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Eroica Fenice

Fun & Tech

SKY Q, il nuovo modo di guardare la TV

“Dimenticatevi la parola decoder, da oggi nasce un nuovo modo di guardare la televisione, un modo che tiene conto delle diverse esigenze, del tempo libero che uno ha a disposizione e che è uno dei nostri beni più prezioso“. Risuonano interessanti le parole di Andrea Zappia, amministratore delegato di Sky Italia. Alla recente presentazione di Sky Q egli ha esposto le potenzialità del nuovo non-decoder. Sky Q: addio al decoder A quanto pare si tratta di una piattaforma tecnologica che consente di guardare i programmi, lineari, on demand e registrati, su tv e device e senza cavi. Zappia lo ha definito “un sets box che in realtà è un piccolo computer“. Il gioiello di Sky Q sarà Sky Q Platinum, il pezzo principale del nuovo metodo di trasmissione dati. Esso sarà collegato alla parabola e alla rete internet come tutti gli altri decoder Sky. La novità sta nel fatto che può essere collegato anche ad altri televisori – massimo cinque – attraverso dei piccoli box, gli Sky Q Mini. Le potenzialità si estendono: su ogni televisore si potrà guardare un programma diverso e lo stesso sarà per smartphone e tablet. Il vantaggio di questa rete – oltre l’assenza dei numerosi fastidiosissimi cavi – sta nel fatto che tutte le informazioni saranno condivise su questa piattaforma: si potrà scegliere per esempio di interrompere un programma su uno schermo e riprenderlo dallo stesso punto su un altro. La memoria di Sky Q Platinum è pari a 2 terabyte. Questo vuol dire che si potrà registrare qualsiasi programma fino a mille ore di contenuti. Inoltre sarà possibile registrare quattro canali contemporaneamente, mentre se ne vede un quinto. Il collegamento – anche da smartphone e tablet – può avvenire fuori casa con Sky Go Q. Il tutto coronato da un design elegante e moderno. Verso il futuro… “Tutto questo consentirà un modo di guardare la televisione fino ad oggi impossibile, con una tecnologia che entra nella quotidianità – ha detto Zappia –. Per noi è un momento di straordinario entusiasmo come quanto abbiamo cominciato questa avventura 14 anni fa“. Correva infatti l’anno 2003 quando Sky presentò il suo primo decoder che, da allora, ha compiuto molti passi in avanti. L’installazione dell’ecosistema Sky – con box Platinum e di uno Sky mini – costa 199 euro. Per gli Sky mini aggiuntivi il costo sarà di 69 euro a testa. Sky ha già pensato a promozioni e pacchetti speciali per i nuovi clienti. “Investire in innovazione e tecnologia è stato sempre uno dei nostri punti di forza” ha detto Zappia. Secondo l’amministratore delegato la nascita di Sky Q dovrebbe aprire la strada ad altri servizi che potranno essere presentati nei prossimi mesi. Ha parlato di 4K hadr, uno standard di definizione più evoluto, di Sky Soudbox per una visione a 360 gradi, di Voice Contro, per il controllo vocale e di un misterioso Sky Q Black.

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Notizie curiose

La bottega del veleno dall’antichità ai giorni nostri

Protagonista delle più folli procedure politiche, degli intrighi del potere e delle tragedie di Shakespeare, il veleno è una delle armi letali più utilizzate nel corso dei millenni. Il suo successo è dovuto alla morte invisibile e spesso impunita che esso determina. Soluzione ottimale per un omicidio perfetto, il veleno ha una lunga storia. Basti pensare che le prime tracce del suo utilizzo da parte dell’uomo risalgono a diecimila anni fa. Ma le tecniche e le procedure del veneficio sono tanto atroci quanto affascinanti. Veleno: dagli albori all’antichità classica Fin dall’ultimo periodo del Paleolitico l’uomo ha usato il veleno per cacciare. A scoprirlo è stato il paleontologo Alfred Fontan che, nella seconda metà dell’Ottocento, ritrovò in alcune grotte frecce ricavate dalle ossa di animali caratterizzate da particolari scanalature. In Asia, Africa, Amazzonia questa pratica era molto diffusa. In effetti il termine tossico potrebbe proprio derivare dal termine greco toxon (freccia). Nell’antica Grecia il termine pharmakon aveva un duplice significato: rimedio e veleno. È questo il periodo in cui si prende coscienza del fatto che un veleno non può essere definito solo come sostanza capace di mutare le proprietà delle cose. Infatti in latino il venenum è distinto dal malum venenum, per indicare la nocività di quest’ultimo e per distinguerlo dai medicinali – anche se molti veleni sono usati in campo medico. Ciò che rende tale un veleno è, quindi, la quantità somministrata e l’effetto che ha sul soggetto, effetto che varia da uomo a uomo. Come diceva Lucrezio “ciò che per uno è cibo, per altri è amaro veleno”. Le sostanze venefiche più diffuse per la cacciagione erano di origine vegetale: i Galli usavano l’elleboro bianco, i Celti il Ficus Toxicaria. Il veleno più utilizzato era, però, il siero di vipera. Ben presto il veleno diventò un’arma per uccidere l’uomo. Tipico era l’uso di veleni vegetali come cicuta, aconito, belladonna e assenzio e animali come cantaridina, sangue fermentato di toro, polveri ricavati da crostacei e salamandre. Notizie di avvelenamenti sono molto frequenti nella storia dell”Impero Romano. L’imperatore Augusto fu avvelenato dalla moglie Livia, Claudio da sua moglie Agrippina e Britannico per mano di Nerone. Fondamentale per l’arte dei veleni fu l’arsenico. Somministrato in piccole dosi progressive, questo veleno provoca una destabilizzazione che conduce pian piano alla morte. Il quadro clinico di un paziente avvelenato in questo modo non è chiaro e il motivo della morte resta ignoto. Questo fino al 1836, anno in cui il chimico britannico James Marsh ideò un test per scoprire le tracce di arsenico. Un ulteriore motivo per non utilizzarlo era il fatto che, importato dall’India, era venduto a carissimo prezzo. L’arte del veleno nel Medioevo e nel Rinascimento Con gli sviluppi dell’alchimia si sviluppò una vera e propria arte del veleno. Per questo motivo nelle corti si diffuse l’uso dell’assaggiatore. Ma anche questa difesa veniva elusa in qualche modo. Emblematica è la storia del re di Napoli Ladislao I che, noto per le sue numerose amanti, fu ucciso dal veleno applicato sull’organo genitale di una di esse. Tra le tecniche made in Italy […]

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Attualità

Il mistero della Camera d’ambra: un tesoro ritrovato ?

