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Eroica Fenice

La Tag: stand up comedy contiene 22 articoli

Teatro

Ho fatto bingo, lo spettacolo di Davide Marini al Kestè

Per la prima volta a Napoli, lo scorso giovedì il comedian e doppiatore YouTube romano Davide Marini si è esibito con il suo primo monologo da un’ora Ho fatto bingo al Kestè. Come ci aveva annunciato durante la nostra intervista, la speranza era quella di farsi «du’ risate». Aspettativa tutt’altro che disattesa, anzi, ampiamente superata. Ho fatto bingo, lo spettacolo Poco dopo le 22.00, i primi spettatori iniziano a scendere nella saletta sotterranea del Kestè Abbash. Marini è con Davide DDL (Davide Di Lorenzo), il secondo performer della serata. Hanno un po’ di ansia, quella fisiologica prima di ogni spettacolo. Tra gli interrogativi su quanti spettatori saranno presenti e i pareri sullo spettacolo di Louis C.K. a Milano, DDL manifesta il suo desiderio di individuare lo spettatore più sudato: uno spettatore sudato può sempre fare comodo durante uno spettacolo. Verso le 23.00, è proprio DDL a salire sul palco e ad aprire le danze. Il suo è un breve monologo sullo zoo di Napoli, occasione perfetta per presentare Davide Marini che, oltre all’attività di comedian, ha anche un canale YouTube dove doppia video buffi di animali. «Cercheremo di farci du’ risate», dopo essere salito sul palco, Davide Marini si presenta così, non nascondendo al pubblico una certa ansia e rammaricato dal non poter avere un po’ di “zinza” dal suo personaggio Mirko il koala. Ho fatto bingo è un monologo in cui Davide ripercorre le piccole “sfighe” della sua vita. Quelle avversità che per anni ha temuto di raccontare per la vergogna ma delle quali adesso ride con leggerezza. C’è spazio per tanti temi: le catene di Sant’Antonio della zia, il regime di terrore psicologico messo su dagli amici che volevano per forza farlo uscire di casa la sera (chi non ci è passato?), l’invadenza degli urologi, il rapporto contraddittorio e misterioso con la sessualità, la rottura di una storia d’amore di tre anni… Salta da un argomento all’altro in maniera lieve, sdrammatizzando su tutto ciò che per anni ha costituito un vergognoso peso. Il risultato è molto apprezzato anche dal pubblico, che non risparmia risate e applausi. Il fenomeno dell’anti-ciclone africano che si sviluppa – per motivi ignoti – nell’area circostante il palco lo fa sudare a dirotto. Ma Davide non si ferma e tira dritto con il suo monologo, mostrando anche notevoli doti da rumorista, degne di Larvell Jones di Scuola di Polizia. A tenere uniti i vari temi, la figura del bingo che diventa metafora della nostra esistenza. Il bingo è quel luogo impregnato da fumo di sigarette, dove orde agguerrite di persone si accalcano nella frenetica corsa al segnare sulle proprie cartelle i numeri chiamati a velocità supersonica. Tutti alla ricerca della cosiddetta botta di fortuna che non può certo cambiare le nostre vite, ma sicuramente costituire un momentaneo palliativo alle fatiche quotidiane: sempre che, dopo aver vinto, riusciate ad uscirci dal bingo. Per ogni persona che vince ce ne sono almeno un altro paio che imprecano, sconfitte con soltanto un numero mancante. Una ruota di […]

