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Eroica Fenice

Fun & Tech

L’enigma dei numeri primi

Un numero primo è un numero naturale maggiore di uno e divisibile solo per uno e per se stesso. Semplice no? Eppure i numeri primi hanno suscitato l’interesse di tutti i matematici. Ancora oggi sono avvolti da un alone di mistero perché quel che sappiamo di loro non ci basta. Cosa li rende così speciali? Anzitutto i numeri primi, nella loro successione naturale, sono isolati. Lo scrittore Paolo Giordano lo sapeva bene. Ad ispirare il suo romanzo “La solitudine dei numeri primi” è stata proprio la matematica: i protagonisti tendono sempre ad avvicinarsi l’un l’altro, senza mai raggiungersi. Fuor di metafora non ci sono mai due numeri primi vicini tra di loro. Un esempio perfetto è dato dai cosiddetti numeri gemelli, separati da un solo numero pari – per esempio 11 e 13. Si congettura che questi numeri siano infiniti ma in realtà anche le dimostrazioni volte a dimostrarlo sono limitate. Se gli atomi della matematica siano finiti o meno è uno dei problemi maggiori che questi numeri portano. Un problema da un milione di dollari… letteralmente! Ebbene sì. È questo il premio per chi risolve uno dei cosiddetti Millennium Problems, sette problemi irrisolti della matematica, tra cui ovviamente quello dei numeri primi. Eppure intorno a questi famigerati enigmi della matematica i misteri non sono pochi. Basti pensare a Grigory Perelman. Il matematico russo che, dopo sei anni di studio, è riuscito a dimostrare nel 2006 la congettura di Poincaré, una delle proprietà matematiche più dibattute nella branca della topologia. Dopo aver rifiutato l’invito e il premio in denaro, è scomparso.  Solo dopo anni egli ha spiegato alla stampa il motivo del suo rifiuto: un’immeritata scoperta.  Ad oggi la congettura di Poincaré è l’unico dei sette Millennium Problems ad essere stato risolto. Applicazione dei numeri primi: da Reimann alla crittografia digitale asimmetrica Fu nel 1859 che il grande matematico tedesco Georg Bernhard Reimann introdusse una funzione – nota come Zeta di Reimann – che permette di individuare i numeri primi. La validità della Zeta di Reimann è però dimostrata per un miliardo e mezzo di casi. Questa cifra non basta. Riuscire a trovare un nuovo numero primo è operazione complessa anche per un computer. È per questo che i numeri primi sono usati come base di un ampio insieme di codici usati da internet. Negli anni Settanta tre ricercatori – Rivest, Shamir, Adleman – svilupparono un algoritmo fondamentale. Al giorno d’oggi questa scoperta è alla base dei cifrari che proteggono i numeri  delle carte di credito o degli accessi online. Oggetto di questo tipo di crittografia – digitale asimmetrica – sono dunque i numeri primi: più alti sono, più il codice sarà sicuro. Per violare il sistema occorrerà risalire al prodotto dei due numeri primi che hanno generato il grande numero. L’Electronic Frontier Foundation ha messo in palio 150mila dollari per chi troverà un numero primo di un miliardo di cifre, perché sarebbe una garanzia assoluta per la privacy. Nel 2016 è stato scoperto il numero primo più grande. Le sue ventidue milioni di […]

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Notizie curiose

1,618: il numero della proporzione divina

1,618: il numero più discusso e più enigmatico del mondo. Si cela dietro ogni aspetto della natura, dalla botanica all’anatomia, dall’architettura all’informatica, tanto da essere considerato come una firma del creatore stesso. Per questo motivo il numero Φ (=phi) è definito il numero della proporzione divina. Proporzione divina e successione di Fibonacci: Φ nella sezione aurea Quando parliamo di successione di Fibonacci ci riferiamo a una sequenza di numeri in cui ognuno è dato dalla somma dei due precedenti: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89 … Lo scopo del matematico pisano Leonardo Fibonacci era quello di studiare la crescita di una popolazione di conigli. Tuttavia la successione di Fibonacci non è rilevabile solo in questo aspetto della natura: Gran parte dei fiori hanno un numero di petali pari ai numeri presenti nella successione Le infiorescenze sui girasoli seguono due spirali che girano in senso orario e antiorario: ogni spirale contiene un numero di semi presente nella successione (di solito 34 o 55). La stessa cosa avviene per le pigne e per molti altri fiori Solitamente le foglie allineate su un ramo di un albero sono pari a un numero presente nella successione. Vari tipi di conchiglie, come quella del mollusco Nautilus, hanno forme a spirale. Questa particolare forma geometrica, chiamata spirale di Fibonacci, è data dai quarti di circonferenze inscritte nei quadrati con lati equivalenti ai numeri della successione Il rapporto tra le falangi di un uomo è un numero di Fibonacci, come anche il rapporto della lunghezza del braccio e dell’avambraccio Ma cosa c’entra Fibonacci con il numero Φ? Per ottenere il nostro magico numero basterà calcolare il rapporto tra due numeri vicini nella successione. Il valore ottenuto sarà tanto più approssimato al numero 1,618, quanto più in numeri considerati sono alti. Le sue infinite cifre decimali sono state approssimate a diecimila… fin ora! Oltre ad essere il più difficile da approssimare facendo un rapporto tra due numeri interi, è presente in ogni forma e in ogni aspetto. Rapporto, sezione o numero aureo: può un numero regolare le leggi dell’universo?  Sì. Il numero della proporzione divina si trova, oltre che in geometria: Nei frattali, come coefficiente di omotetia In arte. Secondo alcune teorie molti artisti hanno fatto uso della sezione aurea nella pittura, con i disegni appositamente scelti per generare gradimento. È il caso di Giotto, Cimabue, Leonardo, Seurat e molti altri. In architettura invece la sezione aurea è oggetto del Modulor – letteralmente modulo d’oro – di De Corbusier Nella musica. Il violino deve il suo suono alla particolare forma della cassa armonica che, secondo alcuni, è ottimale proprio quando segue la geometria aurea; il pianoforte, con i suoi 13 tasti delle ottave, distinti in 8 bianchi e 5 neri, divisi in gruppi di 2 e 3, segue lo schema dei numeri di Fibonacci. Ma non è tutto: già Pitagora aveva osservato che gli accordi musicali ottenuti da corde le cui lunghezze siano in rapporto come numeri interi piccoli (phi) risultassero particolarmente gradite. Tutti i più grandi musicisti […]

