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Eroica Fenice

La Tag: teatro San Carlo contiene 6 articoli

Recensioni

L’ultimo Decamerone: Massini e Russo portano il Decameron al Bellini

L’ultimo Decamerone, lo straordinario spettacolo di Stefano Massini, con la regia di Gabriele Russo, realizzato grazie alla collaborazione tra la fondazione Teatro di San Carlo e la fondazione Teatro di Napoli-Teatro Bellini, avente ad oggetto il Decameron di Boccaccio, andrà in scena presso il teatro Bellini di Napoli dal 10 Aprile al 6 Maggio. Il Decamerone ( o Decameron),  scritto da giovanni Boccaccio nel XIV secolo, è indubbiamente una delle opere più importanti e studiate della storia della letteratura italiana. Il testo si sostanzia in una raccolta di 100 novelle e narra le vicende di un gruppo di giovani fiorentini, 7 donne e 3 uomini, che per sfuggire alla peste, che nel 1300 si era abbattuta sulla città, decidono di scappare da Firenze, per rifugiarsi in un casale di campagna. I protagonisti resteranno assieme per 14 giorni, prevedendo per ogni giornata determinate attività, tra le quali, quella di raccontarsi delle storie. Le Novelle sono 100 e non 140 perché la narrazione non aveva luogo il venerdì e il sabato. Nelle 10 giornate destinate alla narrazione, ogni dì veniva eletto un “re” che avrebbe dovuto scegliere il tema delle novelle da raccontare, solo Diomede, il più piccolo del gruppo, aveva la possibilità di sottrarsi al tema predefinito, mentre gli altri ne erano vincolati, fatta eccezione per il primo e il nono giorno, che erano a tema libero per tutti. Il titolo dell’opera:  Decamerone, infatti, sta proprio a significare 10 giorni. L’ultimo Decamerone: Il Decameron secondo Stefano Massini e Gabriele Russo Stefano Massini, autore teatrale di grandissimo talento, vincitore di numerosi premi in tutto il mondo, ha deciso di dedicarsi all’opera di Boccaccio mediante una innovativa rilettura, capace di differenziare il suo spettacolo dagli innumerevoli altri aventi ad oggetto il Decamerone. Di norma, data la complessità dell’opera e l’alto numero di storie contenute nella stessa, il pubblico è abituato a spettacoli in cui vengono portati in scena solo alcuni racconti mentre gli altri sono omessi, ma Massini decide invece di proporre una riscrittura estremamente originale in cui si tiene conto di tutte e 100 le novelle. Ovviamente sarebbe impossibile in una solo spettacolo riuscire a rappresentare così tante vicende ma l’autore, grazie al proprio talento, riesce a estrapolare il cuore dei racconti, realizzando così una riscrittura meravigliosamente peculiare in cui le 100 novelle si fondono e confondono, dando vita ad un opera “diversa” dall’originale, ma al contempo fedele perché capace di descriverla nella sua complessità. Per ogni protagonista è stata elaborata una storia che, pur non essendo parte del Decamerone originario, è in realtà il risultato della fusione e della reinterpretazione di tutte le novelle che Boccaccio fa raccontare a quel singolo personaggio. La straordinaria opera riesce con maestria a reinventare il capolavoro di Boccaccio conferendogli una veste nuova capace di preservarne l’essenza. Lo spettacolo è ambientato in un Bunker che, come l’originale casa di campagna, dovrebbe essere un luogo sicuro, dove poter scappare e nascondersi dai mali del nostro tempo. Qui le attrici non solo narreranno le loro storie, ma rifletteranno […]

