie visibile su Youtube e “made in Napoli” firmata da Claudia Canfora e Giovanni Bellotti assieme al collettivo Napoli Nord Snuff è la nuova webserie firmata da Claudia Canfora e Giovanni Bellotti, visibile sulla piattaforma di condivisione video Youtube. “Le motivazioni – dice Bellotti – che mi hanno spinto a lavorare ad una seconda serie web, sono le medesime con cui ho avviato il lavoro de Il nastro di Möbius, ovvero la possibilità di continuare un percorso avviato anni prima a partire dai laboratori cinematografici svolti con i ragazzi delle scuole superiori di Napoli Est. Oggi, nonostante ognuno di loro abbia concluso gli studi liceali, hanno deciso di continuare a lavorare in gruppo, diventando parte di un collettivo cinematografico. Il collettivo è un progetto che vede la concretizzazione di uno spazio in cui i giovani (sotto i 35 anni) possano dare vita alle loro creazioni cinematografiche curandone i diversi aspetti: dalla scrittura alla produzione. L’obiettivo cardine del collettivo, così come quello della serie web Snuff, è quello di fare cinema a partire dal basso, che diventi poi un vero e proprio cantiere aperto di idee e talenti volti alla diffusione della cultura cinematografica indipendente, mediante l’impegno della sperimentazione attraverso nuovi contenuti, forme e linguaggi dell’audiovisivo”. Questa miniserie, composta da quattro episodi della durata di circa 5 minuti e un quinto episodio di 10, affonda le sue radici nei cosiddetti Snuff Movies che circolano, purtroppo, nel Dark web. La sceneggiatura, ben costruita, vede il sapiente uso di colpi di scena al termine di ogni episodio, così da rendere la visione godibile nonostante l’argomento forte di cui si tratta. Snuff la webseries: la sinossi Alice e Luca, laureandi in cinema, inizino il proprio tirocinio presso un’associazione. Convinti di poter approcciare sin da subito al mondo del lavoro per cui hanno studiato, si ritroveranno invece coinvolti in un terrificante mistero. Proprio Alice, infatti, ritroverà per caso, nello scantinato dell’associazione, uno Snuff Movie nel quale la protagonista viene torturata fino alla morte. I due laureandi si metteranno quindi sulle tracce del misterioso autore della registrazione. Gli interpreti sono: Noemi Esposito, Mario Donato Pilla, Vincenzo Carotenuto, Giuseppe Carosella, Carmela Abbacuccio, Ilenia Briuolo. link episodi Cosa sono gli Snuff movies Il fenomeno degli Snuff movies, relativamente recente, trae la propria forza dal piacere morboso che alcuni individui possono provare nell’assistere alla sofferenza che un essere umano infligge ad un altro: si tratta, infatti, di filmati amatoriali, spesso girati con scarsi mezzi tecnici, che mostrano un’escalation di torture ai danni di animali e altri esseri umani. Torture che culminano con la morte del soggetto. Tali filmati, realizzati dietro compenso, rispondono in qualche modo ad un bisogno voyeuristico estremo che la rete riesce a soddisfare grazie al suo lato oscuro. Il deep web sembra infatti essere fonte inesauribile per le persone che ricercano questo genere di filmati. Eppure, cercando notizie in rete, ci  si trova di fronte a opinioni discordanti: c’è chi parla di leggenda metropolitana, chi invece sostiene che si possa parlare di snuff movies solo […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Bojack Horseman, l’inettitudine nella città delle stelle

Dalla sua prima apparizione sul catalogo Netflix nel 2014, Bojack Horseman è divenuta una delle serie simbolo del servizio principale di streaming on demand Nata dalla mente di Raphael Bob-Waksberg, la serie Bojack Horseman è giunta il mese scorso alla sua quinta stagione e ha conquistato il cuore degli spettatori grazie ad elementi che la contradistinguono dai prodotti del suo genere. Trama Bojack Horseman è un cavallo antropomorfo di mezz’età che negli anni ’90 raggiunse la fama grazie alla sit-com Horsin’around. Tuttavia la chiusura dello show coincide con il declino del cavallo-attore, che negli anni è divenuto cinico, misantropo, egoista e arrogante. Egli è tuttavia desideroso di tornare al successo