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Teatro

Davide Marini, un inaspettato stand up comedian | Intervista

«Non sai mai quello che succede nel futuro», ci rivela Davide Marini. Romano, classe 1988, una laurea in architettura e adesso in giro per l’Italia come stand up comedian. Uno scenario che, fino a pochi anni fa, non avrebbe mai immaginato. Folgorato da alcuni video di Giorgio Montanini, Daniele Fabbri e Saverio Raimondo su YouTube, ha intrapreso questo viaggio circa 3 anni e mezzo fa. È stato proprio Saverio Raimondo, con un workshop, a far scattare nel comedian romano la scintilla definitiva della stand up comedy. Nel frattempo, ha lanciato anche un canale YouTube di buon successo, Davide Marini – Comedian , dove doppia in maniera ironica video buffi di animali. Ho fatto bingo è il primo monologo da un’ora di Davide Marini che, il 25 Luglio, si esibirà per la prima volta a Napoli, al Kestè. Lo scorso venerdì è stato ospite al Giffoni Film Festival dove, in occasione dell’anteprima del nuovo Men in Black, ha presentato un suo nuovo video doppiato. Durante il frenetico tran tran imposto dal festival cinematografico, siamo riusciti a contattare telefonicamente Davide Marini che ci ha parlato del suo spettacolo, dei suoi primi passi nel mondo della stand up comedy e di tanto altro ancora. Intervista a Davide Marini Inizierei subito chiedendoti perché sei al Giffoni Film Festival? Stai presentando il tuo spettacolo? No, questa volta non è per la stand up. Sto partecipando al Giffoni perché c’è l’anteprima del nuovo Men in Black e, siccome io nei video doppiati ho un personaggio di nome Lillo che è un carlino, mi hanno contattato perché nel film c’è un carlino di nome Frank e quindi mi hanno chiesto di fare un video in cui si univano i due mondi. Così l’altro ieri ho pubblicato un video in cui Lillo ha un colloquio per entrare nei Men in Black perché è raccomandato da Frank. A proposito dei tuoi video doppiati su Youtube, come hai iniziato? Ho iniziato nell’Ottobre 2017 per puro caso. Non era un progetto, né avevo mai pensato di fare questa cosa per diventare famoso. Era così: mi piaceva farlo e mi piace farlo. Ricordo che la comica Martina Catuzzi, che forse conosci non so, fece un video doppiato del Titanic. Mi sono detto: oh bella ‘sta cosa, mi fa ridere, voglio farla anch’io. E ho preso un video con una scimmia che attraversa un campo da golf. Durava sei secondi, ho fatto questo doppiaggio che sembrava che cercasse degli amici che cercavano parcheggio. A molti amici piaceva ma dopo un po’ ho visto molte persone che non conoscevo e che mettevano mi piace e condividevano. Così ho continuato a farli e piano piano si è espansa la cosa, senza che neanche me ne accorgessi. Di colpo è diventata una cosa che molti conoscevano, ancora adesso non riesco a capacitarmi di come abbiano questo successo. È iniziato prima il doppiaggio dei video oppure la stand up? La stand up. Sono circa 3 anni e mezzo che faccio stand up. All’inizio sono andato a tentativi […]

