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Eroica Fenice

La categoria Notizie curiose contiene 175 articoli

Notizie curiose

Pezzeculiar: l’Italia promuove la sostenibilità ad Haiti

  Pezzeculiar è una singolare Start-up, divenuta da poco vero e proprio marchio di abbigliamento, ideata dalla giovane italiana Valentina Sardella, originaria di Orta Nova, che sta letteralmente sconvolgendo i pregiudizi riguardanti l’uso di materiali riciclati, celebrando il connubio tra capi usati e tailleur: sì, perché la prima innovazione del progetto, in piena adesione ai concetti di commercio equosolidale ed ecosostenibile, sta proprio nella tipologia di capi, nati dalle sapienti mani di giovani artigiane locali, a partire da abiti usati o dismessi, convertiti in disegni accattivanti, consegnati a nuova vita e reintrodotti sul mercato, con impatto ambientale minimo e risultati originali; inoltre, a rendere questa avventura ancora più speciale, sta l’idea di realizzarla a Petionville, quartiere di Port au Prince, capitale di Haiti, il piccolo paese caraibico che, dopo il terribile terremoto del 2010 e la conseguente epidemia di colera, prova ora a ricostruire un nuovo futuro nuovo, tra mille problemi, follie e speranze, vissute quotidianamente dalla popolazione locale. Come nasce il progetto e marchio “Pezzeculiar” Valentina ha iniziato a considerare il concetto nel novembre del 2016, benché non rientrasse nel campo della sua formazione professionale: laureata in Scienze Politiche all’Università “L’Orientale” di Napoli, ha svolto diverse esperienze con agenzie di sviluppo nell’ambito della cooperazione internazionale, lavorando dapprima per una ONG in Niger, poi per l’Unione Europea nel settore migrazione, occupandosi di produrre opportunità di lavoro per i migranti; tuttavia, frustrata dal lavoro d’ufficio che la allontanava dalla realtà concreta della popolazione locale e avvertendo i limiti dell’istituzione comunitaria, burocratizzata e legata a eccessive normative, ha deciso di voltare pagina, alla ricerca di un progetto maggiormente tangibile, ecologico e creativo, sviluppando un’idea slegata da qualsiasi pantano burocratico, che arrivasse in modo diretto al beneficiario. Così, trovandosi casualmente ad affrontare la problematica dell’enorme quantità di rifiuti prodotta dal mercato della moda, e riflettendo su tali negativi risvolti capitalistici percepibili anche ad Haiti – dove oggi vive con il compagno e i suoi due figli, in una realtà caratterizzata da vere e proprie catene di schiavitù basate sullo sfruttamento disumano della manodopera a basso costo -, è stata come “folgorata” dall’idea di lavorare con i vestiti di seconda mano, trattandosi di una materia prima estremamente accessibile: «Penso che sia stata l’incredibile energia creatrice e artistica che trabocca da questo paese a contagiarmi. Ho sempre adorato gli abiti, anche se non sono una che spende tanti soldi per questo», ha dichiarato Valentina alla rivista francese Challenges, alla quale riferisce anche il senso della misura e il buon occhio per i prodotti sartoriali, che le sono stati trasmessi dalla nonna. È proprio a Haiti che nasce la collaborazione con l’Acadèmie “Verona”, da anni in crisi a causa del massiccio calo di iscrizioni e della crisi economica. Così Valentina spiega al portale d’informazione Il Megafono: “Investendo una somma di denaro, ho assunto due sarte diplomate in questa scuola, affinché mi aiutassero a concretizzare la mia idea. La boutique e il laboratorio di produzione sono proprio all’interno di questa sede, in modo da creare una dinamica di […]

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Relampago del Catatumbo: il faro del Maracaibo

