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Eroica Fenice

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Comunicati stampa

Associazione dei Ristoratori di Positano: “I protocolli vigenti non permettono di riaprire… Non per questo ci fermiamo!”

A fine marzo gli operatori turistici di Positano si sono riuniti per formare una nuova associazione di categoria con l’obiettivo di pensare, ripensare e reinventare il loro settore di appartenenza, all’insegna della massima sicurezza verso i clienti e i dipendenti. Tale sodalizio ha preso parte alle riunioni della Regione, comunicato agli enti locali e nazionali le  preoccupazioni degli associati e fornito costantemente spunti e proposte. Sebbene le indicazioni contenute nel DPCM 17.05.2020, nelle ordinanze regionali n. 48 del 17.05.2020 e n.49 del 20.05.2020, e nei diversi protocolli di sicurezza elaborati da INAIL e Regione Campania lasciano intravedere un’apertura nei confronti del settore turismo, a Positano sono state comunque riscontrate delle oggettive limitazioni operative, che si scontrano con le precipue caratteristiche degli storici locali ivi ubicati e del modo di intendere ristorazione e sicurezza in questo posto. Allo stato attuale, i protocolli vigenti dunque non permettono agli operatori, pur volendo, di riaprire in totale serenità per i collaboratori e per i clienti. “Non per questo ci fermiamo – affermano i rappresentanti dell’Associazione dei Ristoratori di Positano -. Come noi, continua a lavorare anche il Coordinamento delle Strutture Ricettive di Positano, a rappresentanza degli interessi di un altro settore cardine della accoglienza turistica. Insieme, continuiamo costantemente a combattere e a rappresentare Positano nelle sedi adeguate, per trovare le soluzioni più adeguate a contemperare le diverse esigenze di sicurezza e di ripresa economica delle nostre attività e, di riflesso, del nostro stupendo Paese“

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Libri

Topeka School: il nuovo romanzo di Ben Lerner è arrivato in Italia

Topeka School, edito in Italia da Sellerio, è il nuovo romanzo di Ben Lerner: tra gare di oratoria, la psicoanalisi e l’eterno conflitto tra progressisti e reazionari si descrive il baratro della società americana. Un’auto-fiction che gli ha fatto sfiorare il Pulitzer per la Narrativa 2020 Ben Lerner è tornato, con la sua narrazione fluviale e una certa dose di cinismo. In Topeka School (2020, Sellerio) ritroviamo Adam Gordon, l’alter ego di Ben Lerner, già protagonista di Un uomo di passaggio (2011, in originale Leaving the Atocha Station), suo esordio nella narrativa. In Un uomo di passaggio Adam è a Madrid grazie ad una borsa di studio per poeti, esattamente come fu per il vero Lerner, a sperimentare stupefacenti, la vita e l’arte. Topeka School può essere definito un prequel di Un uomo di passaggio e tutto sommato anche del successivo Nel mondo a venire (2014), in cui il narratore è chiamato Ben, per comporre la trilogia di Lerner dedicata all’attuale società americana. Direttamente dal passato – nel romanzo siamo nel bel mezzo degli anni ’90 – Lerner ci descrive come la società americana, che ambisce ad essere la società tutta, sia giunta ad essere quella che apertamente è adesso: rabbiosa, intollerante, competitiva e, tema molto caro alla critica americana, permeata di mascolinità tossica. Topeka School è quello che potrebbe essere definito un romanzo “corale”: ci sono Adam, i genitori Jonathan e Jane, e il rapporto tra Adam e i suoi genitori, tra i genitori di Adam e i loro genitori, tra Adam e le sue figlie; tutte queste relazioni si intrecciano componendo una fitta trama intergenerazionale, ricordando la famiglia Lambert de Le Correzioni di Jonathan Franzen. Raccontando l’adolescenza di Adam Gordon, Lerner racconta l’America, ‹‹perché l’America è un’eterna adolescente››. Topeka School: gare di oratoria, femminismo e intolleranza Topeka è la cittadina del Kansas dove è nato e cresciuto Lerner e dove è ambientato in buona sostanza quasi tutto il romanzo. È qui che si trova la Fondazione, innovativo ed elitario centro di cura psichiatrica, dove lavorano e vivono Jonathan e Jane, i genitori di Adam, psicanalisti progressisti e colti, e il loro anziano collega Klaus, berlinese che ha collaborato con Jung dopo aver trascorso il periodo della guerra ‹‹nascosto in un pollaio, sognando di riunirsi alla famiglia, scrivendo pièce teatrali mentalmente per non impazzire››, e in grado di dare ‹‹tocco di feuilleton weimariano alla burocrazia della Fondazione››. La Fondazione è il centro di gravità anche per gruppi di autocoscienza maschile, cantanti folk, attivisti politici, esperti di sesso, scrittori e studiose femministe. In questo contesto sofisticato Adam cresce, (iper)educato alla sensibilità, al dialogo introspettivo e al femminismo, ed è istruito a parlare in pubblico nelle gare di oratoria tra licei, in cui è un temutissimo avversario (anche Lerner è stato da ragazzo campione nazionale di dibattito pubblico). Sono le gare di retorica l’inizio e il vero fulcro del romanzo: è in queste competizioni che si addestrano i giovani americani, più che all’arte dell’oratoria, a quella dell’‹‹asfaltare›› gli avversari, ‹‹vale a […]

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Attualità

Attualità

Massimo Ranieri protagonista dell’inedito video augurale alla città di Napoli per la ripartenza

MASSIMO RANIERI protagonista dell’inedito video augurale alla città per la ripartenza Immagini panoramiche di Napoli catturate con un drone, adulti e bambini con le mascherine, attività commerciali che provano a ripartire, occhi pieni di stanchezza ma anche di speranza e l’inconfondibile voce di un grande artista che regala a questo tempo assurdo una canzone di speranza. C’è tutto questo nel video augurale alla città per la ripartenza, che trova in Massimo Ranieri il testimonial prestigioso. Un augurio pubblicato sulla pagina Facebook dell’Assessorato alla Cultura e al Turismo, che arriva per il Maggio dei Monumenti “Giordano Bruno 20/20: la visione oltre la catastrofe”. L’idea di creare un video che potesse dare forza e speranza è arrivata all’assessore Eleonora de Majo da Visit Naples. Accolta la proposta, l’assessore ha individuato il testimonial in Massimo Ranieri, che, contattato, ha immediatamente risposto e ha generosamente concesso immagini, musiche e parole. «Ci è sembrato il momento giusto per un augurio, un messaggio di forza, alla città in occasione di questa delicata ripartenza – dichiara l’assessore de Majo –. La nostra città ha mostrato uno straordinario senso di comunità e di solidarietà durante il lockdown e tantissimi sono stati gli episodi di braccia tese per aiutare chi era più in difficoltà. Per questo ho accolto senza indugio la proposta di collaborazione di Visit Naples. Ringrazio Massimo Ranieri, per aver risposto immediatamente al mio appello e per aver scelto di firmare questo augurio. La sua presenza, la sua musica rappresentano il volto più bello e più amato di Napoli. Ringrazio Visit Naples che ha realizzato un video bellissimo, un mosaico di quella straordinaria umanità, che oggi si sta rimettendo in piedi e nonostante le immense difficoltà vissute in queste settimane è pronta a ripartire». La voce di Massimo Ranieri mostra tutta la sua potenza nella canzone e diventa dolce, quasi paterna, nel messaggio finale che lascia al suo popolo. «Abbiamo vissuto momenti difficili di paura e dolore ma il mio vuole essere un augurio per la città. Napoli, come in tutte le epoche, è caduta ma si è sempre rialzata e anche questa volta si rialza, perché Napoli è più forte della pandemia. Cade ma si rialza. Un augurio particolare alle arti, alla cultura e alle ingegnerie della città e un grazie particolare al mio popolo napoletano per aver osservato le misure di chiusura restrittiva. Grazie dal profondo del cuore. Vi voglio bene. Statemi bene».

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Attualità

Musei online e sui social: guida ai migliori tour virtuali

Il museo è online: visitare da casa la Cappella Sistina, l’Hermitage, mostre fotografiche imperdibili e scoprire l’eccezionale offerta del Museo Egizio di Torino, si può. In attesa di tornare a visitarli dal vivo, i musei italiani e del mondo hanno riprogrammato la loro offerta online e così tra tour immersivi, percorsi tematici e pillole di cultura sui social, Internet diventa uno scrigno d’arte. Ecco la guida definitiva ai migliori tour virtuali di musei e mostre d’arte in giro per l’Italia e per il mondo. Musei online d’Italia Musei Vaticani Visitare i Musei Vaticani deserti è un sogno che può avverarsi solo per Alberto Angela. Per tutti gli altri, c’è il link  con il tour in realtà virtuale delle più belle stanze, Cappella Sistina compresa, della galleria d’arte Vaticana. Galleria degli Uffizi Eike Schmidt, Direttore della Galleria degli Uffizi di Firenze, saluta i suoi “visitatori digitali” prima di iniziare il nuovo progetto #UffiziDecameron: ogni giorno sarà descritta e raccontata un’opera, una storia, un personaggio della collezione degli Uffizi, Palazzo Pitti e Giardino di Boboli. Museo Egizio di Torino Christian Greco, il Direttore del Museo Egizio, a 12 anni, durante un viaggio in Egitto con la famiglia, capì che avrebbe fatto l’egittologo, e così è stato. Nominato Direttore del Museo Egizio a 39 anni, ha dichiarato che lo avrebbe rivoluzionato, e anche stavolta così è stato: lo ha trasformato in un ente di ricerca, ha creato Rime, la rivista del Museo Egizio, ha firmato più di ottanta intese con università italiane e straniere, lo ha raddoppiato negli spazi, lo ha “aperto” ai detenuti della casa circondariale di Torino. Il sito del Museo Egizio non può che essere all’altezza della sua collezione e del suo Direttore. Per visitare il museo con la sua guida eccezionale ci sono le “Passeggiate del Direttore” ogni giovedì e sabato, mentre i curatori che compongono il Dipartimento si occupano delle “Istantanee dalla Collezione” per raccontare degli oggetti più speciali e curiosi della collezione. E per i bambini una sezione dedicata: i tutorial di “l’antico Egitto fai da te” e le interviste di giovani giornalisti di “Stelevisione” agli egittologi del Museo. I musei online del mondo Museo del Louvre Il Louvre mette a disposizione a questo link tour virtuali delle sale espositive e le gallerie del museo: il menu a tendina permette di scegliere l’itinerario tematico da seguire per visitare le stanze e le collezioni d’arte tra le più prestigiose al mondo. Tra le opere più rappresentative del Louvre c’è senza dubbio la Gioconda e il Louvre ha ideato una app che permette di ammirare il capolavoro di Leonardo da Vinci in realtà virtuale direttamente dal proprio smartphone e conoscere le ultime scoperte della ricerca sul processo creativo e sulle tecniche pittoriche di Leonardo. Museo del Prado Anche la collezione del Museo del Prado di Madrid, che ospita tutti i capolavori di Goya, si visita online scegliendo di ammirare le opere per autori, collezioni, secoli o tecniche d’arte. Museo dell’Hermitage Assolutamente imperdibile il sito dell’Hermitage di San Pietroburgo: è […]

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Attualità

Aldo Masullo: addio al grande filosofo del Novecento

Aldo Masullo nasce ad Avellino, il 12 aprile del 1923, a cavallo tra le due grandi Guerre. Si laurea in Filosofia e Giurisprudenza, allievo di Antonio Aliotta e Cleto Carbonara. Lavora prima come libero docente, poi come professore ordinario di Filosofia Teoretica e, infine, di Filosofia Morale all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Dal 1972 al 1976, ricopre la carica di Deputato della Repubblica Italiana nelle file del PCI e, successivamente, dal 1994 al 2001, diventa Senatore della Repubblica per i DS. Aldo Masullo è stato uno dei più grandi filosofi Italiani del Secondo Novecento, le sue lezioni universitarie sono state uno spettacolo di pensiero pensante. Le sue conferenze pubbliche erano affollatissime, piene di persone diverse che affascinava con un linguaggio semplice, carico di senso e di una profondità che restituiva con la massima leggerezza.  Sempre impegnato nella realtà e nella vita della sua città di adozione, Napoli. Una città che amava profondamente nonostante tutto, e a cui, con la lucidità del suo pensiero critico e attento, non risparmiava di esprimere analisi acute e nette, sostenendo che la città di Napoli amasse più apparire che essere. Sapeva che l’impegno di ciascuno di noi è far emergere questo essere a partire dalla messa in discussione della separazione tra le classi sociali, che è la cartina di tornasole di un malessere antico di cui si fatica ad andare alla radice. Di fronte alla fuga di molti giovani in cerca di lavoro e di un futuro, era solito dire che se avesse avuto vent’anni, non solo non l’avrebbe mai lasciata, ma sarebbe rimasto a Napoli. Mirella Armiero, su il “Corriere“, sostiene che Aldo Masullo abbia saputo riunire la “ragion pura con la ragion pratica“, mettendo la conoscenza al servizio dell’etica e dell’esistenza, per spiegare ma, soprattutto, per cambiare il mondo e il vivere come comunità, società, Istituzioni, Stato. Moltissime furono le coscienze che lui accese nel suo Magistero alla “Federico II”, affinchè si dedicassero alla politica, alla cittadinanza attiva, alla conoscenza, alla libertà, alla democrazia. La sua produzione fu intensa e varia, da “Struttura soggetto prassi” a “Il senso del fondamento“, “Fichte: l’intersoggettività e l’originario“, “Filosofie del soggetto e diritto del senso“”. Ma anche “Il tempo e la grazia. Per un’etica attiva della salvezza“, “Paticità e indifferenza” e “La libertà e le occasioni“. Motivi centrali della sua ricerca sono l’intersoggettività, il tempo, la «paticità», ossia la condizione di ciò che è “patico”, che dà emozione, sentimento. In una delle sue ultime interviste, precisamente quella fatta da suo nipote, Fernando Masullo, il Professore parla dell’importanza della comprensione di sé e degli altri come progetto, e di lotta a ogni forma di assolutismo poichè c’è sempre una grandezza a cui aspirare in ogni età della vita. Proprio per la sua attività di studioso è stato insignito della medaglia d’oro del Ministero per la Pubblica Istruzione. Appena due anni fa il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, lo aveva insignito della cittadinanza onoraria.