e, tramite le pressioni di una casa editrice sull’orlo della bancarotta, accetta di far scrivere la propria autobiografia dalla ghostwriter Diane Nguyen. Oltre che con lei, Bojack si ritrova (con riluttanza) ad avere contatti con altri strambi personaggi: Princess Carolyn, un gatto rosa che è sia il martellante agente di lavoro che l’ex fidanzata di Bojack; Todd Chavez, un giovane nullafacente che si è imbucato ad una festa dell’attore per poi stabilirsi nella sua casa (anzi, sul suo divano); Mr. Peanutbutter, un attore con le fattezze di un labrador che con la sua allegria e spensieratezza rappresenta il contraltare ideale di Bojack. Nel corso della serie si andranno ad aggiungere altre figure che popolano una Hollywood condivisa da umani e animali antropomorfi e sul cui sfondo Bojack tenterà una tragicomica rincorsa verso le agognate luci della ribalta. Bojack Horseman: il cinismo di Hollywood e la fragilità del divo Sarebbe un compito tutt’altro che semplice spiegare il successo di Bojack Horseman ai pochi che ancora non l’hanno visto. Il calderone di temi trattato dalla serie risponde ad una duplice necessità: da un lato l’amara satira nei confronti del mondo di Hollywood, dall’altro l’empatia che si va pian piano a stabilire con i personaggi. Nel corso di tutte e cinque le stagioni non è raro vedere in Bojack Horseman un attacco alle diverse strutture che regolano il meccanismo dello star system. I temi trattati, che finiscono per fondersi con la narrazione principale, vengono filtrati tanto dalla superficialità dei mass media e dei social quanto dal narcisismo e dalla pomposità dei vip, fittizi e reali, occupati a gonfiare il proprio ego. Tematiche come il femminismo, l’aborto, la decadenza delle star del grande e piccolo schermo e delle violenze di natura sessuale (ancor prima degli scandali che hanno coinvolto Henry Weinstein e Bill Cosby) vengono trattati con una semplicità apparente che in seguito rivela gli intenti estremamente goliardici ed irrisori. A pagare le conseguenze di un sistema così malsano sono soprattutto i prodotti che vengono sfornati dalla fabbrica dei sogni di Los Angeles: gli attori. E qui entra in gioco l’incredibile empatia che si stabilisce tra gli spettatori e Bojack, con la sua depressione e il senso di incompletezza che lo attanaglia. Dietro la maschera di narcisismo e strafottenza che lo caratterizza, Bojack si dimostra in realtà debole e fragile. Sa benissimo che nella […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Le serie tv anni 90: quando la musica ha un peso in assenza

Le 9 migliori serie tv anni 90 e il loro rapporto con la musica  Il mondo delle serie tv è cambiato negli ultimi venti anni. È un dato di fatto questo se si comparano vecchie pellicole degli anni ‘80/’90 con qualcosa di più recente. Pura ovvietà. Però al di là dell’ottimizzazione visuale, anche le trame sembrano essere più complesse oggi, più “cervellotiche”. Basti pensare a Dark, serie televisiva tedesca del 2017 targata Netflix, o a Game of Thrones. Ma come erano strutturate le serie tv anni 90? I segreti di Twin Peaks Nella serie tv anni 90 di casa HBO, ad esempio, la trama si sfila e si annoda continuamente su un filo più sottile e complesso, quasi invisibile: la musica. Ogni personaggio o situazione, infatti, ha un suo pezzo che si lega ad una stratificazione di trame non casuali con effetti speciali altrettanto impeccabili. Ecco un altro elemento che rende una serie tv odierna molto più “dinamica”. Un dinamismo già presente, però, nell’universo allucinato e inquietante di David Lynch e Mark Frost in I segreti di Twin Peaks. La serie televisiva statunitense, trasmessa dall’8 aprile 1990, tocca i vertici dell’assurdo e del paradossale e ha segnato profondamente i caratteri delle serie televisive successive. Un gran salto dopo l’interminabile Beautiful di fine anni ‘80 con i suoi caratteri stilizzati e “finzionali” e una struttura che si sviluppa attraverso le relazioni dei vari personaggi, o le loro complicazioni.  