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Napoli & Dintorni

Pranzo di beneficenza per i clochard al Teatro San Carlo

Si sono addensati in prossimità dell’ingresso principale del Teatro San Carlo. Erano le 13.30 circa quando i passanti hanno notato un gruppo di “insoliti spettatori” per i canoni di un teatro d’opera. «Che cosa fanno qui queste persone?» hanno domandato in molti. E appena le porte del San Carlo si sono aperte sono entrati in fila, composti, senza creare confusione, attraversando il corridoio di marmo e superando i gradini circondati da luci e specchi. Erano centinaia i clochard che hanno partecipato al pranzo di beneficenza che si è tenuto nel foyer del Teatro San Carlo.   Storie di solitudine e di speranza raccolte al Teatro San Carlo  I senzatetto sono la parte invisibile della società. Sono quelle persone che non attirano la nostra attenzione, che suscitano la pena umana soltanto quando, in inverno, le temperature raggiungono livelli infimi destando la preoccupazione di chi teme per coloro che possono soffrire il freddo dormendo per strada. Sono persone umili,  serie, donne e uomini a cui la vita non ha concesso molte possibilità. Si portano dentro una grande solitudine e un bisogno estremo di comunicazione. Basta mostrarsi tra loro con un block notes e una penna per attirare l’attenzione. Si avvicinano con educazione chiedendoti se possono raccontarti la loro storia. Vogliono stringere amicizia e dopo dieci minuti di conversazione ti chiedono già di andare a trovarli lì dove ti hanno detto che puoi trovarli abitualmente.  «È la terza volta che vengo a questo pranzo – dice Davide – è un bel teatro. Sono molto contento di questo servizio, è una grande occasione per noi. Io vengo dalla Germania e sono da quattro anni a Napoli». Per Salvatore invece è la prima volta al San Carlo: «Ho trovato un’ottima accoglienza. Voglio ringraziare chi ha cucinato per noi. La Caritas ha fatto molto per me. Auguro un buon Natale a tutti».   Associazioni, scuole e Caritas uniti per creare un giorno speciale al Teatro San Carlo «Eccola, ho visto la signora della Caritas» grida a gran voce un clochard prima di fare ingresso nella sala immensa dove è stato consumato il pasto collettivo. Ad attendere gli ospiti speciali una squadra di volontari che ha organizzato l’evento. Tra gli addetti ai lavori ci sono i rappresentanti della Caritas Diocesana di Napoli, della Federazione Italiana Cuochi e della Fondazione Istituto Tecnico Superiore per le Tecnologie Innovative per i Beni e le Attività Culturali. L’emozione di essere uniti in un luogo storico per dare un aiuto concreto a chi ne ha più bisogno traspare soprattutto dagli occhi e dai gesti dei giovani studenti che hanno partecipato al pranzo solidale. Gli Istituti Alberghieri “Giustino Fortunato” e “Duca di Buonvicino” di Napoli, “De Gennaro” di Vico Equense, “Pantaleo” di Torre del Greco, “Petronio” di Pozzuoli e “Corrado” di Castelvolturno hanno messo a disposizione il proprio corpo docenti che si è occupato della direzione della sala mentre decine di studenti si sono vestiti da camerieri per servire ai tavoli. «Stiamo facendo un’opera di bene – hanno detto alcuni studenti – siamo qui per […]

