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Eroica Fenice

shakespeare in love (with marlowe)

Shakespeare in love (with Marlowe) al Teatro Bellini

Shakespeare in love (with Marlowe) è in scena al Piccolo del Teatro Bellini di Napoli dall’8 al 13 novembre. Di Vittorio Cielo e con Ennio Coltorti, che cura anche la regia, Emiliano Jesus Coltorti, scene e costumi di Rita Forzano e musiche di Zeno Craig, luci di Roger La Fontaine. È una produzione del TTR, Il Teatro di Tato Russo.

Coltorti padre e figlio mettono in scena un momento cruciale della storia letteraria e teatrale europea: Shakespeare in love (with Marlowe) è la storia romanzata del rapporto fra due esponenti del teatro inglese della prima epoca moderna, che vivono il periodo della chiusura-apertura dei teatri, il complicato rapporto di potere che si gioca fra teatranti e corte elisabettiana, i pericoli dell’avanzata dell’armada spagnola. Più che amici o colleghi, il rapporto sfila in una diatriba del genere maestro-allievo, che sviluppa una dicotomia continua fra disillusione e sogno, maturità e giovinezza, disprezzo e idealismo.

Il teatro nel teatro

Il gioco metateatrale che si instaura sul palco di Shakespeare in love (with Marlowe) è affascinante e di grande impatto: Ennio Coltorti interpreta uno Shakespeare adulto, il quale, per tributare il suo rispetto e la sua devozione all’enigmatico “maestro” ormai deceduto, decide di interpretare a sua volta Christopher Marlowe. All’occorrenza, il poeta di Stratford-upon-Avon adulto veste i panni di illustri personaggi del periodo elisabettiano, come il Gran Ciambellano e la stessa regina Elisabetta. Emiliano Coltorti interpreta, invece, uno Shakespeare giovane, innamorato della vita, dell’arte e delle speranze amorose, alle prese con i tiri curvi che l’esistenza, la storia e il suo stesso maestro gli tirano.

Shakespeare in love (with Marlowe) è il culto del teatro

Il giovane Shakespeare cerca di farsi strada nelle insidie di un mondo che spesso è refrattario al teatro, immerso com’è nelle insidie politiche e sociali del tempo. Che si parli di guerra o di peste, sono i teatranti a farne le spese: William rivendica il diritto, per gli artisti, di vivere nel disordine, prerogativa giusta, necessaria alla vita del palcoscenico. Quest’ultimo rappresenta un vero e proprio culto, tant’è che lo stesso giovane Shakespeare, nei suoi tentativi di persuasione, paragona la gente di teatro alla gente di religione.

La devozione cieca per il teatro ha gli stessi contorni dei sofferti sentimenti che Shakespeare sperimenta, a suo danno, nei confronti dell’amato Southampton e della dark lady, sentimenti che sono allo stesso tempo origine e conseguenza dei suoi celebri sonetti. Marlowe guida il suo giovane allievo non solo sul versante professionale, ma anche in quello, più tortuoso e sofferto, della vita: gli sbatte la realtà in pieno volto, cerca di distruggere il suo idealismo, le sue aspirazioni, la sua lealtà e gli mostra come tutti gli uomini siano corruttibili, perché è il denaro e l’accumulo che guidano il mondo. E lo stesso maestro, durante tutta la rappresentazione, non scioglie il dubbio sul suo essere o meno una spia. 

Il capolavoro dell’espediente metateatrale

Benché coetanei nella realtà, sulla scena di Shakespeare in love (with Marlowe) il divario fra i due poeti viene palesato attraverso due espedienti: alla disillusione del cinico Marlowe, che trascorre una vita nella bellezza effimera dell’arte per poi morire nel “piscio fetido” di una locanda, si contrappone la febbrile smania creatrice di Shakespeare. Questi due universi paralleli si scontrano grazie all’aspetto così diverso dei due attori, padre e figlio, l’uno più maturo e padrone di personaggi scaltri e spigolosi, l’altro fermo e disorientato nell’imberbe volto shakespeariano. La recitazione e l’aspetto degli attori sono, allo stesso modo, strumenti essenziali per veicolare il messaggio dello spettacolo, che risiede nella contrapposizione di due modi di vivere l’arte, antitetici ma complementari al fine di delineare un profilo letterario di una complessa civiltà, quale è quella anglosassone.