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Cucina & Salute

Cook this page: cucinare non è mai stato così semplice

Cook this page è una novità firmata Ikea. È un “food poster”, una carta da forno con sopra stampati i disegni degli ingredienti necessari per la ricetta scelta e le loro quantità. L’inchiostro commestibile aiuterà anche i principianti nei loro esperimenti ai fornelli. Come funziona Cook this page? Cook this page permette di cucinare in pochi minuti e con pochi strumenti. Il principio che segue è il target di Ikea: così come possiamo montare un armadietto, possiamo cucinare la cena. Le istruzioni per montare il nostro piatto sono scritte sulla carta forno e questa volta non possiamo proprio sbagliare. Cook this page è un kit che comprende non solo la carta forno, ma anche la teglia. Il primo passo è “montare” gli ingredienti: ognuno va disposto sull’apposito disegnino stilizzato. Il pizzico di sale sulla casella del sale, un filo d’olio sulle apposite linee, i mirtilli in fila indiana, ognuno al proprio posto. Dopo aver completato il puzzle passiamo al secondo step: basta arrotolare la carta per mescolare tutti gli ingredienti. Infine basta infornare per il periodo tempo indicato. Semplice no? Il concetto del “fill the blanks” (riempi le caselline) applicato dai cruciverba alla gastronomia. Cook this page: dal Canada ai mercati internazionali Ad avere quest’idea è stata l’agenzia Leo Burnett per Ikea Canada. Per questo motivo Cook this Page non è ancora disponibile in Italia, ma è un’esclusiva canadese. Negli store di Toronto e dintorni le ricette commestibili sono già disponibili sul mercato e sono promosse da molte iniziative culinarie che si coinvolgono tutti i clienti interessati. Semplice e meccanico, questo nuovo modo di cucinare ha suscitato la disapprovazione di molti. I tradizionalisti ritengono che si impari a cucinare solo bruciando le portate e sperimentando i dosaggi. Tuttavia, una volta diventati esperti, nulla ci impedisce di personalizzare la nostra ricetta. Cook this page può essere anche solo un aiuto per i cuochi ai primi passi. In questo modo si può facilmente passare dal meccanico assemblaggio al fantasioso esercizio creativo. Tuttavia quest’idea ha già conquistato il marketing a causa della sua simpatia, del design  accattivante, inequivocabilmente firmato Ikea e della funzionalità. La nuova invenzione passa da uno schermo all’altro attraverso un video – ormai virale – che mostra il funzionamento della magica carta da forno. Come risulta nella campagna pubblicitaria, con Cook this page “Ikea vuole dimostrare che essere creativi può essere deliziosamente semplice”.

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Cucina & Salute

Storia e diffusione della pizza: un orgoglio tutto italiano

Ogni giorno in Italia si preparano e si vendono circa 5 milioni di pizze. È il più tipico dei piatti italiani, amato da molti se non da tutti. Come sappiamo, prima di fare il giro del mondo è nato dall’ingegno del napoletano Raffaele Esposito, figura  ormai mitica. Ma è stato davvero lui ad inventare la pizza? «L’amante perfetto è quello che si trasforma in pizza alle quattro del mattino» – Charles Pierce Siamo nel 1600 ed è ormai assodato l’uso della “schiacciata di pane“. Non è altro che pasta per pane cotta nel forno a legna e condita con aglio, strutto e sale grosso. La sua versione barocca aveva persino caciocavallo e basilico! Ne fu creata la variante con le acciughe, con la mozzarella, con i “cicinielli” – i bianchetti napoletani – e ancora la variante a portafoglio, ripiegata su se stessa, o quella con ripieno, l’attuale calzone. Ma il primo vero e proprio passo verso la pizza moderna fu sostituire lo strutto con l’olio. Non manca qualcosa? Un tassello principale, la salsa di pomodoro. Importato dal Perù, solo nella seconda metà del 1800 qualcuno ebbe l’idea di stendere il pomodoro sulla pizza. Ed eccoci arrivati alla fatidica data: 1889. I sovrani d’Italia Umberto I e sua moglie Margherita, in visita alla città di Napoli, assaggiarono in questa occasione tre pizze preparate dal più grande pizzaiolo napoletano, Raffaele Esposito: la pizza alla Mastunicola (strutto, formaggio, basilico), la pizza alla Marinara (pomodoro, aglio, olio, origano) e la pizza pomodoro, mozzarella e basilico. Quest’ultima, richiamando i colori del vessillo italiano, fu dedicata alla regina. Ella apprezzò tanto il gesto e ringraziò il pizzaiolo per iscritto. Lusingato egli si sdebitò dando alla sua creazione (sua?) il nome di Margherita. «Ti offro una bella pizza… i soldi ce li hai?» – Totò La prima pizzeria nasce a Napoli, naturalmente. Anno 1830: la Pizzeria Port’Alba – aperta tutt’oggi – si trova a fianco dell’arco che da piazza Dante immette in via Costantinopoli. Molto tempo dopo, divenne un ritrovo di artisti e scrittori famosi. Si dice che lì D’Annunzio scrisse i versi della canzone A vucchella. Tra i frequentatori illustri ricordiamo anche Salvatore Di Giacomo, che alla pizza ha dedicato molti versi, e Alexandre Dumas. Egli scrisse che « la pizza è una specie di stiacciata come se ne fanno a St.Denis: è di forma rotonda, e si lavora con la stessa pasta del pane. A prima vista è un cibo semplice: sottoposta a esame apparirà un cibo complicato ». E così la pizza potè iniziare il suo tour. Arrivò prima in America che nel nord Italia! Solo dopo la seconda guerra mondiale con le emigrazioni verso il triangolo industriale la pizza esce dai confini del meridione per sbarcare al nord. Dal 1989, con la caduta del muro di Berlino, si assiste ad una nuova migrazione verso l’Europa dell’Est. E così la nostra pizza arriva in tutti i continenti e, dove arriva, conquista. «Fatte ‘na pizza e lievete ‘o sfizio» – Pino Daniele E mettendo la nostra pizza nelle mani degli altri non potevamo evitare le numerose variazioni o meglio… aberrazioni! Basta pensare alla pizza […]