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Attualità

Intervista al dottor Paolo Ascierto: cauto ottimismo per il Tocilizumab

Intervista all’oncologo e ricercatore del Pascale di Napoli, Paolo Ascierto: per il Tocilizumab cauto ottimismo; investire in ricerca e in sanità è il miglior regalo per i nostri figli Grazie all’oncologo e ricercatore del Pascale di Napoli Paolo Ascierto è stata avviata in Italia la sperimentazione del farmaco Tocilizumab, che ha già ottenuto dei risultati ottimi contro i sintomi del Coronavirus. Si è parlato spesso delle storie dei pazienti che, dopo essere stati trattati con il farmaco, sono stati estubati e hanno ripreso a respirare senza aiuti esterni. Abbiamo intervistato il dottore Ascierto per parlare del Tocilizumab e farci spiegare il suo funzionamento con chiarezza, per illustrare le condizioni dei pazienti a cui è stato somministrato il farmaco e per parlare anche dell’Avigan. Non sono mancati discorsi di più ampio respiro, dalla questione dei tamponi fino alla gestione dell’emergenza da parte della Campania, passando per i tagli alla ricerca e alla sanità e le controversie sull’origine del virus. Il dottore ha chiarito una volta per tutte che non bisogna dare adito ai complotti, ma fidarsi con serenità della scienza. L’intervista al dottor Paolo Ascierto sviscera tutte le sfumature della questione e ci aiuta a capire sempre di più che soltanto collaborando e affidandoci alla ragione, si potrà uscire da questa situazione. La nostra intervista al dottor Paolo Ascierto 1) Buonasera dottor Ascierto, La ringrazio per aver accettato di rilasciare questa intervista. Può spiegarci qual è il meccanismo di azione del Tocilizumab e in quali casi viene utilizzato? 1) É un farmaco usato da noi oncologi nell’immunoterapia che va ad agire sull’infiammazione del polmone. Da qui l’idea, condivisa con i medici del Cotugno e con i ricercatori cinesi, di sperimentarla nei pazienti affetti da Covid 19. Il Toci funziona lì dove c’è la famosa tempesta di citochine, questa è tipica di una condizione che si verifica quando si utilizzano le famose car-t e questa tempesta si presenta nel polmone in seguito all’infezione da Coronavirus. Pertanto la tempesta citochinica è tipica sia degli effetti collaterali dell’immunoterapia che del Covid 19. 2) Quali sono le condizioni attuali dei pazienti che sono stati trattati con il Tocilizumab? 2) Questa parte della sperimentazione viene svolta dall’Unità Sperimentale Clinica del Pascale, diretta da Franco Perrone. Dopo l’ok dell’Aifa e del comitato etico dello Spallanzani, il gruppo di Perrone si muove su una piattaforma informatica dove vengono raccolti i dati di tutti i pazienti degli ospedali italiani che verranno trattati con il farmaco. I centri si iscrivono via internet e possono registrare i pazienti da trattare nelle ore successive. Sempre tramite la piattaforma partono gli ordini per il farmaco che la casa farmaceutica che lo produce spedisce direttamente alle farmacie dei centri ospedalieri. Nel giro di poche ore sono stati arruolati i primi 330 pazienti della sperimentazione anche se con il farmaco finora sono stati trattati oltre duemila pazienti. I risultati scientifici verranno divulgati direttamente da Aifa e ci vorranno ancora un paio di settimane. Quello che posso darvi è un’impressione su quello che noi abbiamo osservato al Cotugno, […]

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Cinema e Serie tv

Cinema e Serie tv

Easy, Chicago e relazioni sotto la lente di Joe Swanberg

Easy: la nuova stagione della nota serie tv su Netflix! Easy non è una serie come le altre. Assolutamente. Innanzitutto per il cast: un cast corale che comprende attori e attrici del calibro di Orlando Bloom, Elisabeth Reaser, Emily Ratajkowski. In secondo luogo, per la lavorazione che ha condotto all’uscita delle tre stagioni su Netflix: l’autore, produttore e regista Joe Swanberg (uno degli inventori del cosiddetto filone “mumblecore“, caratterizzato da improvvisazione dei dialoghi, recitazione naturalistica e un uso ridotto di location) ha tenuto segreto il tutto per molto tempo, rendendolo pubblico solo al termine delle riprese. La sua intenzione era quella di filmare, almeno la prima stagione, in completa libertà, senza senza essere osservato, girando la città di Chicago in lungo e in largo e con la possibilità di improvvisare ciò che stava prendendo corpo sul set. Proprio di Chicago è, infatti, il ritratto che, nonostante la coralità delle storie raccontate, l’autore intende realizzare. Una scelta comunque inusuale nel mondo delle serie tv, dove gli scenari preponderanti sono New York e Los Angeles. E ancora, Easy non è una serie come le altre perché è una serie antologica: ogni episodio è a se stante (può essere visto indipendentemente dalla volontà di completare l’intera stagione), e ogni episodio ha un titolo realizzato con stile e immagine differenti. Esplora le vicende di personaggi diversi che si destreggiano tra l’amore, le relazioni, la tecnologia e i problemi quotidiani della vita adulta. Una coppia con due figli che cerca una nuova intesa sessuale riappropriandosi di ruoli di genere stereotipati e convenzionali; una ragazza che si innamora di una vegana e prova a seguire il suo stile di vita per non sentirsi inferiore; due fratelli che realizzano una piccola distilleria di birra illegale; una coppia che cerca di avere un figlio, con l’intrusione di un amico (ed ex ragazzo della moglie); un “graphic novelist” di mezza età che si confronta con una “selfie artist”; una coppia di bell’aspetto che cerca di rivitalizzare la propria vita sessuale attraverso l’uso dell’app Tinder. Si tratta di trame moderne, spesso introspettive, anche provocatorie, sicuramente riconducibili a momenti di vita di coppia che moltissimi vivono quotidianamente, e che catturano le paure di entrambi i sessi, l’infedeltà, il terrore per il futuro, senza che emerga però alcun punto di vista giudicante. Lo strumento di analisi è il sesso, in tutte le sue forme, come semplice divertimento, come dovere coniugale da risanare disperatamente, come tabù da rompere, adultero, sicuro e incerto, etero e lesbico, a pagamento. In ogni caso, le diverse scene non hanno alcun filtro, con una verosimiglianza in cui è facile immedesimarsi, e sono state premiata dalla critica come “sex positive“. Infine, Easy è anche denuncia sociale, con uno sguardo alle tecnologie che rasentano l’assurdo, che incentivano la mera apparenza a discapito di un’etica che risulta necessaria nelle parole, ma mai coerente nei fatti. E Swanberg è molto attento nel suo approccio alle diversità che intende rappresentare: Danielle MacDonald, ad esempio, non appare in alcun modo come “cicciona emarginata”, ma come teenager […]

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Cinema e Serie tv

Insatiable: nessun futuro per la serie Netflix su Patty Bladell

“Insatiable” sì, “Insatiable” forse, “Insatiable” no. Alla fine no, non ci sarà un futuro per la serie Netflix, ma forse… forse, vale la pena parlarne comunque. Premessa: chi scrive ha assolutamente amato la serie, così come tutto il genere “divertente”, che rasenta l’assurdo, con un pizzico di black humour. Il pacchetto è arrivato dagli Stati Uniti nel 2018, ideato da Lauren Gussis (con alle spalle titoli come “Dexter” e “Once upon a time”) e diretto da Julie Hampton. Protagonista è Debby Ryan, una giovane attrice e cantante di Huntsville, Alabama. Immediata è stata anche la diffusione della seconda stagione, nell’ottobre del 2019, dopo la quale Netflix ha deciso definitivamente di cancellare la produzione. Ma andiamo con ordine. Patty Bladell è un’adolescente con problemi di sovrappeso, bullizzata dagli altri studenti che frequentano la sua scuola. A farle da “spalla”, una madre un tantino “evanescente” e un’amica lesbica, Nonnie, che ha in comune con la protagonista un’inarrestabile passione per Drew Barrymore. A invertire le sorti della giovane Patty è un incidente che le causa un ricovero e l’impossibilità di mangiare cibi solidi per tre mesi. Patty perde trentasei chili e diventa bellissima ma soprattutto con un’insaziabile sete di vendette per tutte le torture subite. In particolare, diventano ben presto la sua ossessione principale i concorsi di bellezza, ai quali partecipa grazie al sostegno di quello che è a tutti gli effetti il co-protagonista della serie, l’avvocato Bob Armstrong. Addirittura, secondo Mark A. Perlgard del “Boston Herald”: “Patty è importante ma non è il piatto principale di “Insatiable”. Stranamente e in modo cruciale, il suo punto di vista spesso si perde, ignorato o trascurato, almeno nei primi episodi. Il fulcro di questa commedia oscura è Bob Armstrong“. “Insatiable” è stata ispirata da un articolo dello scrittore Jeff Chu, “The Pageant King of Alabama”, pubblicato sul “The New York Times Magazine”. Chu ripercorre la storia di Bill Alverson, un avvocato statunitense che ha “allenato” moltissime reginette di bellezza, vincitrici dei più importanti concorsi americani. In aggiunta a quelle di Alverson, diverse vicende del racconto si basano sulle esperienze adolescenziali della stessa Gussis. Tuttavia, nel mese di luglio del 2018, più di centomila persone hanno firmato una petizione online su Change.org per chiedere a Netflix di cancellare la serie, accusata di “fat-shaming”, ovvero di derisione nei confronti di persone in stato di sovrappeso/obesità. L’attrice Alyssa Milano, che interpreta il ruolo di Coralee, moglie di Bob Armstrong, ha risposto su Twitter: “Non stiamo svergognando Patty. Stiamo affrontando (attraverso la commedia) il danno che si verifica dal fat-shaming”. E insomma, chi scrive non può che dirsi d’accordo.   Foto in evidenza: https://www.netflix.com/it/title/80179905

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The Last Dance, ultimo tango a Chicago

The Last Dance, l’ultima annata di Jordan e compagni. Chicago, Illinois, primavera del 1998. Allo United Center vanno in scena le ultime partite di quella che è, secondo giudizio unanime, la miglior squadra di pallacanestro di tutti i tempi. I Chicago Bulls di Michael Jordan, Scottie Pippen e Dennis Rodman, quelli che a fine stagione riusciranno nel secondo three-peat, una delle fatiche più incredibili della storia dello sport professionistico americano e non solo. La vittoria, in sequenza e per ben tre anni di fila (’96, ’97, ’98), del titolo NBA, il campionato di basket americano. Un’impresa inimmaginabile e che sancirà il definitivo ingresso di quella squadra nell’Olimpo della narrazione sportiva. The Last Dance è il racconto di quell’incredibile, ultima annata, di Jordan e compagni. Co-prodotto da ESPN e trasmesso, al ritmo di due puntate settimanali, da Netflix nell’ultimo mese, la docuserie si avvale di contributi inediti, ad oltre vent’anni di distanza dalla stagione NBA ’97-’98. La premessa, nell’analizzare un prodotto del genere, è di quelle scontate, ma necessaria. Scrivere, analizzare, raccontare qualcosa di nuovo, a proposito di un personaggio come Michael Jordan, indiscusso attore protagonista, è come farlo di Maradona, Gesù Cristo o Fidel Castro. Vite incredibili, che racchiudono in sé migliaia di altre esistenze “normali” e che, per la forza e la vitalità delle loro esperienze, sono trascese certamente ad un rango più alto di quell’humanitas che caratterizza noi comuni mortali. The Last Dance: ultimo tango a Chicago The Last Dance si cimenta perciò in un’impresa mastodontica e apparentemente insormontabile, dal quale tuttavia fuoriesce un prodotto estremamente godibile, anche ai non appassionati di basket. Per chi non conoscesse l’esito di quell’annata, delle memorabili Finals giocate contro gli Utah Jazz di John Stockton e Karl Malone, The Last Dance potrebbe avere le sembianze di una miniserie crime. Se The Irishman non fosse uscito mesi fa, a tratti, guardando The Last Dance, sembra di assistere all’ultimo film della coppia Martin Scorsese- Robert De Niro. Jordan, Pippen, il coach Phil Jackson sono infatti perfettamente a loro agio nella parte dei vendicatori di ingiustizie e dei torti subiti nel corso dei tanti passati insieme. E così, sotto a chi tocca, che sia il complessato ma geniale general manager Jerry Krause, i Detroit Pistons dell’odiato Isaiah Thomas, il povero ed ignaro compagno di squadra Kukoč, reo di guadagnare di più dei membri storici del gruppo. Durante le riprese dell’ultima annata i giocatori dei Bulls sanno perfettamente di star recitando una parte assegnatagli a tavolino da un copione già scritto da qualcuno lassù, e che vedrà Jordan, con la sua aura trascendentale, trionfale in qualche modo alle finali dei campionati NBA. Questo tuttavia non intacca minimamente il fascino della visione, seducente per chi non conoscesse l’intera vicenda così come per chi fosse in grado di recitare a memoria le imprese di quei Chicago Bulls. The Last Dance poi, è inutile negarlo, si avvale dell’interpretazione di quello che è uno dei più grandi attori degli ultimi trent’anni di intrattenimento americano. Michael Jeffrey Jordan. Michael Jordan e i Bulls come non li […]

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Unorthodox: trovare l’uguaglianza nella diversità

Unorthodox è la nuova miniserie del momento. Prodotta da Netflix e creata da Anna Winger e Alexa Karolinski, racconta in quattro episodi la sorprendente vita di Ester “Esty” Shapiro, una 19 di fede ulta-ortodossa chassidica, e ci accompagna alla scoperta di realtà lontanissime e stupefacenti. Manhattan è sormontata, in alcune zone, da un sottilissimo filo, invisibile per molti e di vitale importanza per altri, l’Eruv. Si tratta di una recinzione spirituale che delimita il dominio privato della comunità ebraica. Infatti, durante lo Shabbat, il sabato, agli ebrei non è concesso alcun tipo di attività, se non la preghiera. Fra i tanti divieti c’è quello che impedisce di trasportare oggetti al di fuori della propria abitazione. Così, l’Eruv estende il domicilio anche agli spazi pubblici. In Unorthodox si percepisce chiaramente come questo divieto sia in realtà più esteso e più pesante di quanto appaia. Lo capiamo ripercorrendo, passo dopo passo, la vita di Esty, una ragazza obbediente e devota, istruita allo Zaddiqu, il giusto rispetto delle regole, ma che rivela fin da subito il suo essere “diversa” rispetto alla comunità in cui vive. Si tratta di un gruppo di ebrei del movimento Satmar che, alla fine della Seconda Guerra mondiale, si sono trasferiti a New York, nel quartiere di Williamsburg, con un intento ben preciso: rinchiudersi in se stessi, dopo le profonde ferite provocate dal contatto con il resto d’Europa, per dar nuova vita a sei milioni di ebrei, gli stessi persi nell’Olocausto. Proprio questo ripiegamento verso il passato e quest’aria di dovere trasportano la vita della comunità in un contesto atemporale, chiaramente avverso a tutto ciò che è diverso. La sensazione inconscia di difformità si sviluppa in Esty di pari passo alla storia. Le piccole limitazioni dell’infanzia vengono amplificate quando compie l’età da matrimonio, 18 anni, e si trasformano in macigni sempre più pesanti perché, asfissiata dal senso di responsabilità, capisce di essere in trappola. Ma è proprio quella diversità a offrirle una nuova opportunità. Esty scappa e raggiunge la più lontana delle realtà, quasi un mondo parallelo: Berlino. La nuova città rappresenta l’antitesi perfetta della comunità: non solo è il fulcro metaforico della strage nazista, ma è colorata, moderna e senza regole. Il luogo da cui, durante la guerra, erano scappati in milioni, diviene per lei la meta salvifica. Proprio a questo punto, quando Esty trapassa fisicamente la distanza del suo mondo da tutto il resto, entriamo in contatto con la sua pura sensibilità: quella di una giovane donna che vive il cambiamento con tutti i suoi timori, con le sue contraddizioni e con forti sofferenze, piuttosto che con un’eroina fantastica capace di stravolgere la sua vita senza battere ciglia. La protagonista percepisce il peso di quel filo invisibile che sembra essere attorcigliato a lei e che la rende fragile, come fatta di cristallo. Questo aspetto è sostenuto magistralmente dalla scelta e dall’interpretazione della protagonista, l’attrice israeliana Shira Haas. Appare, infatti, capace di interpretare il suo ruolo con la giusta dose di pathos, senza eccedere nel sentimentalismo patetico e […]

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Cucina e Salute

Cucina e Salute

4 acconciature anti-afa perfette per l’estate

Le giornate si fanno più lunghe e le temperature iniziano ad aumentare, la primavera è già entrata nelle nostre case da qualche giorno e in un batter d’occhio ci ritroveremo in estate, magari sdraiate a prendere il sole. In questa stagione più calda sono molte le donne che ricercano delle soluzioni anti-afa per raccogliere i propri capelli, in particolar modo per chi li ha molto lunghi. La stagione di mezzo ci viene in aiuto proprio in questo, perché permette di sperimentare diversi stili e vedere quale fa al caso nostro. Le tendenze del 2020, poi, lasciano l’imbarazzo della scelta: vediamo quindi alcune acconciature perfette da sfoggiare quest’estate- Chignon spettinato alto Fra tutti è forse quello più amato, perché raccoglie interamente la chioma sulla cima della testa, permettendo al collo di respirare. Inoltre, è molto chic e allo stesso tempo sbarazzino, un mix che permette a questa acconciatura di poter essere utilizzata in moltissime occasioni: con un outfit elegante, infatti, sarà perfetto anche per una serata formale. In questi casi, basterà ricordarsi di spettinarlo un po’ facendo uscire qualche ciuffo, in modo da renderlo morbido e avere un look molto naturale. Treccia spina di pesce Altra acconciatura molto romantica e amata in particolar modo dalle celebrità è la treccia a spina di pesce che ricade sul lato della spalla, perfetta per chi ha tanti capelli e vorrebbe un haitstyle che ne metta comunque in evidenza la lunghezza. Per quanto possa sembrare complessa, la treccia a spina di pesce prevede pochi e semplici passaggi: basterà dividere i capelli in due sezioni e poi prendere una ciocca esterna di ognuna aggiungendola all’interno dell’altra, continuando finché non terminando i capelli. Ci sono poi diverse versioni di questa treccia, che ci permettono di giocare con i diversi look: può essere ad esempio raccolta in un nodo da fissare con le forcine sulla nuca, per un effetto molto elegante e ricercato. Coda di cavallo e foulard La coda di cavallo è un must intramontabile, non esiste anno in cui non sia stata apprezzata. Anche in questo caso, poi, è possibile giocare molto con l’effetto che si vuole ottenere, ad esempio tirando poco i capelli, così da renderla morbida e sbarazzina, o al contrario pettinandoli bene affinché si crei un look molto professionale. Quest’anno, poi, la moda propone di arricchirla con un elegante foulard da legare sulla cima o annodato come una fascia, rigorosamente da abbinare al proprio outfit. Ad esempio, se indossate un look total black potreste sfruttare il foulard per dare un tocco di colore. Gli abbinamenti sono moltissimi, e daranno quindi la possibilità di giocare e sperimentare. Capelli corti? Wet look Le alte temperature tipiche dell’estate creano non pochi problemi anche alle donne con i capelli più corti, in quanto lo styling diventa difficile e i capelli si appiattiscono. Una soluzione però c’è anche in questo caso ed è il wet look, che consiste nel pettinare all’indietro i capelli utilizzando un gel e un mousse per fissarli. Si tratta anche in questo caso di […]

