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Eroica Fenice

Ferdinando, il testo-capolavoro di Annibale Ruccello al Piccolo Bellini

Dopo il grande successo della scorsa stagione, ritorna sul palcoscenico del Piccolo Bellini Ferdinando, il testo-capolavoro di Annibale Ruccello per la regia di Nadia Baldi in scena dal 26 dicembre 2019 al 5 gennaio 2020 con Gea Martire, Chiara Baffi, Fulvio Cauteruccio e Francesco Roccasecca.

Il capolavoro di Annibale Ruccello: il perfetto equilibrio tra comico e tragico

Lo spettacolo si apre in uno scenario ben architettato con un letto al centro del palco. Sul letto donna Clotilde che è interpretata in maniera magistrale dall’immensa Gea Martire. Agli albori dell’Unità d’Italia, la storia narra di una baronessa (Clotilde) che vive in compagnia di una sua lontana parente (Gesualda) in una villa fuori Napoli dove trascorre le sue giornate a letto poiché si definisce gravemente malata; la sera, puntualmente ad ogni ora, il parroco del luogo (Don Catellino) va a fare visita alle due donne. Le noiose e monotone giornate vengono stravolte dall’arrivo del giovane Ferdinando: un ragazzo dal bell’aspetto che viene affidato alla tutela della baronessa poiché, alla morte dei suoi genitori, lei è l’unica parente più stretta a potersi prendere cura di lui. Così tutto assume una vitalità diverse e un intrigo passionale inizia a girare all’interno della casa che coinvolgerà tutti i personaggi e tutti follemente innamorati del fanciullo. Ma le cose non andranno come sperato per nessuno dei tre personaggi poiché, dietro al viso d’angelo del giovane, si nascondono invece intrighi, maldicenze e soprattutto false identità. Dal comico vi è un netto passaggio verso il tragico soprattutto con l’inizio del secondo atto in cui tutte le carte iniziano a mostrarsi e quelli che sono gli amori nei confronti del bel ragazzo vengono svelati e si tramutano in ossessioni, come quella di Don Catellino, in amore passionale, come quello di Donna Clotilde o in quello rabbioso e voglioso di Gesualdina.

”Ferdinando, grazie! E nun se chiammava manco Ferdinando!”

E così si conclude il testo di Annibale Ruccello: una falsa identità che aveva però preso possesso di tutto ciò che vi era nella villa di Donna Clotilde sia a livello materiale che, soprattutto, sentimentale e spirituale. Lo spettacolo, con la regia di Nadia Baldi, è fedele al testo, ma soprattutto impeccabile nei movimenti di ogni singolo attore e nella pronuncia di una lingua napoletana così pura e pulita. Magistrale l’interpretazione degli attori in scena che sono riusciti a far sentire in tutto e per tutto al pubblico la magia di una grande opera teatrale, lasciando, tra una risata e una lacrima, a bocca aperta gli spettatori, ma soprattutto con gli occhi incollati sul palcoscenico per tutta la durata dello spettacolo. Il testo non è facile, ma con la fenomenale bravura della regia e degli attori, è ritornato finalmente e degnamente in scena uno dei classici del teatro napoletano.  

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