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Eroica Fenice

Scannasurice: surici e puttane al Teatro Nuovo di Napoli

In scena al Teatro Nuovo di Napoli, dal 17 al 21 Febbraio, c’è una delle opere più apprezzate di Enzo Moscato, Scannasurice, interpretata da Imma Villa, sulle scelta di regia di Carlo Cerciello.

Ambientato in un Napoli post terremoto del 1980, Scannasurice mostra un sottile viaggio nella Partenope del tempo, tra vecchie storie, leggende metropolitane e quel che ne rimane dopo il crollo, raccontato da una figura talmente particolare da poter appartenere essa stessa alla lista dei “fenomeni”.

Anatole France, scrittore francese, una volta disse che le prostitute sono più vicine a Dio di qualsiasi donna onesta, poiché, vista la loro professione, si erano scaricate di dosso l’orgoglio e avevano assunto quel velo di umiltà che tanto piaceva a chi sta in alto. Quindi, se dovessimo affidare il compito di raccontare la verità, una delle tante possibili, a chi potremmo affidarla meglio di un travestito peripatetica ?

Scannasurice, discesa nell’ipogeo napoletano

È talmente originale e attuale, Scannasurice, che fa quasi impressione leggere quel “1982”  sulla sua data di nascita, dando quasi l’impressione, al termine del lavoro, di aver vissuto in una città addormentata per cui il tempo si è fermato. Certo, molti hanno dimenticato,  si affacciano a quest’opera come una novità, una storia mai sentita e non si rendono conto di star ascoltando una “favola” assai importante, quella da cui tutto è cominciato.

Moscato ci offre una camminata leggera, molto ironica e auto-ironica, in una Napoli ignorante e ignorata, di cui oggi è rimasto solo qualche residuo d’eco qua e là, che prova con tutte le sue forze ad andare avanti, ad affrontare uno dei suoi momenti peggiori cullandosi nei suoi fantasmi, nelle sue leggende e nella sua onorata storia.
Grande merito va alle scene di Roberto Crea, perfettamente corrispondenti alle sensazioni dettate dal testo di rottura e asfissia, e all’ottima interpretazione di Imma Villa, la quale tiene ferma l’attenzione su di sé per un’ora e passa senza alcuna sbavatura o calo. Così, in mezzo ai “surici” e alle puttane, una Napoli  antiquata cresce e avanza, guardando al futuro e fingendo, appena è possibile, di non essere mai passata di qui in passato.