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Cucina e Salute

Avena: proprietà e benefici del super cereale

L’avena è una pianta erbacea da cui si ricava un cereale in chicchi ricco di benefici e proprietà. Questo alimento è una fonte di carboidrati a lenta digestione; è ricco di fibre ed è una fonte energetica a lungo termine che non comporta picchi insulinici pericolosi. L’avena è un super cereale di utilizzo tanto antico quanto dimenticato; i popoli della Germania e della Scozia ci basavano la loro alimentazione. La pianta, infatti, risulta anche particolarmente adatta alla coltivazione nei paesi nordici perché riesce a superare i climi rigidi. I popoli scozzesi e tedeschi consumano ancora molto questo cereale – per esempio a colazione nel porridge o nel muesli. Noi italiani, invece, l’abbiamo riscoperto solo negli ultimi anni. Fiocchi, crusca e farina: le forme che assume l’avena  L’avena è consumata in diverse forme: come farina, molto usata nella preparazione di dolci, in fiocchi, utilizzati ad esempio per il muesli, oppure sotto forma di crusca. Questo cereale, anche lavorato, mantiene la crusca e il germe, che sono le parti del chicco in cui si trovano la maggior parte dei nutrienti e le sostanze cardioprotettive. Dalla pianta di avena è anche possibile ricavare un ottimo latte vegetale. L’avena è etichettata come il cibo per i purosangue – sia cavalli che atleti e sportivi – ma in realtà questo cereale ha dei benefici multipli e sempre più diete, anche ipocaloriche, lo vedono partecipe nella creazione dell’alimentazione corretta per l’uomo. Proprietà e benefici del super cereale Tra tutti i cereali l’avena è innanzitutto l’alimento più ricco di proteine e di sostanze grasse – tra cui l’acido linoleico. Il contenuto di fibre solubili rende poi l’avena un alimento molto saziante e le conferisce i poteri di regolarizzare la produzione intestinale e normalizzare il peso corporeo. Una delle prime proprietà riconosciutele deriva dalla presenza di betaglucano, che funziona come una spugna. Esso intrappola il colesterolo di provenienza alimentare in un gel che attraversa l’intestino fino ad essere espulso. L’avena favorisce dunque i livelli di colesterolo. Gli studiosi ne consigliano l’assunzione di 40 grammi al giorno sotto forma di crusca. L’avena è un ottimo alimento riequilibrante, anche per i vegetariani, perché contiene la proteina lisina, un amminoacido essenziale del frumento che, essendo contenuto in quantità ridotte rispetto agli altri, diviene limitante per la sintesi proteica. Il basso indice glicemico permette a questo cereale di entrare nell’alimentazione per i diabetici ed è anche utile nelle diete ipocaloriche, perché permette di controllare il senso di sazietà. L’avena ha proprietà diuretiche e lassative, stimolando l’intestino pigro. Siccome è molto digeribile, è indicata anche per chi soffre di gastrite, colite e altri disturbi digestivi. Per quanto riguarda invece gli aspetti psicologici, l’avena dà ottimi risultati in casi di depressione, nervosismo, insonnia ed esaurimento psicofisico. L’avenina, un alcaloide concentrato nella crusca di avena, è dotato di effetto tonificante, energetico e riequilibrante del sistema nervoso. L’avena è dunque consigliata per chiunque soffra di stress o cali di attenzione, per gli sportivi e le neo-mamme in fase di allattamento. Mangiare costantemente avena protegge le nostre […]

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Trapianto di capelli, una tecnica contro la calvizie

Il trapianto di capelli è un’operazione chirurgica volta a contrastare la calvizie e che oggi è molto richiesta, soprattutto dagli uomini La calvizie è sicuramente uno dei problemi che mette più in imbarazzo tutti. Esso consiste nella perdita di capelli, dovuto all’aumento di sensibilità del follicolo pilifero, che causa il rallentamento dei tempi di crescita dei capelli e la caduta di quelli dal centro della testa, fino alle tempie. A tale proposito si è parlato spesso in medicina di una tecnica volta a contrastare la calvizie, in particolare per tutti quei soggetti a cui l’uso dei medicinali serve soltanto a rallentarla. Si tratta del trapianto di capelli, un’operazione chirurgica consistente nell’estrazione di una parte di bulbi piliferi da una parte sana della testa del paziente che vengono poi impiantati in quelle più diradate. Storia e sviluppo del trapianto L’anno che segna l’inizio della sperimentazione del trapianto è il 1959, quando negli Stati Uniti il dottor Norman Orentreich presentò all’Accademia delle Scienze di New York una tecnica consistente nel prelievo del follicolo dalla parte superiore della testa di un paziente tramite uno strumento lungo quattro millimetri detto punteruolo (in inglese, punch) e il suo trapianto nelle parti più diradate della testa. Esteticamente, però, i risultati non erano dei migliori. Infatti la ricrescita dei capelli era innaturale, formando quello che è chiamato “effetto bambola“, ovvero la formazione di ricci innaturali. Tuttavia è indubbio il beneficio apportato da questo primo tentativo di trapianto di capelli, accolto come la risposta definitiva alla calvizie. Il metodo del dottor Orentreich fu usato fino agli anni ’80, quando si passò a usare punteruoli di dimensione più piccola (detti minigrafts), capaci di raccogliere quattro bulbi allo scopo di eliminare il sopracitato “effetto bambola”. Nello stesso periodo il dottor Carlos Oscar Uebel perfezionò la tecnica dello strip, già sperimentata in Giappone nel 1943. Questa consisteva nel prelevare, tramite un bisturi, una striscia di pelle a forma di fuso (da cui il nome) dalla parte sana, che veniva poi suddivisa in micrografts impiantate nell’area ricevente. Un contributo importante per lo sviluppo del trapianto di capelli deriva dal dottor Bob Limmer, il quale scoprì le Unità Follicolari (FU). Osservando alcuni innesti al microscopio scoprì che i capelli crescono in piccoli gruppi di follicoli piliferi e ciò ha portato alla nascita di una nuova tecnica di trapianto, brevettata dalla dottoressa Angela Campbell e dal dottor Ray Woods. Essa consiste nell’usare degli aghi per prelevare le unità follicolari, in sostituzione del ben più doloroso bisturi. La tecnica FUE, così come è stata ribattezza, è ancora oggi utilizzata nelle cliniche di quasi tutto il mondo e rappresenta, di fatto, la norma. Trapianti di capelli low cost. Scelta conveniente? Non c’è dubbio che il trapianto di capelli sia un’operazione chirurgica dispendiosa e non alla portata di tutte le tasche. Per questo esistono anche cliniche che permettono di compiere questa operazione a prezzi convenienti. Si tratta di operazioni eseguite da strutture localizzate in varie parti del mondo (in particolare in Grecia, Albania e Turchia). Un esempio […]

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Food delivery in Campania: un’idea di Giuseppe Maglione

Giuseppe Maglione, titolare delle pizzerie Daniele Gourmet e Daniele Urban (ad Avellino), ha messo a punto un’idea particolare di food delivery in Campania: Instanteat. Ne abbiamo parlato direttamente con lui, nell’intervista che segue. Giuseppe Maglione e l’idea delle pizze d’eccellenza surgelate per il food delivery in Campania Giuseppe, vuole descrivere la sua idea ai nostri lettori? Com’è nata l’impresa? L’idea è nata nello stesso modo con cui creo una nuova pizza: dalle mie esperienze, il mio vissuto, la mia quotidianità. Ero chiuso con il ristorante da alcuni giorni a causa del decreto e mi stavo dedicando alla spesa per la mia famiglia in un supermercato. L’occhio è caduto sulle pizze surgelate, o meglio sulle consegne delle pizze surgelate. Ho pensato che potevo farlo anche io, ma garantendo la massima qualità del prodotto. Qual è stato l’iter da seguire per poter avviare la produzione? Ho dovuto chiedere l’ampliamento delle licenze che mi permettevano di esercitare in questo momento. Ho fatto domanda agli enti di competenza e avendo tutti i requisiti ho ottenuto i codici Ateco che mi consentono di lavorare come laboratorio e effettuare la vendita così come accade per gli alimentari e i minimarket. Com’è possibile ordinare le pizze sfornate e surgelate? Quale numero contattare e fino a quale distanza, in chilometri e raggi territoriali, saranno effettuate le consegne? Le pizze si possono ordinare tramite un’ applicazione, Instanteat, che permette di scegliere i vari prodotti a disposizione compreso gastronomia e enoteca. Dalla prossima settimana sarà possibile effettuare anche l’acquisto con carta di credito. Inoltre, per qualche giorno, è ancora possibile ordinare chiamando direttamente al ristorante. La distribuzione copre la città di Avellino e i comuni limitrofi, ma le idee iniziano a guardare al resto d’Italia e – perché no? – all’estero. Abbiamo avuto subito tante proposte, già alcune gastronomie di lusso hanno richiesto le mie pizze. Vuole descrivere ai lettori di Eroica Fenice quali sono (e quali saranno, prossimamente) i condimenti e i gusti delle pizze che potranno assaporare a domicilio direttamente dalle sue pizzerie? Per ora abbiamo deciso di tenere in carta le nostre pizze più gettonate: Porcini e provola, Violetta, Margherita, Pepe verde, Mortazza e pistacchi. È possibile ordinare l’opzione senza glutine, ma per ora soltanto per Margherita e bianca. Le pizze arriveranno a casa del consumatore con l’apposito kit. Basterà seguire le indicazioni e il gioco è fatto.   Quali sono i suoi progetti futuri? Come pensa di sviluppare il progetto a latere dell’ordinaria attività di ristorazione in loco? Nel frattempo stiamo lavorando per la riapertura, abbiamo già a disposizione un’applicazione, Istanteat dove è possibile visualizzare il menù digitale adattabile a tutte le lingue del mondo, in questo modo eliminiamo il menù cartaceo che potrebbe essere fonte di batteri. Sempre tramite smartphone si potrà pagare anche il conto. Inoltre, ho ordinato delle lampade speciali che si utilizzano in sala operatoria in modo da distruggere tutti i batteri all’interno dell’ambiente. Posate e bicchieri saranno riposti in vari contenitori sterili e all’ingresso ci sarà tutto il materiale che occorre per […]

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Frasi in tedesco: tra aforismi e modi di dire

Aforismi in tedesco? kein Problem! Nell’immaginario collettivo la lingua tedesca appare ostica, soprattutto per via del suo suono descritto dai più come “duro”. Le parole tedesche, soprattutto quelle molto lunghe, risultano difficili da pronunciare, e di conseguenza non tutti sono propensi ad apprendere la lingua. Eppure, se si decidesse di approfondirne la conoscenza, si scoprirebbe che non è poi così difficoltosa e ce ne si può addirittura innamorare. Di seguito proponiamo una selezione di frasi in tedesco, tra aforismi e modi di dire che magari possono servire da incentivo per avvicinarsi allo studio della lingua tedesca. D’altronde, per citare Goethe, “Wer fremde Sprachen nicht kennt, weiß nichts von seiner eigenen” (Chi non conosce le lingue straniere non conosce nulla della propria). Frasi in tedesco di scrittori e filosofi famosi Sono molti gli autori e gli studiosi tedeschi che ci hanno lasciato in eredità un inestimabile patrimonio culturale. Molti degli aforismi spesso ripresi anche da noi italiani appartengono a grandi scrittori e filosofi tedeschi. Iniziamo questa selezione citando ancora il celebre scrittore, poeta e drammaturgo Johann Wolfgang von Goethe, i cui aforismi suonano anche come insegnamenti. Ne riportiamo alcuni: “Auch aus Steinen, die einem in den Weg gelegt werden, kann man Schönes bauen”.  (Puoi costruire qualcosa di bello anche con le pietre che trovi sul tuo cammino).  “Es bildet ain Talent in the Silent, in un Charakter nello Strom der Welt”.  (Il talento si sviluppa nella solitudine, il carattere nel flusso della vita). “Denn muss von Herzen gehen. Was auf Herzen wirken soll”. (Deve sgorgare dal cuore ciò che deve agire sul cuore). “Jugend ist Trunkenheit ohne Wein”. (La giovinezza è ebrezza senza vino). Anche il filosofo, saggista, poeta, compositore e filologo Friedrich Nietzsche ci ha lasciato in eredità una lunga lista di aforismi, spesso utilizzati anche sui social network a corredo di foto e post vari. Tra i tanti, rammentiamo: “Was mich nicht umbringt, macht mich starker”. (Ciò che non mi uccide, mi rende più forte). “Ohne Musik wäre das Leben ein Irrtum”. (Senza la musica, la vita sarebbe un errore).  “Man muss noch Chaos in sich haben, um einen tanzenden Stern gebären zu können”. (Bisogna avere un caos dentro di sé per partorire una stella danzante).  “Was aus Liebe getan wird, geschieht immer jenseits von Gut und Böse”. (Ciò che si fa per amore lo si fa sempre al di la del bene e del male).  “Mancher findet sein Herz nicht eher, als bis er seinen Kopf verliert”. (Alcune persone non troveranno il loro cuore fino a quando non perderanno la testa). Non può mancare in questa rassegna di frasi celebri il premio Nobel per la letteratura del 1946, lo scrittore, poeta e filosofo tedesco, naturalizzato svizzero, Herman Hesse. Tra i suoi aforismi ricordiamo:  “Man muss das Unmögliche versuchen, um das Mögliche zu erreichen”. (Devi provare l’impossibile per raggiungere il possibile). “Man braucht vor niemand Angst zu haben. Wenn man jemanden fürchtet, dann kommt es daher, daß man diesem Jemand Macht über sich eingeräumt hat”. (Non si deve aver […]

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Filosofi famosi: da Socrate a Sartre, da Kant a Eco

I filosofi famosi sono tutti quelli che solitamente si menzionano nei manuali scolastici e che si studiano tra i banchi: da Kant ad Hegel, da Aristotele a Socrate, da Marx a Nietzsche, sono solo alcuni dei filosofi più famosi. Naturalmente la lista dei filosofi famosi, cresce anche in relazione all’area geografica di studio; ad esempio, se si prende in esame l’Italia, i filosofi più importanti non apparterranno all’epoca post rinascimentale, e saranno vari, tutti diversi tra loro. In riferimento al mondo, saranno altrettanto numerosi e soprattutto caratterizzati e conosciuti per le identità e i pensieri nettamente diversi rispetto a quelli italiani. Filosofi famosi: i pre-socratici Ricordiamo che la storia della filosofia occidentale ha inizio nell’antica Grecia, dove si avvertiva un forte bisogno di conoscenza e parecchie erano le cosiddette scienze, studiate. I filosofi del tempo, s’inserivano proprio in quel tipo di società, per provare a spiegare la realtà in modo scientifico, attraverso il pensiero e il ragionamento. Possiamo distinguere i cosiddetti filosofi pre-socratici, tra i quali, Talete, Pitagora, Eraclito, Empedocle, per citarne alcuni tra i più famosi. Nel pensiero dei pensatori citati, è evidente la necessità di una cooperazione tra retorica e dialettica, il cosiddetto “fare filosofico” che sarà poi ripreso successivamente da Leibniz. Il pensiero di Leibniz s’inserisce nel dibattito metafisico sulla sostanza, aperto da Cartesio. Talete, Pitagora, Eraclito, Empedocle, possono essere definiti filosofi famosi, poiché la loro ricerca dell’infinito ancora oggi si concentra su una serie di analisi e pensieri da parte di studiosi e scienziati. Particolarmente interessante la “dottrina dei contrari”: per Eraclito, infatti, la legge segreta del mondo risiede nel rapporto di interdipendenza di due concetti opposti, che, in quanto tali, lottano fra di loro ma, nello stesso tempo, non possono fare a meno l’uno dell’altro. Dai filosofi razionalisti agli empiristi Uno dei filosofi empiristi più famosi, è sicuramente Immanuel Kant; il pensatore, conosciuto ed apprezzato ancora oggi, si colloca in un’epoca di transizione tra Illuminismo e Romanticismo. Nel 1788 Kant pubblica la Critica della ragion pratica, all’interno della quale il filosofo tedesco descrive una realtà che si allontana da ogni possibile esperienza. Seguirà poi la Critica della ragion pura, nella quale Kant distingue tra “bellezza libera” e “bellezza aderente” per quel che riguarda il sentimento del bello. Con Kant, la ragione rappresenta lo strumento per sconfiggere ogni forma di dogmatismo per giungere all’autonomia dell’uomo. Il suo pensiero è considerato uno dei fondamenti del pensiero moderno, un’espressione di realtà moderna che però si ri-collega ai filosofi di cui precedentemente abbiamo fatto menzione e a quel carattere scientifico che li contraddistingueva. Quindi, la ricostruzione della vita, dall’infanzia in poi, è mirata a mettere in luce una matrice comune ai cammini storici dei diversi popoli, prospettiva che collega i vari filosofi in epoche diverse ma con pensieri fortemente collimanti. Freud: un filosofo neuroculturale L’idea della rappresentazione della realtà, trova spazio anche in un altro filosofo, spesso definito saggista, ossia Sigmund Freud. A lui si deve la nascita della psicoanalisi e l’idea che la parte più importante della psiche sia sommersa e […]

