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Eroica Fenice

Notre Dame de Paris: il tempo delle cattedrali a Napoli

Notre Dame de Paris a Napoli, la nostra recensione dello spettacolo – 

Adrenalina, attesa e tensione sono gli ingredienti respirati fin dai cancelli del Palapartenope di Napoli per la tappa del musical “Notre Dame de Paris”. Nell’accogliente cornice teatrale, in un tutto esaurito in brulicante sospensione, il canto melodioso e accattivante dei protagonisti si staglia sulle severi pareti della cattedrale gotica. Un’alchimia perfetta fatta di suoni, parole e danza.

Notre Dame de Paris a Napoli: tra tradizione e innovazione

L’opera musicale non tradisce il romanzo di Hugo, almeno per quanto riguarda le linee essenziali, ovviamente le ricche e minuziose descrizioni architettoniche del testo sono sostituite dalle linee essenziali ma non meno affascinanti della scenografia musicale. L’amore quello grande e impossibile è il filo conduttore della storia: l’amore che la giovane Esmeralda (Lola Ponce) prova per Febo (Graziano Galatone); l’amore che il gobbo Quasimodo (Giò di Tonno) sente per l’ammaliante zingara; e sicuramente è un amore impossibile quello che l’arcidiacono Frollo (Vittorio Matteucci) confessa di provare per Esmeralda. Non ultimo, l’amore tradito della dolce Fiordaliso (Tania Tuccinardo).
L’amore si rincorre tra le pieghe delle note e della danza, e condurrà ad un’inevitabile sconfitta.

Notre Dame de Paris, ovviamente, è molto di più della storia degli amori impossibili. E proprio per rendere al meglio cosa ha significato la nuova messa in scena dell’opera bisogna partire dalla fine, dall’intervento di Riccardo Cocciante a fine spettacolo: “Per me questo Notre Dame è davvero un lavoro meraviglioso  – ha dichiarato – l’amore, quello grande che dovremmo provare anche per le persone straniere, è determinante per il periodo storico che stiamo vivendo. L’amore deve essere contrario alla guerra. Notre Dame de Paris è anche questo”. Notre Dame accoglie. Notre Dame dà asilo. Notre Dame è la culla di Quasimodo prima e di Esmeralda poi. È la casa del diverso, dell’emarginato, del clandestino, del pagano come pagana è la versione della struggente Ave Maria. L’arte come accoglienza, apertura, desiderio di sentirsi vicini, di abbattere le distanze e le diversità culturali: “La pietra si fa/statua, musica e poesia/e tutto sale su verso le stelle/su mura e vetrate/la scrittura è architettura“. L’esigenza di veicolare un messaggio unico: se siamo tutti all’ombra di Notre Dame abbiamo tutti il diritto di essere accolti.

Notre Dame de Paris dopo quattro anni conserva ancora la stessa magia della prima volta –

Dopo una sosta di quattro anni, il cast storico del musical si presenta nuovamente al pieno delle sue potenzialità: nessuna imprecisione, nessuna sbavatura, nessuna pecca che mini il lavoro eccellente fatto finora. I dieci minuti di applausi offerti dal pubblico partenopeo nella serata del 23 aprile sono stati tutti meritati e legittimi. Le musiche di Riccardo Cocciante, le liriche di Luc Plamondon, la traduzione italiana a cura di Pasquale Pannella, la regia di Gilles Maheu, le coreografie di Martino Müller, i costumi di Fred Sathal sono ancora una volta vincenti con i circa due milioni e mezzo di spettatori in tutto il mondo.

Il tempo delle cattedrali dell’indimenticabile Notre Dame de Paris a Napoli incanta, ancora una volta, il suo pubblico.

Jundra Elce

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