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Fun & Tech

A Dubai arriva Reem, il primo poliziotto robot

Si chiama Reem, è un poliziotto, parla sei lingue ed è estremamente bravo a ricordare e sorvegliare. Ma la particolarità che lo rende unico è un’altra. Reem è il primo poliziotto robot della storia. Reem: il primo automa ad essere arruolato nelle forze dell’ordine Siamo a Dubai, città che diventa ormai “leader mondiale nelle tecnologie smart cities“. Il primo cyber-poliziotto della storia è un robot con fattezze umane. Si muove su agili ruote che gli permettono tutti i movimenti di base. Con un’altezza di 170 centimetri e il peso di un quintale dà la caccia al crimine meglio di chiunque altro.  Al crimine ma non ai criminali! Infatti Reem non è capace di arrestare un individuo perché non è stato programmato per questo. I suoi compiti sono altri: può aiutare nella riscossione dei pagamenti,  raccogliere denunce o segnalare incidenti, scattare fotografie o, attraverso il riconoscimento facciale, individuare qualcuno. E ancora può mappare un edificio e muoversi in completa autonomia. Infine è perfettamente in grado di fornire informazioni ai turisti. Infatti può esprimersi in sei lingue diverse – tra cui l’arabo – e il suo schermo touch screen è dotato di ogni mappa utile. Particolarmente interessante è anche la sua abilità di cambiare espressione del viso a seconda delle parole che ascolta e inizia e termina ogni conversazione con un saluto. Ma a tutto c’è un limite. Reem non può lavorare per più di otto ore; la sua batteria non dura oltre. Reem può svolgere molte funzioni ma è pure sempre un robot: per questo sarà presto affiancato agli agenti in carne e ossa. I genitori di questo automa lo hanno presentato durante il Gulf Information Security Expo & Conference, forum del settore sicurezza svoltosi dal 21 al 23 maggio. Alla fiera ha attirato l’attenzione perchè ha svolto gli ospiti con il saluto militare. A produrlo è stata la Pal-Robotics spagnola. Robot. Reem è realtà o fantascienza? Il futuro di Dubai sembra già intraprendere una strada ben precisa. Il programma per il 2030 è di sostituire almeno il 25 per cento dei poliziotti umani con altrettanti robot. I punti a favore del progetto sono molti. Come spiega Khalid Nasserl Al Razouqi, direttore generale del dipartimento Smart Services della polizia di Dubai, “non hanno bisogno di assicurazione medica o addestramento, sono subito pronti a interagire con i residenti e con i milioni di turisti che camminano nelle nostre vie“. Ovviamente un cambiamento del genere avverrebbe consciamente all’inevitabile aumento della disoccupazione, ma questo dato non sembra fermare lo sviluppo tecnologico del pianeta. Il tema non interessa solo Dubai ma anche nazioni come la Cina e il Giappone. In Giappone, per esempio, si è molto discusso del fatto che nel mese di marzo 34 operai siano stati licenziati e sostituiti da un software di intelligenza artificiale. Nonostante sembri ancora fantascienza questo è solo il primo passo verso una vera e propria convivenza con i robot. Passeranno dalla sorveglianza, all’assistenza, fino quando non saranno una presenza costante nella nostra vita.  