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Tito, il sisma dell’Ottanta – Intervista a Rocco Pagano

A parlarci del terremoto dell’Ottanta che colpì Irpinia e Basilicata oggi sarà Rocco Pagano, cittadino lucano di Tito (PZ). Il vasto territorio più duramente colpito dal sisma dell’Ottanta fu suddiviso in cinque unità: 1) l’alta valle dell’Ofanto con l’estremo lembo dell’alta Irpinia, 2) la zona montana e pedemontana del Terminio, 3) l’alta valle del Calore, 4) l’alta e media valle del Sele e della connessa media valle del Tanagro, 5) la Montagna di Potenza. L’onda sismica si diffuse nel territorio in modo capriccioso, a pelle di leopardo. Così, accanto ad aree duramente colpite, ce ne furono altre quasi intatte e i danni si distribuirono molto diversamente sia nel territorio che all’interno dei singoli centri abitati. Qui i crolli più estesi e più gravi furono quelli verificatisi, da un lato, nei quartieri composti da piccole case costruite in un lontano passato e, dall’altro, a danno degli edifici a più piani mal costruiti di recente. Nei paesi distrutti, all’inverso, avevano resistito in qualche modo le costruzioni a un piano più recenti e costruite a cura propria dai possessori e residenti. Perciò, anche nei centri maggiormente danneggiati prevalsero le situazioni miste, in cui s’intrecciavano vecchio e nuovo, rovine e stabilità. I comuni colpiti furono divisi in tre gruppi: distrutti, gravemente danneggiati o lievemente danneggiati. I danni ai fabbricati rurali risultavano minori rispetto a quanto ci si sarebbe potuto aspettare. In merito allo stato del territorio dopo il terremoto, drammatiche distruzioni furono accompagnate da frane. Dell’apparato produttivo del territorio è stata colpita, innanzitutto, l’agricoltura. Fortunatamente il sisma colse le campagne in un periodo di relativo riposo, a semine dovunque già ultimate. I danni al capitale fondiario e al capitale di esercizio furono di cospicue dimensioni. Più grave, comunque, fu la situazione per le attività extra agricole, in quanto i rari stabilimenti industriali andarono distrutti con l’annientamento dei centri abitati e lo stesso si dica per le attività artigiane, che persero – spesso insieme alle botteghe – attrezzi e materiali. Tuttavia, il peso di queste attività era marginale. In riferimento alla situazione sociale conseguente al sisma si è tenuto conto dello stato dei superstiti senza-tetto; essa si collega alla massiccia e talvolta disuguale distribuzione degli aiuti. Il sisma dell’Ottanta, il caso di Tito Intervista a ROCCO PAGANO; (51 anni – operaio) a. 2015 (Si sono lasciati il più possibile invariati i modi di esprimersi e il “linguaggio” parlato usato dagli intervistati) Cosa serba la sua memoria del drammatico 23 novembre 1980? Nel 1980 avevo diciassette anni e frequentavo l’IPIAS a Potenza. Mi divertivo con gli amici e non avevo idea di cosa fosse il terremoto fino al 23 novembre. Quella sera passeggiavo con amici e amiche per il corso del paese, quando ci fu la scossa. Tutti correvano e correvo pure io, senza capire cosa stesse succedendo. Ricordo che per raggiungere casa percorsi la parte vecchia del paese; per terra c’erano solo calcinacci. A casa non trovai nessuno, erano tutti raggruppati in una piazzetta, sia i miei genitori che gli anziani del posto. Piangevano e […]

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Simboli femminili: potenza ed evocazione

I simboli femminili ricercano da sempre di sintetizzare la complessa interiorità del gentil sesso. Conosciamoli meglio assieme. I simboli femminili tentano, da sempre, di sintetizzare l’essenza e l’interiorità delle donne e, nell’evolversi del loro ruolo individuale e sociale, sono sempre stati ottimi mezzi d’espressione . Questa qualità è in realtà propria dei simboli in generale, capaci di produrre un’associazione immediata tra la persona o la cosa a cui si riferisce e l’immagine mentale che ognuno ha di essa. La forza maggiore del simbolo è la sua potenziale abilità di unificare, capace di rendere un’idea condivisa da un gruppo più o meno vasto e riconosciuta socialmente, culturalmente e politicamente. Diventa, allora, elemento fondamentale nei contesti che richiedono una comunicazione immediata: dalle manifestazioni alle pubblicità online. Simboli femminili, ciclicità e sinuosità Sicuramente, il più diffuso ed immediato tra i simboli femminili, per un uso che risale al Rinascimento, è il cerchio con la croce attaccata in basso. Deriva a sua volta dal simbolo astronomico di Venere e sarebbe una stilizzazione dello specchio portatile della dea dell’amore e della bellezza: nell’antichità erano molto diffusi piccoli specchi circolari, dotati di un manico, fatti di metallo levigato. Proviamo ad analizzare e comprendere meglio quelli che sono i più comuni simboli femminili: Simboli femminili: Il cerchio o l’ovale Nei simboli femminili la ciclicità è riconosciuta come elemento caratterizzante della donna. Senza un inizio o una fine, possiede un andamento incessante. Non solo richiama alla circolarità della Madre Terra, la Natura, ma anche al ciclo mestruale e quello ormonale della fertilità o al ventre materno, assumendo così anche il senso di vita e rinascita. Fin dalla Preistoria, le rappresentazioni contemplative delle figure femminili esaltavano le forme tonde della donna, tanto da assumere caratteristiche fortemente sensuali. Simboli femminili: L’onda Questo non è solo un richiamo alla sinuosità femminile ma anche espressione di fluidità, capacità di modellarsi, di scendere a guardare nel fondo e risalire alla luce. Simboli femminili: La spirale Questo simbolo deriva dal cerchio e richiama alla ciclicità, questa volta sviluppata intorno ad un solo nucleo. Tra tutti i simboli femminili è quello che richiama, ancora, all’eterno ritorno: nascita, morte e rinascita, sicuramente ricollegabili alla donna generatrice. La falce di Luna La luna è da sempre simbolo femminile per il parallelismo tra i cicli lunari e quelli mestruali, con l’associazione tra le varie fasi delle due sequenze mensili. In particolare, la falce di Luna è simbolo della nascita, della luce che invade le tenebre, l’esordio della vita contro la morte. I cerchi concentrici I cerchi concentrici si formano dal centro e si allargano verso l’esterno. Indicano quindi l’energia creativa, che si espande e cresce sempre di più, oltre che il riferimento alla molteplicità dell’essenza femminile, ricca di sfaccettature e sfumature. Il fuso circolare Fin dall’antichità questo è il più diretto ed immediato simbolo della vulva, essenza della femminilità, e del corpo di donna in generale. Il triangolo Il triangolo, con la punta rivolta verso il basso, è un altro dei più antichi simboli femminili, con attestazioni che […]

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Cos’è un antivirus?

Certo, in questo periodo storico, quando parliamo di virus, il primo pensiero corre ovviamente al Covid 19 e alla pandemia che ci ha costretto tutti in casa per moltissimo tempo. Fino a pochi mesi fa, invece, la parola virus era per noi un immediato riferimento ad un problema legato al nostro computer. Va detto, in ogni caso, che proprio in questa fase di lockdown la nostra attività con computer e smartphone si è intensificata, sia per diletto, e quindi per aiutarci a trascorrere serenamente il tempo in casa, che per lavoro, poiché molti hanno continuato la propria professione in smart working. I vantaggi ed i rischi di un mondo iper connesso Vivere in una società che ha la possibilità di rimanere sempre in contatto anche da remoto ci ha sicuramente permesso di poter affrontare meglio, o almeno limitando i danni, una situazione come quella attuale in cui è stato impossibile incontrare altre persone. Abbiamo potuto vedere i nostri parenti ed i nostri amici grazie alle videochiamate, fare una serie infinita di call con i clienti per organizzare il nostro lavoro in vista della ripresa, e anche gli studenti hanno avuto la possibilità di continuare a studiare con i professori grazie ai tantissimi programmi utilizzati per le videolezioni online. Tuttavia, in una realtà che sempre di più fa ricorso al web e alla connessione ad internet per interfacciarsi, lavorare o chiacchierare, il rischio di incappare in virus, malware e trojan provenienti dall’esterno è decisamente elevato. Proprio per questa ragione, quella che prima era una scelta decisamente consigliata è diventata ora una necessità improrogabile: dotare i propri dispositivi elettronici connessi alla rete di un antivirus affidabile, sicuro e che non rallenti in modo rilevante le prestazioni dei nostri device. Cos’è un antivirus Un antivirus è un software che, una volta installato sui nostri apparecchi, scandaglia il sistema operativo, la nostra memoria ed in nostri hard disk, sia fisici che virtuali, sui quali sono allocati i nostri file e i nostri documenti per verificare l’eventuale presenza di virus, trojan, spyware, malware e ogni forma di elementi che possono risultare dannosi, talvolta anche in modo grave, per il buon funzionamento del sistema su cui stiamo giocando o lavorando, per evitare malfunzionamenti o intrusioni non gradite dall’esterno. Le soluzioni sono tantissime, come ad esempio quelle offerte da www.seeweb.it, e a noi rimane il compito di scegliere i software più affidabili, valutando i costi, la funzionalità e la facilità di installazione e di utilizzo.    

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Le auto “cult” protagoniste delle serie tv italiane e straniere

Suburra, Gomorra, Stranger Things e tante altre tra Porsche, Lamborghini e Fiat Negli ultimi anni le serie tv italiane e straniere hanno conquistato milioni di spettatori con le loro trame sorprendenti e avvincenti, divenendo ormai oggetto di culto insieme ai loro protagonisti. Non è raro però che accanto a questi si trovino altre star più silenziose ma non per questo meno importanti: le automobili che li accompagnano nelle loro avventure. Per questo motivo automobile.it ha selezionato le vetture più rappresentative della più recente ondata di serie TV “cult” e dedicato ad esse uno speciale in due parti, dedicate alle serie straniere e a quelle italiane. Partendo dagli esempi di casa nostra, la lista è lunga e variegata. Aprono la gallery i modelli vintage protagonisti di Romanzo Criminale: Dandi preferisce guidare la Lancia Fulvia HF Coupé, una berlinetta dalle linee affascinanti e raffinate, mentre il Libanese è spesso a bordo della sua Porsche 911 Cabrio. Ambientazione ormai “storica” anche quella di 1992, serie che vede protagonista Stefano Accorsi a bordo di un’altra Porsche, una Carrera Cabrio serie 964 lanciata nel 1989. I grandi classici delle automobili non finiscono qui, e possono anche essere alla portata di tutti (o quasi): sul piccolo schermo è finita come protagonista anche la Fiat Tipo DGT prima serie, partner fedele di Salvo Montalbano per le strade di Vigata, mentre un’altra Fiat, la 1500S Cabriolet, è guidata da Stefano Carracci tra le strade di Napoli in L’Amica Geniale. Venendo ad esempi più recenti si arriva a Gomorra e Suburra: nella prima troviamo la VW Touareg di Ciro Di Marzio, l’Alfa Romeo 156 di Genny Savastano e la Mercedes Classe E di Pietro Savastano, mentre tra le vie di Roma troviamo la Jeep Wrangler dura e pura di Aureliano Adami e la fuori serie Lamborghini Murcielago Roadster da 580cv del mitico Spadino Anacleti. Passando al mondo delle serie tv straniere, non si poteva che partire da due serie che hanno segnato in maniera indelebile l’ultimo decennio televisivo: Breaking Bad e Stranger Things. Walter White di Breaking Bad si sposta per Albuquerque con la sua Pontiac Aztek, mentre in Stranger Things – serie ambientata negli anni ’80 – troviamo una BMW 733i, una Chevrolet Blazer K5, una Ford Pinto e una VW Cabrio. Un’altra Porsche, la 935 circuit da 560cv, è guidata da Pablo Escobar in Narcos, mentre troviamo le Land Rover 80 e 86 in The Crown e la massiccia Chevrolet Tahoe in House of Cards. Le serie americane non si fanno mancare nemmeno un prototipo futuristico come la Audi Aicon, protagonista di Westworld.            

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Come Scegliere Il Condizionatore D’aria Per La Tua Auto

Oggi, l’aria condizionata dei veicoli è un elemento quasi obbligatorio per il comfort di chi guida nelle giornate più calde. A nessuno piace salire sul proprio veicolo e affrontare il caldo estremo, tanto meno essere bloccati nel traffico senza nulla da rinfrescare. E per coloro che affrontano il freddo, non basta chiudere le finestre. Una buona aria condizionata è ciò che salva guidatori e passeggeri! Ecco perché oggi vi mostreremo i tipi di aria condizionata che stanno conquistando il mercato. In questo modo, sarai in grado di scegliere il condizionatore d’aria per la tua auto. Tipi di condizionamento del veicolo L’aria condizionata dei veicoli è molto popolare negli ultimi anni. Il pulsante di selezione perde già spazio per i nuovi sistemi digitali. La tecnologia si evolve e anche l’aria condizionata. Quindi, oggi, ci sono quattro tipi di aria condizionata per veicoli: Condizionatori d’aria per veicoli analogici È il modello più conosciuto. Il sistema di selezione della temperatura è manuale, tramite i pulsanti rotanti che ruotano verso la parte blu (fredda) o rossa (calda), nonché il pulsante numerico che indicherà l’intensità che il dispositivo dovrà funzionare. L’utente sceglie la temperatura su un modello in scala, non una temperatura precisa con i gradi desiderati. La velocità del ventilatore è definita e la circolazione deve essere azionata quando necessario. Analogico con controllo automatico Questo modello evita di cambiare continuamente la temperatura. È analogico, ma con controllo automatico della temperatura. I pulsanti rimangono ruotabili, ma con questa funzionalità aggiuntiva è possibile regolare il sistema secondo necessità. Climatizzazione digitale del veicolo Come dice il nome, il dispositivo è completamente digitale, in cui l’utente controlla solo tramite pulsanti, con tutte le informazioni su uno schermo. Alcuni modelli hanno un touchscreen, un sistema sensibile al tocco. Essere digitali, tuttavia, non significa mantenere costante la temperatura, perché il flusso d’aria e la temperatura sono costanti. Garantisce una maggiore precisione nella scelta della temperatura. Automatico digitale È simile al normale digitale, ma ha sensori e può mantenere la temperatura scelta all’interno del veicolo, dando più precisione al desiderio dei passeggeri e impedendo all’utente di regolarlo in ogni momento. Nel pulsante “AUTO”, ad esempio, il dispositivo decide la velocità della ventola e la direzione in cui dovrebbe andare il vento oltre ad aprire e chiudere la circolazione dell’aria, al fine di raggiungere la temperatura scelta dall’utente. Se devi ordinare parti nuove e originali del climatizzatore per auto, controlla: negozio online di ricambi auto Ricambi-auto24.it.