In Twin Peaks, invece, nulla è mai dato come “ovvio”. Anzi la serie sembra seguire in superficie le vicende intorno la morte di Laura Palmer, mentre accade tutt’altro. La sua costruzione può avvenire su due piani: uno psicologico e uno indiziario. Infatti non esistono solo i segni che l’agente Dale Cooper deve decifrare come un detective letterato, alla maniera di E.A. Poe. La stratificazione della dimensione psicologica è così profonda per ogni personaggio che ogni traccia/indizio sulla scena serve allo spettatore a rintracciarne i segni di una follia condivisa. I segni sono rintracciabili anche nella musica, sia quando manca sia quando aderisce alla situazione corrente. La musica è una presenza fondamentale all’interno della serie proprio perché ne aggrava il clima dell’assurdo. Da questo punto di vista un esempio lampante sono le canzoni Mairzy Doats, Get Happy di Frank Sinatra, e ancora Getting to Know You, Singin’ in the Rain, e The Surrey with the Fringe on Top cantate o ballate da Leland Palmer. La colonna sonora creata da Angelo Badalamenti, inoltre, aumenta il “perturbante” e l’agghiacciante sensazione di una verità sempre incerta, sempre più improbabile, peggio degli inspiegabili capelli bianchi di Leland Palmer, o i gufi, o la scritta fluo del titolo che fa un po’ ricordare quella di Miami Vice di fine anni ‘80. Chi non ricorda, ad esempio, la chioma di James “Sonny” Crockett (Don Johnson) in Miami Vice e il suo collega Ricardo “Rico” Tubbs? E ancora la chioma bionda di Don Johnson in Nash Bridges sulla sgargiante macchina gialla con il collega Joe Dominguez (Cheeh Marin). Al di là dello […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Emmy Awards 2018: tutti i premi dell’edizione

Volgono al termine gli Emmy Awards 2018, che nell’edizione di quest’anno hanno visto tornare con prepotenza, dopo un anno di assenza, la serie TV Game of Thrones, la quale ha guidato le nomination della serata, aggiungendo al suo curriculum ben 22 nomination. La serie è stata seguita immediatamente da Saturday Night Live e Westworld, con 21 nomination ciascuno. Mentre The Handmaid’s Tale, la distopica serie TV, ha ottenuto 20 candidature per la seconda stagione, tra cui quelle per Elisabeth Moss e Samira Willey. Tra le svariate novità e sorprese della cerimonia, vi è la supremazia di Netflix, che per la prima volta domina la scena degli Emmy Awards 2018 attraverso 112 nomination contro la stimata Hbo, che quest’anno concorre per 108; da qui è possibile comprendere la grande rivoluzione di Netflix che, con passo sempre più celere, spopola non solo come piattaforma digitale, ma anche come produzione e format. Per le Limited series, con 18 nomination c’è The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story; invece come serie comica, la più candidata è Atlanta.  Prodotta da Amazon, la iperpremiata La fantastica signora Maisel, ha sbaragliato davvero ogni concorrenza, vincendo cinque Emmy Awards: miglior serie brillante, miglior attrice con Rachel Brosnahan, miglior attrice non protagonista con Alex Borstein, miglior sceneggiatura e miglior regia con Amy-Sherman Palladino, già sceneggiatrice e creatrice di due serie cult come Pappe Ciccia e Una mamma per amica. Tra le candidature come miglior attrice comedy vi era anche Megan Mullally, per l’amatissimo Will and Grace, che anche stavolta resta all’oscuro e senza premi. Allo show targato HBO,  il già citato Game of Thrones, conosciuto dalla popolazione italiana come “Il trono di spade”, è stato riconosciuto uno dei premi più ambiti, ovvero Miglior serie drammatica ed ancora una volta il folletto, Peter Dinklage, in perenne nomination (la settima), ha ricevuto  per la terza volta il premio di Miglior attore non protagonista. Clairy Foy è la migliore attrice protagonista drammatica, un premio davvero meritato, anche perché dalla prossima stagione di The Crown, la Foy dovrà smettere di indossare le vesti della regina Elisabetta II. Prima nomination per un’attrice di origine asiatica, Sandra Oh, con Killing Eve, alla quale non arriva tra le mani nessun premio, nonostante la bravura eccezionale che da sempre la contraddistingue. Miglior attore protagonista in una serie