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Cucina & Salute

10 motivi per cui scegliere il curry: tipologie e proprietà

Il curry è una miscela indiana di spezie elaborata in differenti formule con la combinazione di una decina di ingredienti. Si tratta di spezie tostate in padella e pestate in un mortaio: cumino e curcuma sono i principali ingredienti e sono i responsabili della colorazione di sfumature intorno al giallo ocra e giallo senape. Nella versione classica ci sono anche cannella, chiodi di garofano, coriandolo, fieno greco, noce moscata, pepe nero, peperoncino e zenzero. Breve storia del curry I primi mercanti della Compagnia delle Indie nel 1700 di ritorno dai loro viaggi portarono in Inghilterra l’abitudine indiana degli alimenti piccanti e speziati ma gli Inglesi non sapevano preparare la miscela. Cominciò così a crearsi un mercato di spezie già confezionate e pronte all’uso. Già il secolo successivo il curry entrava a far parte dei repertori gastronomici delle cucine internazionali. In India questa miscela di spezie è nota con il nome di masala. Deve il suo nome occidentale alla parola cari, pronuncia errata della parola che nella lingua Tamil significa salsa. Composizione chimica e valori nutrizionali Minerali: potassio, fosforo, sodio, calcio, ferro, magnesio, rame, zinco, manganese, selenio. Vitamine: A, B1, B2, B3, B6, C, E, K, J. Zuccheri: destrosio, fruttosio, saccarosio, galattosio Calorie: 320cal per 100g Proprietà terapeutiche del curry Antinfiammatorio e antiossidante: Il curry allevia l’affaticamento del fegato proteggendolo dalle tossine. Giova allo stomaco e all’intestino. Secondo lo studio condotto nel 2005 dal professor Giovanni Scapagnini la curcumina sarebbe un rimedio contro l’invecchiamento e la morte neuronale. Digestivo: La curcumina presente nel curry è un polifenolo che presenta molteplici effetti benefici per l’apparato digerente, soprattutto nella fase digestiva e nella regolazione del metabolismo. Per l’aerofagia invece agiscono il cumino e lo zenzero. Antibatterico: Secondo lo studio dell’Oregon State University il curry stimola l’attività della proteina CAMP, utile per il sistema immunitario. È quindi un valido aiuto alle infezioni e ai batteri che vengono sconfitti grazie alle proprietà dei chiodi di garofano. In caso di emergenza il curry può anche essere usato per medicare piccole ferite. Antitumorale: Previene il tumore all’esofago, polmoni, fegato, reni, e intestino. Secondo gli studi della dottoressa Karen Knudsen agisce stimolando l’azione dei farmaci antitumorali che non sono efficaci contro le cellule che resistono alla cura. Rallenta la crescita del tumore alla prostata. Anticoagulante: Previene l’artrite, i reumatismi e l’arteriosclerosi. È utile alle malattie cardiovascolari perché regola i ritmi cardiaci e la circolazione sanguigna. Brucia i grassi: è per questo che viene inserito in alcune cure dimagranti Secondo alcuni studi può contrastare le malattie patologiche neurodegenerative, in primis l’Alzheimer. Riduce i livelli di colesterolo e regola l’indice glicemico: è un valido aiuto contro il diabete Tipologie, ricette e controindicazioni del curry Il gusto è decisamente piccante ma di intensità variabile. Le tipologie vanno da mild cioè leggermente piccante a sweet, molto piccante. I metodi di preparazione del curry variano di paese in paese. La combinazione dei vari ingredienti determina la colorazione del curry: dal giallo al rosso. Spesso questa miscela di spezie è associata a piatti a base di […]

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Cucina & Salute

Da una lite al tribunale: l’odore di frittura diventa reato

Fa ingrassare, intasa le arterie e potrebbe portarvi in cassazione! L’odore di frittura non è più da sottovalutare dopo la sentenza della Corte di Cassazione riguardo le cosiddette “molestie olfattive”. Crescono le proteste nei condomini. Da una lite al tribunale, causa odore di frittura Il fatto risale a pochi giorni fa, quando con la sentenza 14467/2017 la Corte di Cassazione ha condannato per la prima volta una coppia di coniugi con l’accusa di molestie olfattive. Il reato è inquadrato nel “getto pericoloso di cose”, punito all’articolo 674 del codice penale. Odori che invadono cortile e scale di abitazioni comuni non sono esclusi. È toccato ad una coppia di Monfalcone, in provincia di Gorizia. I settantottenni sono stati accusati per l’emissione di fumi, odori e rumori molesti. La causa di questi disagi era una foratura nella canna fumaria che, insieme agli odori, trasmetteva anche i discorsi quotidiani. Fori o lesioni alla canna fumaria non sono da sottovalutare! Le liti che nascono per questo motivo sono tantissime, un milione di cause ogni anno. Il risarcimento si aggira tra i 1.000 e i 1.500 euro se riguarda le abitazioni. Se si tratta di ristoranti che non sono a norma la situazione si aggrava. Secondo l’avvocato Matteo Santini, consigliere dell’ordine di Roma ed esperto in diritto condominiale, alla base di queste liti ci sarebbe un problema culturale. Le lamentele nascono quando siamo invasi non dall’odore della pasta al pomodoro ma da quello del curry o dell’aglio. E risultano dunque inevitabili dal momento che molto spesso in uno stesso palazzo abitano persone di diversa etnia. Ma di qualsiasi etnia si tratti, il fritto è comune denominatore Seppur con modalità e ingredienti diversi la frittura accomuna ogni paese. È un metodo di cottura noto fin dall’antichità.  Il fritto Giapponese si chiama tempura. È una tecnica occidentale portata dai coloni portoghesi che in tempo di quaresima friggevano in questo modo verdura e pesce. Nella tempura giapponese la frittura è definita leggera per lo shock termico che si crea tra la pastella freddissima e l’olio bollente. In India la pastella per il fritto è preparata con la farina di ceci. Pakora, samosa, falafel: questi sono i piatti più noti. Il sapore è decisamente speziato. Da non dimenticare il grade fritto alla romana, tipico della vigilia di Natale, occasione per cui viene servita la frittura di ogni portata: dalle verdure, al pesce, al dessert. E infine abbiamo il fish and chips irlandese. Ormai è diffuso ovunque, soprattutto nel mondo anglosassone. In Irlanda però la particolarità è la preparazione della pastella con l’immancabile birra. Il fritto è da condannare del tutto? Temperatura, materia e quantità: i fattori per un buon fritto Ogni cibo ha la sua temperatura: 160°C per verdure e carne, 170°C per pesce e dolci, 180°C per patatine e crocchette. Dunque la scelta avviene a seconda della dimensione. I cibi fritti vanno disposti su carta assorbente prima di essere serviti. Il secondo consiglio è usare molto olio. In questo modo si forma sul cibo una crosticina croccante che forma un guscio e non permette […]