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Teatro

Filippo Giardina chiude la stagione di Stand Up Comedy al Kestè

Sarà Filippo Giardina a chiudere la rassegna annuale di Stand Up Comedy del Kestè, domenica 9 giugno, salendo sul palco con il laboratorio di “Stand up Comedy Napoli”, nato a novembre 2018 e già diventato una realtà solida che sta scovando i migliori talenti partenopei da far esibire sul palco di Abbash, l’hub culturale del centro antico di Napoli, ormai punto di riferimento italiano per la Stand Up Comedy. Vincenzo De Luca Bossa insieme al fondatore del Kestè Fabrizio Caliendo e a Luciano Labrano ha dato vita a una stagione unica nelle viscere del Kestè, in quel luogo chiamato Abbash, per l’appunto,  che è un unicum per la produzione artistica, le mostre, la musica e la sperimentazione. Il nuovo hub culturale ha prodotto una stagione densa di ogni tipo di eventi. C’è stato spazio per la musica dal vivo, per il teatro, per le mostre, per i dibattiti culturali, per le presentazioni di libri e dischi, per la sperimentazione e tanto altro, ma su tutto lo spazio underground del centro storico di Napoli si è contraddistinto per essere divenuto la casa della Stand Up Comedy. Così il Kestè ha deciso di dedicare proprio alla Stand Up Comedy la chiusura di questa prima, importante e densa stagione artistica. «Nel momento che io mi stavo buttando dal decimo piano di un palazzo per suicidarmi, è passato un uccello, mi ha preso e mi ha riportato a terra.» È così che Filippo Giardina ci ha descritto il suo percorso comico. Prima di diventare cibo per vermi, Filippo avrebbe dovuto lasciare il segno, e ci è riuscito egregiamente, divenendo il padre fondatore della Stand Up Comedy in Italia. Il suo ultimo spettacolo “Lo ha già detto Gesù” ha attualmente superato le quaranta repliche toccando una trentina di città, registrando Sold Out, tra gli altri, al Teatro Sala Umberto di Roma, al Teatro Fontana di Milano, Teatro A L’avogaria di Venezia e al Teatro della Tosse di Genova. A giugno è in tour con lo spettacolo a Caserta, Bari, Trapani, Palermo, Milano, Brescia e Roma. Eroica Fenice ha avuto il piacere e l’onore di scambiare due chiacchiere con questo big della comicità italiana in occasione dell’appuntamento con la Stand Up Comedy di domenica 9 giugno. Il binomio Napoli/Stand Up Comedy “Toda joia… toda munnezza” a parte, quest’anno sono successe un sacco di cose belle a Napoli. Per la precisione, in un “posto magico”. È così che Filippo Giardina definisce il Kestè durante l’intervista. L’avventura nel mondo della Stand Up Comedy al Kestè inizia quattro anni fa, con le prime serate in sala San Gennaro, con Maurizio Capuano e il collettivo napoletano “Satirarum”. Negli anni, il Kestè si è impegnato a portare a Napoli quasi tutti gli artisti della scena nazionale, alcuni addirittura per la prima volta al Sud Italia. Il primo è stato Filippo Giardina, il fondatore di “Satiriasi”, con tutto il gruppo allora ancora unito. Proprio dopo un ennesimo spettacolo di Filippo Giardina organizzato dal Kestè al Maschio Angioino a luglio 2018, nasce il […]

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Teatro

Carmine Del Grosso al Kestè. Una comedy tra amici

Si è esibito sabato 18 alla Stand Up Comedy del Kestè di Napoli il comedian beneventano Carmine Del Grosso. Il suo spettacolo intitolato #Solo si è presentato come una vera e propria chiacchierata tra amici. Confidenze e confronti sulla realtà quotidiana dei trentenni sono state messe a nudo su un palco intimo. Carmine Del Grosso, un uomo semplice e atipico del Sud Carmine sale sul palco intorno alla mezzanotte. Un orario insolito per lui, non abituato ad esibirsi così tardi. “Sono di Benevento, l’Isernia del Sud. Qualcuno ci è mai stato?”. Le sue prime parole denotano subito un tono colloquiale, dimesso, fraterno. Lo show si apre con riflessioni personali sul meteo che sta cambiando. “Ho rischiato davvero di non essere qui stasera a causa di una brutta influenza intestinale dovuta ai cambiamenti climatici. Quante stagioni ci sono in una settimana?”. Le considerazioni sul clima impazzito si soffermano sul personaggio di Greta, la piccola attivista svedese che allarma la società col problema del Global Warming. “Come fa una ragazza di 16 anni a parlare davanti ai politici? Noi italiani chi avremmo potuto mandare al Parlamento Europeo? Il ragazzino di ‘saluta Antonio?’”.  Da uomo del Sud trapiantato al Nord, Del Grosso ci racconta di quanto viaggi spesso scegliendo le soluzioni low cost. Ryan Air e Flixbus sono la sua prima scelta. “Una volta ho viaggiato su un Flixbus (che è la Ryan Air degli autobus) e l’autista era così umile da averci detto: vi ringrazio per avermi fatto viaggiare con voi”. Dalle incertezze degli spostamenti con i mezzi di trasporto, Del Grosso passa alla “follia dei social network” e all’influenza che questi assumono nella nostra società. “Avete notato quelle immagini condivise su Facebook dove la gente scrive ‘Amen’ per fare in modo che, ad esempio, un bambino africano non venga mutilato? Immagino il social media manager di Facebook che va in Africa e ferma un’esecuzione dicendo: Stop! Siamo arrivati a 1000 like!“. La vita del trentenne è davvero strana per Carmine: “Sia gli adulti che i bambini mi danno del Lei”. Racconta di avere mille paranoie, di andare la mattina presto in palestra insieme agli anziani e di divertirsi a stare la sera a casa guardando Un Giorno in Pretura alla televisione.  Ed è ancora più strano per lui essere del Sud ma vivere da astemio: “Quando devo chiedere ad una donna di uscire non so come fare dato che non bevo. Cosa le offro? Del cibo?”. Carmine e la sua vita da single al Nord “Perché una persona del Sud va a vivere al Nord? Parliamoci chiaramente. Lo fa solo per la carriera!”. Milano è per Del Grosso la città del marketing, dove tutto è in vendita, anche le cose più brutte. La gente non ha il tempo di innamorarsi  e lui non sa come relazionarsi in una città così frenetica. “Il mio coinquilino gay ha una vita sentimentale più felice della mia. Lo invidio!”. La ricerca del successo in una società competitiva porta, inevitabilmente, alla perdita dell’umiltà e della semplicità. “Posso […]

