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Eroica Fenice

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Cantico dei Cantici di Roberto Latini: l’amore invade il Nuovo

Il 3 e il 4 aprile, il Teatro Nuovo di Napoli ha ospitato “Cantico dei Cantici“, il testo ospitato sia nella Bibbia ebraica che in quella cristiana ed attribuita a Salomone, che viene qui messo in scena sotto forma di monologo.
Qui adattato, diretto e interpretato da Roberto Latini (Premio Ubu 2017 – Miglior attore o performer), lo spettacolo è prodotto da Fortebraccio Teatro.

Cantico dei cantici di Roberto Latini, il teatro del tutto

Onirico.
Così appare questo ammasso informe di idee, prospetti e possibilità messo in scena da Roberto Latini, che si modella, si forma ogni volta unico e irripetibile negli occhi, nelle orecchie, il cuore e l’anima di chi assiste.
Non v’è concesso allo spettatore nessuna certezza, nessun appiglio su cui basare con concretezza le sue idee, se non uno spiraglio aperto sull’umanità tutta. Lo stesso identico buco da cui il giovane Noodles osservava il suo grande amore Deborah, accompagnato nel suo essere errabondo dalle atmosfere musicali di Ennio Morricone.
Ci sono diverse sovrastrutture su quella originale del testo biblico, alcune citazioni, volute e evidenti, e altre meno. Ma quel che resta, alla fine di questo spettacolo, è solo l’infinità possibilità del tutto.

Una panchina, un alberello e una postazione da dj poste chi sa dove, chi sa quando e chi sa da chi. Aperto ad ogni cosa, il “Cantico dei Cantici” di Roberto Latini esplora l’universo intero di quell’inesauribile argomento che è l’amore. Lo fa con una performance fisica e vocale assoluta, non preservando minimamente se stesso, non curandosi di un domani che, forse, per questo androgino innamorato e perduto nell’abisso del vivere non arriverà mai.

Non dura tanto lo spettacolo, ma nemmeno poco. Il giusto.
Il tempo di prendersi finalmente un po’ di tempo, di dire ciò che ci diciamo ogni giorno, se non parole tanto belle e selezionate da far parte di quello che dovrebbe essere un manifesto di universale amore per l’eternità.
Verso la fine, non resta altro che abbandonare ogni menzogna, lasciare dietro il peso della vanità del corpo che ci siamo portati con fatica addosso per tutto il tempo, lasciarlo cadere a terra e dimenticare. Morire, dormire, sognare, forse. Ma vi prego, vi prego, non svegliate il mio amore che dorme.

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