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Come organizzare una festa: consigli e idee

Come organizzare una festa Tutti ce lo siamo domandati almeno una volta, si avvicina il nostro compleanno o quello di un amico a cui vogliamo fare una sorpresa e parte immancabilmente il grande quesito: “Come organizzare una festa di compleanno?”, “Quali decorazioni servono?”, “E se facessi una festa a tema?”. E ovviamente, dopo aver immaginato party da favola e addobbi da sogno, sorge spontaneo domandarsi anche “Ma quanto costerà?”. Tranquilli, tutto sotto controllo: per una festa coi fiocchi non bisogna necessariamente spendere molto, anzi! Le prime scelte da fare sono quelle basiche: dove, quando e con chi festeggiare. Una volta chiariti questi punti si può passare alla parte divertente: scegliere il tema, gli addobbi, il cibo e magari anche un dress code! Un trucchetto per facilitare l’organizzazione è fare delle piccole liste: una per le cose che ci servono assolutamente (piatti, bicchieri, tovaglioli, posate, tovaglie, etc.), una per le cose che vogliamo assolutamente (ad esempio il set per photobooth, addobbi a tema, dolcetti o caramelle particolari, etc.) e una per le idee che ci possono tornare utili. Come organizzare una festa: idee, giochi e addobbi originali Quindi, stabiliti questi aspetti chiave, possiamo passare all’organizzazione vera e propria! Per dare un tocco di originalità a una festa di compleanno si punta sui colori e sulla festa a tema, da scegliere in base all’occasione che si celebra. Quando ci si domanda “Come organizzare una festa?” viene sempre a galla il tipico stereotipo: decorazioni rosa per le femminucce, azzurre per i maschietti, tema principesse per le bimbe, supereroi per i bimbi. Ovviamente sono solo luoghi comuni, ognuno può scegliere il colore che più gli garba e abbinarlo alle decorazioni che preferisce! Per quanto riguarda l’intrattenimento degli invitati bastano idee semplici: musica e giochi di società! Per la musica vi basta una cassa e i vostri gusti personali daranno un tocco originale alle canzoni scelte; per i giochi ce ne sono di tutti i tipi, molti dei quali possono essere organizzati anche con oggetti che avete già in casa e quindi senza fare altre spese (ad esempio una caccia al tesoro, il celebre gioco della bottiglia, etc.). Idee originali per feste di compleanno a tema per bambini e adulti Stabiliti i punti chiave su come organizzare una festa, possiamo quindi passare agli addobbi. Quali scegliere? Ci sono temi indiscutibilmente intramontabili: tema rosso/rosa con cuori per San Valentino, anniversari e occasioni speciali con il partner, addobbi natalizi per qualsiasi occasione celebrata nel periodo che va dal 26 dicembre al 6 gennaio. Tema cartoni animati per la  festa di compleanno dei più piccini, il classico motivo “Happy Birthday” per i compleanni degli adulti e così via. Se invece volete una festa a tema non troppo banale, ci sono moltissime idee in giro! Tra i giovani di recente è molto gettonato il tema Donuts, quello con “le ciambelle di Homer Simpson”, per intenderci. L’ananas invece spicca tra le tendenze per i party estivi o a tema tropical! I motivi che vanno bene in qualsiasi periodo dell’anno sono quelli basici con […]

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Libri

Libri

La scrittura che esplode dal basso. Amoruso e Bukowski

La scrittura che esplode dal basso di Francesco Amoruso, rilegge l’opera di Charles Bukowski mettendo a fuoco gli aspetti meno conosciuti dell’autore. Esce per Il Terebinto Charles Bukowski: la scrittura che esplode dal basso, il secondo saggio dello scrittore e cantautore Francesco Amoruso. Francesco Amoruso, biografia Nato a Villaricca nel 1988, Francesco Amoruso ha conseguito la laurea in Filologia Moderna all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Nel 2010 pubblica il romanzo di debutto Il ciclo della vita, edito dalla casa editrice Statale 11, mentre quattro anni dopo affianca l’attività di scrittore a quella di cantautore con l’uscita dell’album Il gallo canterino. Nel 2017 pubblica per La bottega delle parole Mangiando il fegato di Bukowski a Posillipo, per la raccolta Racconti in viaggio. Nel 2019 pubblica invece How I Met Your Mother – La narrazione ai tempi delle serie TV, edito da Il Terebinto. Attualmente svolge il ruolo di cultore della materia presso le cattedre di Letteratura moderna e contemporanea e Letteratura contemporanea presso l’Università Federico II ed è una delle figure principali che anima il seminario Scritture in transito, coordinato da Silvia Acocella, al cui interno è nata l’antologia di racconti Stanze pubblicata proprio quest’anno da Dante&Descartes e curata dallo stesso autore. La scrittura che esplode dal basso: il Bukowski che non ti aspetti Lo stesso seminario Scritture in transito è stato il palco, seppur virtuale, in cui Francesco Amoruso ha presentato il 24 aprile la sua ultima fatica: Charles Bukowski: la scrittura che esplode dal basso. L’America e il suo ubriacone. Quando si nomina Charles Bukowski, l’immagine che ci viene in mente è sicuramente quella di un uomo il cui senso etico e morale di ognuno di noi marchia come pervertito, instancabile scommettitore alle corse dei cavalli e, ovviamente, ubriacone. Francesco Amoruso smantella sistematicamente questi e altri luoghi comuni che da sempre lo scrittore originario di Andernach, a 26 anni dalla morte, continua a portarsi sulle spalle. La scrittura che viene dal basso si può considerare come una sorta di guida o invito alla lettura di Bukowski, suddiviso in tre capitoli che mettono al centro il rapporto tra il Bukowski essere umano e quello di autore e protagonista, dietro l’identità di Henry Chinanski, di quasi tutti i racconti della sua opera più famosa che è Storie di ordinaria follia, edita in Italia da Feltrinelli in due volumi: il primo dal titolo omonimo e il secondo che invece porta il nome di Compagno di Sbronze, contenete gli ultimi 20 racconti. Quello che ne viene fuori è l’immagine di un Bukowski diverso da come lo si è sempre considerato: un uomo dall’infanzia e dalla giovinezza non facili, uno dei tanti sbandati ingannati dal mito dell’American Way of life (Bukowski era nato in Germania, non dimentichiamocelo) e che tramite le figure di ubriaconi, maniaci e nullafacenti che popolano le pagine delle sue opere dissacra con un notevole carico di ironia. Il saggio tuttavia non si limita a questo. Molte pagine sono dedicate al rapporto tra Charles Bukowski e Marina, la sola […]

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Libri

Vigdis Hjort, il marchio indelebile del trauma in Eredità

Eredità di Vigdis Hjort è un romanzo che si inserisce nella vasta tematica dei drammi familiari, raccontando il trauma di una donna legato alla sua famiglia Fazi editore ha pubblicato all’interno della collana Le strade l’ultimo romanzo della scrittrice norvegese Vigdis Hjort, Eredità. Pubblicato nel 2016 e acclamato in madrepatria come libro dell’anno, questo romanzo si prefigura come un cupo dramma familiare dal sapore scandinavo. Vigdis Hjort, biografia Vigdis Hjort è nata a Oslo il 19 luglio 1959. Studia letteratura, filosofia e scienze politiche e nel 1983 pubblica Pelle-Ragnar i den gule gården, romanzo per ragazzi che le vale il premio Norsk kulturråd per l’opera di debutto. Nel 2001 passa ai romanzi per adulti con Om bare, considerata la sua opera più importante. L’autrice ammette l’influenza che hanno avuto su di lei autori come Bertolt Brecht e Louis-Ferdiand Céline. Eredità di Vigdis Hjort: la trama La storia narrata in Eredità ruota intorno a due case che affacciano sul mare, lasciate da due genitori anziani ai loro quattro figli. Bergijot e Bård, la sorella e il fratello maggiori, vengono esclusi dal testamento e le due sorelle minori, Asa e Astrid, ricevono in eredità le case. C’è una motivazione a tutto ciò. Bård subisce continuamente soprusi dai genitori e l’essere escluso dal testamento ne è l’ennesima prova, mentre Bergijot ha tagliato da anni qualsiasi rapporto con la famiglia. Madre di tre figli e docente universitaria, la donna si porta dietro un trauma che l’ha portata al già citato allontanamento dai fratelli e dai genitori. Ripercorrendo tutta la propria vita Bergijot si ritrova così a rivivere il segreto che si porta dietro e a confrontarsi con i propri familiari. Eredità. Il peso del ricordo e l’ipocrisia di facciata Se ci mettessimo a dire che con Eredità Vigdis Hjort ha apportato innovazioni a un genere narrativo come quello del dramma familiare, mentiremmo spudoratamente. La letteratura di ogni lingua e di ogni tempo è piena zeppa di romanzi e saghe familiari dalle tinte morbose, con descrizioni accurate di come quella che dovrebbe essere l’istituzione per eccellenza in cui regnano l’amore, la fiducia e il rispetto sia in realtà un’enorme gabbia oppressive e con segreti oscuri da entrambi i lati che ne rappresentano la sporcizia. Eppure non si può dire che il romanzo non sia interessante. La storia, raccontata dal punto di vista della protagonista Bergijot, si divide tra presente e passato attraverso l’uso di analessi che, grazie anche alla scorrevolezza dello stile di scrittura (e che la traduzione di Margherita Podestà Heir, la più importante e rinomata traduttrice di autori scandinavi, riesce a restituire in italiano) fanno sì che la narrazione non si chiuda nel circolo vizioso della lentezza e dell’ampollosità, difetto che contraddistingue questo genere di romanzi. Il merito di Vigdis Hjort è quindi quello di riuscire a dare linearità a una storia dall’argomento sicuramente non semplice, dove il trauma che la protagonista si porta dietro conficcato nelle pieghe più profonde della propria anima giunge per gradi alla sua rivelazione. Una rivelazione che si […]

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Libri

Alla ricerca di Sophia: il nuovo romanzo di Fabio De Martini

  “Alla ricerca di Sophia” è il nuovo libro di Fabio De Martini, edito da Articoli Liberi. Alla ricerca di Sophia di Fabio De Martini è un lungo monologo, una lettera che il protagonista traccia nella sua mente, dialogando con una Sophia Loren immaginaria eppure presente in ogni parola, come una perfetta e saggia compagna di viaggio. E il viaggio che Fabio compie attraverso il nostro Paese, attraverso le sue bellezze, le sue contraddizioni, le sue parlate, è pieno di luoghi e persone che meritano un posto nel cuore dei lettori: Umberto il romano, Vincenzo l’ex galeotto, Titina la prostituta più richiesta di Napoli, il maestro Tesori di Venezia, e numerosi altri incontri che serviranno a capire che “non si scappa facilmente dal sud”. Il romanzo di Fabio De Martini parte con una descrizione vivida e dettagliata della Calabria. I sapori, i suoni, e le immagini evocative filtrano attraverso le righe servendosi di un abile penna. Il suo incipit è lento, quanto profondo. Le descrizioni paesaggistiche rallentano la parte narrativa, per dare maggiore spazio alle fattezze del luogo. Il libro esordisce con una fuga, che più avanti sarà spiegata nelle sue vicende. Il protagonista torna agli oggetti del suo passato, assaporando esperienze e sensazioni ormai dimenticate. Quel ritorno al passato non mette in ombra però il suo sogno più grande: “Ritorno alla vita”. Quel titolo, di fatto, è una produzione che il protagonista sogna di fare da sempre, servendosi di grandi artisti, ma in particolare, l’uomo sogna di avere come fulcro delle sue storie Sophia Loren. Dal balcone della sua abitazione in Calabria, il protagonista, vede lo Stromboli. Questo gioco di ricordi innesca un meccanismo infantile che ai tempi sembrava risultare profetico. L’uomo, infatti, all’epoca bambino, quando si trovava dinanzi ad un desiderio, poneva a sé stesso ed alla natura un interrogativo: se avesse visto lo Stromboli, probabilmente il sogno che aveva si sarebbe realizzato, al contrario se la foschia lo avesse nascosto, ciò che desiderava non avrebbe avuto compimento. Da qui si evince la grossa immaginazione del protagonista, la cui psiche resta per tutto il romanzo un pozzo nero fitto di domande. Se dapprima, infatti, il sogno di essere un astronauta bambino appare del tutto normale, il suo approccio alla vita adulta sembra invece fuori dal comune. Il protagonista è fuori da ogni schema, capace di immaginare cose che non esistono, o di allargare spunti di vita quotidiana fino all’inverosimile. Il protagonista più volte, partendo da un passante, o da una conoscenza superficiale, arriva alla creazione di vere e proprie storie cinematografiche. Lui stesso sembrerebbe essere la creazione della sua mente: regista, attore, pittore, niente di queste arti lo riguardano davvero, facendo risultare i suoi racconti di vita del tutto finti. L’arte del protagonista non è che una trasposizione della sua mente. Attraverso le sue parole, indagheremo diverse storie quotidiane, immergendoci, però, in dettagli probabilmente del tutto inesistenti. Un chiaro esempio è quello di Selene ed Enrique, una coppia incontrata per strada, su cui il protagonista imbastirà una storia […]

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Libri

La pioggia gialla di Julio Llamazares | Recensione

La pioggia gialla, struggente romanzo dello scrittore spagnolo Julio Llamazares edito da Il Saggiatore, ci porta indietro nel tempo in un momento della storia e in un luogo dove il tempo ha fatto sentire più forte il suo lento ma inesorabile scorrere. Ambientato nella cittadina di Ainielle, il romanzo descrive il progressivo spopolamento della cittadina sperduta tra i Pirenei e la solitudine che avvolge il suo ultimo abitante nella sua disperata lotta per tenere in vita il borgo, o almeno il ricordo delle vite che lo hanno animato. Siamo agli inizi degli anni ’60 e la cittadina di Ainielle è ormai un paese fantasma. I suoi abitanti hanno pian piano abbandonato le loro case e le impervie pendici dei Pirenei in cerca di lavoro e nuove opportunità nei paesi di fondo valle. Un unico superstite è rimasto a difesa dei ricordi che gli abitanti di Ainielle hanno lasciato alle loro spalle, Andrès di Casa Sosas rimane a far la guardia alla cittadina, inerme dinanzi all’inesorabile scorrere del tempo che avvolge tutto nell’oblio. Giorno dopo giorno Andrès ha visto andar via dalla sua vita gli affetti più cari così come dal suo paese tutti i suoi abitanti. I genitori, poi i figli e la sua compagna sono tutti morti o dispersi nelle pieghe del tempo e ancora i vicini e gli amici sono ormai solo ombre e ricordi sfocati; ad Ainielle non è rimasto più nessuno e Andrès si aggira tra le case disabitate unico spettatore del lento deperimento che il tempo infligge. La guerra prima e il progresso poi hanno fatto a pezzi il mondo di Andrès, ma nonostante il suo ostinato attaccamento al passato Andrès non ha armi per sconfiggere il destino che lo accomuna al suo paese natìo, il silenzio della morte e il vuoto dell’assenza di memoria. Perché quando anche Andrès non sarà più, nessuno ne conserverà il ricordo, la pioggia gialla avvolgerà le case di Ainielle consegnando all’oblio tutte le storie che l’hanno vissuta. La pioggia gialla di Julio Llamazares è innanzitutto il romanzo della memoria, la memoria dell’individuo e la memoria collettiva delle comunità condannate a soccombere ai colpi del tempo e a dissolversi per sempre quando nessuno resterà a conservarne i ricordi. Andrès prova con la sua ostinata presenza a vincere il tempo strappando i ricordi di Ainielle e dei suoi abitanti alla pioggia gialla; i ricordi diventano dapprima la sua dimensione reale e la sua compagnia, ma in fondo né lui né la sua memoria possono nulla contro lo scorrere del tempo. La sua fine sarà la fine del suo mondo e di ogni sua memoria. La pioggia gialla è quindi anche il romanzo della morte, la morte pura che ingombra la scena con la sua ombra lungo tutte le pagine del romanzo. Ma allo stesso tempo è il romanzo della vita pura, le due dimensioni vivono l’una dell’altra e si confondono costantemente nella quotidianità di Andrès. Tutto muore quotidianamente senza morire mai e il protagonista stesso è sospeso indefinitamente tra queste due […]