Relampago del Catatumbo: è così che in Venezuela è conosciuto un particolare fenomeno atmosferico, strano almeno quanto il nome che porta. La traduzione è fulmini del Catatumbo. Si tratta di una tempesta senza fine che avviene da migliaia di anni nel cielo venezuelano.  I fulmini iniziano di solito un’ora dopo il tramonto, 160 notti all’anno, 10 ore al giorno e fino a 280 volte all’ora. Sono visibili a 400 km di distanza tanto da essere stati usati come punto di riferimento. Per questo motivo il luogo prende il nome di faro del Maracaibo. Il fenomeno si verifica sul punto in cui il fiume Catacumbo sfocia nel lago Maracaibo. Il sito è oggi riconosciuto come il più grande generatore di ozono troposferico al mondo. Come si spiega il Relampago del Catatumbo? Numerose sono le teorie avanzate. È probabile che il gas ionizzato delle torbiere emesse dal Catatumbo, incontrando le nubi temporalesche che scendono dalle Ande, crea la condizione ideale per il verificarsi del fenomeno. In realtà è molto più sostenuta l’ipotesi secondo la quale lo scontro tra i freddi venti provenienti dalle vette della cordigliera e l’aria calda e umida che evapora dal lago porti alla ionizzazione delle particelle d’aria. Ad ogni modo la massa di nuvole temporalesche crea un arco voltaico a più di cinque chilometri d’altezza. Il risultato è una sinfonia luminosa che lascia a bocca aperta migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo. Il primo scrittore che ne parlò fu lo spagnolo Lope de Vega nel poema La Dragontea del 1597. Egli raccontò del tentativo da parte di Sir Francis Drake di prendere la città di Maracaibo, tentativo sventato dalla luce dei fulmini che mostrò la posizione degli uomini. Ma la tempesta di fulmini fu anche descritta da naturalista  tedesco Alexander Von Humboldt e dall geografo italiano Agostino Codazzi. Lo spettacolo, che va avanti da migliaia di anni, si interruppe solo nel gennaio del 2010. I fulmini cessarono per poi riapparire dopo tre mesi. La causa di questo cambiamento fu forse dovuto alla variazione di temperatura che interessò il Venezuela in quel periodo e causò diversi problemi legati alla siccità.  Attualmente il governo del Venezuela sta facendo in modo che l’UNESCO riconosca il sito del relampago patrimonio dell’umanità. Il relampago del Catatumbo è osservabile dallo stato di Zulia, che reca sulla sua bandiera proprio il simbolo di un fulmine. In alternativa possiamo goderci parte dello spettacolo qui.

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1,618: il numero della proporzione divina

1,618: il numero più discusso e più enigmatico del mondo. Si cela dietro ogni aspetto della natura, dalla botanica all’anatomia, dall’architettura all’informatica, tanto da essere considerato come una firma del creatore stesso. Per questo motivo il numero Φ (=phi) è definito il numero della proporzione divina. Proporzione divina e successione di Fibonacci: Φ nella sezione aurea Quando parliamo di successione di Fibonacci ci riferiamo a una sequenza di numeri in cui ognuno è dato dalla somma dei due precedenti: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89 … Lo scopo del matematico pisano Leonardo Fibonacci era quello di studiare la crescita di una popolazione di conigli. Tuttavia la successione di Fibonacci non è rilevabile solo in questo aspetto della natura: Gran parte dei fiori hanno un numero di petali pari ai numeri presenti nella successione Le infiorescenze sui girasoli seguono due spirali che girano in senso orario e antiorario: ogni spirale contiene un numero di semi presente nella successione (di solito 34 o 55). La stessa cosa avviene per le pigne e per molti altri fiori Solitamente le foglie allineate su un ramo di un albero sono pari a un numero presente nella successione. Vari tipi di conchiglie, come quella del mollusco Nautilus, hanno forme a spirale. Questa particolare forma geometrica, chiamata spirale di Fibonacci, è data dai quarti di circonferenze inscritte nei quadrati con lati equivalenti ai numeri della successione Il rapporto tra le falangi di un uomo è un numero di Fibonacci, come anche il rapporto della lunghezza del braccio e dell’avambraccio Ma cosa c’entra Fibonacci con il numero Φ? Per ottenere il nostro magico numero basterà calcolare il rapporto tra due numeri vicini nella successione. Il valore ottenuto sarà tanto più approssimato al numero 1,618, quanto più in numeri considerati sono alti. Le sue infinite cifre decimali sono state approssimate a diecimila… fin ora! Oltre ad essere il più difficile da approssimare facendo un rapporto tra due numeri interi, è presente in ogni forma e in ogni aspetto. Rapporto, sezione o numero aureo: può un numero regolare le leggi dell’universo?  Sì. Il numero della proporzione divina si trova, oltre che in geometria: Nei frattali, come coefficiente di omotetia In arte. Secondo alcune teorie molti artisti hanno fatto uso della sezione aurea nella pittura, con i disegni appositamente scelti per generare gradimento. È il caso di Giotto, Cimabue, Leonardo, Seurat e molti altri. In architettura invece la sezione aurea è oggetto del Modulor – letteralmente modulo d’oro – di De Corbusier Nella musica. Il violino deve il suo suono alla particolare forma della cassa armonica che, secondo alcuni, è ottimale proprio quando segue la geometria aurea; il pianoforte, con i suoi 13 tasti delle ottave, distinti in 8 bianchi e 5 neri, divisi in gruppi di 2 e 3, segue lo schema dei numeri di Fibonacci. Ma non è tutto: già Pitagora aveva osservato che gli accordi musicali ottenuti da corde le cui lunghezze siano in rapporto come numeri interi piccoli (phi) risultassero particolarmente gradite. Tutti i più grandi musicisti […]