La Camera d’ambra costituisce uno dei più intriganti misteri della seconda guerra mondiale. Era il tesoro più prezioso dello zar e per la sua bellezza fu definita l’ottava meraviglia del mondo. Da pochi giorni un trio di cacciatori di tesori ha informato le autorità di aver scoperto il suo nascondiglio… o quasi. I tre uomini sono certi di aver individuato il posto in cui l’Eldorado europeo dovrebbe essere nascosta. Si tratta di una scoperta che potrebbe riportare alla luce un tesoro del valore di milioni di dollari oltre che una delle più vistose e ricche opere dell’arte barocca. Breve storia della Camera d’ambra: il tesoro della Russia La camera d’ambra si trovava nel palazzo di  Caterina a Carskoe Selo, un complesso di residenze della famiglia imperiale russa a ventisei chilometri da San Pietroburgo. Era una stanza rivestita  da centosette pannelli di ambra. Proprio la presenza di questa resina la rendeva il tesoro più prezioso della Russia, inequivocabile simbolo del potere dell’impero e dello zar. Durante l’assedio fascista a Leningrado – l’attuale San Pietroburgo – la residenza fu trafugata e la camera d’ambra fu portata via. Come? Correva l’anno 1943: l’Armata russa passò alla controffensiva. In questa circostanza la camera fu smantellata e impacchettata in ventisette casse d’acciaio. Le casse furono trasportate nel palazzo di Königsberg – l’attuale Kaliningrad – capoluogo dell’exclave russa. Da questo momento non ci sono più notizie.  Centomila pezzi di resina del Mare del Nord dal peso maggiore di sei tonnellate. La Camera d’ambra era un regalo del re di Prussia Federico Guglielmo I all’alleato Pietro il Grande, zar di Russia. Fu concepita per il castello di Charlottemburg a Berlino – che allora si trovava in Prussia – dall’architetto Andrea Schluter e fu cesellata dal danese Gottfried Wolffram in sette anni di lavoro. In capolavoro d’arte barocca fu poi donato nel 1716 e fu per anni il più grande tesoro dei Romanov. Più di cinquecento candele illuminavano la camera tanto da sembrare che avesse imprigionato il sole. È per questo che fu soprannominata ottava meraviglia del mondo. Si stima che il suo valore attuale vada da 170 a 300 milioni di euro. Dove è finita la Camera d’ambra? Secondo le teorie più affermate la camera sarebbe stata distrutta dall’artiglieria russa durante il bombardamento di Königsberg nel 1945. Non sono della stessa idea Gunter Eckard, medico sessantasettenne, Peter Lohr, esperto di georadar, e Leonhard Blume, omeopata settantatreenne. Sono questi i nomi dei cacciatori di tesori secondo cui il nascondiglio si troverebbe nei cunicoli della Sassonia, al confine con la Repubblica Ceca e la Polonia, tra Lipsia e Dresda. I tre cacciatori hanno trovato le corde d’acciaio con cui erano state issate le casse e, con l’aiuto di potenti georadar, avrebbero individuato un bunker tra le gallerie, circondato da trappole esplosive. Secondo le notizie raccolte dai tre esploratori, nell’aprile del 1945 si fermò in questi cunicoli un treno proveniente da Königsberg. Dopo aver informato le autorità di questa potenziale scoperta il prossimo step è raccogliere i fondi necessari per proseguire l’impresa. […]

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Cucina & Salute

La ricetta della prelibatezza: i marron glacé

I marron glacé sono un tipico dolce francese e piemontese dal sapore e l’aspetto inequivocabile. Castagne, zucchero, acqua, vaniglia e pazienza: questi sono gli unici ingredienti necessari per prepararlo. Eppure il costo di questi particolari dolci dice il contrario. A renderli così prelibati è la loro particolare lavorazione in cui la castagna – necessariamente di qualità marrone – viene progressivamente sciroppata. Si penserà che l’origine di questa ricetta è da cercare senza dubbio in Francia. In effetti la città di Lione rivendica questo tipico dolce ma questa non è l’unica teoria. Molto più probabilmente le marron glacé sono nate nei dintorni di Cuneo. È proprio nella città piemontese che nel Cinquecento aveva luogo il più grande mercato di castagne e ancora oggi la zona è un importante punto di esportazione di questo frutto. Ai marron glacé è anche associato una figura: il cuoco del duca di Savoia Carlo Emanuele I. La ricetta compare nel trattato Confetturiere Piemontese e risale all’anno 1790. Come si preparano le marron glacé? Gli INGREDIENTI necessari sono: 1kg di marroni 500g di zucchero 1 bacca di vaniglia La particolarità del dolce richiede una particolare preparazione, che deve essere preparato a più riprese e necessita di un bel po’ di giorni. Innanzitutto – secondo la tradizione – le castagne devono essere lasciate in acqua per nove giorni al fine di facilitare la pelatura. Dopo la cosiddetta novena bisogna praticare un taglio a croce sulla buccia delle castagne e sottoporle ad un gesto di vapore o, in alternativa, pelarle a mano. A questo punto bisogna bollire le castagne in acqua. Non appena l’acqua giunge ad ebollizione bisogna lasciarvi le castagne a sobbollire per dieci minuti. Trascorso questo tempo, avendo cura di non farle sciupare, si deve estrarre i marroni con un mestolo forato. Non resta che preparare lo sciroppo con 300g d’acqua, lo zucchero e la stecca di vaniglia. Il composto deve bollire per cinque minuti, dopo di che possiamo incorporare le castagne e aspettare il bollore prima di spegnere il fuoco. Il tutto deve essere coperto con coperchio per 24 ore. Il giorno seguente e i due giorni successivi bisogna portare nuovamente a bollore lo sciroppo contenente i marroni e, sempre, dopo il bollore, spegnere la fiamma e coprire il composto per 24 ore. In alcune ricette è aggiunto in pentola progressivamente lo zucchero e si aspetta il raggiungimento di una temperatura sempre più alta giorno dopo giorno. Arrivati al quinto giorno i marroni devono essere scolati e posti ad asciugare su una griglia. Su di essi va versato lo sciroppo restante che, nel frattempo, deve essere portato a bollore. Ponendo le castagne ricoperte dalla glassa in un luogo asciutto – il forno andrà benissimo – essa avrà il tempo di solidificarsi. Ed ecco che i nostri marron glacé sono pronti! Possiamo scegliere di servirli in pirottini di carta e tenerli in frigo per due settimane oppure conservarli per alcuni mesi in contenitori di vetro ricoperti dal loro sciroppo di zucchero. E, come se non bastasse, il dolce si […]