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Carmine Del Grosso, un comedian beneventano al Nord

Carmine Del Grosso si esibirà domani alle ore 22.00 alla Stand Up Comedy del Kestè di Napoli Carmine, oltre ad essere un comedian, è anche autore e speaker radiofonico. Il suo show #Solo, uno spettacolo tra amici si presenta, appunto, come una semplice “chiacchierata tra amici” in cui dialogare e confrontarsi sui problemi della nostra società. Vincitore del Premio Ottovolante nel 2012, Del Grosso fa parte della StandUp Comedy di Sky Italia. Lo abbiamo intervistato prima della performance. Ciao, Carmine. Ci parli di te e della tua comicità? Sono beneventano e vivo a Milano da 5 anni. Ho scoperto la comicità a Roma dove ho frequentato l’Accademia Teatrale e alcuni laboratori comici. Sono sia autore che attore comico. Ho collaborato come autore per la Rai e attualmente faccio parte del team della StandUp Comedy di Sky Italia. Sto girando l’Italia con lo spettacolo intitolato #Solo. La mia comicità si basa sulla visione della realtà attraverso gli occhi dissacranti di un trentenne. Molte delle cose che racconto sono autobiografiche e altre parlano del nostro rapporto coi social network. Sono un campano atipico. Il mio accento e il mio stile di vita non vengono riconosciuti come campani. Sono astemio e non mangio molti carboidrati.  Credi ci siano delle differenze tra la Comedy Americana e quella Italiana? Mi fa piacere rispondere a questa domanda, perché, di solito, mi viene chiesto soltanto se c’è differenza tra il cabaret e la comedy. Noi abbiamo una tradizione diversa da quella americana, parlo di usi e costumi, di modi di fare. Veniamo dalla Commedia dell’Arte. C’è soprattutto una linea generale che tutti i comici del Mondo seguono: salire sul palco con i panni di se stessi. I monologhi possono essere satirici, oppure analizzano semplicemente la realtà quotidiana. Questo è il clima che troviamo ovunque, cambia solo il metodo. La percezione dell’arrivo della comedy in Italia è stata distorta. Si pensava fosse una sorta di satira accelerata e quindi si è creata una frattura comunicativa. Solo grazie a Netflix, negli ultimi 5 anni, siamo arrivati ad un’espansione verso un pubblico di giovani ed è questo il vero successo della comedy italiana. I ragazzi prima non andavano più agli spettacoli dei comici. Pensi che le barriere tra la comicità del Nord  e quella del Sud Italia siano state superate? A me piace quando ci si prende in giro sulle proprie origini. Molto probabilmente ci sono ancora delle differenze tra Nord e Sud ed è giusto che ci siano, parlo di differenze culturali. La comicità si basa su un’alterazione della realtà. Quindi se io sono nato a Napoli e voglio prendere in giro una persona che è nata a Milano lo faccio. L’importante è che ci sia parità tra i due. Quando un milanese mi sfotte chiamandomi terrone, non me la prendo perché cerco di sfotterlo di conseguenza. Bisogna essere alla pari nella presa in giro, non deve esserci alcun scalino tra le due parti. Abbiamo invece superato l’idea che chi è nato al Sud abbia una marcia in meno. Puoi […]

