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Eroica Fenice

Trainspotting di Sandro Mabellini al Piccolo Bellini

Trainspotting di Sandro Mabellini al Piccolo Bellini

Dal 7 al 12 maggio al Piccolo Bellini va in scena Trainspotting, con la regia di Sandro Mabellini. Tratto dall’omonimo romanzo di Irvine Welsh, lo spettacolo mette in scena lo squallore e le vicissitudini di chi si ostina a rifiutare le convenzioni di una vita borghese attraverso i paradisi artificiali.

Trainspotting di Sandro Mabellini, ieri ed oggi

Trainspotting è un’opera che non ha di certo bisogno di presentazioni: arrivato al grande pubblico nel ’93 grazie al film di Danny Boyle, l’opera mostra le scapestrate vite di Mark Renton (interpretato nello spettacolo da Michele Di Giacomo) e dei suoi amici, sempre alla ricerca di un modo per procurarsi la tanto sospirata dose della giornata.

Fin dalla prima scena è lampante ciò che il regista vuole comunicare: tutti i personaggi si presentano al pubblico mentre osservano con aria annoiata i treni sfrecciare davanti a loro, metafora del loro disinteresse verso altre potenziali esperienze al di fuori delle droghe pesanti. I motivi che spingono i personaggi a questa deriva sono molteplici e differenti fra loro, anche se quasi tutti hanno in comune il desiderio di rifuggire il dolore, che sia esso causato dalla rottura con la  propria fidanzata o da scelte di vita sbagliate che comportano altri inevitabili drammi.

A fare eccezione a questa regola è proprio Mark, che fa della sua dipendenza una vera e propria opposizione alle regole di una società borghese, che impone ai suoi membri un lavoro alienante intervallato solo da brevi pause da dedicare all’industria dell’intrattenimento. Rifiutando questo modello, l’unico concretamente attuabile nell’Inghilterra degli anni ’90, Mark sceglie allora di perseguire la morte, nonostante quest’ultima preferisca restargli intorno piuttosto che portarlo con sé.

Così in un susseguirsi di squallide vicende e fugaci prese di coscienza nel delirio collettivo che  spesso accompagna i protagonisti, assistiamo ad alcune delle scene più iconiche dell’opera di Welsh, che conservano intatta la loro potenza concettuale. Ciò è merito anche della didascalica regia di Mabellini, che utilizzando una scenografia minimale e tramite un sapiente uso della musica e delle luci, entrambi elementi portanti della scenografia, reinterpreta senza stravolgerlo un classico senza tempo. Ad accompagnare Mark nel suo viaggio verso il degrado ci sono gli amici di sempre: Tommy (Riccardo Festa), Allison e il rissoso Begbie (interpretati dai poliedrici Valentina Cardinali e Marco Bellocchio) che nonostante non sia un tossicodipendente fa dell’alcool e della violenza la sua eroina personale.

Lo spettacolo, della durata di un’ora e mezza, dà allo spettatore la possibilità di comprendere una realtà che appare il più delle volte distante dalla nostra, mostrando come alla base della dipendenza ci sia sopratutto la frustrazione, sentimento comune ad ogni essere umano. Dopo aver assistito alla spasmodica ricerca della sostanza, ai suoi effetti e ai dolori provocati dall’astinenza, è impossibile guardare a questi personaggi con gli stessi occhi carichi di pregiudizi con cui li si condannava prima.

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