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Cucina & Salute

Fichi: usi cosmetici e proprietà del frutto

I fichi sono uno dei più deliziosi doni di agosto. Nonostante differiscano per forma e e colore, tutte le innumerevoli qualità hanno caratteristiche uguali. Sono dolci al palato e soprattutto ricchi di proprietà nutrizionali! Freschi o secchi che siano, i fichi sono infatti ricchi di benefici. Bisogna però tener presente che l’apporto di calorie tra i fichi freschi e secchi cambia notevolmente. Mentre i fichi freschi contengono 50 calorie per 100 grammi, quelli secchi ne contengono più del doppio e, essendo privi di acqua, i nutrienti presenti nel frutto sono più concentrati. Quali sono i benefici dei fichi? Sono ricchi di fibre, motivo per cui sono ottimi per la stitichezza. Agiscono si problemi intestinali al pari delle prugne, soprattutto se la loro assunzione avviene a stomaco vuoto. I loro zuccheri costituiscono per il ostro organismo una fonte di energia che per di più è molto più sana di un bignè! Essendo ricchi di calcio aiutano le nostre ossa e i nostri denti, specialmente se associati ad una corretta alimentazione. Sono ottimi in gravidanza! I fichi sono infatti un sano spuntino che apporta al corpo vitamine e sali minerali. Il calcio contenuto in essi aiuterà anche il corretto sviluppo delle ossa e della spina dorsale del bambino! I fichi sono ricchi di polifenoli che sono antiossidanti naturali. Questo significa che – combinati con una sana dieta e una giusto stile di vita – agiscono sulle nostre cellule prevenendone l’invecchiamento e la formazione di tumori. Prevengono la pressione alta perché sono poveri di sodio. Al contrario combinano potassio, cacio e magnesio. I fichi sono ottimi anche per il sistema immunitario  Migliorano la digestione ed equilibrano la nostra flora batterica essendo ricchi di prebiotici. Sono un ottimo alleato delle donne! Avendo potere antinfiammatorio possono essere applicati sulla pelle per curarne l’acne  Ecco come preparare un’ottima maschera ai fichi! Questa maschera è adatta per una pulizia del viso ma è perfetta per curare o prevenire la disidratazione causata dal freddo. Basterà seguire pochi semplici passi e il risultato è  Il procedimento è elementare: bisogna ricavare dai fichi una purea, schiacciandoli con l’aiuto di una forchetta. Il prodotto deve essere mescolato con un cucchiaio di olio, preferibilmente  di mandorle. In alternativa si può scegliere di utilizzare una variante con l’olio di oliva, che è di solito usata per favorire una corretta esposizione della pelle al sole. Per ottenere un’azione esfoliante è preferibile applicare l’impasto sulla pelle con un leggero strofinio. Basterà lasciare agire la maschera per dieci minuti. Al risciaquo la pelle apparirà con effetto immediato più liscia e morbida al tatto.assicurato! È così che i fichi ci beneficiano con le loro proprietà donandoci bellezza sia interiore che esteriore. Tutto ciò combinato ad un irresistibile gusto!   

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Notizie curiose

Relampago del Catatumbo: il faro del Maracaibo

Relampago del Catatumbo: è così che in Venezuela è conosciuto un particolare fenomeno atmosferico, strano almeno quanto il nome che porta. La traduzione è fulmini del Catatumbo. Si tratta di una tempesta senza fine che avviene da migliaia di anni nel cielo venezuelano.  I fulmini iniziano di solito un’ora dopo il tramonto, 160 notti all’anno, 10 ore al giorno e fino a 280 volte all’ora. Sono visibili a 400 km di distanza tanto da essere stati usati come punto di riferimento. Per questo motivo il luogo prende il nome di faro del Maracaibo. Il fenomeno si verifica sul punto in cui il fiume Catacumbo sfocia nel lago Maracaibo. Il sito è oggi riconosciuto come il più grande generatore di ozono troposferico al mondo. Come si spiega il Relampago del Catatumbo? Numerose sono le teorie avanzate. È probabile che il gas ionizzato delle torbiere emesse dal Catatumbo, incontrando le nubi temporalesche che scendono dalle Ande, crea la condizione ideale per il verificarsi del fenomeno. In realtà è molto più sostenuta l’ipotesi secondo la quale lo scontro tra i freddi venti provenienti dalle vette della cordigliera e l’aria calda e umida che evapora dal lago porti alla ionizzazione delle particelle d’aria. Ad ogni modo la massa di nuvole temporalesche crea un arco voltaico a più di cinque chilometri d’altezza. Il risultato è una sinfonia luminosa che lascia a bocca aperta migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo. Il primo scrittore che ne parlò fu lo spagnolo Lope de Vega nel poema La Dragontea del 1597. Egli raccontò del tentativo da parte di Sir Francis Drake di prendere la città di Maracaibo, tentativo sventato dalla luce dei fulmini che mostrò la posizione degli uomini. Ma la tempesta di fulmini fu anche descritta da naturalista  tedesco Alexander Von Humboldt e dall geografo italiano Agostino Codazzi. Lo spettacolo, che va avanti da migliaia di anni, si interruppe solo nel gennaio del 2010. I fulmini cessarono per poi riapparire dopo tre mesi. La causa di questo cambiamento fu forse dovuto alla variazione di temperatura che interessò il Venezuela in quel periodo e causò diversi problemi legati alla siccità.  Attualmente il governo del Venezuela sta facendo in modo che l’UNESCO riconosca il sito del relampago patrimonio dell’umanità. Il relampago del Catatumbo è osservabile dallo stato di Zulia, che reca sulla sua bandiera proprio il simbolo di un fulmine. In alternativa possiamo goderci parte dello spettacolo qui.