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Teatro

Andrea Saleri e Sofia Gottardi al Kestè

Domenica 5 maggio si sono esibiti sul palco del Kestè due comedian che hanno portato in scena la loro vita privata, mettendo a nudo se stessi e le dinamiche che vigono tra di loro. Sofia Gottardi e Andrea Saleri, partner sia nella vita che sul palcoscenico, hanno esorcizzato i loro dilemmi interiori, tramutandoli in materiale per i loro spettacoli. Sofia Gottardi e Andrea Saleri al Kestè La serata ha avuto inizio con Stefano Viggiani, habituè del Kestè che ha portato il pubblico a ragionare sulla condizione degli uomini single (da troppo tempo) e sulla loro necessità di usare app come Tinder. Dopo aver fatto comprendere al pubblico maschile il perché della diffidenza femminile verso chi fa uso di questo social, Stefano Viggiani ha lasciato il palco alla prima guest star della serata: Sofia Gottardi, che si è accattivata le simpatie del pubblico dando voce ai preconcetti verso Napoli, per poi illustrare gli stereotipi legati alla sua regione. Partendo dalla sua laurea ha poi ripercorso il suo corso di studi, concentrandosi in particolare sul liceo e sulle pressioni sociali che una liceale è costretta ad affrontare (come aveva già anticipato nella sua intervista), sopratutto in merito all’iniziazione alla sessualità. Portando ad esempio la sua personale esperienza, Sofia Gottardi ha divertito il pubblico con le sue disavventure, mettendo così in luce le contraddizioni della nostra società. Infine la giovane comedian ha voluto ricordare il suo (fin troppo) giovane spasimante Nadir, a cui ha scritto una lettera che le ha fatto guadagnare l’approvazione del pubblico. Sofia Gottardi ha poi lasciato il posto ad Andrea Saleri, che ha iniziato parlando delle sue origini e del suo paese natio: Caino, che per citare Andrea, «è simile a Twin Peaks, solo che noi non nascondiamo la cattiveria». Dopo le dovute presentazioni, Andrea Saleri ha spostato il discorso sulle differenze caratteriali di chi viaggia con il regionale e chi invece con il Frecciarossa, ammettendo che chi fa parte della seconda categoria ha un ego spropositato. Prendendo spunto dalle esperienze raccontate e vissute con Sofia Gottardi, Andrea Saleri è partito da altre disavventure per arrivare alla conclusione che, come la maggior parte degli uomini, cerca la gratificazione di sé attraverso il sesso. Cambiando argomento, il discorso si è poi incentrato sulle minoranze discriminate, mostrando come l’omosessualità e i consumatori di erba subiscano la stessa triste realtà. Per concludere la serata, Andrea Saleri ha parlato dei suoi studi di cinema e della mancata istruzione che danno in questi istituti alla pornografia, costringendo così gli studenti a dover rimediare da soli. Salutiamo Sofia Gottardi e Andrea Saleri , e noi ci prepariamo per i prossimi imperdibili spettacoli di Valerio Lundini il 12 maggio e di Carmine del Grosso il 18 maggio, entrambi al Kestè!  

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Stand Up Comedy: intervista a Sofia Gottardi

