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Eroica Fenice

Francesco Piccolo

Francesco Piccolo al Teatro Diana: Momenti di trascurabile (in)felicità

Tappa unica al Teatro Diana di Napoli per il reading teatrale tratto dai due romanzi complementari di Francesco Piccolo, il talentuoso scrittore e sceneggiatore italiano autore dei fortunati vademecum “Momenti di trascurabile felicità” (2010) e “Momenti di trascurabile infelicità” (2015), in tournée con la partecipazione speciale ed effervescente di Pif, regista civile, attore, nonché protagonista – nel ruolo del tipico “uomo medio” chiamato Paolo – dell’omonima versione cinematografica dei due testi diretta dal regista Daniele Luchetti e sceneggiata a quattro mani con lo stesso Francesco Piccolo (2019).

C’è una certa magia sul palco, già prima che le luci si abbassino ed entrino in scena le star della serata: un’atmosfera impalpabile che il pubblico respira a pieni polmoni già prima che il sipario dia spazio a quel turbinio di parole conturbanti, osservazioni perspicaci e sentenze cristalline dinanzi alle quali ogni spettatore può riconoscersi e dire, tra sé e sé: “È proprio così. L’ho pensato anch’io. È successo anche a me”.

La luce del frigorifero si spegne veramente quando lo chiudiamo?

Perché il primo taxi della fila non è mai davvero il primo?

Perché il martello frangi vetro è chiuso spesso dentro una bacheca di vetro?

Perché il benzinaio ti dice sempre: “Un po’ più avanti, per favore”, e perché te lo dice sempre quando hai appena spento il motore?

Come fanno le varie strisce del dentifricio Aquafresh a restare indipendenti una dall’altra dentro e fuori il tubetto (e forse anche nella cavità orale)?

Immedesimazione, empatia, coinvolgimento, sono solo alcune delle tante sensazioni provate da chi, seduto sulla comoda poltroncina rossa della gremita platea, ha ben pensato di godersi appieno il senso dello spettacolo, la pregnanza di quel prefisso “in” posto tra parentesi nel titolo di questo singolare monologo che ben presto, grazie al vivace e veloce scambio di voci tra i due attori, si fa dialogo: “Momenti di trascurabile (in)felicità”.

Cosa è un momento di trascurabile felicità? È un modo di pensare alle cose della quotidianità, un modo di stare al mondo

Ad apparire per primo sul palco è proprio Francesco Piccolo, con un esilarante racconto in chiave comica di un’esperienza che ognuno di noi ha inevitabilmente provato: le interminabili feste di compleanno per bambini. Piccolo le descrive dal punto di vista del genitore-accompagnatore che però non ha dimenticato il suo passato di festeggiato né tantomeno di invitato, e racchiude il tutto con la frase che sempre arriva, immancabile, pronunciata con la giusta, delusa inflessione, non appena qualcuno comincia a voler andare via: “Ma c’è la torta!”. Il pubblico ride a gran voce, i minuti scorrono rapidi scanditi da quelle piccole, trascurabili esperienze universali che, poste in maniera scanzonata e squisitamente particolare, attirano gli spettatori in un vortice di ricordi che invita alla riflessione.

Quando vado a teatro, sono molto teso. Si spengono le luci, si fa silenzio e lo spettacolo sta per cominciare. Ci sono quei pochi secondi di attesa prima che si sentano le prime parole, e appena le prime parole vengono pronunciate, la prima frase fa già capire tutto; non è solo la frase, ma il tono, l’impostazione della voce. L’uso del diaframma. 

Tra il serio ed il faceto fa il suo ingresso Pif, che con la sua voce inconfondibile, modulata ad arte, conquista definitivamente l’attenzione dei presenti dirigendola sull’irresistibile scambio di battute e sul gioco narrativo che ne deriva, entusiasmante. Si alternano, Francesco Piccolo e Pif, interpretando così il ritmo stesso dei frammenti di vita da chiunque vissuta e qui, nella splendida cornice dell’intimo teatro partenopeo, presentata come possibilità (in)trascurabile dell’esistenza, nella componente di felicità e/o infelicità che la dirime e/o redime.

Molto comici anche gli stacchi “musicali” dei due protagonisti, che, con l’affinità di chi sembra conoscersi da sempre, prima improvvisano un passo di danza e poi rispolverano un vecchio successo sanremese strappando risate a iosa e sollevando un dubbio circa un verso “ombroso” della famosa canzone richiamata. Più volte viene fatto presente che, a fine spettacolo, ne inizierà un altro, nel senso che toccherà al pubblico in sala raccontare i propri, personalissimi momenti di trascurabile (in)felicità.

Da Napoli ci aspettiamo il massimo”, ripetono Francesco Piccolo e Pif. E Napoli, nella sua anima complessa di ironia graffiante e nuda serietà, non li deluderà. C’è chi racconta del sacro culto del farsi il caffè la mattina, chi svela la gioia nel trovare sul tavolo una bottiglia aperta e ancora tutta da bere, chi si rassicura guardando la propria figlia che dorme nel letto col ciuccio in bocca. Ma la gag più divertente della serata verrà proclamata tale dallo stesso Pif, che osa chiedere all’autore di essa la foto che ne incorona l’immortalità: un giorno un ragazzo si sveglia così stanco che va a scuola in pantofole. Ma quello non è un giorno qualsiasi: è il giorno fissato per la foto di classe. I compagni si accorgono delle strane calzature dell’amico e, con un filo di perfidia, al momento dello scatto lo fanno mettere in prima fila, di modo che venga ripreso in primo piano con le pantofole ai piedi. È allora che Pif esige copia di quell’istantanea d’annata e che il ragazzo assicura di averla ancora conservata, intoccabile, a imperitura memoria. Ed è lì che si annidano tutti i momenti di trascurabile (in)felicità: nel custodirli e sentirli preziosi nel loro stesso esser trascorsi, con la matura consapevolezza che non siano stati vissuti o pensati invano. Proprio come il fatto di non sapere se la luce del frigorifero, quando l’hai chiuso, si spegne veramente – o meno.

[Fonte immagine: teatrodiana.it]

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