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Petrus Gonsalvus: il gentiluomo che ispirò “La Bella e la Bestia”

Il remake disneyano de “La Bella e la Bestia”  (qui recensito) ha senz’altro stimolato le ricerche riguardanti uno dei più amati classici dell’animazione. Il modello dell’affascinante e famosa fiaba europea, che ha incantato e fatto sognare intere generazioni in molteplici varianti, s’incentra sul fascino dell’apparente diversità, sulla trasformazione e la redenzione conclusiva, che trae le sue origini da alcuni testi della letteratura greco-latina del II secolo d.C., tra i quali spicca la favola di “Amore e Psiche”, narrata nella celebre opera “Le Metamorfosi” (o “L’asino d’oro”) di Apuleio, autore di formazione platonica nato nella provincia romana della Numidia. A partire da questa materia, nel 1550 lo scrittore italiano Giovanni Francesco “Straparola” avrebbe riplasmato il racconto originale, realizzando in tal modo la prima versione scritta de “La Bella e la Bestia” nel suo libro di racconti “Le piacevoli notti”. Ebbene, oltre i numerosi adattamenti e trasposizioni che questa fiaba ha conosciuto in tutta Europa, fino alla prima versione edita nel 1740 ad opera della scrittrice francese Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve, alcune chiare similitudini hanno indotto popolarmente ad associare il racconto a una storia vera, conclusasi sulle sponde del Lago di Bolsena, in provincia di Viterbo. La fiaba scritta dallo Straparola, infatti, pur rispolverando un materiale precedente, parrebbe ispirarsi all’incredibile vicenda del nobile Petrus Gonsalvus, nome latinizzato di Pedro Gonzales, appartenente alla corte di Enrico II di Francia, uno dei personaggi più noti nell’ambiente aristocratico del XVI secolo. Storia di Petrus: da Tenerife alla corte di Francia Nato a Tenerife, discendente dei “mencey”, i re dei Guanci, aborigeni delle Canarie, sconfitti e resi schiavi dalla conquista spagnola alla fine del ‘400, Pedro aveva una caratteristica che lo rendeva singolare: era affetto da ipertricosi congenita, un’alterazione genetica che si manifesta con l’eccessiva crescita di una folta e lunga peluria su tutto il corpo, compreso il volto. All’età di dieci anni, pare fosse inviato come “regalo” dalle Canarie al Re Carlo V d’Asburgo, nei Paesi Bassi, ma durante la traversata in mare un’incursione di corsari francesi portò alla cattura del piccolo Pedro, che fu recato, invece, come dono di matrimonio ad Enrico II di Valois, re di Francia, il quale latinizzò il suo nome e lo accolse nella sua corte. Qui la patologia che lo affliggeva destò grande curiosità nella regina Caterina de’ Medici, donna di forte personalità, amante entusiasta dell’esotico, che rivelò fin da subito un estremo interesse e orgoglio nell’ospitare tra i suoi cortigiani una testimonianza così straordinaria; si occupò, pertanto, di fornire alla sua “icona esotica” la più alta formazione culturale del tempo, fondata sullo studio della lingua latina e delle discipline umanistiche, sì che Petrus crebbe come un vero gentiluomo. Giunto in età da matrimonio, la regina fece in modo di trovargli una sposa tra le più proprie dame di corte, scegliendo la più bella, Catherine Raffelin: la quale, si narra, svenisse alla vista del giovane. Tuttavia, sia le doti intellettuali dell’acculturato e solitario Petrus, sia i lineamenti regolari al di là della peluria e la corporatura imponente caratteristica dei […]