In vista della serata del 5 maggio che la vedrà protagonista sul palco del Kestè, abbiamo avuto l’occasione di chiacchierare con Sofia Gottardi, giovane e divertente comedian. Classe ’96, Sofia Gottardi fa dei suoi difetti materiale per la sua comicità, realizzando in questo modo un contatto con l’altro. Sofia Gottardi, l’intervista Cominciamo con la domanda più banale di tutte: come ha iniziato Sofia Gottardi a fare stand up comedy?   Semplicemente a me è sempre piaciuto scrivere e stare sul palco, soprattutto fare la cretina è qualcosa che mi si addice. Nel 2014 ho fatto vedere un monologo al mio professore di improvvisazione, che ho scritto quando avevo 15, e lui mi ha consigliato di fare un laboratorio comico a Vicenza, e lì una mia amica mi ha fatto un video che ha fatto il giro di varie persone che facevano stand up comedy, ovvero poche. Ho fatto fatica a portare determinate tematiche in quanto nel 2014 eravamo ancora in pochi. Quando poi la stand up comedy ha iniziato a prendere piede ho avuto meno freni. Nel 2016 ho fatto il mio primo spettacolo di un’ora e in seguito ho partecipato ai programmi televisivi di Natural Born Comedians e Comedy Central News su Comedy Central. In questi giorni ho registrato un monologo per Audible e….ho paura di non aver imboccato la domanda (ride) Ti prendi in giro molto spesso, perché questa autoironia?   Ognuno ha il suo stile, tuttavia ritengo ci voglia più coraggio a prendere in giro sé stessi che gli altri, perché per farlo devi capirti al meglio, e ti assicuro che con tutta la propria volontà è molto difficile. Spesso abbiamo bisogno degli altri per farlo, è difficile essere consapevoli dei propri difetti. Quindi la tua comicità è anche un modo per cercare il contatto con l’altro?   Esattamente. Io personalmente ho sempre desiderato il contatto con gli altri, sono sempre stata una ragazza un po’ strana, un po’ bizzarra…e lo sono tutt’ora, solo che prima non avevo la stand up comedy con cui sfogare e quindi avevo qualche difficoltà nell’interagire con gli altri. Fare comicità è anche un modo per dire “io sono così, cercate di capirmi, se c’è qualcuno che è come me sappi che non sei solo ” o magari c’è qualcuno che è anche peggio. Un altro elemento ricorrente nelle tue battute è la condizione della donna.   Certo. Io penso innanzitutto che non deve esserci questa separazione della comicità per uomini e per donne. Io spesso tratto temi che riguardano la donna, ma non lo faccio perché prediligo un pubblico femminile. Semplicemente faccio comicità su cose che conosco, e spero che al pubblico interessi. Se un uomo parla di sesso le donne sono sempre state curiose di sentire cosa ha da dire. Solo che c’è bisogno di una certe elasticità per l’uomo che ascolta la donna perché io da uomo sarei spaventato da una persona che sanguina e non muore, oppure sarei curiosa. Com’è essere una donna nel mondo dello stand up […]

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Daniele Fabbri alla Stand Up Comedy di Napoli: uno show senza freni

“Se siete cattolici, ditemelo subito”. Inizia con questo “avvertimento” lo show di Daniele Fabbri al Kestè di Napoli. Il comedian romano si è esibito col suo spettacolo “Nuovi Monologhi“, davanti ad un pubblico gremito e divertito. Daniele Fabbri, infatti, fonda la sua comicità sulla natura dell’essere ateo e sulla convinzione di questa scelta. Lo show di circa un’ora ha fatto satira sulle ideologie più strane della cultura italiana e sull’attaccamento alla religione del nostro popolo. Lo show di Fabbri tra lezioni di imprecazioni e sessualità Diretto e schietto, Fabbri non si perde in mezzi termini e parla apertamente al pubblico. Da ateo convinto, crede fermamente che la società in cui viviamo dedichi più tempo ai ragionamenti sulle cose astratte che su quelle concrete. “Chiedere a qualcuno cosa ne pensa del sesso prima del matrimonio è come domandare a un soldato se immagina di poter mangiare la pizza margherita durante la leva. Una domanda che nessuno si pone perché non ha senso farsela”. Siamo un popolo di “frustrati dalla religione” che si attacca ai principi morali e comprende poco quelli sensoriali. Daniele esprime pensieri e considerazioni sulla possibilità di cambiare la mentalità degli italiani, per uscire da una situazione di “blocco emotivo” che non ci permette di sentirci liberi di vivere. “Perché ci sono ancora così tanti pregiudizi sulla masturbazione? Le donne si sono evolute, sì. E quindi l’unica cosa che possiamo concedergli è aiutarle a vivere meglio la loro sessualità. Questo dovrebbe essere il compito degli uomini”. Con un accento marcatamente romanesco, Fabbri prova costantemente ad imbarazzare il pubblico, per liberarlo dai pregiudizi che ruotano attorno agli argomenti da lui trattati. La religione è però il tema che sta più a cuore al comico romano. La pedofilia nella Chiesa, l’attaccamento alla credenze, il desiderio di ritrovare nell’Aldilà i propri cari, l’incapacità di riconoscere i meriti delle persone e non quelli di Dio e tutte le altre “catene astratte” alle quali gli italiani sono legati, affollano la mente di Daniele. “Sono un fan dei Papa, deve ammetterlo. Il loro compito è solo quello di dire una cosa carina davanti alla quale il popola esulta, ma ai Papi in realtà non importa di nulla”.   Un popolo pieno di stereotipi non ancora pronto a volare “Sapete che sono stato ‘bannato’ da Facebook e dalla Polonia? Perché? Perché ho oltraggiato una statua di Papa Giovanni Paolo II in Polonia”. Fabbri dichiara di sentirsi molto solo nella sua vita di ateo in Italia. Perché nel nostro paese essere ateo non è facile. E non è nemmeno semplice parlare di questo argomento con chi condivide le stesse idee sulla religione e, soprattutto, con chi le coltiva in modo diverso. Gli argomenti di Daniele Fabbri non sono pensati per tentare di convertire il suo pubblico, sono messi in scena per rompere i muri e le barriere dell’imbarazzo che ruotano attorno ai pregiudizi insiti in ognuno di noi. In uno Stato fortemente cattolico come l’Italia, sembra quasi impossibile dichiararsi ateo ad alta voce. Il rispetto per la religione, […]

