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Eroica Fenice

Dolore sotto chiave e Pericolosamente

Dolore sotto chiave e Pericolosamente al Piccolo Bellini

Con Dolore sotto chiave e Pericolosamente la grande commedia di Eduardo De Filippo torna a Napoli al Piccolo Bellini dal 6 al 17 gennaio.
Si tratta di due atti unici, introdotti dalla riscrittura in versi e in lingua napoletana della novella I pensionati della memoria di Luigi Pirandello, ad opera di Francesco Saponaro, regista di lunga consuetudine della drammaturgia napoletana che questa volta porta in scena e fa rivivere un lato meno noto di Eduardo, più di nicchia. 
In scena, i tre interpreti: Tony Laudadio, Luciano Saltarelli e Giampiero Schiano.


Dolore sotto chiave e Pericolosamente, la morte va in scena

Già grazie all’introduzione da I pensionati della memoria (1914) di Luigi Pirandello, avvertiamo silenzioso insinuarsi in scena il tema della morte, tema trattato in tutte le sue sfaccettature, morte reale, morte presunta, morte cercata, morte addirittura invocata, la morte per come la vive chi resta, la morte per come la vive chi va, e finalmente trova pace. Tema trattato in modo tragicomico nelle due diverse storie, Dolore sotto chiave e Pericolosamente, in un grottesco gioco di equivoci, inganni e colpi di scena pirandelliani, tra la potenza espressiva e la carica emotiva di una novella e l’apparente fulmineità di uno sketch.

Dolore sotto chiave (1958) nasce come radiodramma, andato in onda l’anno successivo con Eduardo de Filippo e sua sorella Titina nel ruolo dei protagonisti, i fratelli Rocco e Luisa Capasso. Il lutto viene letteralmente celato al vedovo Rocco, che si crede ancora sposato con una moribonda, come la sorella Luisa gli lascia credere, tessendo una sottile trama di equivoci ed inganni, dettati dalle convenzioni borghesi della compassione e della carità cristiana, che diventano qui impietoso specchio della volontà di proteggere l’altro e di interporsi tra lui e un dolore che, di fatto, gli spetta di diritto.

Dalla casa del lutto dei fratelli Capasso, ci spostiamo con Pericolosamente (1938), grande successo del Teatro Umoristico dei De Filippo, nel più classico tema del litigio coniugale a casa di Arturo e Dorotea, dove il povero Michele, amico di Arturo appena tornato dall’America, si trova ad assistere, ignaro e sconvolto, a liti che si concludono sempre con un colpo di rivoltella di Arturo verso la bisbetica moglie Dorotea: la rivoltella, simbolo della minaccia di suicidio in Dolore sotto chiave, diviene invece la naturale risposta alle intemperanze di una moglie che non sa stare al suo posto, al fine di ripristinare la quiete domestica, scatenando la comica reazione di Michele, che cerca d’intromettersi tra moglie e marito.