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La cometa verde di San Patrizio

Dal primo fino al 12 aprile sarà possibile ammirare la cometa 41P/Tuttle-Giacobini-Kresák. Per osservarla bene si consiglia di prepararsi all’avvistamento il primo giorno del mese, quando la cometa transiterà a soli 21,2 milioni di chilometri dalla Terra con una vicinanza mai raggiunta prima d’ora – sarà nuovamente visibile dalla Terra solo il prossimo 20 gennaio 2088 -. Pur essendo visibile dall’emisfero boreale, è poco probabile che si riuscirà a cogliere il particolare colore verde della cometa. Quindi per chi si troverà nell’emisfero australe e per chi vorrà ammirarne il colore, c’è la possibilità di connettersi e registrarsi al sito della Slooh Community per accedere alla visualizzazione online dai telescopi fissati alle Canarie. Dove si trova la cometa verde di San Patrizio? La cometa sarà visibile dall’emisfero boreale e, in situazioni ottimali di clima e condizioni di luminosità, si potrebbe avvistare ad occhio nudo. Purtroppo quest’anno il passaggio della cometa coincide con la fase di plenilunio, quindi sarà opportuno ricorrere a binocoli o, ancora meglio, a telescopi. Ma dove indirizzarli? La cometa si troverà a metà strada tra la costellazione dell’Orsa Maggiore e quella del Dragone, a nord della volta celeste. Queste costellazioni sono circumpolari, ciò vuol dire che alle nostre latitudini non tramontano mai e che quindi sarà possibile procedere all’osservazione in ogni momento dal crepuscolo all’alba. Gli studiosi suggeriscono, inoltre, che quest’anno si potrà verificare un fenomeno che ha lasciato molti col naso all’insù  e la bocca aperta nel lontano 1973. Quell’anno la cometa 41P si avvicinò tanto al Sole che la magnitudo salì e con essa aumentò anche la luminosità di ben 10mila volte, rendendola visibile chiaramente ad occhio nudo. Ebbene, ciò potrebbe accadere il 12 del mese, quando si avvicinerà al perielio con una distanza di circa 156 milioni di chilometri e raggiungerà una luminosità fino a magnitudo 6,5. In questa occasione si potrebbero verificare outburst, ossia esplosioni nel nucleo dovute alle radiazioni solari e, in tal caso, la luminosità contribuirebbe rendere la cometa visibile ad occhio nudo. La scoperta e il colore della cometa di San Patrizio La cometa 41P/Tuttle-Giacobini-Kresák prende il nome dai tre astronomi che in tre periodi diversi e indipendentemente l’uno dall’altro l’hanno scoperta. Il primo astronomo ad avvistarla fu l’americano Horace Parnell Tuttle nel 31 maggio 1858, poi il francese Michael Giacobini nel 1907 e infine fu la volta dello slovacco Lubor Kresák nel 1951. È stata scoperta tre volte proprio perché si tratta di una cometa periodica, di corto periodo, cioè che compie un giro attorno al Sole ogni 5 anni e mezzo – alla sua periodicità fa riferimento la lettera P. Inoltre la cometa 41P è una delle 4 periodiche delle “magnifiche 7” che solcheranno il cielo nel 2017. La definizione di “cometa di San Patrizio” è causata dalla vicinanza alla festa ma anche dal suo caratteristico colore verde. Infatti il nucleo, formato da ghiaccio e polveri, quando è in parte sciolto dal calore del Sole, rilascia il colore verde per la sua stessa composizione chimica. Però durante gli avvistamenti non sarà possibile ammirare […]