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Fun & Tech

Dove ho parcheggiato? Google Maps in nostro aiuto

A chi non è capitato di perdersi alla ricerca della propria auto dopo aver parcheggiato? La nuova versione di Google Maps giunge in nostro aiuto, ricordandoci il posto in cui ci siamo fermati prima di scendere. Una nuova funzione di Google Maps ritrova il parcheggio della nostra auto Innanzitutto non si tratta di una nuova applicazione bensì di una funzione aggiuntiva. È infatti possibile scaricare una versione beta – ossia non ancora definitiva – dell’app Google Maps per chiunque abbia la curiosità di testare le novità. Tra queste la funzione memo del parcheggio. Una volta scaricato l’aggiornamento, la nuova opzione “save your parking” permetterà di salvare il posto auto in cui abbiamo parcheggiato. Tuttavia si tratta di una funzione attivabile solo manualmente. Con un click sul bollino blu che indica la nostra posizione abbiamo la possibilità di salvare il punto del parcheggio dove ci siamo fermati e dove abbiamo lasciato l’automobile. Una P bianca ci indicherà la destinazione da raggiungere al ritorno e, per chi vuole essere più sicuro, sarà possibile aggiungere note e fotografie alla localizzazione. Un’altra utile funzione permette di impostare un timer dal momento in cui abbiamo parcheggiato: conoscere il tempo di permanenza può servire per regolarci in caso di scadenze da rispettare. Apple Maps vs Google Maps: apprezzabile passo in avanti Apple Maps aveva offerto questo servizio già l’anno scorso e, per di più, si tratta di un servizio migliore. Infatti Apple Maps consente il salvataggio automatico della posizione dell’automobile mentre con Google Maps la funzione può essere attivata soltanto manualmente. Si tratta comunque di un passo in avanti: dopo l’addio ai CAPTCHA  – per cui non dovremo più dimostrare di essere esseri umani – Google ci presenta questa utile novità e ci risparmia il tempo che avremmo impiegato per cercare la nostra auto e soprattutto un’inevitabile crisi di nervi!

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Cinema & Serie tv

La granduchessa Anastasia torna sugli schermi

Dopo Aurora, Cenerentola e Belle, ritorna sugli schermi televisivi la granduchessa Anastasia! Rivivremo la storia della principessa russa che ci ha fatto tanto sognare ma con qualche differenza: non sarà un film a riportarla in vita bensì una serie televisiva. Anastasia: un classico senza tempo Era l’anno 1916 e mio figlio Nicola ero lo zar di tutte le Russie. Stavamo festeggiando il trecentesimo anniversario dell’ascesa al trono della nostra famiglia e quella sera nessuna stella era più brillante della nostra dolce Anastasia, la mia più giovane nipote. Queste le prime parole del film d’animazione, pronunciate dalla nonna della principessa ed ha inizio la magia. La morte della granduchessa Anastasia Nikolaevna Romanova di Russia è uno dei più grandi misteri del ventesimo secolo. Ella sarebbe stata assassinata all’età di diciassette anni durante la rivoluzione bolscevica. Era il 17 luglio del 1917. Il mancato ritrovamento del suo corpo ha alimentato una serie di leggende secondo le quali ella è sopravvissuta. Molte donne nel corso degli anni si sono fatte avanti rivendicandone l’identità. È proprio da queste leggende che nasce il famoso lungometraggio prodotto da Don Bluth e Gary Goldman nell’anno 1997. Ed esattamente vent’anni dopo la storia della principessa viene rispolverata. La magia ritorna ma con qualche sorpresa Non dobbiamo aspettarci una trasposizione fedele al film d’animazione, la prima novità è già stata svelata: si tratterà di una serie televisiva. Lo stile sarà simile a quello di Once Upon a Time e sarà ambientata nella Parigi degli anni ’20. Anastasia, dopo essere fuggita dalla Russia, si unirà a un’agenzia di spionaggio che lavora per evitare lo scoppio della guerra mondiale. Il lungometraggio tanto amato Anastasia tornerà in vita grazie al network americano Freedom, la rete televisiva di proprietà della Walt Disney Company. Ancora nessun membro del cast è stato deciso. I produttori esecutivi saranno Daniel Mackey, Seth Fisher, Joseph McGinty Nichol – meglio noto come McG, noto per aver lavorato per OC e Shadowhunter – e Mary Viola. Sarà strano vedere la dolce Ania nei panni di una spia e sarà difficile far rivivere la magia del film d’animazione, compito arduo per chi tenta una rilettura di qualsiasi capolavoro. Siamo tuttavia curiosi di rivedere la granduchessa Anastasia che non ha mai abbondato i nostri cuori.

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Eventi nazionali

8 marzo: ingresso gratuito ai musei per le donne

Anche quest’anno, in occasione della giornata internazionale delle donne, musei e luoghi di cultura statali saranno accessibili gratuitamente per tutto il popolo femminile.  L’iniziativa aveva preso il via già l’anno scorso ed è stata riproposta dal ministro Dario Franceschini. Ad annunciarlo il MiBact, ministero per i beni, le attività culturali e il turismo, che ha specificato che l’omaggio culturale sarà valido anche per le visite presso tutti i siti archeologici e monumenti statali. Anche la campagna social celebra la donna Oltre trenta locandine digitali animeranno in questi giorni il profilo instagram del MiBact (@museitaliani) fino alla data dell’8 marzo. Sul social si celebra la figura femminile proponendo una galleria iconografica di donne che hanno fatto la storia. Sotto ogni foto la corrispondente didascalia esplicativa: dalla poetessa greca Saffo, alla modella Jane Burden, da Maria Callani a Madame de Steal. Quale modo migliore di esaltare la donna se non ripercorrendo la sua storia? Sotto ogni foto ricorre l’invito a visitare i musei durante il giorno della festa della donna. A rendere più coinvolgente l’iniziativa è l’utilizzo dell’hastag #8marzoalmuseo. Utilizzando quest’ultimo i visitatori sono invitati a fotografare, postare e condividere le foto scattate alle icone femminili durante questa giornata. Dipinti, sculture, arazzi, vasi e affreschi raffiguranti la figura femminile popoleranno il social, così come sta avvenendo in questi giorni sul profilo del ministero. Ma non è l’unica iniziativa organizzata per l’ 8 marzo In molti musei saranno organizzate visite guidate ed eventi speciali sui più disparati argomenti riguardo il settore. Ci saranno mostre riguardo il costume delle donne nei secoli, vari excursus sulla donna nell’arte, la figura femminile nel Paradiso e così via. Al sito web di riferimento del MiBact – www.beniculturali.it/8marzo2017 – si può consultare l’elenco degli appuntamenti culturali organizzati in Italia per l’occasione. Al momento sono circa novanta, divisi per regione. Nello specifico, per la Regione Campania, troviamo le seguenti iniziative:   AVELLINO La Giornata Internazionale della donna a Bisaccia CASERTA Il corredo di un’antica sposa sulla via Appia (Santa Maria Capua Vetere) Donne sidicine: immagini, voci, storie (Teano) Casta, pia, lanifica, domiseda. Profili di donne dal Sannio antico (Alife) …in piedi Signori, davanti a una Donna! (Maddaloni) Mostra alla Reggia di Caserta L’Archivio di Stato di Caserta presenta “Letture di donna” NAPOLI La vita di una principessa (Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes e Museo delle Carrozze) Donne del Novecento (Castel Sant’Elmo e Museo del Novecento a Napoli) Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia: una questione ‘femminile’ (Villa Floridiana) Pompei Scavi, 8 Marzo: apertura straordinaria Casa della Venere in Bikini Donne a Neapolis (Museo archeologico nazionale di Napoli) Visite straordinarie del Complesso monumentale di Carminiello ai Mannesi a Napoli 8 MARZO AL MANN. Donne e dee. Alla riscoperta dell’universo femminile nell’antichità SALERNO Donne di Paestum. Visioni oltre il mito/2 (Capaccio, Parco Archeologico di Paestum) Storie di donne del passato. Sentimenti e musica, abiti e profumi (Eboli) Al femminile. Tesori dalla Valle del Sarno Immagini femminili in Certosa (Padula, Certosa di San Lorenzo)

