Napoli degli anni ’70: i Chille de la balanza

Napoli

I Chille de la balanza approdano alla Galleria Toledo a Napoli con Claudio Ascoli e Sissi Abbondanza

Napule ’70 apre una finestra sulla Napoli degli anni ’70, dannata e magica con le sue meraviglie e le sue oscurità.  Ma è anche uno spettacolo che parla dei 70 anni di Claudio Ascoli, fondatore della celebre compagnia del 1973 Chille de la balanza: anni di una lunga esperienza fatta di sperimentazioni e del coraggio di chi il teatro se l’è cucito addosso.

《Nascere a Napoli per un artista è una responsabilità》

Così sostiene Claudio Ascoli, descrivendo una città di allora complessa e tutto sommato non tanto diversa da quella di oggi. 

Gli anni ’70 sono difficili per Napoli: imperversa il colera e nel mentre si dà la colpa a ‘e cozzeche (le cozze). La gente muore, ma il napoletano sfida la sorte continuando a mangiarle quelle cozze, quasi a voler prendere ironicamente anche la morte con filosofia. Ma poi Napoli si è risollevata, è seguito il tempo della ripresa, finanche artistica. Da questo fuoco di dolore e di rinascita, una giovane compagnia allestisce quello che poi è diventato un piccolo teatro, cioè  il “Teatro, Comunque.” e dà vita ad un teatro itinerante, fatto di maschere della tradizione e spirito d’avanguardia: i Chille de la balanza. 

Napule ’70 non è uno di quegli spettacoli che è possibile classificare: è una strada dove ad ogni angolo ci sono racconti ed emozioni, è un incontro tra antico e moderno, innovazione, è un flusso coinvolgente. Le cose più belle non sono quelle che hanno senso, ma quelle che hanno sensi, che ti prendono il corpo, nella totalità”: Claudio Ascoli e la straordinaria Sissi Abbondanza raccontano quella Napoli in quegli anni attraverso alcuni momenti significativi della pluriennale esperienza de “I Chille“, il loro lungo viaggio con uno zaino in spalla pieno solo di passione e di completa dedizione al teatro. Perché per quella Napoli il teatro è stato una rinascita, una luce dopo l’oscurità e cucirselo addosso ha il senso di portare avanti quell’immenso progetto chiamato vita. 

“E ora dopo il lockdown, mentre ancora la relazione è nella distanziazione non solo fisica ma sociale e ci spinge a scegliere tra Vita e Sopravvivenza?”

Chiede provocatoria la voce di Matteo Brighenti. È un parallelismo che prevede due situazioni differenti, il colera che “colpiva la pancia” ed il Covid-19 che colpisce “il respiro, […] l’anima“, ma che in definitiva non risulta così complicato da fare. 

Ascoli si rivolge ai giovani dicendo: “Cambiate conservando“: cosa ci hanno insegnato quegli anni che hanno visto il colera e si sono conclusi con il terremoto dell’ ’80? Ci è rimasta la speranza,  quel senso di rimboccarsi le maniche e agire. 

Con una scena creata con giochi di luce e ombra, con la presenza di una dimensione reale e onirica insieme, Napule ’70 ci chiede di prendere quella stessa tradizione e innovarla, costruire un futuro migliore, una Napoli che respiri meglio: 

“Il colera, la pancia ha dimensione sessuale: Napoli è pancia, il colera si lega bene a Napoli. Pulcinella, Napoli sono pancia. Covid-19 è respiro, ha più dimensione sensuale: quando ci innamoriamo… ci manca il respiro. È il gioco tra Vita e Morte. E allora? Attendere… per ritornare come prima? No, bisogna subito immaginare, inventare una Vita e un Teatro capaci di rigenerare l’incontro, e nella relazione sensuale corpo a corpo… che tolga il respiro, come nell’innamoramento”.

È una richiesta di non abbandonare il teatro, sempre più dimenticato. Urge un’educazione teatrale per le nuove generazioni future, che ci ricordi chi siamo stati e che ci accompagni nella scelta di chi vorremmo essere. Urge un teatro che sia una vera e propria educazione ai sentimenti, alle emozioni. Sì, non dovremmo dimenticarcene. 

Fonte immagine: https://www.chille.it/napule-70/

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, avvia un percorso accademico presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e consegue innanzitutto il titolo di laurea triennale in Lettere Moderne, con una tesi compilativa sull’Antigone in Letterature Comparate. Scelta simbolica di una disciplina con cui manifesta un’attenzione peculiare per l’arte, in particolare per il teatro, indagato nelle sue molteplici forme espressive. Prosegue gli studi con la laurea magistrale in Discipline della Musica e dello Spettacolo, discutendo una tesi di ricerca in Storia del Teatro dedicata a Salvatore De Muto, attore tra le ultime defunte testimonianze fondamentali della maschera di Pulcinella nel panorama teatrale partenopeo del Novecento. Durante questi anni di scrittura e di università, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che considera non di giudizio definitivo ma di dialogo aperto. Collabora con il giornale online Eroica Fenice e con Quarta Parete, entrambi realtà che le servono da palestra e conoscenza. Inoltre, partecipa alla rivista Drammaturgia per l’Archivio Multimediale AMAtI dell’Università degli studi di Firenze, un progetto per il quale inserisce voci di testimonianze su attori storici e pubblica la propria tesi magistrale di ricerca. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questo tramite di smuovere confronti capaci di generare dubbi, stimolare riflessioni e innescare processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, di identità e di comprensione.

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