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Napoli & Dintorni

Alice in Wonderland del San Carlo: il Flash mob a Piazza del Plebiscito

Alice… quando si pronuncia questo nome inevitabilmente la mente ci riconduce a Bianconiglio, Regina di Cuori e cartesuddito, Stregatto, Cappellaio Matto, universi onirici e sottosuoli fiabeschi. Non era di certo questo che il 24 dicembre del 1864 si aspettava il reverendo Charles Lutwidge Dogson, meglio noto con lo pseudonimo di Lewis Carroll, quando, per intrattenere durante una gita in barca le tre ragazzine Liddell, figlie del rettore della Christ Church, improvvisò la storia di Alice, dal nome di una di loro, a cui regalò un manoscritto pubblicato nel 1895, esattamente il 4 luglio… 150 anni fa. Non pensava neanche che questo divertissement diventasse il quarto libro più tradotto al mondo e il secondo più citato dopo Shakespeare con varie trasposizioni cinematografiche dalla Disney, Hepwoth e Stow del 1903 a Tim Burton; l’opera di Carroll ha ispirato inoltre dal 1800 a oggi più di 1200 tra disegnatori e artisti, tra cui Salvador Dalì. Ovviamente non avrebbe mai supposto che questa fiaba, accolta con fatica dalla critica del tempo, sarebbe stata scandagliata fino all’ossessione e che a seconda dei secoli avrebbe avuto interpretazioni differenti: negli anni ’30 era un racconto contro il proibizionismo dell’età Vittoriana, negli anni ’60 per i Jefferson Airplane era un “trip”, negli anni ’90 era la base concreta che sorreggeva accuse di pedofilia, negli ultimi anni David Day in Alice’s Adventures in Wonderland Decoded ha rilevato un parallelo tra il coniglio e la serie di Fibonacci, ha scoperto che lo Stregatto sparisce da testa a coda per un ordinato gioco di parole tra head e tail e perché ha quel sorriso che i matematici chiamano catenaria (cat-enary). Infine il matematico Martin Gardner ha dimostrato che dietro molte apparenti stranezze si nascondono altrettanti principii matematici. Il caso vuole, tuttavia, che Carroll in riferimento alla critica dell’età a lui contemporanea volesse effettivamente dire la sua ma volesse farlo “da bambino”, anzi, con l’ottica del bambino che sogna, e questo significava per lui innanzitutto non essere lì ma Altrove, nel sottosuolo o nel paese delle meraviglie per esempio. Carroll non assumeva droghe ma soffriva invece di un disturbo neurologico, noto oggi come Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie, che gli faceva avere delle allucinazioni visive sulla grandezza reale degli oggetti e frequentava i bambini perché fotografava in un’epoca in cui la fotografia era stata appena inventata e in tanti desideravano un ritratto dei propri bambini e, sia per etica professionale o per personale profilassi, pare che per le scampagnate e per le sue sessioni fotografiche Carroll facesse sempre in modo di non rimanere mai da solo con le sue giovani amiche. Pochi sanno che Carroll era docente di matematica alla Christ Church e che, sia dal salotto di casa che dalla cattedra, combattesse la sua balbuzie metricizzando le sue lezioni e infine che nel 1879 inventò il Word ladder, la “Scala di parole” o metagramma, assecondando quella che era la sua passione per i giochi di carte e per l’enigmistica. “«E se smettesse di sognare di te, dove credi che saresti?» «Dove sono ora, naturalmente» ribatté Alice. «Niente affatto» disse Piripù […]

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Teatro

Presentazione del Teatro Festival Italia 2016

Il 17 giugno si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del Teatro Festival Italia e la collaborazione con il Teatro di San Carlo. Erano presenti Rosanna Purchia e Paolo Pinamonti della Fondazione Teatro di San Carlo; Franco Dragone, Direttore artistico del Napoli Teatro Festival; Caterina Meglio e Giuseppe Ilario del Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento e due membri della band dei Foja: Luigi Scialdone e Giovanni Schiattarella. Il programma di giugno/luglio 2016 si è aperto con lo spettacolo “La tempesta” tratto dall’opera di William Shakespeare andata in scena il 15 giugno e si chiuderà il 16 luglio con “Welcome”di Franco Dragone. Tanti gli spettacoli previsti in tutta la Campania, nei posti più suggestivi della nostra regione con artisti italiani e stranieri tra cui: Federico Buffa, Svetlana Zakharova e Alexei Baklan. Molto atteso lo spettacolo del 23 giugno delle ore 23:00, “Cagnasse tutto”. A esibirsi sarà la band napoletana dei Foja in un evento unico in cui musica rock e lirica si fondono. Ad accompagnare le canzoni edite e inedite del gruppo ci saranno le illustrazioni di Alessandro Rak. Teatro Festival Italia e i giovani 45 spettacoli in un mese, con particolare attenzione a creare una programmazione attenta e vicina a qualsiasi tipo di pubblico, in particolare giovane. Ecco perché il Teatro di San Carlo ha deciso di aprire le porte a eventi serali: “lo scopo”, dice Franco Dragone, “è quello di far capire ai giovani che il teatro non è solo lirica e balletti. Se riuscissimo a far brillare gli occhi anche a uno solo di loro avremmo vinto.”  Importante la collaborazione con il Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento che, insieme all’Orchestra Academy, suoneranno e accompagneranno il corpo di ballo in “Carmen Suite” il 10 e 11 luglio. Queste le parole di Giuseppe Ilario: “Per i ragazzi del Conservatorio è una grandissima opportunità quella di suonare al San Carlo. È sicuramente una palestra, una vetrina, e li prepara al mondo del lavoro, a essere dei professionisti. Dobbiamo ringraziare davvero tanto il San Carlo per questa opportunità. Inoltre costruite oggi un’orchestra non è facile; tra qualche anno noi avremo un periodi di vacatio dei professionisti perché, purtroppo, siamo costretti a far iscrivere allievi dai 18 anni in poi. Non si capisce che il nostro mestiere va imparato sin da giovani. Benevento ha scelto la via dei pre-accademici, quindi dai 13 anni, con un lavoro costante per farli stare insieme e creare quindi un’orchestra affiatata. Noi abbiamo anche il coraggio di fondere orchestra sinfonica e ritmica per dare ai ragazzi una formazione contemporanea.“