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I benefici del succo di limone: l’elisir di lunga vita

Originario dell’Asia il limone fu importato in Italia dagli Arabi. Oggi il nostro paese è al primo posto nella produzione di questi agrumi. Li usiamo soprattutto in ambito culinario, nelle creme, come condimento o aroma. Non tutti però sanno che il limone vanta di una moltitudine di proprietà benefiche che lo rendono un vero e proprio toccasana. È per questo che il limone è ingrediente base dei cosiddetti rimedi della nonna: a causa delle sue infinite proprietà, possiamo trarne i più svariati benefici.  Gli usi terapeutici del limone Acido citrico, limonene, pinene, fosforo, calcio, rame, manganese, vitamine C, A, B, PP e zuccheri: sono questi gli ingredienti che rendono tanto speciale il limone e che gli forniscono tutte le sue proprietà: È un antiossidante: previene l’invecchiamento cellulare e le malattie degenerative grazie alla presenza di vitamina C Sempre grazie alla vitamina C, il limone stimola il sistema immunitario L’acido ascorbico presente in questo agrume ha effetti antinfiammatori: è usato contro l’asma e altri problemi respiratori Migliora l’assorbimento di ferro nel corpo, a scopo immunitario Depura e disintossica. Aiuta a depurare il nostro intestino dalle tossine che vi si accumulano. Stimolando la produzione di urina promuove la disintossicazione È utile contro l’acidità gastrica. La buccia di un limone bollita per dieci minuti è un rimedio contro nausea, meteorismo e mal di stomaco Aiuta la digestione, stimolando il fegato a produrre bile È un ottimo alleato nelle diete. La pectina in esso contenuta aiuta a combattere la fame improvvisa Previene l’arteriosclerosi e l’ipercolesterolemia È antibatterico e antimicrobico, utile per curare una piccola ferita. Grazie alla presenza delle saponine i limoni aiutano anche a tenere a bada raffreddore e influenze Previene la formazione di cellule tumorali, specie al fegato, pancreas, stomaco e intestino È antivenefico: si narra che fosse ampiamente utilizzato da Nerone che, per la aura di essere avvelenato, ne assumesse ogni giorno I limone è uno degli elementi più alcalinizzanti. Per questo motivo aiuta ad eliminare l’acidità del nostro corpo riequilibrando il Ph Allevia il mal di denti e il dolore alle gengive Ci rende più belli! Riduce le rughe e le macchie della pelle, dona luminosità al viso e uccide alcuni dei batteri che causano l’acne Come beneficiarne? Con una bella limonata Succo di mezzo limone in un bicchiere di acqua tiepida da assumere tutte le mattine a digiuno. Basterà seguire questo consiglio per sentirsi subito meglio! È preferibile seguirlo per dodici giorni, con una pausa di otto. Il tutto andrebbe ripetuto per tre volte. Un’alternativa è la cosiddetta terapia dei sette limoni. Si parte assumendo il succo di mezzo limone – diluito in acqua, a digiuno – e se ne aumenta ogni giorno la quantità fino ad arrivare a sette limoni, per poi regredire. La pausa deve essere almeno di sette giorni. Un’altra grande idea è gustarsi un ottimo sorbetto al limone, sollievo perfetto al caldo estivo!

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L’enigma dei numeri primi

Un numero primo è un numero naturale maggiore di uno e divisibile solo per uno e per se stesso. Semplice no? Eppure i numeri primi hanno suscitato l’interesse di tutti i matematici. Ancora oggi sono avvolti da un alone di mistero perché quel che sappiamo di loro non ci basta. Cosa li rende così speciali? Anzitutto i numeri primi, nella loro successione naturale, sono isolati. Lo scrittore Paolo Giordano lo sapeva bene. Ad ispirare il suo romanzo “La solitudine dei numeri primi” è stata proprio la matematica: i protagonisti tendono sempre ad avvicinarsi l’un l’altro, senza mai raggiungersi. Fuor di metafora non ci sono mai due numeri primi vicini tra di loro. Un esempio perfetto è dato dai cosiddetti numeri gemelli, separati da un solo numero pari – per esempio 11 e 13. Si congettura che questi numeri siano infiniti ma in realtà anche le dimostrazioni volte a dimostrarlo sono limitate. Se gli atomi della matematica siano finiti o meno è uno dei problemi maggiori che questi numeri portano. Un problema da un milione di dollari… letteralmente! Ebbene sì. È questo il premio per chi risolve uno dei cosiddetti Millennium Problems, sette problemi irrisolti della matematica, tra cui ovviamente quello dei numeri primi. Eppure intorno a questi famigerati enigmi della matematica i misteri non sono pochi. Basti pensare a Grigory Perelman. Il matematico russo che, dopo sei anni di studio, è riuscito a dimostrare nel 2006 la congettura di Poincaré, una delle proprietà matematiche più dibattute nella branca della topologia. Dopo aver rifiutato l’invito e il premio in denaro, è scomparso.  Solo dopo anni egli ha spiegato alla stampa il motivo del suo rifiuto: un’immeritata scoperta.  Ad oggi la congettura di Poincaré è l’unico dei sette Millennium Problems ad essere stato risolto. Applicazione dei numeri primi: da Reimann alla crittografia digitale asimmetrica Fu nel 1859 che il grande matematico tedesco Georg Bernhard Reimann introdusse una funzione – nota come Zeta di Reimann – che permette di individuare i numeri primi. La validità della Zeta di Reimann è però dimostrata per un miliardo e mezzo di casi. Questa cifra non basta. Riuscire a trovare un nuovo numero primo è operazione complessa anche per un computer. È per questo che i numeri primi sono usati come base di un ampio insieme di codici usati da internet. Negli anni Settanta tre ricercatori – Rivest, Shamir, Adleman – svilupparono un algoritmo fondamentale. Al giorno d’oggi questa scoperta è alla base dei cifrari che proteggono i numeri  delle carte di credito o degli accessi online. Oggetto di questo tipo di crittografia – digitale asimmetrica – sono dunque i numeri primi: più alti sono, più il codice sarà sicuro. Per violare il sistema occorrerà risalire al prodotto dei due numeri primi che hanno generato il grande numero. L’Electronic Frontier Foundation ha messo in palio 150mila dollari per chi troverà un numero primo di un miliardo di cifre, perché sarebbe una garanzia assoluta per la privacy. Nel 2016 è stato scoperto il numero primo più grande. Le sue ventidue milioni di […]