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Attualità

Maturità 2018: le modifiche apportate e cosa aspettarsi

La riforma Renzi-Giannini modifica l’esame di maturità, per quanto riguarda le modalità di ammissione e svolgimento. Nulla da temere per i maturandi di quest’anno! I cambiamenti apportati dalla Buona Scuola interesseranno l’anno 2018. I requisiti per l’ammissione Come sempre, per essere ammessi sarà necessario aver frequentato i 3/4 del monte ore previsto a seconda dell’indirizzo scolastico. La novità riguarderà invece l’alternanza scuola-lavoro: bisognerà aver partecipato alle 200 ore per i licei e 400 ore per gli istituti tecnici o professionali. Requisito fondamentale sarà il possesso di una valutazione precedente, ottenuta attraverso le prove invalsi. Tuttavia si potrà essere ammessi alla maturità con la media del 6, compreso il voto di condotta, e non sarà più necessaria, dunque, la sufficienza in tutte le discipline. Ma i cambiamenti non interessano solo gli alunni. Anche i presidenti della commissione saranno accuratamente scelti tra un insieme di insegnanti formati ad hoc. Novità anche per le modalità di svolgimento Come accennato, gli studenti devono sottoporsi allo svolgimento delle Prove Invalsi, in un periodo diverso da quello degli esami. Le materie su cui verteranno le prove saranno italiano, matematica e inglese e il voto non influirà sulla valutazione finale. Nonostante quest’ultimo sia espresso ancora in centesimi, i parametri saranno invece diversi. Fino a quest’anno il credito era pari a 25 punti per il triennio finale, ma dal 2018 saranno dati un massimo di 12 punti al terzo anno, 13 al quarto e 15 al quinto. A questi saranno aggiunti i punti delle due prove scritte, che potranno raggiungere un massimo di 20 punti ciascuna. Due prove scritte? Ebbene sì, la novità principale riguarda l’abolizione delle terza prova. Gli ultimi punti per la valutazione finale saranno quelli della prova orale, che da 30 passano a 20. Addio anche alla tesina. C’è la possibilità che essa sia sostituita da una relazione sull’attività scuola-lavoro svolta durante l’anno scolastico, il che sarà anche argomento del colloquio. La seconda prova potrà essere in forma scritta, grafica, compositiva/esecutiva o mista. Avrà come oggetto una materia caratteristica dell’indirizzo, come da tradizione, ma le tracce potranno essere multidisciplinari.  Ancora un cambiamento per quanto riguarda il bonus di 5 punti integrativi. Questi saranno eventualmente assegnati a chi abbia ottenuto un punteggio di almeno 30 punti di credito e 50 alle prove di esame. Infine, al diploma sarà allegato il curriculum dello studente. Al suo interno saranno registrati i livelli di apprendimento raggiunti, valutati attraverso le Prove Invalsi. In questo modo il giudizio sarà estremamente oggettivo e uniforme in tutt’Italia. Maturità 2018: lavori in corso… Il testo passerà al vaglio e per questo motivo potrebbero esserci dei cambiamenti prima che diventi esecutivo. La questione maturità quindi non è conclusa. In più dal decreto legislativo sembra che ci siano cambiamenti anche per quanto riguarda la prova di italiano. Essa consisterà «nella redazione di un testo di tipo argomentativo riguardante temi di ambito artistico, letterario, filosofico, scientifico, storico, sociale, economico e tecnologico. La prova può essere strutturata in più parti, anche per consentire la verifica di competenze diverse, in particolare la comprensione degli aspetti […]