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Attualità

Le automobili volanti ora sono una realtà con Airbus

“Un centinaio di anni fa i trasporti urbani sono diventati sotterranei, ora abbiamo un altro obiettivo: quello di volare. […] Siamo ancora in una fase di sperimentazione, ma prendiamo questo tipo di sviluppo molto seriamente” Questa la dichiarazione di Tom Enders, chief executive di Airbus, durante la Digital Life Design Conference di Monaco, tenutasi il 16 gennaio di quest’anno. L’obiettivo di Airbus: automobili volanti con guida autonoma e a zero emissioni La partecipazione di Airbus, una della più grandi società al mondo per la progettazione di elicotteri civili e militari, è dovuta alla presentazione del progetto Vahana, ossia la creazione di auto volanti capaci di trasportare persone o merci, che si concentra sul tentativo di unire guida autonoma e intelligenza artificiale. Già l’anno scorso la società aveva creato una divisione specifica, l’Urban Air Mobility, per sperimentare il decollo e l’atterraggio verticale di macchine volanti a uno o più posti. L’idea è di realizzare una sorta di taxi volanti a guida autonoma capaci di trasportare più persone e prenotabili con un’applicazione per smartphone. I test e le ricerche necessari si prevedono per quest’anno, mentre si spera di cominciare la produzione già nel 2021. Al Salone Internazionale dell’automobile di Ginevra 2017 è stato presentato in anteprima mondiale il prototipo di un’automobile capace di procedere via terra e  per via aerea, che ha lasciato tutti i presenti senza parole. Il nome è Pop.Up. e nasce dalla collaborazione di Italdesign e Airbus. Anche in questo caso la macchina è a zero emissioni e provvista di guida autonoma. È formata da una capsula progettata per accogliere i passeggeri, inoltre per avanzare via terra è provvista di un supporto gommato, dal quale si stacca per agganciarsi a una specie di grande drone con eliche per decollare e volare. La soluzione al traffico e allo smog In generale i trasporti verticali sono una priorità di Airbus, cosi come la visione di un futuro dove il traffico, problema che colpisce già molte grandi metropoli (tra cui Tokyo, Pechino, Mumbai, Londra, Mosca), sarà evitato così come tutto l’inquinamento atmosferico che ne deriva. Si pensi, infatti, che si prevede nel prossimo futuro una crescita demografica all’interno delle città del 10% rispetto alla situazione attuale, con conseguenti implicazioni nella viabilità. Quindi sono facilmente deducibili i positivi effetti collaterali della diffusione di tali mezzi di trasporto aerei nel futuro. La società ha puntato tutto sulla visione futura di un mondo in cui ci saranno Vahana per il trasporto di persone e merci, City Airbus come autobus dei cieli e Starways, apposite infrastrutture per consentire ai mezzi di volare sulle città. Per tantissimi anni cartoni animati e film hanno fatto viaggiare la fantasia dei telespettatori con città futuristiche, il cui paesaggio era segnato proprio da tanti veicoli volanti. Presto saranno lontani i tempi in cui ci si limitava a sognare: presto quel futuro diventerà presente.