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Vincenzo Comunale prestissimo sul palco del Kestè | Intervista

In questa difficile era dei social, dove molti ragazzi credono di far ridere i propri followers (senza riuscirci nemmeno per sbaglio), dove vanno forti i tormentoni e vige quel tipo di umorismo da pacche sulle spalle fondato su aberranti stereotipi, si accende una speranza: Vincenzo Comunale. Un monologhista napoletano di ventitré anni che, con determinazione e umiltà, ha sempre studiato e continua  a farlo per non profanare l’arte della comicità e alimentare i suoi talenti e le sue passioni. Abbiamo avuto il piacere di ascoltare un pezzo di Vincenzo Comunale al Kestè proprio di recente, e Napoli può ritenersi orgogliosa dei figli che mette al mondo. La comicità di Vincenzo, infatti, le somiglia: semplice, luminosa, alla portata di tutti e dall’ironia trascinante. Ma soprattutto matura, e in pieno stile Stand Up. In occasione del suo prossimo spettacolo, che si terrà venerdì 19 aprile al Kestè, ho scambiato due chiacchiere con lui. L’intervista a Vincenzo Comunale Se dovessi rappresentarti con un personaggio di una serie tv comica, quale sarebbe il primo a venirti in mente? Domanda difficile! Il primo che mi viene in mente è Chuck Burtowsky, della serie tv “Chuck” (action-comedy): un nerd che viene costretto dal “destino” a tirar fuori la parte migliore di sé. In realtà, credo ci sia un po’ di ognuno di noi anche nei vari personaggi di “How I Met Your Mother”: sognatori come Ted Mosby, determinati come Robin, innamorati e fedeli come Lily e Marshall… mi piacerebbe dire di essere anche Barney Stinson, ma l’unica cosa che condividiamo sono le cravatte orribili. Giovane e stracolmo di passione. Come hai trovato la tua strada? In maniera naturale, spontanea. È questo il bello delle passioni: non te le vai a cercare, sono loro che all’improvviso bussano alla tua porta e ti fanno capire che non puoi farne a meno per essere felice. Sono salito sul palco per la prima volta a dodici anni e non sono voluto più scendere. Ho scoperto nella Stand Up Comedy la forma d’arte a me più congeniale per esprimere ciò che avevo da dire e ho iniziato a scrivere i miei pezzi. Veicolare dei messaggi attraverso la risata è un lavoro difficile e soddisfacente. Non c’è niente di più bello di sentire la gente ridere (a meno che tu non sia nudo). Regista, sceneggiatore, attore, autore e comico. Quali sono i panni in cui ti senti più a tuo agio? D’istinto, mi verrebbe da dirti in quelli del “comico”, perché è il ruolo nel quale mi identifico meglio, che sento più “mio”. La comicità è una dimensione nella quale riesco a muovermi più agilmente; salire sul palco e fare il comico mi rende felice. In realtà, però, la cosa importante per me è esprimermi, mostrare il mio punto di vista, i miei contenuti; farlo tramite un monologo comico è ciò a cui sono più abituato, ma il cinema resta la “grande ambizione”; sento di poterci riuscire anche rivestendo il ruolo di regista e sceneggiatore (cosa che, anche se in piccolo, sperimento […]