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Notizie curiose

Intelligenza artificiale: le macchine sostituiscono gli uomini

Non si tratta di fantascienza o di previsioni apocalittiche bensì del presente. È quello che sta succedendo in Giappone: dal mese di marzo trentaquattro operai saranno licenziati e sostituiti da un software di intelligenza artificiale. La novità imminente interessa un’importantissima compagnia di assicurazione, la Fukoku Mutual Life Insurance. Efficienza, velocità, autonomia: i PRO del sistema robotico Esso si basa su Ibm Watson Explorer, una tecnologia cognoscitiva «in grado di pensare come un essere umano». Esso può accedere a tutti i dati in modo tale da poter gestire le prestazioni di business. Secondo le parole dei creatori «potrà analizzare e interpretare migliaia di dati complessi, includendo immagini e video». Elevata intelligenza e soprattutto autonomia: queste le parole chiavi del successo. Attraverso l’utilizzo di questo software le liquidazioni sanitarie saranno calcolate dai computer, tenendo conto di molte variabili. Per giunta il tutto avverrà a una velocità senza precedenti. L’azienda ha però precisato che i pagamenti calcolati dalle macchine dovranno passare sotto la supervisione di un membro del personale. L’investimento sarà recuperato in soli due anni e saranno risparmiati in questi ventiquattro mesi 140 milioni di yen, equivalenti a 11,5 milioni di euro. Si prospetta un aumento della produttività della compagnia del 30%. Intelligenza artificiale: reazione a catena Il successo genera invidia ma il passaggio successivo è l’emulazione. Altre compagnie assicurative giapponesi hanno dichiarato di voler seguire l’esempio sopra citato. Tra queste la Japan Post Insurance che vuole rendere automatico il calcolo delle liquidazioni. Addirittura, durante il mese di febbraio, anche il ministro dell’economia giapponese aderirà a quest’iniziativa. Verrà introdotto, in via sperimentale un sistema di intelligenza artificiale che avrà il compito di aiutare i dipendenti pubblici. Il Giappone è un paese all’avanguardia riguardo l’utilizzo di hi tech e intelligenza artificiale. Basti pensare all’estate 2015, anno in cui a Nagasaki è stato inaugurato l’Henn-na Hotel: ad accogliere gli ospiti e occuparsi delle pulizie, robot con fattezze umane. Ma i dati per il futuro sono sconcertanti, dato che si calcola che entro il 2035 circa la metà di tutti gli impieghi potrebbe essere svolta dai robot. Quale potrebbe essere la risposta europea? Lo scorso maggio al Parlamento si parlava dell’introduzione di una tassazione sui sistemi di automazione, proporzionata al contributo che gli stessi garantirebbero all’ecosistema aziendale.  

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Culturalmente

Liceo classico: studiare il passato nella lingua del futuro

Nasce il primo liceo classico bilingue, dove le lezioni saranno svolte in lingua inglese. La novità interessa il liceo “Tito Livio” di Milano. Un “progetto d’eccellenza”: queste le parole usate dalla preside Amanda Ferrario, che ha promosso l’iniziativa che partirà a settembre, coinvolgerà una classe terza e avrà durata per l’intero triennio. Una grande novità per il liceo classico Il 50% delle ore per ogni disciplina non linguistica saranno insegnate in lingua inglese. E i docenti a cui sarà affidato questo compito sono stati accuratamente scelti e precedentemente formati, in possesso della certificazione C2 nella suddetta lingua. La materia inglese passerà da tre a quattro ore settimanali e alle quattro ore curriculari di latino ne saranno aggiunte due in cui la lingua verrà insegnata in inglese. Le uniche discipline insegnate interamente in italiano saranno la lingua greca e italiana. L’esame di maturità si svolgerà come in tutti gli altri licei ma gli studenti entreranno in possesso del “passaporto IELTS”. La presentazione alle famiglie del programma di studi avverrà il giorno 21 gennaio alle ore 9.30 nell’auditorium del liceo interessato. Saranno fornite in questa occasione informazioni più approfondite sulla didattica e sulla procedura di ammissione. Procedura di ammissione? Ebbene sì. Il requisito per l’ammissione è la certificazione minima di livello B2 della lingua inglese. I ragazzi dovranno poi affrontare un test, la cui data è da fissare nel mese di maggio. Le domande del test verteranno su latino, matematica e cultura generale.  I migliori 25 accederanno a questo corso di studi. Dunque il nuovo indirizzo sarà destinato agli studenti più meritevoli che avranno senz’altro un passo in più nel loro futuro. Anche le attività previste per il percorso scolastico non faranno altro che ampliare gli orizzonti ai ragazzi. Essi infatti avranno modo di partecipare ad esperienze formative e di alternanza scuola-lavoro all’estero. Dalle parole della preside Ferrario sembra che sia «previsto anche un periodo Erasmus in scuole di eccellenza come Oxford». Quale migliore idea di innovazione per un indirizzo di studi che mai come oggi viene accusato di essere inchiodato al passato?

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Attualità

POST-TRUTH è eletta parola dell’anno

Dopo la scorsa elezione a “non parola” dell’anno 2015 di un’emoji (per la precisone, l’emoticon che ride), nel 2016 l’Oxford English Dictionary sceglie la parola post-truth. Quale scelta più appropriata e simbolica? In essa vediamo riflessi i risultati delle recenti vittorie elettorali della Brexit e di Donald Trump, nonché la contraddizione che domina la nostra realtà. Che cos’è la post-truth? La parola è stata usata per la prima volta nel 1992 dal commediografo serbo-americano Steve Tesich, che non gli aveva però attribuito il significato attuale. Un’approssimativa traduzione italiana potrebbe essere verità post fattuale o post-verità. Il prefisso non si riferisce a una successione cronologica bensì a un superamento della verità. La post-truth è l’irrilevanza della verità in “circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti nel formare l’opinione pubblica del ricorso alle emozioni e alle credenze personali”. Per esempio, l’ultimo referendum in Inghilterra riguardante la Brexit è stato influenzato da informazioni false diffuse in rete, secondo le quali il paese pagava all’Unione Europea 350 sterline settimanali. Gli elettori non hanno verificato la veridicità dei fatti, anzi li hanno accettati come veri. E quando le notizie sono state smentite l’opinione pubblica è rimasta testarda. Notizie false e post-verità: psicologia della menzogna Perché accettiamo le false notizie anche dopo che sono state confutate? Alcune caratteristiche del cervello umano lo rendono incline ad accogliere le bugie e diffonderle. Involontariamente il nostro cervello ci spinge ad ignorare quei fatti che lo costringerebbero a lavorare di più. E così accogliamo le prove a favore dell’idea acquisita e rifiutiamo quelle che la smentiscono. Nulla di nuovo: quando ci troviamo di fronte alla più spietata verità, ci basta chiudere gli occhi.  Ma non è tutto… Secondo alcuni studi le prove contro l’idea già assorbita non fanno altro che rafforzarla! La causa può essere cercata nel periodo storico in cui viviamo. Il principio di autorità è stato ribaltato. Se una notizia smentita non fa altro che essere rafforzata il motivo è da cercare nella perdita di fiducia nelle istituzioni. Quale esempio migliore del web dove ogni giorno circolano bufale che attirano l’attenzione dei lettori e sono condivise in maniera virale? Senza contare il fatto che si preferisce dare ai lettori ciò che vogliono sapere anziché la verità. È chiaro che non è mai esistito un contesto politico senza manipolazioni e bugie. Secondo il filosofo Friedrich Nietzsche la verità non esiste; è solo uno strumento del potere. Ma la semplice scelta di “post-truth” come parola dell’anno la dice lunga. Può la verità essere un optional?    