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Napoli e Dintorni

Culturalmente

Poesie Metropolitane, un e-book per sostenere il Cotugno

Poesie Metropolitane nasce a Napoli nel 2016. Lo scopo dell’Associazione Culturale è la diffusione sul territorio di poesie inedite, dando spazio a moltissimi autori emergenti. Ideatrici del progetto sono Rosa Mancini e Maria Concetta Dragonetto. In questi difficili mesi di contagio del nuovo virus Covid-19, Poesie Metropolitane ha deciso di dare vita a Io Resto Poesia – Calamità artistiche, il suo primo e-book con cui sostiene l’Ospedale di Napoli Domenico Cotugno e tutto il personale medico-sanitario. Un lavoro composto da 49 componimenti poetici e 49 opere artistiche inedite, per diffondere poesia e bellezza anche quando tutto sembra buio e irrecuperabile. Il procedimento per ricevere la raccolta è molto semplice: basta effettuare una donazione, a partire da cinque euro, alle coordinate bancarie del Cotugno e successivamente inviare la copia dell’avvenuto bonifico all’indirizzo e-mail dell’Associazione ([email protected]). Poesie Metropolitane, versi per migliorare la società Poesie Metropolitane si può considerare come un vero e proprio movimento poetico e culturale che opera per il sociale e per la cura dell’ambiente. Il lavoro dell’Associazione si dispiega prevalentemente sui social network e, in particolare, su Facebook, dove avviene la cosiddetta “raccolta poetica” con componimenti poetici inediti, aforismi, haiku di autori, scrittori e appassionati del genere, provenienti da tutta Italia. Riesce, in breve, a riportare un’importante tradizione poetica attraverso un linguaggio attuale, quello del digitale. Ogni mese vengono pubblicati dodici componimenti, allo scopo di donare poesia in una società sempre più vuota di valori e povera d’amore. Inoltre la poesia metropolitana non segue necessariamente regole, metrica e ritmo, ma nasce per smuovere le coscienze e le emozioni, per liberarsi e liberare il sociale dal peso delle difficoltà e migliorare l’ambiente in cui si vive. In tal senso l’associazione promuove diverse attività sul territorio. Un esempio è l’isola ecologica poetica, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica su una corretta raccolta differenziata: un rifiuto riciclato in poesia. Tutti i gadget (calamite, segnalibri, calendari) sono realizzati con materiali certificati e recuperabili. Oltre alla raccolta poetica, Poesie Metropolitane, organizza spesso gare creative, allo scopo di premiare l’autore e l’artista. La prima silloge poetica Carnale, gocce poetiche di eros, edita dalla Casa Editrice Marotta & Cafiero, risale allo scorso anno. Infine, Poesie Metropolitane é una realtà che crede fortemente nella cooperazione e collabora con altre associazioni per la “riqualificazione poetica del degrado e del sociale“. Il 9 giugno scorso l’evento “SegninVersi”, attacco d’arte poetico, promosso con il Consorzio Antiche Botteghe Tessili e il supporto di sette associazioni e il collettivo artistico NaCosa ha permesso di dipingere, con poesia e pittura, venti saracinesche di attività commerciali in Piazza Mercato. Fonte imamgine copertina: Ufficio stampa

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Napoli e Dintorni

Maria Mazzotta a Napoli con Amoreamaro

Lo scorso giovedì 13 Febbraio 2020 in una location del centro storico, l’Auditorium Novecento, Maria Mazzotta – una cantante che ha dell’incredibile vocalmente parlando, con un passato nel “Canzoniere Grecanico Salentino” – ha presentato con il fisarmonicista Bruno Galeone il suo nuovo album “Amoreamaro” (Agualoca Records), in anteprima a Napoli, con la produzione di I Zimbra Culture. La musica popolare è il fil rouge della serata – musica di gente che si sporca le mani, che sta a contatto con la terra e con la realtà e conosce il peso delle cose – alla quale prendono parte gli ArsNova, il gruppo dall’anima gipsy che è facile incontrare girando per le piazze del centro storico partenopeo e che propone un repertorio musicale intriso di atmosfera meridionale, senza fronzoli o sovrastrutture. Una formazione che “rilegge la tradizione con occhi moderni” e che è stata superlativa nel condividere più di un’esibizione con la regina della world music europea, giovedì sera. Maria Mazzotta e la sua appassionata riflessione sull’amore amaro Un’intensa e appassionata riflessione, da un punto di vista femminile, sui vari volti dell’amore ha preso corpo sul palco dell’Auditorium. La voce ipnotica di Maria Mazzotta ci ha rivelato la complessità e il mistero di un sentimento dalle mille sfaccettature: grande, disperato, tenerissimo, malato, possessivo e abusato. In un mondo in cui siamo ammaestrati a interpretare svariati stereotipi, finiamo per essere ormai caricature di noi stessi persino sotto le lenzuola. Si cerca disperatamente di anestetizzare l’angoscia che infonde la luce malata del sole e siamo sempre un po’ più tossici in un mondo di tossici. Ogni giorno, perdiamo un po’della nostra umanità e abbiamo quasi dimenticato ormai quale sia la vera essenza dell’amore, quella che ti cambia la vita e che rende il nostro pianeta meno ostile e più colorato. Cerchiamo tutti l’amore, ma lo facciamo poco. Siamo bombardati da grida e insulti in tv, da haters sui social network e da aggressività e rabbia volti ad affermare le proprie idee. La gentilezza e i sentimenti nobili sono considerati “roba da sfigati”, che pare essere passata di moda. Ma probabilmente stiamo sbagliando tutto. Se solo costruissimo più ponti, potremmo essere tutti più felici. E questo è il messaggio che Maria Mazzotta, come un arciere dall’arco dorato, lancia sulla platea scoccando frecce d’amore. [Fonte immagine: v-news.it]

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Napoli e Dintorni

Napoli Animal Save e Napoli Climate Save al Liceo Pansini | Intervista

Venerdì 14 Febbraio le associazioni di attivisti di Napoli Climate Save e Napoli Animal Save interverranno al Liceo Classico A. Pansini di Soccavo (Napoli) per tenere una lezione informativa sulle conseguenze delle azioni umane sugli attuali cambiamenti climatici e le correlazioni che esistono tra quest’ultimi e le industria zootecnica. L’obbiettivo è quello di far conoscere la complessità di queste tematiche che richiedono studio e forte responsabilizzazione da parte di tutti. Organizzatisi sotto l’egida del movimento internazionale abolizionista Save Movement nato a Toronto nel 2010 e anche sotto la spinta del movimento Friday’s for Future di Greta Thunberg, queste associazioni svolgono diverse attività per la tutela dell’ambiente e dei diritti degli animali. Ne abbiamo parlato con Connie Dentice, rappresentante del gruppo Napoli Animal Save.  Cosa sono Napoli Climate Save e Napoli Animal Save, e quali sono i loro obbiettivi? Sono dei gruppi locali di attivisti, il primo per la tutela dell’ambiente mentre il secondo per la tutela dei diritti degli animali. Nascono dall’organizzazione internazionale Save Movement che conta gruppi in tutto il mondo. Il primo obbiettivo è quello di informare le persone sulle conseguenze dei cambiamenti climatici e promuovere l’antispecismo, ovvero, che tutte le creature viventi sono sullo stesso piano: non esistono animali da compagnia o animali da reddito. Le attività di Animal Save Movement consistono nell’andare in ogni luogo di sfruttamento animale: allevamenti, macelli, fiere, zoo, circhi, negozi che vendono animali. Lo facciamo sempre in maniera pacifica parlando anche coi lavoratori e riscontrando che spesso neanche loro vogliono fare certi lavori. Portiamo quindi la testimonianza di chi vive nell’ombra, parliamo di persone che fanno uso di alcool e droghe, persone che chiaramente non vogliono uccidere ogni giorno, sentire urla e sporcarsi col sangue… non è umano. Si parla tanto della classe operaia ma non si parla mai di queste persone che spesso sono immigrati che non hanno altra scelta. Il nostro atteggiamento è di comprenderle, non di giustificarle e di guidarle verso la transizione. Poi siamo contro la trivellazione, siamo contro gli inceneritori e facciamo manifestazioni per questo. A marzo faremo una manifestazione a Milano fuori la sede della Cargill, una multinazionale che, disboscando intere foreste, rifornisce gli allevamenti di mangimi e distribuisce carne a grandi colossi come McDonald’s e Burger King. Napoli Climate Save, nello specifico, si occupa di far capire e informare sul come l’industria zootecnica incida in maniera consistente sull’inquinamento e i cambiamenti climatici. Ma tra le diverse attività ci sono anche azioni di riqualificazione e pulizia di zone degradate, oppure azioni di rimboschimento. In cosa consiste la lezione che terrete al Liceo Pansino? È una lezione di quattro ore incentrata sulle cause e conseguenze del cambiamento attualmente in atto. Parleremo dei combustibili fossili, della fast fashion, della plastica e dell’industria zootecnica. Sarà una lezione frontale con un dibattito alla fine. Avete già svolto attività simili in altre scuole? Abbiamo svolto la stessa lezione in un istituto professionale a San Giorgio a Cremano per gli studenti del triennio e abbiamo riscontrato che c’è poca informazione ed è […]

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Food

Giallo datterino presenta le nuove pizze invernali

Si è svolta martedì 28 gennaio la presentazione delle nuove pizze winter edition della pizzeria Giallo Datterino a Villaricca, provincia di Napoli: dalla collaborazione con lo chef stellato Paolo Gramaglia. Sono cinque le pizze che si vanno ad aggiungere alla rosa di quelle già presenti nel menù della pizzeria. Giallo Datterino le cinque proposte winter edition Lo chef Paolo Gramaglia ha presentato le cinque nuove pizze della Giallo Datterino winter edition, che decide di cavalcare l’onda della fusione tra tradizione e modernità. Con la volontà di accontentare un pubblico sempre più esigente ed attento ad abbinamenti e rivisitazioni dei grandi classici, così come i palati di clienti di qualsiasi età. Si parte con Porgi l’altra guancia, una pizza ricca e tipicamente invernale, che presenta stracotto di guanciale di maiale, provola di Agerola, all’uscita perlacee di cicorietta, chips di cotica croccante, quenelle di patate ai 3 pepi, basilico, parmigiano e olio extravergine d’oliva. Il carciofo della domeniche napoletane, una pizza che strizza l’occhio al tipico contorno domenicale delle famiglie napoletane, ‘a carcioffola, che si presenta con una vellutata di carciofo di Schito, provola di Agerola, all’uscita carciofo in 2 cotture al vapore e alla brace, pancetta tesa, mousse di alici, servita in una cloche al fumo di carciofo. Bruschetta…Mi, una pizza più fresca e leggera delle precedenti, ma che comunque richiama i sapori e le sensazioni della tradizione più povera e semplice, composta da fumetto di suino al vino rosso in pomodoro corbarino, provola di Agerola, all’uscita filetti di pomodoro semi-dry, fonduta di provolone del Monaco e spuma all’essenza di bruschetta. La zeppola di genovese di Paolo Gramaglia incontra il forno di Ciro Spinelli, una pizza alla cui base troveremo una vera e propria ciambella di pasta choux, fritta e cotta al forno, ripiena di genovese su salsa di pecorino. Il goloso del cioccolato, per concludere in bellezza con un dolce fatto di un tris di sfere fritte, cuore ripieno di ricotta al miele, ricoperte di cioccolato bianco, fondente e al latte. Non resta che andarle ad assaggiare tutte alla pizzeria Giallo Datterino Corso Europa 310-322 Villaricca.

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Musica

Musica

Niko Albano: se non cadi, non puoi rialzarti | Intervista

Domenico Albano, 1991, musicalmente conosciuto con il nome Niko Albano, è un cantautore e chitarrista campano. Autodidatta, istruito dal padre con rudimenti di musica, da dieci anni a questa parte si dedica alla composizione di brani originali, partecipando a Premi e concorsi nazionali, che lo hanno portato a pubblicazioni dai grandi riconoscimenti. Dopo aver vinto il Premio della Critica e il Secondo Posto al Premio Mia Martini con il brano Non Serve Domani, Niko Albano auto produce il suo primo EP, intitolato Cadere, un brevissimo album di tre canzoni, che si intrecciano tra loro per tematiche trattate e melodie musicali pop-folk. È un EP suonato, in cui la chitarra è onnipresente e diventa protagonista di un andamento sonoro incalzante; spinta sull’acceleratore per quanto riguarda la voce, che riflette la grinta ed il bisogno di dover comunicare. I falsetti ed i giochi di intonazione sono una caratteristica del modo di cantare di Niko Albano: già dal primo brano inglese Forget Your Touch del 2017, si può comprendere la spinta folk che supporta l’iper melodico, marchio distintivo del territorio campano. Non Serve Domani, suo secondo fortunato singolo, è il miglior prodotto dell’artista, che attraverso un ritornello pop ed uno special serrato e  ritmato, costruisce l’equilibrio per portare al pubblico una canzone di buona fattura, con un messaggio altrettanto sincero. Niko Albano con l’EP Cadere riprende in parte questi due mondi, ma senza catarsi: il dolore, le difficoltà di un periodo complesso sono inevitabilmente sotto i riflettori; restano sentimenti ancora freschi, che si cantano per esigenza. Chi è Niko Albano? Qual è stato il percorso musicale che ti ha portato alla realizzazione dell’EP Cadere? Sono Niko Albano, cantante di giorno, ingegnere di notte: la crisi di identità è dietro l’angolo (ride). Suono e canto da più o meno 10 anni; ho iniziato con un concorso radiofonico per radio Crc, nel format “Fatti ascoltare da radio Crc”. Da lì ho cominciato a suonare live, facendomi conoscere musicalmente nel panorama campano. All’attivo oltre l’EP Cadere, ho tre singoli: Forget your touch del 2018; Non serve domani che ha vinto il Premio della Critica e il Secondo Posto al Premio Mia Martini e Volersi liberi del 2019. Cadere è il primo EP, nasce dopo un periodo di difficoltà, tra impegni e lavoro, ma era un progetto che avevo in cantiere da tempo e solo nel trambusto sono riuscito a portare a termine.  Cosa è cambiato dai primi singoli ad oggi? Quali sono state le influenze che ti hanno aiutato musicalmente e nella scrittura? Rispetto ai primi pezzi degli anni scorsi, l’EP è più maturo sia dal punto di vista di scrittura, sia dal punto di vista musicale, proprio perché adesso l’esperienza si fa sentire. A livello musicale mi sono staccato dal pop puro, il brit pop di Ed Sheeran per fare un esempio, andando verso uno stile, che poi è quello dell’EP, in cui sono riuscito ad unire il mio pop di background (James Morrison, Paolo Nutini) e la metrica del panorama italiano con gli autori […]

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Musica

Intervista a Godot.: scrivere canzoni allegre è una fatica

Intervista a Giacomo Pratelli, in arte “Godot.” Artista armato di sorriso e ukulele, che dal 2017 ha finalmente deciso di aprire le porte della sua camera per far arrivare la sua musica alle orecchie di tutti. Dopo il primo EP pubblicato nel 2017, chiamato Me ne vado a Londra, il cantautore ha preferito la strada dei singoli, pubblicando da un anno a questa parte quattro diversi brani: Controtempo, Come Ciliege, Milano Mon Amour e Oppure. In autunno uscirà il suo nuovo album Controtempo. L’intervista a Godot. Chi è Godot.? Come nasce la tua musica e qual è il tuo background? Mi chiamo Giacomo, in arte “Godot.” Sono una persona allegra, anche se molti dei miei brani riflettono la parte di me più malinconica. Sono cresciuto pane e cantautorato, infatti non ho ricordi che non siano associati alla musica italiana di De Gregori, Battisti, Dalla, anche perché i miei genitori sono appassionati di musica e suonano: papà batterista e mamma pianista, quindi ho sempre ascoltato tanto a casa. Da bambino volevo essere tutto tranne che simile ai miei, che invece mi hanno iscritto a molti corsi di musica e strumento… immancabilmente mollavo proprio perché non volevo entrare in questo giro ed essere come loro. Quello che invece mi ha sempre contraddistinto è la scrittura: ho sempre scritto, inizialmente di nascosto, non facevo ascoltare niente di mio. Dalla mia prima canzone a 13 anni, fino ai 20, ho sempre e solo cantato con mia cugina che mi accompagnava alla chitarra, buttando giù la musica insieme, dentro una cameretta. Nel frattempo a 15 anni mi sono iscritto a lezioni di canto ed ho incontrato un’insegnante strepitosa: la lezione è diventata un momento in cui fare arte, un momento in cui ero totalmente libero. Proprio a lei ho deciso di far ascoltare le mie canzoni e abbiamo lavorato insieme ai brani. Nel 2017, avevo 23-24 anni, la mia insegnante mi ha suggerito di fare qualcosa di più: mi ha presentato Simone Pirovano, attualmente il produttore con cui arrangio, dal nostro incontro è nato un EP auto-prodotto, intitolato “Me ne vado a Londra”. Così il 21 marzo 2017 per la prima volta sono uscito e ho fatto ascoltare agli altri la mia musica. Spulciando su Spotify, digitando il nome Godot, si nota la presenza di molti progetti musicali che utilizzano questo pseudonimo. Tu quando hai scelto di essere Godot.? Lavoro nel mondo del teatro e sono appassionato di Beckett, autore di Aspettando Godot. Oltre al testo che Beckett ha scritto, sono molto legato all’idea dell’attesa, la vivo come un’esperienza molto poetica, perché mentre aspetti, potrebbe accadere di tutto. L’attesa è un momento che vivo con ansia, nel suo senso più positivo, proprio perché al suo interno c’è il piacere di aspettare. Il mio nome d’arte è Godot., con il punto finale e devo dire che quel punto mi ha salvato: su Spotify infatti ho scoperto un caso di omonimia di una band Metal tedesca sciolta nel 2007 e la mia musica era finita sotto quel profilo lì. […]