drammatica è stato conferito a Matthew Rhys, per The Americans, avvincente racconto dell’America durante i tempi della Guerra Fredda. Nelle edizione 2018 degli Emmy Awards non poteva mancare un momento da ricordare e incorniciare nella storia della manifestazione: Glenn Weiss, regista dell’Ultima Notte degli Oscar, durante il suo discorso di ringraziamento ha sorpreso tutti i presenti, chiedendo alla fidanzata Jan Svandsen di sposarlo. Emmy Awards 2018: tutti i premi Miglior serie drammatica Game of Thrones Miglior film TV Black Mirror – USS Callister Miglior miniserie The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story Miglior serie comedy The Marvelous Mrs. Maisel Miglior programma animato Rick and Morty – Cetriolo Rick Miglior attore protagonista in una serie drammatica Matthew Rhys, The Americans Miglior attrice protagonista in una serie drammatica Claire Foy, The Crown Miglior attore […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Le serie tv migliori degli anni 2000: da Dawson’s Creek a Lost

Serie tv migliori degli splendidi anni 2000, i nostri consigli! Le serie tv sono diventate sempre più numerose negli ultimi anni e continuano a popolare gli schermi delle televisioni italiane e straniere, a tenere occupati registi, attori, critici e telespettatori. Questi ultimi, in particolare, si dividono in due categorie: c’è chi segue una serie con tranquillità, distacco, magari perde anche qualche puntata o ci butta un occhio di tanto in tanto mentre lavora al pc, o cucina, o da’ il latte al bambino. Poi ci sono quelli ossessionati dalle serie tv, capaci di divorarsi una serie in una nottata, di sognarseli di notte i personaggi e di bruciare il cibo sul fuoco, perdere il lavoro sul pc, versare il latte sul divano. E poi, assurdo ma vero, esistono coloro che le serie tv non le seguono. Indipendentemente dall’essere o meno ossessivo compulsivo, ci sono alcune serie tv che hanno fatto la storia, sono diventate famose e ricordate ancora a distanza di anni… ne sono tante per poterle citare tutte, e quindi dovendo fare una cernita, parlerò delle serie tv migliori tra quelle che hanno visto la luce negli anni 2000. Le serie tv  migliori degli anni 2000 Dawson’s Creek. Andata in onda a cavallo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000, Dawson’s Creek è la serie tv che in quegli anni ha intrappolato milioni di adolescenti  nell’incrocio delle vite giovanili di un gruppo di amici: Joey Potter (una giovanissima e bellissima Katie Holmes), Dawson Leery (James Van Der Beek), Pacey Witter (Joshua Jackson), Jen Lindley (Michelle Williams), Jack e Andy McPhee (rispettivamente Kerr Smith e Meredith Monroe). Drammi adolescenziali, problemi familiari, cuori infranti, amicizie perdute e poi ritrovate, sono al centro della serie che a distanza di anni ancora fa canticchiare agli appassionati “Anuwonawei” , e fa conservare in un cassetto poster e giornaletti ad essa dedicati. La critica non è stata unanime nel giudicare la serie alla sua uscita, ma il frutto della mente di Kevin Williamson è rimasto nel cuore di tutti coloro che in quegli anni sono stati proiettati nella cittadina di Capeside. The O.C.  «E tu chi sei?», «Chiunque tu vuoi che io sia». Queste sono le frasi che ricordano tutti coloro che nel 2004 (in America nel 2003) hanno intrapreso la visione di una nuova serie tv: The O.C. (andata in onda fino al 2007), creata da Josh Scwartz e ambientata a Newport Beach, città nella contea di Orange, in California. Il protagonista Ryan Atwood (Benjamin McKenzie), ragazzo introverso e con alle spalle una situazione familiare disagiata, finisce in galera per furto e l’avvocato Sandy Cohen (Peter Gallagher), dopo averlo scagionato, lo ospita in casa propria, dove vive con sua moglie Kirsten e il figlio Seth (Adam Brody). Così Ryan si trova a frequentare l’America da bene, quella fatta di ville sfarzose, adolescenti viziati e ricchi, tra cui le belle Marissa Cooper (Mischa Barton) e Summer Roberts (Rachel Bilson). Tra cuori rubati, sogni infranti e puntate strappalacrime, The O.C. è stata una […]

... continua la lettura