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Paolo Hendel al CTF: La giovinezza è sopravvalutata

il medico dei pazzi

Cosa succede quando d’improvviso ci si accorge che il mondo che ti circonda ha iniziato a considerarti un anziano? come si reagisce ai colpi e contraccolpi dell’età conservando uno sguardo positivo sul mondo e sul futuro? ce lo insegna Paolo Hendel nel suo spettacolo La giovinezza è sopravvalutata, andato in scena il 15 giugno nella meravigliosa cornice del  giardino paesaggistico di porta Miano nell’ambito del Campania Teatro Festival.

La rivelazione di aver ormai oltrepassato la soglia dell’anzianità, almeno nella percezione della società, arriva a Paolo Hendel in una maniera brusca e inaspettata. «Tutto è iniziato il giorno in cui ho accompagnato mia madre novantenne dalla nuova geriatra» confessa l’attore. «In sala d’attesa la mamma si fa portare in bagno dalla badante. Un attimo dopo la geriatra apre la porta del suo studio, mi vede e mi fa: Prego, sta a lei…». Da questa confessione, che Hendel condivide con il suo pubblico con l’ironia di chi affronta la vita come un balocco, ne nasce un monologo intimo ed autoironico, un monologo che coinvolge e strappa sorrisi a tutte le età. Perché di una vecchiaia raccontata con le parole di Hendel non si può che sorridere senza remore né timori. 

Nelle sue confessioni a cuore aperto, supportato dalla complicità del coautore Marco Vicari e dalla regia di Gioele Dix, Hendel dipinge il quadro di una quotidianità che piano piano fa i conti con innumerevoli piccoli e grandi cambiamenti. Capitolo dopo capitolo, vediamo affrontati e sconfessati tutti i piccoli grandi traumi della terza età, le ansie e le ipocondrie sempre più frequenti, il necessario quanto traumatico rapporto con l’urologo, una rinnovata e diversa relazione con il sesso e i piaceri della vita, e ancora le riflessioni sacre e profane sulla morte. Lungi dall’essere retorico o malinconico, il racconto di Hendel riesce a dipingere una quotidianità in cui tutto trova un suo naturale equilibrio, un quadro che ci restituisce un’immagine sincera ma piena di energia e di positività sul tempo che passa.

Ma nelle parole di Hendel non sono riflesse solo le confessioni autoironiche di un uomo che osserva con leggerezza e coraggio il tempo che passa: nel racconto di Hendel trova spazio anche un pezzo più profondo di realtà, un piccolo spaccato dell’Italia che siamo e di cui forse un po’ dovremmo vergognarci. Ripercorrendo su vari temi i segni più esilaranti dell’indignazione da tastiera, Hendel riesce ad amplificare l’ironia del momento regalando al pubblico numerosi spunti di riflessioni. La giovinezza è sopravvalutata ma è stato senza dubbio bello essere giovani, la vecchiaia come la morte fanno paura ma se le guardiamo con ironia e leggerezza riusciamo a coglierne il lato migliore e più dolce, il tempo trascorre inesorabile ma, nell’impossibilità di poterlo fermare, forse l’unica arma è impiegarlo in modo positivo e intelligente rifuggendo i pensieri meschini e le facili indignazioni.

Fonte Immagine: Campania Teatro Festival

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A proposito di Rossella Siano

Napoletana di nascita e per vocazione. Appassionata di letteratura e scrittura nonostante la scelta di una professione molto poco poetica. Provo ad aggiungere poesia attraverso la condivisione di pensieri ed emozioni in queste pagine.

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