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Musica

I Nonnon e l’inganno di un mondo ideale

“L’inganno di un mondo ideale” è il titolo dell’ultimo album della band lombarda dei Nonnon, pubblicato il 15 aprile 2019 da Reincanto Dischi e distribuito da Believe. Già conosciuti con il nome di Nemesi, gruppo nato nel maggio del 2003, i Nonnon, hanno rilasciato questo nuovo lavoro dopo un lungo periodo dedicato alla sperimentazione, ai live e alla crescita artistica in genere. Il disco, a cui hanno lavorato per tutto il 2018, contiene 11 brani inediti che raccontano storie e evocano immagini ed emozioni. L’arrangiamento e la produzione artistica sono curati da tutti i membri della band formata da Alec Gardini (basso elettrico), Dario Gubbiotti (Tastiere, Sintetizzatore, fender rhodes), Domenico Peluchetti (voce, chitarra acustica, chitarra elettrica), Luigi Viani (voce, pianoforte, tastiera, fender rhodes), Roberto Pittet (Batteria, percussioni e ukulele), Paolo Ghirardelli (chitarra elettrica e basso in “Nea”). Ospiti speciali nell’album sono Mario Ciardulli (voce narrante), Matteo Fiorin (banjo in “Fine condanna”) e Francesco Viani ( basso in “Questo bel viaggio”). Tutto il materiale è stato eseguito, catturato e mixato presso lo studio “Rumore Bianco” di Piero Villa a Esine (BS). La grafica, le fotografie e le illustrazioni sono dei Nonnon e sono state curate interamente da “Vianilab”di Luigi Viani. Nonnon: un impasto musicale perfetto “L’inganno di un mondo ideale” è un concentrato di storie e ritmi diversi che conferiscono solidità al disco. La voce calda e imponente di Peluchetti, la carica della batteria di Roberto Pittet, l’essenzialità del basso di Alec Gardini, “le chitarre” taglienti e accattivanti di Paolo Ghirardelli, le armonie del pianoforte e degli archi di Luigi Viani, guarnite dai travolgenti suoni del sintetizzatore di Dario Gubbiotti, generano un impasto musicale perfetto. L’Inganno di un mondo ideale: track by track “L’inganno di un mondo ideale” racconta, attraverso testi ben articolati, storie diverse. I Nonnon cantano la vita, la morte, l’amore in tutte le sue sfumature, i valori di solidarietà e amicizia, di umanità e passione; storie vere, spunto di riflessione su tematiche sociali di grande attualità. Il disco della band lombarda si apre con un prologo, “Preludio all’inganno”, in cui si racconta del passaggio all’età adulta di un ragazzino. Ormai uomo, si trova catapultato in un mondo più grande di lui, ricco di contraddizioni, un mondo che non lascia molto spazio al sogno e gli fa smarrire per sempre la sua spensieratezza. “Un abbraccio, un profumo, la luce che filtra da una finestra, una doccia calda – spiegano i Nonnon – Sono attimi, che ci regalano quell’appiglio per andare avanti giorno dopo giorno e di cui non faremmo mai a meno. Momenti tanto fugaci da sembrare una truffa, uno scherzo di cattivo gusto. Sono quei piccoli grandi inganni di cui ci circondiamo per scrivere le pagine del mondo in cui viviamo. Non fraintendeteci, non viviamo “l’inganno” in modo pessimistico, un modo per sfuggire alla realtà. L’inganno è uno strumento necessario per affrontare le nostre paure, i nostri ostacoli. Il mondo ideale è pronto a cadere di fronte alla nostra consapevolezza, perché siamo immuni ai giudizi. Dietro al nostro […]

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Musica

Benedetta Raina debutta con Frammenti, un EP Indie-Pop

Il biglietto da visita della giovane cantautrice Benedetta Raina è “Frammenti” (Noize Hills Records), un EP dai toni indie-pop di 5 tracce, disponibile su tutte le piattaforme dal 28 aprile Benedetta Raina si presenta fin da subito come un’incoraggiante promessa del panorama musicale italiano. Giovanissima, classe 2001, di Alessandria, fin da piccola legata alla musica, alla scrittura e alla composizione, si cimenta prima con testi in inglese e poi in italiano. Benedetta racconta e canta quella che è la sua realtà, quella della “generazione z” nelle sue sfumature, nei suoi Frammenti. Benedetta Raina e i primi passi, dai singoli all’EP Grazie anche alla collaborazione iniziata nel 2018 con l’etichetta Noize Hills Records, la cantautrice pubblica nel 2019 il singolo Basta, aprendo il sipario alla sua carriera in lingua italiana. Il brano (di cui è anche disponibile il video ufficiale su Youtube) riesce a dipingere perfettamente la condizione dell’artista e contemporaneamente quella di un’adolescente catapultata in un mondo molto più grande e caotico di quanto si possa a volte sopportare. L’esperimento del cambio lingua è sicuramente riuscito: ecco così arrivare, nel dicembre 2019, il nuovo lavoro “Davvero” e finalmente, la pubblicazione di Frammenti il 28 aprile 2020. L’indie pop al femminile di Frammenti Ricomprendendo anche i due singoli già rilasciati, Benedetta Raina esordisce con un EP “fotografico”. Le 5 tracce in cui il prodotto si snoda sono infatti 5 piccole istantanee della vita della cantante, scattate con gli occhi, ridisegnate con penna e produzioni musicali, per poi essere raccontate con il timbro estremamente particolare di Benedetta. Le atmosfere di Frammenti, perennemente in bilico tra spensieratezza e malinconia, richiamano sonorità che oscillano tra Lorde e California (Coma_Cose). Le produzioni colgono poi nel segno, riuscendo ad essere delicate ,ma di impatto. Meritevole di citazione in questo senso è sicuramente Non Me Ne Frega Se Non Ci Vedo Bene che riesce a cullare l’ascoltatore nelle strofe per poi lanciarlo in alto al momento giusto. Si sente chiaramente l’influenza di artisti contemporanei, e fra tutti il primo richiamo e punto di riferimento (forse scontato ma sicuramente coerente) è con Billie Eilish, campionessa di ascolti già nel 2019. Il velo di amarezza, sempre però accompagnato dall’impetuosità della giovinezza, è evidente in “Stata mai”, singolo estratto in rotazione radiofonica dal 1 maggio. La consapevolezza di raccontare un oggetto concreto e vicino a molti, la si evince già dal commento della cantautrice proprio su Stata mai:  «La delusione che ti provoca la fine di un’amicizia fa mettere in discussione prima di tutto te stessa, quando poi, ripensandoci, ti chiedi come hai fatto a screditarti per qualcuno che credevi amico. Una sorta di crisi d’identità». Sicuramente bisogna riconoscere anche il coraggio e la determinazione di questa giovane artista nel pubblicare il suo lavoro, Frammenti, in un contesto difficile come questo, nel quale però la musica può dimostrarsi (e sicuramente per molti è così) un importante strumento e motivo per andare oltre la finestra delle nostre stanze. E Frammenti è forse proprio questo: un’interessante finestra con vista sul mondo di Benedetta […]

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Teatro

Teatro

Il concorso Le Cortigiane torna quest’anno in modalità online

Abbiamo intervistato la compagnia La Corte dei SognatTori che organizza il concorso “Le Cortigiane” per scoprire le novità dell’edizione 2020, come partecipare e soprattutto come si svolge un concorso di teatro fuori dal teatro. Torna anche quest’anno Le Cortigiane, il concorso per corti teatrali a tema femminile ideato e diretto da Tiziana Tirrito con la compagnia teatrale La Corte dei SognatTori, fondata nel 2001 dalla Tirrito e dai professionisti dello spettacolo Vincenzo Borrelli, Cristina Casale, Domenico Orsini e Barbara Risi. Le prescrizioni di distanziamento sociale dovute al Covid 19 hanno portato gli organizzatori a spostare il concorso dal palco del teatro al web: in adesione alla campagna Mibact #iorestoacasa, quest’anno Le Cortigiane sarà online, ma come sempre gratuito, aperto ad entrambi i sessi senza limiti di età o nazionalità, e valuterà lavori che siano necessariamente incentrati sull’universo femminile. Le modalità di partecipazione e la deadline Storie edite o inedite, originali o liberi adattamenti di un testo letterario esistente, in italiano o in vernacolo, di durata della pièce di 10 minuti: le candidature per Le Cortigiane devono pervenire agli organizzatori entro il 30 giugno 2020, secondo le modalità indicate nel bando. I corti pervenuti saranno selezionati dalla Giuria Tecnica e il 15 luglio saranno caricati sul canale Youtube del concorso, dove il pubblico potrà votare il corto preferito attraverso i “like” fino al 31 agosto. Il 15 settembre saranno svelati i nomi dei finalisti, in vista del match finale a fine mese con l’auspicio che possa svolgersi dal vivo. I Premi de Le Cortigiane Il premio per l’attrice o attore vincente è un manufatto artistico della linea “SHIT by Chreo” realizzato dall’orafa Daniela Montella. Sarà premiato anche l’autore del miglior testo con un’opera di arte grafica realizzata da Daniela Montella. Infine la direzione artistica de “I Corti della Formica“, tra i più longevi e accreditati festival di corti teatrali, selezionerà, a sua insindacabile discrezione, una o più opere che entreranno di diritto nella prossima edizione festival. Abbiamo intervistato gli organizzatori de Le Cortigiane per farci descrivere il nuovo scenario di un concorso teatrale fuori teatro e per avere qualche consiglio per gli aspiranti candidati. Alla fine dell’intervista troverete i link ai canali ufficiali de Le Cortigiane. L’intervista alla compagnia La Corte dei SognatTori Le Cortigiane è già alla sua terza edizione. Che cosa si propone l’edizione 2020? L’intento della manifestazione è quello di dar vita a sinergie e sodalizi artistici e nel contempo di dar spazio ad un repertorio, originale e innovativo, che sia appetibile anche per un pubblico non prettamente teatrale, ma sensibile al fascino delle tematiche e del clima culturale che si intende promuovere dentro ed intorno al teatro. Le Cortigiane ha sempre cercato, inoltre, di rispondere all’impellente bisogno di trovare nuovi spazi ed opportunità perché il teatro possa continuare a fare la propria parte nel contesto socio-culturale del nostro Paese. In tal senso, vista l’attuale situazione di emergenza e in adesione alla campagna del Mibact #iorestoacasa, abbiamo pensato ad una terza edizione 2020 che si svolga on-line… Sappiamo […]

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Teatro

Radio Baule: audioracconti per bambini e genitori in tempo di quarantena| Intervista

Radio Baule, la nuova rubrica di audioracconti per bambini e genitori realizzata da “La lanterna magica del Nuovo Teatro Sancarluccio” ai tempi della quarantena. Intervista a Simona Di Maio, Sebastiano Coticelli e Luca Di Tommaso A Napoli, anche quando tutto sembra fermo, si rischia di essere ingannati. Sotto il silenzio, sotto le pietre del centro storico ormai mute, ribolle l’arte, quella che proviene dal bisogno primordiale di fare di necessità virtù. “La lanterna magica del Nuovo Teatro Sancarluccio” ha pensato ai bambini e ai loro genitori, e ci ha pensato donando loro ciò che di più bello e nobile ci sia: le storie. E si sa, con delle buone storie in casa nessuno è mai davvero solo! Tanti sono le storie, i mondi e le suggestioni evocate dai ragazzi di Radio Baule, e le rubriche sono stimolanti e creative. Si passa da “Favole al Telefono“, ispirate a Gianni Rodari, a “Cose a Caso“, per esplorare insieme l’universo degli indovinelli e delle barzellette, passando per l’appuntamento domenicale condotto da Sara Missaglia, “La domenica di Oz“. I conduttori d’eccezione di Rabio Baule? Nonno Gianni e Nonna Gianna, due simpatici e arzilli vecchietti pronti a incuriosire e stimolare bambini e genitori. Ora però lasciamo parlare Simona Di Maio, Sebastiano Coticelli e Luca Di Tommaso, per immergerci nell’universo di Radio Baule, direttamente dalle loro parole. O dal loro baule! Ciao! Grazie per aver accettato quest’intervista! Vi andrebbe di dirci in cosa consiste l’iniziativa “Radio Baule”? Che possibilità e potenzialità ha, secondo voi, l’audioracconto rispetto alla forma semplicemente scritta? Radio Baule è nata non appena abbiamo sospeso tutte le nostre attività, quindi la scuola di teatro, la stagione di teatro per l’infanzia e da subito abbiamo sentito l’esigenza di recuperare questi legami con il nostro pubblico, con i nostri allievi, di ricucire questo rapporto che si era interrotto bruscamente. Quindi è nata Radio Baule, è nata l’idea di raccontare storie, è un modo per sentirci vicini mantenendo il contatto, facendo arrivare le nostre voci a tutte le orecchie che hanno voglia di ascoltare. Ormai tutto ciò che si ascolta spesso si vede, a partire dai video, con gli audioracconti ritorniamo ad un ascolto essenziale, attivando solo il nostro udito e immaginando tutto quello che viene raccontato. Abbiamo scelto il potere del racconto orale per favorire e stimolare l’immaginazione e la fantasia dei bambini e perché no anche degli adulti. L’audioracconto ha una grande potenza, espressiva e immaginativa, perché chi l’ascolta completa con le proprie conoscenze e i propri pensieri quello che viene raccontato oralmente. Inoltre, considerando che molti bambini non sanno ancora leggere, diventa uno strumento universale. Come mai avete scelto un target di bambini e genitori? Ascoltare un racconto è un momento di gioco comune, significa concedersi uno spazio tra adulto e bambino per ritrovarsi uno accanto all’altro e poter condividere pensieri, idee, commenti o inventarsi dei giochi a partire da quello che hanno ascoltato. Trovare cose da fare tutti i giorni non è facile, quindi con le nostre rubriche vogliamo offrire la possibilità […]

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Attualità

Teatro virtuale, iniziative per superare l’isolamento

Il teatro diventa virtuale riaprendo le sue porte per superare questo momento così critico, e uscire dall’isolamento forzato. “Senza arte, letteratura, teatro, musica non esistono popoli, ma soltanto masse senza identità.” Nei giorni in cui l’Italia faceva i conti con le proporzioni del contagio e prendeva le misure delle strategie più adatte ad arginarlo, i primi ad essere chiamati al sacrificio della sospensione delle attività sono stati teatri, luoghi di cultura e divertimento. Troppo pericoloso tenere aperti luoghi di grande aggregazione, troppo difficile garantire la sicurezza di artisti e spettatori, così le porte si sono chiuse per tutti sui palcoscenici italiani lasciandoci un po’ orfani di poesia e bellezza. Ma in una città come Napoli il teatro non è solo spettacolo e diversione, il teatro è cultura ed identità civile, il teatro è coscienza e senso di appartenenza ad una collettività viva e creativa. Nella piena consapevolezza del ruolo che l’arte teatrale può avere in un momento così critico, il teatro ha riaperto virtualmente le sue porte per continuare a regalare momenti di arte e riflessione, o semplicemente per fare compagnia ai suoi smarriti figliastri. Con questo spirito il Teatro San Carlo ha lanciato, fin dai primi giorni di applicazione delle misure preventive, l’iniziativa #stageathome con l’intento di continuare a diffondere arte e musica in tutte le case. Il teatro (virtuale) San Carlo a casa tua L’iniziativa prevede una fitta programmazione di spettacoli delle passate Stagioni che potranno essere fruibili direttamente da casa attraverso i canali social del Teatro, tra cui spiccano Cavalleria Rusticana, Manon Leascaut e la coreografia di Cenerentola. Accanto alla programmazione artistica, viene inoltre proposta una lunga serie di contenuti extra che vanno dalla possibilità di fare tour virtuali del teatro alla fruizione di approfondimenti storici, backstage e interviste disponibili attraverso le piattaforme RaiPlay, YouTube e Opera Vision. Alle iniziative del San Carlo fanno eco molti altri teatri partenopei tutti accomunati dallo sforzo di tenere vivo il patto d’amore che li lega alla propria gente e alla propria terra. Il Teatro Stabile di Napoli mette a disposizione dei suoi fedelissimi spettatori una selezione di video di spettacoli che hanno lasciato il segno nelle passate Stagioni, ad aprire la rassegna virtuale ‘Nzularchia di Mimmo Borrelli e Mal’essere di Davide Iodice. Ma anche per lo Stabile i contenuti si diversificano nelle forme creative, lasciando spazio a monologhi sperimentali dei giovani studenti della scuola teatrale attraverso la campagna #teatroacasa; una forma di comunicazione e interazione che unisce l’esigenza di sperimentazione dei giovani attori alla voglia d’arte degli spettatori il tutto chiuso nella scatola del web. Infine gallerie fotografiche e raccolte di citazioni tratte dalle più famose produzioni del Teatro Stabile trovano spazio nell’iniziativa Memorie d’archivio a ripercorrere i momenti più belli della giovane storia del Teatro. Da segnalare sono poi le iniziative virtuali e le condivisioni di video e materiale creativo da parte di molte altre associazioni teatrali. Ricordiamo la stagione virtuale inaugurata dal Nest Napoli Est Teatro, inaugurata il 9 Marzo con la diretta streaming dello spettacolo “Muhammed Ali” […]