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Eventi/Mostre/Convegni

San Carlo a tutto jazz: Keith Jarrett in concerto

“Sono cresciuto assieme al pianoforte, ne ho imparato il linguaggio mentre cominciavo a parlare”. Keith Jarrett, uno dei più grandi interpreti e compositori statunitensi degli ultimi cinquant’anni,  si esibirà con il suo pianoforte lunedì 18 maggio nella splendida cornice del  Teatro San Carlo di Napoli, intorno alle 20,30. L’artista torna ai piedi del Vesuvio per l’unica data italiana del suo tour europeo in piano solo, dopo diciannove anni dalla prima performance nella città partenopea – era il 1996 – a cui seguirono, negli anni successivi, altre tre esibizioni. Come spesso accade nel suo caso, gli aneddoti leggendari anticipano il pianista jazz: nel 2005 all’Arena Flegrea, in trio con il batterista Jack DeJohnette ed il contrabbassista Gary Peacock, pretese la presenza di enormi stufe da esterno sul palco: eppure era il 12 luglio! Nel 2009 raggiunse Napoli due giorni prima dello spettacolo al San Carlo, per meglio “assaporarne” le atmosfere primaverili del mese di maggio, le stesse che ispirarono Gioacchino Rossini e Gaetano Donizzetti, veri e propri habitué del teatro napoletano. Stavolta, Keith Jarrett afferma: “Sono davvero felice di ritornare al Teatro San Carlo di Napoli con un evento in piano solo. Sarà speciale per tante ragioni: innanzitutto perché sarà il primo concerto subito dopo il mio 70° compleanno, poi perché sono entusiasta all’idea di suonare ancora in questo teatro magnifico e per il suo eccezionale pubblico. Nell’ultimo concerto che tenni a Napoli (18 luglio 2011, ndr), la gente fu molto rispettosa e silenziosa, capace di entusiasmarsi ed al tempo stesso restare raccolta. Quell’atmosfera unica credo possa ancora trasformare la mia musica in un miracolo“. Il concerto è organizzato da Angeli Musicanti Festival con la direzione artistica di Paolo Uva, il quale sostiene: “Per me è semplicemente l’Angelo Musicante che adotta l’antica Sirena Partenope (ossia Napoli) e viceversa. Dopo anni di piccoli contatti, la Sirena incanta Jarrett e lui vuole farsi ammaliare, o forse è l’eterno ritorno che richiama il suono ancestrale di Jarrett, come avvenne con Brian Eno nell’edizione del 2007 nella Grotta romana antica di Posillipo, ammaliato dal sommo poeta Virgilio”. In questi anni, tutti gli artisti che hanno suonato a Napoli nella rassegna al Teatro San Carlo hanno offerto per Angeli Musicanti Festival qualcosa di particolare, mettendosi in gioco ed optando per inediti cambi di prospettiva. Ora è Keith Jarrett con il suo progetto da solo, al piano, ad essere il protagonista di questo palcoscenico che, dal 1737, nell’immaginario collettivo è sinonimo di Bellezza e Memoria. “Sono veramente felice che il San Carlo – dice il Commissario del Teatro, Salvatore Nastasi – possa proporre al suo pubblico il concerto di Keith Jarrett. Un evento non solamente per l’unicità dell’appuntamento italiano, ma soprattutto perché il meraviglioso pianista jazz per la prima volta suonerà al San Carlo, oggi rinnovato, con la sua perfetta acustica, in una serata che entrerà, ne sono certo, negli annali del jazz, accanto al mitico concerto a Colonia“. Già, l’immortale Köln Concert di Keith Jarrett, ricordato così dallo scrittore argentino Tomás Eloy Martínez nel suo libro intitolato Purgatorio : “Jarrett […]