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Notizie curiose

Curvy? No. Donna normale

La Moda curvy e le donne, l’atavica lotta! A: “Buongiorno!” B: “Buongiorno! Mi dica?” A: “Ci sarebbe una taglia 42 del vestito grigio in vetrina?” B: “Ma non ti va!” Non c’è bisogno di un genio della comunicazione per capire che nella conversazione appena descritta c’è qualcosa che non va! Non è stato chiesto un paragone tra la taglia richiesta e la richiedente e, nemmeno, uno sguardo di compassione. Nessuno soffre se non si entra in una taglia 42, sia chiaro! Però, ecco la solita contro-battuta affiorare alle labbra, prima che la bile possa riversarsi sulla povera commessa che in una 42 ci starebbe a pennello: “Non è un vestito per me. È un regalo per mia sorella!”. Ed in quel momento sentirsi in dovere di fare quel chiarimento ti infastidisce ancor di più dello sguardo miserevole di Miss Perfezione. Di questo passo davvero finiremo per comprare solo ed esclusivamente per sorelle&Co.  Nonostante questo, negli ultimi anni, la tendenza sta cambiando. C’è aria nuova, o almeno si spera. Nelle vetrine c’è di tutto (e, spesso, anche troppo): dai manichini allungati e stilizzati a quelli infagottati di carte della moda XXL (perché, a quanto pare, anche i manichini non superano la 48!), dalle taglie 44 considerate già morbide al marchio per taglie curvy con il logo in bella vista su TUTTI i capi d’abbigliamento…come se si dovesse avere un tratto distintivo.  Dov’è la verità? Chi sono le donne che comprano? Come sempre, la verità è nel mezzo. Uno sguardo al mondo ci offre una straordinaria “vetrina” di donne meravigliose ognuna delle quali porta con sé una serie di particolarità fisiche che la moda ha il diritto di rispettare. Allora perché vestire manichini e non provare a ripartire dalla donna comune? Si ha bisogno di ritrovare un sano equilibrio tra le donne che escono per accompagnare i figli a scuola, per andare a lavoro, per fare una passeggiata e quelle che con passo felpato e viso gelido percorrono chilometri di passerella su altrettanti chilometrici tacchi.  Qualcosa in tal senso sta cambiando. Sono sempre di più i negozi che offrono una vasta gamma di possibilità (con altrettanti che propongono invece esclusivamente taglie…da top!) ed anche la donna curvy può ritrovare il gusto antico di fare shopping, un gusto che con il tempo si era affievolito, o aveva del tutto perso, per il timore di chiedere una giacca che, forse, non si sarebbe abbottonata; un jeans che non sarebbe salito su fino ai fianchi; o una maglia che avrebbe stretto un “po’ troppo”! Un’interessante iniziativa, sicuramente da copiare e riproporre a tutte le case di moda, è stata quella di un sito australiano che ha proposto in homepage un serie di donne completamente diverse con determinate caratteristiche fisiche vestite semplicemente da un pantalone ed una T-shirt con la possibilità di cliccare sulla modella più vicina al nostro aspetto e vederla indossare tutti i vestiti proposti in vendita. Ci sono davvero donne finalmente vere! (Cliccare per credere!). In questo modo, chi acquista lo fa con una […]

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Fun & Tech

La diseguaglianza che mette a rischio la salute

Non si tratta solo di differenze tra Paesi moderni e Paesi arretrati, usi e costumi tradizionali o in continua evoluzione. Le differenze importanti, quelle serie, riguardano nel 2017 aspetti molto più fondamentali della vita di ognuno. Un esempio? La salute e la diseguaglianza. Quando il benessere e la salute vengono minacciati dalla diseguaglianza Il British Medical Journal, una rivista settimanale inglese, diventa portavoce di un allarme sempre più concreto. In un recente articolo, infatti, Kate Pickett e Richard Wilkinson rendono evidenti le sempre più profonde differenze tra le zone nel mondo in cui è possibile godere di una buona salute e le zone in cui, invece, l’impossibilità di raggiungere una parità sociale ed economica tra la popolazione influisce irrimediabilmente anche sulle aspettative di vita. In condizioni di tale disagio, un individuo perde dai 5 ai 20 anni della propria vita. Il calo della longevità, così, si fa drastico. I dati del BMJ sono chiari. Nel 2012 la diseguaglianza è entrata a far parte dei rischi globali, nel 2017 le differenze tra il reddito e il benessere da un Paese ad un altro sono diventate drammatiche. Una ricerca del 2014 dichiarava che le 85 persone più ricche del mondo possedevano tanto quanto i 3,5 miliardi di poveri del mondo non possedevano e, oggi, solo 8 di quelle 85 persone hanno mantenuto la stessa ricchezza. Il declino generale delle condizioni in cui la popolazione mondiale vive è chiarissimo. Un disagio iniziato nel 1980, dopo un periodo di crescita partito nel 1930 e terminato nel 1970. Tutto parte dal reddito. Se un nucleo familiare formato da un determinato numero di persone non percepisce un reddito adatto, ciò porterà tale nucleo a rinunciare, dapprima a spese superficiali, e poi a privarsi di cose sempre più importanti, causando un indebolimento della salute sia fisica che mentale. Questo graduale cambiamento della vita delle persone, tra l’altro, può anche portare a dipendenze da sostanze stupefacenti e alcolici, o a disturbi come ansia e depressione. La vita delle persone inizia a peggiorare e queste si ammalano nel vero senso della parola, a cominciare dalla psiche. Il morire, in molti casi, viene visto addirittura come una soluzione ai problemi. Nonostante ciò, ci sono state e ci sono persone che hanno dato e danno la loro vita per la causa, come Tony Atkinson, uno studioso deceduto solo un mese fa che, durante la sua esistenza ha dedicato ogni giorno alla ricerca di un modus vivendi equo per tutti: basato sulla ripartizione giusta delle tasse e supporti di vario genere lì dove vi fossero bambini, aveva acceso una luce in questo buio di diseguaglianza.

