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Eroica Fenice

Battuage: il teatro del battere dei Vuccirìa | Recensione

Battuage: il teatro del battere dei Vuccirìa | Recensione

Battuage: se cercate i Vuccirìa, sono al Piccolo Bellini a dare scandalo fino all’8 dicembre

Benvenuti nel Battuage: orinatoi, pareti luride e squallidi specchi davanti ai quali puttane e trans si preparano.

Joele Anastasi è Salvatore, una puttana che in poco meno di due ore compie i suoi venti anni e poi spegne 30 candeline su una torta coperta di mozziconi spenti; saluta sua madre, mentre lascia la Sicilia in cerca di fortuna, e poi le dice addio per sempre a distanza di dieci anni. In questo arco di tempo Salvatore, che quelle mille occasioni che millantava a sua madre per renderla orgogliosa non le ha colte, trova nel sesso a pagamento uno straccio di riscatto. Il sesso non è solo un modo per sopravvivere, è il suo modo per stare al mondo, il suo modo per primeggiare. Salvatore non fa la puttana, Salvatore è una puttana. Salvatore è protagonista ingombrante, urlo assordante, materia conturbante, voce narrante dei personaggi che popolano il non-luogo che è il Battuage, il teatro del “battere”. Quello che ci descrive è un mondo di vinti che si fanno strada a fatica tra i cocci infranti delle loro ambizioni, dei loro sogni, dei loro amori naufragati. Nel mondo dei vinti ci si sbrana per un soldo, per un cliente, e rari sono i momenti di compassione, in cui l’uno riconosce nell’altro il proprio stesso dolore.

Battuage: una crepa ai confini tra natura e società

I Vuccirìa individuano e abitano quella fessura che si apre tra natura e società in cui non ci sono categorie, non ci sono valori, non ci sono ruoli, non c’è genere che distingua un individuo da un altro. È il Battuage, l’angusto e buio interstizio in cui puttane e trans vivono e riescono ad essere, ai loro occhi, ciò che hanno sempre voluto essere. Agli occhi dei più, invece, sono solo “merda fatta di merda”. La loro vita al di fuori di quel limbo è una farsa, un’enorme menzogna, la miserabile vita di una persona nascosta sotto un litro di fondotinta e  un paio di scarpe numero 42.

I Vuccirìa e il teatro del grottesco

I Vuccirìa si muovono a proprio agio nella dimensione del grottesco che affonda le sue radici in Sicilia; che costringe chi confina con il mare a trasformare una risata in un ghigno, a fare di una tragedia una commedia. Battuage è una declinazione estrema, brutale, cruenta di quel sentimento del contrario che rende dolente ogni risata, triste ogni battuta. E, allora, nel disincantato sarcasmo di un trans una puttana trova un argine al dolore di un amore infranto; in un amplesso coniugale, un fiume di parole smaschera il perbenismo borghese, il cumulo di menzogne su cui si poggia un matrimonio, quella patina di sottomissione e mortificazione che incrosta ogni unione cristiana.

Battuage è il lamento di otto personaggi sui volti dei quattro attori dei Vuccirìa Teatro: Joele Anastasi, Federica Carruba Toscano, Ivan Castiglione, Enrico Sortino. Personaggi costretti a mentire, a nascondere, a mortificare o a vergognarsi di ciò che davvero vorrebbero essere. Questo lamento ora si fa pianto, urlo disperato, ora invece diventa confessione brutale, indicibile perversione, blasfemia, istinto innaturale, denuncia anti-borghese.

foto: https://www.facebook.com/battuage/?__tn__=%2Cd%2CP-R&eid=ARBNI8-y5FWsAxQjm9u8of0eZtdm0w0PMD0Nq1AYDGwR2BM6hFljMzoYbchRP-7zYfX_Q6id35itNU0k

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