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Culturalmente

Baricco legge “Il giovane Holden” alla Repubblica delle idee

Tra il 5 e l’8 giugno si è tenuta a Napoli l’ultima edizione de “la Repubblica delle idee”, la kermesse culturale patrocinata dal quotidiano di Carlo De Benedetti. A conclusione della giornata inaugurale lo scrittore e docente di scrittura Alessandro Baricco ha tenuto un reading de “Il giovane Holden”, capolavoro dell’americano J. D. Salinger. L’evento ha avuto come cornice d’eccezione il teatro San Carlo, dove Baricco, appassionato melomane, ha ricordato l’importanza del Massimo Napoletano, vera e propria “Hollywood” del bel canto. L’occasione dell’incontro è nata da una nuova traduzione del libro proposta da Einaudi a cura di Matteo Colombo. E neppure casuale è stata la scelta dello scrittore torinese, che ha intitolato al protagonista di Salinger la scuola di scrittura da lui fondata e diretta. Baricco ha affermato il parallelo tra la nuova traduzione del capolavoro di Salinger, resasi necessaria per adattare al gusto moderno la formazione di Holden Caulfield (l’ultima traduzione italiana risaliva al 1962), e la necessità di un rinnovare il cartellone del San Carlo, aprendolo alla musica contemporanea, al teatro di prosa e alla letteratura così da riprendere quel ruolo di protagonista culturale e sociale che rivestiva fino a due secoli fa. Poi Baricco ha letto alcuni suggestivi passi del romanzo mettendo in luce, con la sua abilità da cesellatore della parola e provetto comunicatore, l’arte di Salinger nel ritrarre personaggi dal grande spessore psicologico e nel raccontare il “non detto”, vera dote dei grandi maestri della letteratura. Baricco evidenzia le qualità stilistica di Salinger leggendo passi come l’ultimo colloquio tra Holden, ormai espulso dal suo liceo per lo scarso rendimento scolastico, con il professor Spencer, il suo docente prediletto: l’astio ostentato verso il maestro nasconde l’ammirazione e l’intelligenza del ragazzo, rendendolo un personaggio dalla finissima ambiguità. Nel dialogo con la sorellina Phoebe, invece, Baricco mostra come Salinger applichi in maniera esemplare la tecnica del “portare a spasso il cane”: alle domanda pressante della sorella su cosa in realtà piaccia ad Holden, il ragazzo oppone risposte divaganti, fino all’emblematico richiamo al titolo originale: prendere al volo i bambini nel campo di segale (The catcher in the rye) prima che cadano nell’abisso. Perché – spiega Baricco – le storie cominciano quando lanci il bastone al cane e questi lo afferra, ma non te lo riporta indietro. Baricco chiude l’incontro spiegando l’importanza fondamentale di questo testo, citando uno dei passi più noti, dove Holden, nei pressi di un lago ghiacciato, si domanda dove vadano a finire le anitre quando migrano. “Noi, alla scuola Holden, pensiamo che gli scrittori siano coloro che si chiedono dove vanno a finire le anitre”. – Baricco legge “Il giovane Holden” alla Repubblica delle idee –

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