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Notizie curiose

1,618: il numero della proporzione divina

1,618: il numero più discusso e più enigmatico del mondo. Si cela dietro ogni aspetto della natura, dalla botanica all’anatomia, dall’architettura all’informatica, tanto da essere considerato come una firma del creatore stesso. Per questo motivo il numero Φ (=phi) è definito il numero della proporzione divina. Proporzione divina e successione di Fibonacci: Φ nella sezione aurea Quando parliamo di successione di Fibonacci ci riferiamo a una sequenza di numeri in cui ognuno è dato dalla somma dei due precedenti: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89 … Lo scopo del matematico pisano Leonardo Fibonacci era quello di studiare la crescita di una popolazione di conigli. Tuttavia la successione di Fibonacci non è rilevabile solo in questo aspetto della natura: Gran parte dei fiori hanno un numero di petali pari ai numeri presenti nella successione Le infiorescenze sui girasoli seguono due spirali che girano in senso orario e antiorario: ogni spirale contiene un numero di semi presente nella successione (di solito 34 o 55). La stessa cosa avviene per le pigne e per molti altri fiori Solitamente le foglie allineate su un ramo di un albero sono pari a un numero presente nella successione. Vari tipi di conchiglie, come quella del mollusco Nautilus, hanno forme a spirale. Questa particolare forma geometrica, chiamata spirale di Fibonacci, è data dai quarti di circonferenze inscritte nei quadrati con lati equivalenti ai numeri della successione Il rapporto tra le falangi di un uomo è un numero di Fibonacci, come anche il rapporto della lunghezza del braccio e dell’avambraccio Ma cosa c’entra Fibonacci con il numero Φ? Per ottenere il nostro magico numero basterà calcolare il rapporto tra due numeri vicini nella successione. Il valore ottenuto sarà tanto più approssimato al numero 1,618, quanto più in numeri considerati sono alti. Le sue infinite cifre decimali sono state approssimate a diecimila… fin ora! Oltre ad essere il più difficile da approssimare facendo un rapporto tra due numeri interi, è presente in ogni forma e in ogni aspetto. Rapporto, sezione o numero aureo: può un numero regolare le leggi dell’universo?  Sì. Il numero della proporzione divina si trova, oltre che in geometria: Nei frattali, come coefficiente di omotetia In arte. Secondo alcune teorie molti artisti hanno fatto uso della sezione aurea nella pittura, con i disegni appositamente scelti per generare gradimento. È il caso di Giotto, Cimabue, Leonardo, Seurat e molti altri. In architettura invece la sezione aurea è oggetto del Modulor – letteralmente modulo d’oro – di De Corbusier Nella musica. Il violino deve il suo suono alla particolare forma della cassa armonica che, secondo alcuni, è ottimale proprio quando segue la geometria aurea; il pianoforte, con i suoi 13 tasti delle ottave, distinti in 8 bianchi e 5 neri, divisi in gruppi di 2 e 3, segue lo schema dei numeri di Fibonacci. Ma non è tutto: già Pitagora aveva osservato che gli accordi musicali ottenuti da corde le cui lunghezze siano in rapporto come numeri interi piccoli (phi) risultassero particolarmente gradite. Tutti i più grandi musicisti […]

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Cucina & Salute

Cook this page: cucinare non è mai stato così semplice

Cook this page è una novità firmata Ikea. È un “food poster”, una carta da forno con sopra stampati i disegni degli ingredienti necessari per la ricetta scelta e le loro quantità. L’inchiostro commestibile aiuterà anche i principianti nei loro esperimenti ai fornelli. Come funziona Cook this page? Cook this page permette di cucinare in pochi minuti e con pochi strumenti. Il principio che segue è il target di Ikea: così come possiamo montare un armadietto, possiamo cucinare la cena. Le istruzioni per montare il nostro piatto sono scritte sulla carta forno e questa volta non possiamo proprio sbagliare. Cook this page è un kit che comprende non solo la carta forno, ma anche la teglia. Il primo passo è “montare” gli ingredienti: ognuno va disposto sull’apposito disegnino stilizzato. Il pizzico di sale sulla casella del sale, un filo d’olio sulle apposite linee, i mirtilli in fila indiana, ognuno al proprio posto. Dopo aver completato il puzzle passiamo al secondo step: basta arrotolare la carta per mescolare tutti gli ingredienti. Infine basta infornare per il periodo tempo indicato. Semplice no? Il concetto del “fill the blanks” (riempi le caselline) applicato dai cruciverba alla gastronomia. Cook this page: dal Canada ai mercati internazionali Ad avere quest’idea è stata l’agenzia Leo Burnett per Ikea Canada. Per questo motivo Cook this Page non è ancora disponibile in Italia, ma è un’esclusiva canadese. Negli store di Toronto e dintorni le ricette commestibili sono già disponibili sul mercato e sono promosse da molte iniziative culinarie che si coinvolgono tutti i clienti interessati. Semplice e meccanico, questo nuovo modo di cucinare ha suscitato la disapprovazione di molti. I tradizionalisti ritengono che si impari a cucinare solo bruciando le portate e sperimentando i dosaggi. Tuttavia, una volta diventati esperti, nulla ci impedisce di personalizzare la nostra ricetta. Cook this page può essere anche solo un aiuto per i cuochi ai primi passi. In questo modo si può facilmente passare dal meccanico assemblaggio al fantasioso esercizio creativo. Tuttavia quest’idea ha già conquistato il marketing a causa della sua simpatia, del design  accattivante, inequivocabilmente firmato Ikea e della funzionalità. La nuova invenzione passa da uno schermo all’altro attraverso un video – ormai virale – che mostra il funzionamento della magica carta da forno. Come risulta nella campagna pubblicitaria, con Cook this page “Ikea vuole dimostrare che essere creativi può essere deliziosamente semplice”.