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Notizie curiose

The Pixar Theory, ormai una certezza?

Il 15 gennaio la Pixar ha fatto un regalo ai fan del mondo Disney: è visibile ormai da vari giorni sulla pagina ufficiale di Facebook di Toy Story, primo lungometraggio della Pixar Animation Studios,  il video che svela uno dei misteri intorno ai quali cinefili sfegatati e non si arrovellano da ben diciannove anni… Ma veniamo al dunque: qual è il cruccio persistente dei fan cresciuti con Woody e Nemo? A istillare per la prima volta il dubbio già nel 2014 era stato Jon Negroni, realizzatore di un blog di critica cinematografica, il cui progetto più famoso è probabilmente proprio quello della cosiddetta Teoria Pixar (The Pixar Theory sul suo blog): partendo da specifiche interconnessioni tra i film, Negroni ha voluto affermare che i personaggi animati dalla Pixar che hanno rallegrato la nostra infanzia sono in realtà tutti appartenenti al medesimo universo e quello che li differenzia non è tanto il fattore spaziale, quanto quello cronologico, per il quale da Ribelle-The Brave fino a Monsters & Co. vi sarebbe, secondo Negroni, un lungo arco temporale nel quale si riversa una stessa realtà narrativa. Gli animali-umani del mondo Pixar A partire da questa premessa, il punto di partenza si troverebbe nel momento in cui gli animali per la prima volta hanno cominciato ad assumere comportamenti umani… qui entra in campo Ribelle: ambientato nella Scozia del V secolo, è la storia di Merida, una ragazza sopra le righe che litiga con la madre per la sua poca propensione a incarnare l’angelo del focolare ma la loro riappacificazione è resa possibile dal forte legame che si crea quando la mamma viene trasformata in un’orsa da una misteriosa strega che vive nei boschi, e che si diletta in esperimenti di ogni genere. Negroni pensa che la strega (che all’inizio della sua teoria premette essere un personaggio chiave) sia il motivo per il quale ci siano così tanti animali in grado di avere comportamenti umani negli altri film. La vicendevolezza tra uomo e animale sarebbe dovuta alla propensione umana degli animali sublimata in tutti i film Pixar, come ad esempio Ratatouille, nel quale è Rémy,  un topino e non, come ci si aspetterebbe, un apprendista umano, a entrare in conflitto per le sue capacità culinarie con lo chef Skinner, che ne uscirà sconfitto. Seguendo la scia di questo ragionamento viene inevitabilmente in mente un altro film che tocca questa tematica, il commovente Up: l’antagonista della storia, Charles Muntz, potrebbe essere venuto a conoscenza di questo principio, tanto da decidere di creare un dispositivo in grado di convertire il pensiero degli animali in lingua umana; per non parlare di Alla ricerca di Nemo, in cui l’operazione di salvataggio è causata proprio dall’intervento umano sul mondo animale. Il mondo delle intelligenze artificiali Jon Negroni parla anche del mondo delle macchine, in particolare delle intelligenze artificiali, e lo fa con Gli Incredibili. L’antagonista Syndrome cerca di uccidere i supereroi con l’aiuto dell’Omnidroid, un macchinario distruttore dotato di intelligenza artificiale. La falla nella sua operazione è però creata proprio dal macchinario, il quale si ribella alle direttive di Syndrome, impiegando […]

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