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Attualità

Amazon Dush Botton: il nuovo modo di fare acquisti

In esclusiva per i clienti Amazon Prime, arriva anche in Italia Amazon Dush Botton. Si tratta di un dispositivo connesso tramite WI-Fi associato ad un prodotto a scelta del compratore. Quando il prodotto sta per finire basta premere “Dush Botton” per effettuare automaticamente l’ordine online. Configuralo, premilo, ricevilo: niente di più semplice Prima di tutto Amazon Dush Botton va configurato. Il dispositivo può essere facilmente gestito dall’applicazione Amazon. Per funzionare necessita solo di una connessione Wi-Fi. Premendo l’apposito bottone l’ordine sarà effettuato automaticamente e spedito all’indirizzo precedentemente specificato. A scanso di equivoci non potrà essere effettuato un nuovo ordine prima di aver ricevuto il precedente. Amazon Dush Botton ha le dimensioni di una pen-drive. È dotato di un comodo adesivo e di un gancio, in modo da essere posizionato lì dove serve. Se l’ordine è avvenuto correttamente l’indicatore diventa verde; in alternativa si illumina di rosso. I marchi disponibili in Italia sono già 27 e spaziano dai prodotti alimentari a quelli per la cura del corpo e dell’ambiente. Il dispositivo può essere acquistato al costo di 4.99€, che verrà rimborsato dopo il primo utilizzo. I clienti possono già ordinarlo; la consegna avverrà a partire dal 15 novembre. Amazon Dush Botton: l’evolversi dello shopping online Negli Stati Uniti il dispositivo funziona già da un anno. L’intento di Amazon è quello di offrire un sistema che, con il costante utilizzo, diventi indispensabile. La comodità di Amazon Dush Botton sta nell’acquisto quasi automatico dei prodotti di uso quotidiano, una comoda soluzione per chi lavora tutto il giorno. Inizialmente l’idea sembrava alquanto bizzarra, ma nei paesi in cui è attivo, Amazon riceve in questo modo tremila ordini al minuto. «Abbiamo tutti vissuto la frustrazione di terminare le scorte di prodotti di uso quotidiano. Dash Button offre la comodità degli acquisti 1-Click da ogni luogo della casa, quando le scorte stanno terminando, rendendo più semplice che mai fare un ordine: basta premere il pulsante e il prodotto è ordinato e in dirittura di arrivo». Queste le parole di Daniel Raush, il Director di Amazon Dush. Ma questo dispositivo è stato superato da un’altra idea di Amazon: Dash Replenishment. Si tratta del servizio cloud che consente ai produttori di dispositivi di abilitare i propri prodotti in modo che ordinino in automatico gli articoli. Il modo di fare acquisti è decisamente cambiato con lo shopping online ma, a quanto pare, il processo di innovazione non vede limiti.

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Attualità

Italian Council: un sostegno per l’arte contemporanea

Sull’esempio dell’organizzazione culturale britannica, anche l’Italia avrà il suo Italian Council, a sostegno dell’arte contemporanea. “Nasce una nuova struttura per sostenere l’arte contemporanea nazionale: abbiamo deciso di chiamarla Italian Council e sull’esempio del British Council e della Mondriaan Fonds, opererà in sinergia con il ministero degli Affari esteri e la rete mondiale degli Istituiti italiani di cultura, sia per incrementare le collezioni pubbliche attraverso la promozione e l’acquisizione di opere di artisti italiani contemporanei, sia per rafforzare la presenza dei nostri autori sulla scena internazionale“. Queste le parole di Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.  Italian Council: un organismo per sostenere l’arte contemporanea La notizia arriva in occasione della dodicesima edizione della Giornata del Contemporaneo, tenutasi sabato 15 ottobre. Il grande evento, che dal 2005 AMACI (Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiana) dedica all’arte contemporanea e al suo pubblico, ha visto moltissime iniziative in Italia, tra mostre, gallerie, fondazioni. Ma ciò che più ha segnato quest’edizione è l’annuncio della nascita di questo nuovo organismo. Italian Council avrà lo scopo di “promuovere la produzione, la conoscenza e la disseminazione della creazione contemporanea italiana nel campo delle arti visive, continuando a incrementare le pubbliche collezioni tramite iniziative che consentiranno la promozione e l’acquisizione di opere”. Ma, coerentemente alle sue finalità, l’ufficio potrà farsi promotore di iniziative anche con privati. Secondo le notizie del MiBACT (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo), questa struttura opererà all’interno della Direzione Generale arte e architettura contemporanee e periferie urbane. L’idea nasce dalla collaborazione con un comitato direttivo composto da rappresentanti della stessa Direzione Generale e del comitato delle fondazioni per l’arte contemporanea. La proposta era già stata tentata da tempo. Un’agenzia per la valorizzazione dell’arte italiana sarebbe di certo un aiuto per gli artisti contemporanei, che nutrono purtroppo di scarso sostegno. 

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