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Cucina & Salute

Storia e diffusione della pizza: un orgoglio tutto italiano

Ogni giorno in Italia si preparano e si vendono circa 5 milioni di pizze. È il più tipico dei piatti italiani, amato da molti se non da tutti. Come sappiamo, prima di fare il giro del mondo è nato dall’ingegno del napoletano Raffaele Esposito, figura  ormai mitica. Ma è stato davvero lui ad inventare la pizza? «L’amante perfetto è quello che si trasforma in pizza alle quattro del mattino» – Charles Pierce Siamo nel 1600 ed è ormai assodato l’uso della “schiacciata di pane“. Non è altro che pasta per pane cotta nel forno a legna e condita con aglio, strutto e sale grosso. La sua versione barocca aveva persino caciocavallo e basilico! Ne fu creata la variante con le acciughe, con la mozzarella, con i “cicinielli” – i bianchetti napoletani – e ancora la variante a portafoglio, ripiegata su se stessa, o quella con ripieno, l’attuale calzone. Ma il primo vero e proprio passo verso la pizza moderna fu sostituire lo strutto con l’olio. Non manca qualcosa? Un tassello principale, la salsa di pomodoro. Importato dal Perù, solo nella seconda metà del 1800 qualcuno ebbe l’idea di stendere il pomodoro sulla pizza. Ed eccoci arrivati alla fatidica data: 1889. I sovrani d’Italia Umberto I e sua moglie Margherita, in visita alla città di Napoli, assaggiarono in questa occasione tre pizze preparate dal più grande pizzaiolo napoletano, Raffaele Esposito: la pizza alla Mastunicola (strutto, formaggio, basilico), la pizza alla Marinara (pomodoro, aglio, olio, origano) e la pizza pomodoro, mozzarella e basilico. Quest’ultima, richiamando i colori del vessillo italiano, fu dedicata alla regina. Ella apprezzò tanto il gesto e ringraziò il pizzaiolo per iscritto. Lusingato egli si sdebitò dando alla sua creazione (sua?) il nome di Margherita. «Ti offro una bella pizza… i soldi ce li hai?» – Totò La prima pizzeria nasce a Napoli, naturalmente. Anno 1830: la Pizzeria Port’Alba – aperta tutt’oggi – si trova a fianco dell’arco che da piazza Dante immette in via Costantinopoli. Molto tempo dopo, divenne un ritrovo di artisti e scrittori famosi. Si dice che lì D’Annunzio scrisse i versi della canzone A vucchella. Tra i frequentatori illustri ricordiamo anche Salvatore Di Giacomo, che alla pizza ha dedicato molti versi, e Alexandre Dumas. Egli scrisse che « la pizza è una specie di stiacciata come se ne fanno a St.Denis: è di forma rotonda, e si lavora con la stessa pasta del pane. A prima vista è un cibo semplice: sottoposta a esame apparirà un cibo complicato ». E così la pizza potè iniziare il suo tour. Arrivò prima in America che nel nord Italia! Solo dopo la seconda guerra mondiale con le emigrazioni verso il triangolo industriale la pizza esce dai confini del meridione per sbarcare al nord. Dal 1989, con la caduta del muro di Berlino, si assiste ad una nuova migrazione verso l’Europa dell’Est. E così la nostra pizza arriva in tutti i continenti e, dove arriva, conquista. «Fatte ‘na pizza e lievete ‘o sfizio» – Pino Daniele E mettendo la nostra pizza nelle mani degli altri non potevamo evitare le numerose variazioni o meglio… aberrazioni! Basta pensare alla pizza […]

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Fun & Tech

A Dubai arriva Reem, il primo poliziotto robot

Si chiama Reem, è un poliziotto, parla sei lingue ed è estremamente bravo a ricordare e sorvegliare. Ma la particolarità che lo rende unico è un’altra. Reem è il primo poliziotto robot della storia. Reem: il primo automa ad essere arruolato nelle forze dell’ordine Siamo a Dubai, città che diventa ormai “leader mondiale nelle tecnologie smart cities“. Il primo cyber-poliziotto della storia è un robot con fattezze umane. Si muove su agili ruote che gli permettono tutti i movimenti di base. Con un’altezza di 170 centimetri e il peso di un quintale dà la caccia al crimine meglio di chiunque altro.  Al crimine ma non ai criminali! Infatti Reem non è capace di arrestare un individuo perché non è stato programmato per questo. I suoi compiti sono altri: può aiutare nella riscossione dei pagamenti,  raccogliere denunce o segnalare incidenti, scattare fotografie o, attraverso il riconoscimento facciale, individuare qualcuno. E ancora può mappare un edificio e muoversi in completa autonomia. Infine è perfettamente in grado di fornire informazioni ai turisti. Infatti può esprimersi in sei lingue diverse – tra cui l’arabo – e il suo schermo touch screen è dotato di ogni mappa utile. Particolarmente interessante è anche la sua abilità di cambiare espressione del viso a seconda delle parole che ascolta e inizia e termina ogni conversazione con un saluto. Ma a tutto c’è un limite. Reem non può lavorare per più di otto ore; la sua batteria non dura oltre. Reem può svolgere molte funzioni ma è pure sempre un robot: per questo sarà presto affiancato agli agenti in carne e ossa. I genitori di questo automa lo hanno presentato durante il Gulf Information Security Expo & Conference, forum del settore sicurezza svoltosi dal 21 al 23 maggio. Alla fiera ha attirato l’attenzione perchè ha svolto gli ospiti con il saluto militare. A produrlo è stata la Pal-Robotics spagnola. Robot. Reem è realtà o fantascienza? Il futuro di Dubai sembra già intraprendere una strada ben precisa. Il programma per il 2030 è di sostituire almeno il 25 per cento dei poliziotti umani con altrettanti robot. I punti a favore del progetto sono molti. Come spiega Khalid Nasserl Al Razouqi, direttore generale del dipartimento Smart Services della polizia di Dubai, “non hanno bisogno di assicurazione medica o addestramento, sono subito pronti a interagire con i residenti e con i milioni di turisti che camminano nelle nostre vie“. Ovviamente un cambiamento del genere avverrebbe consciamente all’inevitabile aumento della disoccupazione, ma questo dato non sembra fermare lo sviluppo tecnologico del pianeta. Il tema non interessa solo Dubai ma anche nazioni come la Cina e il Giappone. In Giappone, per esempio, si è molto discusso del fatto che nel mese di marzo 34 operai siano stati licenziati e sostituiti da un software di intelligenza artificiale. Nonostante sembri ancora fantascienza questo è solo il primo passo verso una vera e propria convivenza con i robot. Passeranno dalla sorveglianza, all’assistenza, fino quando non saranno una presenza costante nella nostra vita.  

