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Eroica Fenice

Happy Crown: Riccardo II, ne parla la regista Laura Angiulli

Happy Crown: Riccardo II, ne parla la regista Laura Angiulli

“Happy Crown –  Riccardo II”. Titolo ironico e dissacrante, come amaramente ironica è la sua storia e la penna del suo autore, che più volte è stato esplorato alla Galleria Toledo.

Laura Angiulli, regista napoletana e grande studiosa di Shakespeare. ha già portato in scena Misura per Misura, insieme ad altri testi del teatro elisabettiano (Peccato fosse puttana di John Ford, Cassandra) e già pensa ad una prossima realizzazione dell’Edoardo II del Bardo.
Per questo spettacolo sono state scelte  location suggestive della nostra città, a partire dal Complesso Monumentale San Domenico Maggiore che vedrà lo spettacolo in scena dal 18 al 23 aprile.

In Laura Angiulli ho trovato una studiosa di Shakespeare pura e attenta.
E la sua compagnia è una compagnia giovane (alcun itra i quali Federica Aiello, Gennaro Maresca, Alessandra D’Elia, ecc.). Questo colpisce per due aspetti:
Innanzitutto è bello vedere giovani attori che si avvicinano a Shakespeare, che di diritto potrebbe essere per complessità il punto d’arrivo di una carriera recitativa,  come fosse un trampolino di lancio. E porsi dinanzi a lui con la naturalezza di un’età ancora lieve e allo stesso tempo con una maturità che risiede nell’interiorità e prescinde il dato anagrafico.
I personaggi di Shakespeare sono spesso giovani. E in Riccardo II, in particolare, la giovinezza e con essa l’ingenuità, l’inesperienza, la spontaneità, sono temi centrali.

La Angiulli pone l’accento su un altro aspetto importante: perché il teatro elisabettiano è poco rappresentato oggi? Perché quasi tutti i re sono giovani.
Il teatro elisabettiano è un mezzo di valutazione politica. Shakespeare fa macropolitica, se si pensa che la storia sia un recipiente di fatti e avvenimenti che si ripetono in maniera circolare, leggendolo si può vedere delinearsi dinanzi a sé la storia dell’Europa tutta.

E infatti la letteratura shakesperiana è una letteratura itinerante, che tocca con il suo racconto vari luoghi geografici, compresi quelli della nostra Italia, anche luoghi che egli non conosceva personalmente, ma si sa che l’ispirazione creativa è più forte di qualsiasi testimonianza diretta. E per la storia che, come un cerchio, si muove continuamente intorno all’uomo, non è importante che Shakespeare compia errori di posizione geografica, perché lui coglie il senso dell’agire umano.

In epoca elisabettiana, la cultura era centrale strumento di analisi e unificazione. Congiungeva l’Occidente con l’Oriente e oltre. Questo spiega la grande libertà che aveva il Bardo nel suo teatro: egli narra situazioni familiari esasperate, lotte di potere.

La Angiulli è una studiosa estremamente attenta alla parola. La recitazione qui vuole essere vigorosa e compatta, il suo obiettivo è dare corpo alle parole e di rimando, ridarle vita.
Ci troviamo di fronte ad una parola che, per distanza cronologica, potrebbe apparire “altro” rispetto a noi. La compagnia della Angiulli lavora  sul testo, come si dovrebbe fare  con qualsiasi classico,  spogliandolo di ogni sovrastruttura per renderlo così puro, senza rinunciare alla sua carica comunicativa.
La Angiulli è attenta a ogni parte del discorso, al colore di ogni parola e ad ogni suo significato, ad ogni elemento linguistico viene dato il peso specifico che merita.
In questo modo, gli attori in scena, avendo assimilato il testo avranno fatto propria anche la mentalità che è alla base di esso e saranno in grado di esprimerla con estrema naturalezza sulla scena.
Il linguaggio non è più artefatto, ma incalzante, la scena è in continuo movimento, c’è una sequenza continua di battute che rimandano a riferimenti e immagini; non ci sono pause, non ci sono stacchi, il lettore non ha possibilità di perdere nessuna informazione che è a lui comunicata.

Riccardo II è la storia di un dramma individuale che è dramma collettivo, poiché il declino individuale del giovane sovrano che credeva di essere invincibile, investito da un’aura di solennità che il suo essere sovrano gli conferiva,  coincide con il declino di un regno. La corte è parte attiva del dramma riccardiano e questo è proprio uno spettacolo collettivo, perché il pubblico, secondo un’ideologia universalmente presente nella filosofia del teatro, è attivo e ‘partecipe’ nella vicenda,  disegna il dramma con i suoi occhi, muovendoli verso una direzione universalmente condivisa.

Complice di questa scena è la visione della scena, che per la rappresentazione di questo spettacolo sarà molto particolare. “Happy Crown” sarà portato in tre località suggestive: costruite in modo tale da trasportare il pubblico nella vicenda, protagonisti di uno spettacolo ad altissima intensità e tensione.
L’attenzione dello spettatore è costantemente catturata, il dramma, con un’andatura ascensionale, trascina l’emotività di chi lo guarda verso il picco estremo.

“Se a teatro c’è anche solo uno spettatore che tossisce c’è qualcosa che non va, la tosse è la noia.”

E questo spettacolo sarà una conquista continua, perché il Bardo in Riccardo II si impone come grande esploratore di contraddizioni, spesso nefaste, fragilità umane che si esprimono talvolta in modi impensabili. Sentimenti che regolano il gioco della vita. E La Angiulli di tutto questo è sapiente osservatrice.