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Dragos Cristian, un comedian dal valore internazionale | Intervista

Si chiama Dragos Cristian e viene dalla Romania. Si esibirà domenica 14, alle ore 20.00, sul palco del Kestè di Napoli nel suo spettacolo Hungry Hungry Dragon. La serata al Kestè proseguirà, inoltre, con il Comedians Put On Tour, road trip di 5 comici in giro per l’Italia che verrà ripreso per realizzare una docu-serie targata Spaghetti Comedy Lounge. Il cast del “put on tour” è composto da Emanuele Pantano, Elisa Benedetta Marinoni, Pippo Ricciardi, Gabriele Antinori e Antonio Piazza. Dragos è un cittadino del mondo, il suo scopo è unire le diverse culture europee attraverso la sua arte. Ha iniziato ad esibirsi con la stand up comedy nella fervente città di Singapore e si è spostato dal continente asiatico fino all’Inghilterra, la Germania e gli Stati Uniti. Ora Dragos Cristian arriva a Napoli, dopo essersi esibito anche a Milano, per presentarci il suo originale stile ironico. “Un patto con il mondo”, è così che definisce la sua commedia. Lo abbiamo intervistato prima dello show. Intervista a Dragos Cristian Quali sono i messaggi della tua comicità? Voglio rendere la mia comicità educativa. Vengo dalla Romania e per questo, nei paesi in cui mi sono esibito, ho incontrato alcune barriere culturali riguardo la mia terra. Questa situazione è accaduta, per esempio, in Asia. Ecco perché nel mio show parlo della religione e delle tradizioni della Romania. Racconto anche di mia madre e di come affronta il fatto che sono sempre lontano da casa.  Hai appena detto che hai dovuto affrontare delle barriere culturali durante il tuo spettacolo. Come le hai superate?  Quando ho iniziato ad esibirmi, ho un avuto un po’ di problemi di comunicazione con il pubblico. La gente ha molti stereotipi riguardo alla Romania. Alcune volte mi sono imbattuto in fraintendimenti in merito alla tecnologia in Giappone. Generalmente posso dire che ci sono diverse differenze tra l’Est e l’Ovest dell’Europa. E gli Europei dell’Ovest pensano male degli Europei dell’Est. Di solito provo a trasformare la situazione in una “mentalità aperta” e ascolto prima di parlare troppo. Ora posso dire di aver oltrepassato la mia opinione e i miei punti di vista. Perché hai scelto l’arte della Stand Up Comedy? Ho iniziato ad esibirmi a Singapore e ci sono praticamente finito dentro. Mi trovavo con un mio amico in questa internazionale città asiatica e ho scoperto che mi piaceva fare la Stand Up Comedy. Ma se l’inglese non è proprio la tua prima lingua puoi incontrare il disappunto del pubblico. Così mi sono esercitato più e più volte fino a quando la gente ha iniziato a ridere. Se dovessi descrivere l’Est Europa in poche parole, cosa diresti? La gente ha ancora una mentalità conservativa ma questa sta diventando sempre più aperta.  Quale può essere l’importanza della comicità oggi nel mondo? Te lo sto chiedendo perché stai provando a relazionare le culture con il tuo show. Penso che i popoli europei non si conoscano bene tra loro e che la comicità possa davvero farli incontrare. Dobbiamo essere più ricettivi e con […]

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