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Eroica Fenice

Cuore Nero alla Sala Assoli: omosessualità e camorra

Un sentimento che nasce nelle circostanze più insospettabili, quello che sopravvive a dispetto di tutte le coercizioni esterne e che cresce e si alimenta nel profondo della nostra anima, nel nostro cuore, l’organo vitale esposto nello stesso modo alle sofferenze e alle gioie d’amore; ma capita che si colori di nero, perché certe volte le situazioni sfavorevoli prendono il sopravvento, perché certe volte la rabbia del mondo è molto più forte di noi.

Cuore Nero, scritto da Fortunato Calvino per la regia di Gerardo Gatta, è in scena dal 18 al 21 Dicembre alla Sala Assoli, nei Quartieri Spagnoli, il cuore nero di Napoli. Semplicistico dire che si tratta solo di una storia d’amore omosessuale e di camorra, perché basta trasportare la tematica dal palco alla realtà per rendersi conto di quanto siano complicati i meccanismi, le implicazioni sociali, i moventi culturali del nostro paese, le scuse, le giustificazioni di un ambiente che ci circonda e che non ci appartiene, non rispecchia la nostra identità non solo sessuale ma, per alcuni, anche ideologica. Noi di Eroica Fenice, affrontando nel nostro piccolo l’omofobia, ci siamo trovati a dover ammettere di vivere negli stessi anfratti interiori e macrocosmici di Pietro e Tommaso, i quali nascondono i propri sentimenti perché vittime di un sistema che non è solo quello criminale, ma proprio della maggior parte della società.

Amici da sempre, la stessa rosa tatuata sul petto, tentano con ogni mezzo mentale di dimenticare un bacio, di dimostrarsi uomini passando da una donna qualsiasi ad un’altra, sognano di trovare quella giusta per formarsi una famiglia, così da sotterrare la loro inclinazione una volta per tutte, un modo per voltare le spalle a se stessi, per non doversi più guardare allo specchio ed avere paura. La paura di dover fare i conti con quella parte di noi che ci sussurra di accettarci per come siamo, che è la stessa di non essere accettati dagli altri. Il mondo di Pietro (Antonio Clemente) e Tommaso (Lucio Piezzo) è quello della malavita, certo privo di stenti economici ma anche di libertà, che gli nega di prendersi un poco di sole al mare, che li rinchiude nello spazio di una chiesa sconsacrata, dove tutto avviene; accanto ai due protagonisti si svolge la storia in parallelo di Anna la rossa (Patrizia Masiello), una prostituta che rimpiange il passato e che per la prima volta si fa artefice del proprio destino senza timore, fuggendo a Milano con un cliente invaghitosi di lei. Anna funge da tramite tra Pietro e Tommaso: coglie il loro amore profondo e nell’ultimo colloquio con uno di loro cerca di fargli capire di non sprecare una vita intera ad essere ciò che non si è, di costruirsi quella felicità che il tempo e il conflitto interiore mangia velocemente a morsi.

Fuori da questo spazio però è tutt’altra cosa per i due: costretti ad essere l’ultima pedina della gerarchia camorristica, sopravvivono con le mani macchiate di sangue, sognando un futuro diverso; fino a che la “famiglia” non li abbandona, traditi dalle stesse preclusioni che li avevano obbligati a offuscare la loro omosessualità ancora più a fondo. Il finale di Cuore Nero è lasciato in sospeso: non si sa se il cuore vince su tutto, primo sui pregiudizi meschini, o se il nero ha coperto il loro amore di morte e sconfitta.

– Cuore Nero alla Sala Assoli: omosessualità e camorra –

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