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Cucina & Salute

10 motivi per cui scegliere il curry: tipologie e proprietà

Il curry è una miscela indiana di spezie elaborata in differenti formule con la combinazione di una decina di ingredienti. Si tratta di spezie tostate in padella e pestate in un mortaio: cumino e curcuma sono i principali ingredienti e sono i responsabili della colorazione di sfumature intorno al giallo ocra e giallo senape. Nella versione classica ci sono anche cannella, chiodi di garofano, coriandolo, fieno greco, noce moscata, pepe nero, peperoncino e zenzero. Breve storia del curry I primi mercanti della Compagnia delle Indie nel 1700 di ritorno dai loro viaggi portarono in Inghilterra l’abitudine indiana degli alimenti piccanti e speziati ma gli Inglesi non sapevano preparare la miscela. Cominciò così a crearsi un mercato di spezie già confezionate e pronte all’uso. Già il secolo successivo il curry entrava a far parte dei repertori gastronomici delle cucine internazionali. In India questa miscela di spezie è nota con il nome di masala. Deve il suo nome occidentale alla parola cari, pronuncia errata della parola che nella lingua Tamil significa salsa. Composizione chimica e valori nutrizionali Minerali: potassio, fosforo, sodio, calcio, ferro, magnesio, rame, zinco, manganese, selenio. Vitamine: A, B1, B2, B3, B6, C, E, K, J. Zuccheri: destrosio, fruttosio, saccarosio, galattosio Calorie: 320cal per 100g Proprietà terapeutiche del curry Antinfiammatorio e antiossidante: Il curry allevia l’affaticamento del fegato proteggendolo dalle tossine. Giova allo stomaco e all’intestino. Secondo lo studio condotto nel 2005 dal professor Giovanni Scapagnini la curcumina sarebbe un rimedio contro l’invecchiamento e la morte neuronale. Digestivo: La curcumina presente nel curry è un polifenolo che presenta molteplici effetti benefici per l’apparato digerente, soprattutto nella fase digestiva e nella regolazione del metabolismo. Per l’aerofagia invece agiscono il cumino e lo zenzero. Antibatterico: Secondo lo studio dell’Oregon State University il curry stimola l’attività della proteina CAMP, utile per il sistema immunitario. È quindi un valido aiuto alle infezioni e ai batteri che vengono sconfitti grazie alle proprietà dei chiodi di garofano. In caso di emergenza il curry può anche essere usato per medicare piccole ferite. Antitumorale: Previene il tumore all’esofago, polmoni, fegato, reni, e intestino. Secondo gli studi della dottoressa Karen Knudsen agisce stimolando l’azione dei farmaci antitumorali che non sono efficaci contro le cellule che resistono alla cura. Rallenta la crescita del tumore alla prostata. Anticoagulante: Previene l’artrite, i reumatismi e l’arteriosclerosi. È utile alle malattie cardiovascolari perché regola i ritmi cardiaci e la circolazione sanguigna. Brucia i grassi: è per questo che viene inserito in alcune cure dimagranti Secondo alcuni studi può contrastare le malattie patologiche neurodegenerative, in primis l’Alzheimer. Riduce i livelli di colesterolo e regola l’indice glicemico: è un valido aiuto contro il diabete Tipologie, ricette e controindicazioni del curry Il gusto è decisamente piccante ma di intensità variabile. Le tipologie vanno da mild cioè leggermente piccante a sweet, molto piccante. I metodi di preparazione del curry variano di paese in paese. La combinazione dei vari ingredienti determina la colorazione del curry: dal giallo al rosso. Spesso questa miscela di spezie è associata a piatti a base di […]

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Cucina & Salute

Da una lite al tribunale: l’odore di frittura diventa reato

Fa ingrassare, intasa le arterie e potrebbe portarvi in cassazione! L’odore di frittura non è più da sottovalutare dopo la sentenza della Corte di Cassazione riguardo le cosiddette “molestie olfattive”. Crescono le proteste nei condomini. Da una lite al tribunale, causa odore di frittura Il fatto risale a pochi giorni fa, quando con la sentenza 14467/2017 la Corte di Cassazione ha condannato per la prima volta una coppia di coniugi con l’accusa di molestie olfattive. Il reato è inquadrato nel “getto pericoloso di cose”, punito all’articolo 674 del codice penale. Odori che invadono cortile e scale di abitazioni comuni non sono esclusi. È toccato ad una coppia di Monfalcone, in provincia di Gorizia. I settantottenni sono stati accusati per l’emissione di fumi, odori e rumori molesti. La causa di questi disagi era una foratura nella canna fumaria che, insieme agli odori, trasmetteva anche i discorsi quotidiani. Fori o lesioni alla canna fumaria non sono da sottovalutare! Le liti che nascono per questo motivo sono tantissime, un milione di cause ogni anno. Il risarcimento si aggira tra i 1.000 e i 1.500 euro se riguarda le abitazioni. Se si tratta di ristoranti che non sono a norma la situazione si aggrava. Secondo l’avvocato Matteo Santini, consigliere dell’ordine di Roma ed esperto in diritto condominiale, alla base di queste liti ci sarebbe un problema culturale. Le lamentele nascono quando siamo invasi non dall’odore della pasta al pomodoro ma da quello del curry o dell’aglio. E risultano dunque inevitabili dal momento che molto spesso in uno stesso palazzo abitano persone di diversa etnia. Ma di qualsiasi etnia si tratti, il fritto è comune denominatore Seppur con modalità e ingredienti diversi la frittura accomuna ogni paese. È un metodo di cottura noto fin dall’antichità.  Il fritto Giapponese si chiama tempura. È una tecnica occidentale portata dai coloni portoghesi che in tempo di quaresima friggevano in questo modo verdura e pesce. Nella tempura giapponese la frittura è definita leggera per lo shock termico che si crea tra la pastella freddissima e l’olio bollente. In India la pastella per il fritto è preparata con la farina di ceci. Pakora, samosa, falafel: questi sono i piatti più noti. Il sapore è decisamente speziato. Da non dimenticare il grade fritto alla romana, tipico della vigilia di Natale, occasione per cui viene servita la frittura di ogni portata: dalle verdure, al pesce, al dessert. E infine abbiamo il fish and chips irlandese. Ormai è diffuso ovunque, soprattutto nel mondo anglosassone. In Irlanda però la particolarità è la preparazione della pastella con l’immancabile birra. Il fritto è da condannare del tutto? Temperatura, materia e quantità: i fattori per un buon fritto Ogni cibo ha la sua temperatura: 160°C per verdure e carne, 170°C per pesce e dolci, 180°C per patatine e crocchette. Dunque la scelta avviene a seconda della dimensione. I cibi fritti vanno disposti su carta assorbente prima di essere serviti. Il secondo consiglio è usare molto olio. In questo modo si forma sul cibo una crosticina croccante che forma un guscio e non permette […]

