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Fortress of smiles al teatro Bellini | Recensione

Fortress of smiles

Il teatro Bellini diventa punto di incontro tra la città di Napoli ed il Giappone con lo spettacolo Fortress of smiles (La fortezza dei sorrisi). L’opera del regista e drammaturgo Kuro Tanino è un’ode alla quotidianità che indaga le vite di due vicini di casa in una località costiera, nella sua mera semplicità, e senza farsi mancare un pizzico di universale ironia.

Sin dal suo ingresso in sala, lo spettatore è cullato dal suono delle onde del mare, in una sorta di esperienza sensoriale che avrà la durata dell’intero spettacolo Fortress of smiles, tra rumori ambientali (come quello perpetuo e rilassante della pioggia) e musiche brillanti, grazie al lavoro di Koji Shiina. In più, l’elemento mare, oltre a rappresentare il luogo della serenità per antonomasia, dove le preoccupazioni lasciano spazio a un’immensa distesa blu, fa anche da filo rosso per quanto riguarda le vite dei protagonisti: un’anziana signora desiderosa di vivere i propri ultimi attimi vicino al mare, con il sostegno del figlio e della nipote; e un pescatore dalla compagnia di amici goffa e rumorosa. 

In una scenografia studiata nei minimi dettagli da Takuya Kamiike per riprodurre in modo iperrealistico due appartamenti adiacenti, la compagnia Niwa Gedikan Penino ci apre uno squarcio sulla “fortezza dei sorrisi“, un luogo di protezione identificabile proprio con la quotidianità. I personaggi si proteggono dalle pericolosità del mondo esterno (simboleggiate dalla tempesta) cercando di costruirsi attorno  pensieri e ricordi felici. In questo modo lo spettacolo Fortress of smiles svela il fascino più intrinseco delle cose che potrebbero apparirci scontate, invogliandoci ad apprezzarle, nella speranza di contrastare la voracità e velocità del presente che troppo spesso inficiano la nostra spiritualità. Come a simboleggiare la ciclicità ineluttabile e miracolosa della natura e dopo che il sorgere e calare del sole abbia scandito ogni scena di Fortress of smiles, l’ultima luce si spegne su un albero di ciliegio in fiore. Simbolo di rinascita e impermanenza, è la testimonianza del fatto che sia inutile affannarsi a rincorrere un tempo che inevitabilmente è destinato a ritornare.

Lo spettacolo Fortress of smiles, se da un lato è  un’opportunità per scoprire delle consuetudini teatrali che differiscono da quelle caratteristiche dell’occidente (come ad esempio l’approfondimento sulla recitazione o la scelta delle scenografie), dall’altro è un modo per immergersi, anche se pe un solo lunghissimo momento, nella cultura antichissima di un popolo così distante e diverso e per questo affascinante.

Fortress of smiles diretto e scritto da Kuro Tanino. Con Susumu Ogata, Kazuya Inoue, Koichiro F.O. Pereira, Masato Nomura, Hatsune Sakai, Natsue Hyakumoto, Katsuya Tanabe. Direzione di scena Masaya Natsume, Yuhi Kobayashi, assistente alla regia Kodachi Kitagata, scenografia Takuya Kamiike, disegno luci Masayuki Abe, sound designer Koji Shiina, tour manager Tsubasa Shimizu, Chika Onozuka. Con il supporto di Agency for Cultural Affairs (Government of Japan), con il sostegno di The Japan Foundation, uno spettacolo della Compagnia Niwa Gekidan Penino.

Fonte dell’immagine in evidenza per “Fortress of smiles al teatro Bellini”: ufficio stampa.

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