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Teatro

Teatro a un metro: il coronavirus si combatte con la creatività e la cultura

L’assalto ai supermercati. Gli atti di razzismo. L’assenza di una reale alternativa alla didattica frontale. L’inarrestabile quanto imprevedibile avanzata del coronavirus sta evidenziando quanta pochezza ci sia nel nostro sistema culturale, sociale ed organizzativo. Il fatto stesso che ci si nasconda dietro un “nessuno poteva prevedere” riassume egregiamente la miopia dei governi e l’incapacità di adattamento dell’essere umano italico, che da due settimane a questa parte non fa che lamentarsi, che piangersi addosso. E la stessa pandemia si sta diffondendo anche nella macchina dello spettacolo che purtroppo rischia di essere tra le più colpite dal (giustissimo) decreto firmato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che prevede la sospensione delle manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, che comportino affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro. Ma a differenza del mondo scuola, completamente allo sbando in termini di soluzioni, delle prime idee per evitare il tracollo del settore stanno fiorendo. Una di queste è la fruizione in streaming dei contenuti, un’altra (in perfetta simbiosi con l’Art 2./e che invita le associazioni a creare eventi alternativi)  ci viene da Sara Guardascione, Andrea Cioffi e Franco Nappi, giovane gruppo di attori, di cui abbiamo scelto di supportare la causa, pubblicando il seguente appello: Teatro a un metro Lettera al pubblico e ai teatranti per sopravvivere alla crisi. Gentile pubblico, gentili colleghi, stiamo vivendo un momento difficile, e lo sappiamo. Lo abbiamo letto e riletto. Lo abbiamo detto in tutti i modi. Il nostro meraviglioso mondo, il teatro, è in ginocchio e a farne le spese siamo tutti, al di là e al di qua del sipario. Mentre le compagnie, i direttori artistici, gli amministratori si stanno battendo per noi tutti, per far fronte all’impossibilità di tenere aperti i teatri, la nostra casa, noi vogliamo affiancarli e darci da fare perché il teatro non resti muto per così tanto tempo e perché il lavoro dell’attore, che da sempre si dedica a rallegrare, commuovere, sensibilizzare, divertire, far riflettere la società, non si spenga e perda di valore. Abbiamo a cuore il benessere nostro e del pubblico. Benessere fisico, che ci vede costretti, giustamente, a rispettare delle norme di cautela, per la nostra salute; benessere d’animo, poiché il bisogno di arte, di bellezza e di teatro è forte più che mai in momenti come questi; e anche benessere economico, poiché sospendere ogni attività significa privare un’intera categoria professionale della possibilità di sostentamento. Per questo noi non vogliamo che la macchina teatrale si fermi. Pertanto, in ottemperanza al Decreto Ministeriale del 4 Marzo, proponiamo un evento teatrale d’emergenza: Teatro a un metro Sfruttando uno spazio privato e all’aperto, garantendo la distanza minima di un metro tra uno spettatore e l’altro ed evitando ingressi stretti e attese affollate, facciamo partire oggi piccoli eventi teatrali, a pochissimi attori, per un massimo di dieci spettatori per volta. Invitiamo tutti i colleghi che ne hanno la possibilità a unirsi a noi, […]

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Voli Pindarici

Voli Pindarici

La musica ai tempi del coronavirus

Musica e Covid-19 La musica accompagna da millenni la vita degli esseri umani. Scandisce i ritmi di vita delle persone, accompagna i riti religiosi, i sentimenti nazionalistici o semplicemente ha il potere di allietare una pessima giornata. Magari associ un particolare momento, un evento specifico, ad una canzone di moda in quel periodo o che semplicemente frullava nella tua testa in quell’istante preciso. O più direttamente hai conquistato la ragazza dei tuoi sogni grazie ad un disco che era nelle sue grazie. Ma a che punto è la musica nella pandemia più grande di cui l’umanità abbia memoria? Non se la passa benissimo, va detto. Se il coronavirus ha squarciato letteralmente il velo di Maya di alcuni degli aspetti più controversi della nostra società, la musica è uno di quei settori che maggiormente ha risentito della diffusione da Covid-19, specie nella società occidentale. Il virus ci ha messo di fronte a quella che era diventata la nostra odierna concezione di musica. Una semplice compagna di viaggi, della quale perdiamo memoria, nel nostro ippocampo da pesci rossi del XXI secolo, immediatamente dopo l’ascolto. La musica è probabilmente il settore artistico che maggiormente stava risentendo della crescita della società globale e il coronavirus non ha fatto altro che accelerare questo processo di smantellamento. Tutto questo a causa del suo difetto congenito: la musica non si può vedere, né tantomeno toccare. A differenza del cinema, della letteratura, del teatro, carne da macello per frotte di spettatori passivi alle prese con i loro smartphone e le loro fotocamere a condividere con il resto del mondo il loro film o libro preferito. Le piattaforme digitali hanno reso più facile l’ascolto, si dirà. Su Spotify, Tidal o Apple Music è possibile scegliere, in qualunque momento, il proprio artista o disco preferito. Quanto si sta affermando è però testimoniato dal fatto che gli ascolti sulle maggiori piattaforme digitali sono in drastico calo durante questa surreale quarantena globale. D’altronde, il coronavirus ha di fatto svuotato tutti i luoghi nei quali la musica era diventata di casa; i mezzi pubblici, carichi di studenti o pendolari accompagnati immancabilmente dai loro auricolari, le palestre, con le loro casse enormi ormai spente e che prima pompavano musica trap o latino americana a qualsiasi ora. Di concerti, ma è più che normale in un periodo nel quale è giusto salvaguardare in primis la vita delle persone, non se ne parla neanche, probabilmente per mesi se non per anni. I Radiohead, uno dei gruppi più celebri del pianeta, caricano, alla strenua di un palliativo, alcuni dei loro concerti in streaming. Gli artisti che avevano in programma l’uscita dell’ultimo disco in primavera non sanno letteralmente il da farsi. In generale, è l’intera industria musicale, della quale il tuo cantante preferito è solamente la punta dell’iceberg, ad essere stata messa in ginocchio. Eppure è un vero peccato, perché a differenza di quanto si afferma generalmente, in giro per il mondo si continua a produrre musica bellissima. L’ansia nella scelta della canzone da ascoltare, tra migliaia dello […]

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Libertà ai tempi del Coronavirus

Fino a poco fa le tracce di scritti assegnati da professori, da commissioni di concorsi di scrittura, da redazioni di giornale, erano sempre incentrate sull’argomento di divieto e necessità di libertà, concetto estraneo, rivolto a livello globale, specie verso quegli stati totalitari e dittatoriali, ma a noi pur sempre sconosciuto poiché, come popolo italiano, non ci è mai stata negata una cosa così quotidiana, così sottintesa ai giorni nostri come la libertà. La Cina, originario focolare di questo noto Covid-19, ad esempio, è già da centinaia di anni arginata dai propri limiti di libertà. Motivo per cui è da sempre uno dei paesi con più alto tasso di prigionieri di coscienza, di semplici persone imprigionate da pregiudizi in base a proprie distintive caratteristiche come la religione, l’orientamento sessuale o il credo politico, il tutto senza aver minimamente utilizzato o invocato l’uso di violenza. La Repubblica Popolare Cinese è, appunto, un paese socialista di dittatura democratica popolare instaurato sul continuo sistema di sottostime di dati, complottismi, destituzioni politiche e censure mediatiche. La Cina ha rivelato sì la sua grande forza nel reagire di fronte a questa enorme emergenza sanitaria, ma anche il proprio gap democratico, una delle sue lacune che si porta dietro da tempo proprio a causa di tutta questa misteriosità nei propri atti di politica e non solo. Ma se oggi le cose non cambiano in un modo o nell’altro è perché quello che viene celebrato come un insuperabile modello di sviluppo e di crescita come la Cina non è altro che un regime, uguale in tutto e per tutto a quello del secolo scorso e di quelli ancora più precedenti. Eppure oggi mi ritrovo a scrivere un tema del genere, basato praticamente sul limite di libertà in Italia ai giorni dell’oramai più conosciuto di una celebrità, coronavirus. Ma cos’è veramente la libertà? Cosa ci sta venendo privato durante questo periodo di “detenzione”? Perché noi abitanti di un mondo occidentale siamo solitamente reputati privilegiati? Da cosa siamo liberi in una situazione di pura normalità? Liberi probabilmente da paure, da pericoli, dalla repressione di dissenso e di espressione. Liberi di scegliere la propria carriera professionale, di vivere ovunque si vuole, di vestirsi come si pare, di sposare chi si veramente desidera. Liberi di comprendere se stessi, la propria persona, la propria identità assieme a tutte le sue originarie radici ed etichette attribuitegli dalla società. Dunque la libertà non è nient’altro che un concetto prettamente relativo, poiché viene sensibilmente limitata dalle nostre risorse materiali ma non solo, anche da quelle intellettuali, e soprattutto da tutte le disinformazioni sul mondo e su noi stessi. Tuttavia al giorno d’oggi, in tempi di coronavirus, siamo ancora “liberi”: siamo ancora dotati della presenza ventiquattr’ore su ventiquattro e sette giorni su sette di un cervello con cui riflettere. Siamo soltanto privi di una libertà materiale dal momento che ci è vietato di uscire, a partire dalla piccola visita ai nonni alle uscite nel week-end con gli amici, insomma siamo semplicemente spogli di una sottoforma di libertà. Al contrario di noi, un qualcosa di […]

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Diario di una quarantena: Il silenzio come “arma” di riflessione

Il silenzio come arma di riflessione Il silenzio è un qualcosa di immateriale che spesso attrae e spesso spaventa, un po’ come questi giorni di quarantena. Sempre più spesso si sente parlare di “reclusione in casa”, termine con cui forzatamente si indica un qualcosa che in realtà tutti preferiscono quando si è in piena attività. C’è chi desidera stare comodamente seduto sul divano in tempi “normali” e non può perché deve lavorare, chi trascorrere più tempo con i propri cari e non può perché magari la professione svolta costringe a spostarsi frequentemente. Una serie di contraddizioni che ora, in tempi di Codiv-19, spaventano proprio come il silenzio che avvolge alcune aree dell’Italia. Ischia, ad esempio, piccola ed incontaminata isola del Golfo di Napoli caratterizzata da tante identità: culturale, artistica, storica, archeologica, folkloristica, enogastronomica, letteraria e tante altre ancora; è un’isola tranquilla, avvolta ultimamente da un forte silenzio, quasi assordante, che caratterizza la quotidianità delle persone che con semplicità la popolano. Ogni tanto il vicino di casa (perché sul territorio le abitazioni, talvolta rurali e dall’architettura antica, di tufo, sono tutte disposte una accanto all’altra) si affaccia e sussurra: «che silenzio, che pace, non si sente un’anima viva». Qualche altro invece, turbato da un silenzio che sembra rompere gli schemi, quasi prepotentemente, afferma: «C’è troppo silenzio, impazziremo tutti». Così come nella vita reale, nella quotidianità differente di ogni località, anche in una piccola realtà, semplice e ricca di tradizione, il silenzio, nella propria immaterialità, spaventa. Inteso come presenza nefasta per alcuni e come tempo di riflessione per altri. Nonostante ciò, il silenzio, ad Ischia, non è mai del tutto tale e si colora di mille sfumature. Talvolta capita, durante una passeggiata in montagna, lontani dal caos, di scorgere lo sguardo di un vecchietto che aggrappato al proprio bastone osserva e sorride con gli occhi, in silenzio. Quel silenzio che probabilmente vorrebbe gridare tante cose, ma si limita a rivelarsi come un dono d’amore. Ripensando alla quarantena da covid-19 spesso sembra di risentire l’eco del mare, pur abitando in una zona collinare. In realtà il silenzio potrebbe rappresentare un ottimo alleato, in un mondo in cui ogni cosa tende a prevalere sull’altra. La quarantena, la reclusione, il distanziamento sociale, sono dei modi per evitare il peggio. Talvolta bisognerebbe semplicemente fermarsi a pensare e magari osservare ciò che ci circonda, accontentandosi. C’è una nota affermazione che dice “Il silenzio a volte parla più di mille parole”: ora più che mai è così. Ora più che mai occorre ritrovare una propria dimensione, distanziarsi, osservare e riflettere. In fondo il silenzio non è mai del tutto tale. Lo sanno bene ad Ischia, dove anche una pianta che “danza” col soffio di un tiepido vento primaverile fa battere il cuore, riempendo quell’assenza di suono; lo sanno bene i pescatori, abituati a “comunicare con il mare”, ad ascoltare il modo in cui le onde accarezzano il bagnasciuga. Ne sono consapevoli coloro che osservano un tramonto, mentre gli uccelli cinguettano svolazzando in cielo. Con la stessa pacatezza con […]

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Voli Pindarici

Diario di una quarantena. Il bestiario dell’ipocondria (parte 2)

Ecco la seconda e ultima parte del nostro bestiario dell’ipocondria, con altri tipi umani che la quarantena ha (involontariamente) creato. Clicca qui per la prima parte. Il bestiario dell’ipocondria, parte seconda Il “Mihadettomiocuggino” I sempreverdi Elio e le storie tese giungono in mio soccorso per descrivere una figura con cui, volenti o nolenti, abbiamo spesso a che fare. Avete presente quando state navigando per i fatti vostri su internet o state leggendo un libro o guardando un film e d’improvviso la spia del vostro cellulare si illumina, segnale di un messaggio in arrivo? Interrompete quello che state facendo, lasciandovi assalire dai pensieri più sinistri riguardo le persone più care, aprite e vi ritrovate davanti agli occhi un messaggio come questo: +++ LA VERITÀ SUL CORONAVIRUS CHE I MEDICI E I MEDIA DI REGIME NON VI DIRANNO MAI. L’EPIDEMIA È STATA VOLUTA DAI RETTILIANI ALLO SCOPO DI ELIMINARE LA RAZZA UMANA E DI PERMETTERE L’ARRIVO DELLE ARMATE DI VEGA. L’UNICA SPERANZA È GOLDRAKE! +++ Oltre a far cadere tutti i santi dal calendario per avervi procurato un principio di infarto, questo personaggio è il classico individuo che non si fida degli scienziati e dei medici (insomma, della gente che ha studiato). Quello che  degli articoli legge soltanto i titoli e diventa automaticamente scienziato/medico/giudice e che è l’incubo di figli e nipoti laureati che devono sorbirseli a ogni cenone natalizio. Questo è l’identikit del “Mihadettomiocuggino“. Un uomo (o una donna) che crede di essere più sveglio dei suoi simili, perché sa cose che gli altri non sanno e si sente in dovere di informarli tramite missive su Messenger e Whatsapp. Lo zio o la zia di turno che, prima o poi, si decide di silenziare per non aumentare il livello già elevato di bile nel fegato. Gli innamorati Amore e distanza, due parole che ci fanno venire in mente le immagini più belle della letteratura: Tristano e Isotta, il trovatore Jaufre Rudel e il suo amor de lonh (amore di lontano, per i non-provenzalisti), Romeo e Giulietta, Florentino Ariza e Fermina Daza. Forse non hanno tutto questo carico di romanticismo le storie di chi è innamorato o di chi non può vedere la propria anima gemella in questo periodo molto duro. Niente abbracci, niente baci, niente fiori a casa. Quanto deve essere difficile resistere senza tutto questo fino a un periodo indeterminato e con surrogati virtuali? Si può sempre festeggiare il proprio anniversario di fidanzamento con una cenetta via Skype, ma il rischio che lui o lei abbiano un rapporto complicato con la tecnologia e che sul più bello attivino inconsciamente i filtri che rendono le loro facce simili a quelle di uno zombie o di una mummia aumenta il rischio di traumi perenni. E poi, diciamoci la verità: troppo romanticismo fa male. Un pensiero va, in particolare, a tutte quelle persone che in questi giorni devono sorbirsi i propri fratelli, le proprie sorelle o i propri genitori scambiarsi epiteti quali «zuccherino mio», «caramellina alla liquirizia del mio cuore», «crostatina al limone»; o […]

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