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Fun & Tech

Dove ho parcheggiato? Google Maps in nostro aiuto

A chi non è capitato di perdersi alla ricerca della propria auto dopo aver parcheggiato? La nuova versione di Google Maps giunge in nostro aiuto, ricordandoci il posto in cui ci siamo fermati prima di scendere. Una nuova funzione di Google Maps ritrova il parcheggio della nostra auto Innanzitutto non si tratta di una nuova applicazione bensì di una funzione aggiuntiva. È infatti possibile scaricare una versione beta – ossia non ancora definitiva – dell’app Google Maps per chiunque abbia la curiosità di testare le novità. Tra queste la funzione memo del parcheggio. Una volta scaricato l’aggiornamento, la nuova opzione “save your parking” permetterà di salvare il posto auto in cui abbiamo parcheggiato. Tuttavia si tratta di una funzione attivabile solo manualmente. Con un click sul bollino blu che indica la nostra posizione abbiamo la possibilità di salvare il punto del parcheggio dove ci siamo fermati e dove abbiamo lasciato l’automobile. Una P bianca ci indicherà la destinazione da raggiungere al ritorno e, per chi vuole essere più sicuro, sarà possibile aggiungere note e fotografie alla localizzazione. Un’altra utile funzione permette di impostare un timer dal momento in cui abbiamo parcheggiato: conoscere il tempo di permanenza può servire per regolarci in caso di scadenze da rispettare. Apple Maps vs Google Maps: apprezzabile passo in avanti Apple Maps aveva offerto questo servizio già l’anno scorso e, per di più, si tratta di un servizio migliore. Infatti Apple Maps consente il salvataggio automatico della posizione dell’automobile mentre con Google Maps la funzione può essere attivata soltanto manualmente. Si tratta comunque di un passo in avanti: dopo l’addio ai CAPTCHA  – per cui non dovremo più dimostrare di essere esseri umani – Google ci presenta questa utile novità e ci risparmia il tempo che avremmo impiegato per cercare la nostra auto e soprattutto un’inevitabile crisi di nervi!

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Cinema & Serie tv

La granduchessa Anastasia torna sugli schermi

Dopo Aurora, Cenerentola e Belle, ritorna sugli schermi televisivi la granduchessa Anastasia! Rivivremo la storia della principessa russa che ci ha fatto tanto sognare ma con qualche differenza: non sarà un film a riportarla in vita bensì una serie televisiva. Anastasia: un classico senza tempo Era l’anno 1916 e mio figlio Nicola ero lo zar di tutte le Russie. Stavamo festeggiando il trecentesimo anniversario dell’ascesa al trono della nostra famiglia e quella sera nessuna stella era più brillante della nostra dolce Anastasia, la mia più giovane nipote. Queste le prime parole del film d’animazione, pronunciate dalla nonna della principessa ed ha inizio la magia. La morte della granduchessa Anastasia Nikolaevna Romanova di Russia è uno dei più grandi misteri del ventesimo secolo. Ella sarebbe stata assassinata all’età di diciassette anni durante la rivoluzione bolscevica. Era il 17 luglio del 1917. Il mancato ritrovamento del suo corpo ha alimentato una serie di leggende secondo le quali ella è sopravvissuta. Molte donne nel corso degli anni si sono fatte avanti rivendicandone l’identità. È proprio da queste leggende che nasce il famoso lungometraggio prodotto da Don Bluth e Gary Goldman nell’anno 1997. Ed esattamente vent’anni dopo la storia della principessa viene rispolverata. La magia ritorna ma con qualche sorpresa Non dobbiamo aspettarci una trasposizione fedele al film d’animazione, la prima novità è già stata svelata: si tratterà di una serie televisiva. Lo stile sarà simile a quello di Once Upon a Time e sarà ambientata nella Parigi degli anni ’20. Anastasia, dopo essere fuggita dalla Russia, si unirà a un’agenzia di spionaggio che lavora per evitare lo scoppio della guerra mondiale. Il lungometraggio tanto amato Anastasia tornerà in vita grazie al network americano Freedom, la rete televisiva di proprietà della Walt Disney Company. Ancora nessun membro del cast è stato deciso. I produttori esecutivi saranno Daniel Mackey, Seth Fisher, Joseph McGinty Nichol – meglio noto come McG, noto per aver lavorato per OC e Shadowhunter – e Mary Viola. Sarà strano vedere la dolce Ania nei panni di una spia e sarà difficile far rivivere la magia del film d’animazione, compito arduo per chi tenta una rilettura di qualsiasi capolavoro. Siamo tuttavia curiosi di rivedere la granduchessa Anastasia che non ha mai abbondato i nostri cuori.

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