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The Sleeping Beauty – Work Bitch! | Recensione

The Sleeping Beauty - Work Bitch! | Recensione

È tempo di danzare alla Galleria Toledo con The Sleeping Beauty – Work Bitch! una coreografia di Nyko Piscopo con i ballerini Eleonora Greco, Nicolas Grimaldi Capitello, Leopoldo Guadagno, Francesco Russo, Roberta Zavino, in scena dal 14 al 15 dicembre.

The Sleeping Beauty ha la tutina rosa sudaticcia

Così viene descritta la bella addormentata, la fiaba per eccellenza associata alle femmine e che adesso diventa gender free: che sia uomo o donna, ragazzo o ragazza, bambino o bambina non importa, è la principessa di chiunque si senta di appartenerle; soprattutto, non è più la classica principessa dai capelli ed i vestiti sistemati, anzi, ha una tutina rosa sporca di sudore per gli sforzi compiuti. The Sleeping Beauty è anticonvenzionalismo, un atto di ribellione contro un’etica ed una morale imposti, una pretesa di libertà contro ciò che viene costantemente presentato come necessario e giusto ad una generazione descritta, al contrario, allo sbando.

Cinque danzatori appartenenti alla cosiddetta generazione Z, vestiti con tutine dai colori sgargianti, provano a mettere in pratica le regole ferree dettate da un computer, ma ogni tentativo risulta vano e ciascuno di loro finisce per trasgredire gli ordini imposti. Sembrano pervasi da una forza invisibile, un istinto più forte di qualunque cosa che li spinge a liberare sé stessi, ad esprimersi in molteplici forme secondo il loro modo di sentirsi.

Alla fine, la danza finisce, tutto si ferma ed i ballerini si schierano di spalle al pubblico. Una voce meccanica manda un messaggio sacrosanto, parlando in nome della nuova generazione, agli adulti, gli anziani che hanno creato le basi per questo mondo. O che, almeno, avrebbero dovuto ed è tutto qui il senso della messinscena.

Un manifesto per la libertà e l’inclusività

Spesso, infatti, si addita la già citata generazione Z di essere persa, senza valori né etici né morali. The Sleeping Beauty, allora, dà voce all’ipocrisia che si cela dietro queste affermazioni: al giorno d’oggi si vive sicuramente in un mondo non facile, ma come non lo era neanche prima. Se si sono persi dei valori, se anche a livello materiale, politico ed economico, ci sono delle evidenti difficoltà, è da ricondurre anche a chi ha gettato le basi per un futuro che, poi, non si è rivelato promettente. E la messinscena diventa un monito per rivalutare i passi percorsi, quali sono le modalità da ridefinire.

Ma The Sleeping Beauty – Work bitch! è anche un mettere luce sulla positività di queste nuove generazioni, nelle quali non tutto è perduto come si vuole fare credere. I discorsi sempre più prorompenti – per fortuna – sulle varie identità di genere o sessuali vengono accusati di essere un sintomo di dispersione, di perdita di sé stessi, senza contare che, invece, è sintomo di apertura verso sé e verso il prossimo e di ricerca di un mondo migliore, più inclusivo. Così si spiegano le tutine multicolore dei danzatori ed i passi di danza uniti nel loro essere lontani dalle convenzioni che a forza vogliono cucire addosso ai giovani.

The Sleeping Beauty, dunque, è un manifesto contro le accuse cieche, contro l’ipocrisia conservatrice e borghese, contro le polemiche sterili e assordanti. Un manifesto che promuove l’inclusività e la libertà di esprimersi veramente secondo i propri gusti, senza paura ma con gioia per ciò che si vuole essere.

Fonte immagini: Galleria Toledo    

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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