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Eroica Fenice

La categoria Interviste contiene 151 articoli

Interviste

Using Bridge: intervista al gruppo grunge-stoner

Gli Using Bridge sono un quartetto rock grunge–stoner, nato nel 2002. A gennaio 2018 hanno pubblicato l’album Floatin’ Pieces. Abbiamo intervistato Manuel Ottaviani, cantante del gruppo. 1) Gli Using Bridge sono in carriera da sedici anni, quattro dischi contando anche l’ultimo: Floatin’ Pieces. Come sono cambiati il gruppo e la sua musica negli anni? Nasciamo con delle forti influenze anni ’90, con tanto grunge. Quella che si è aggiunta negli anni è la vena stoner, lì si parla più di primi 2000. Nel gruppo si sono avvicendati diversi batteristi dietro ai fusti fino ad oggi e abbiamo fatto praticamente un disco con ognuno. 2) Che fanno gli Using Bridge nella vita? Abbiamo un infermiere, Federico Arcangeli (chitarrista), Alessandro Bernabei (il batterista) lavora come tecnico audio, Simone Antonelli (l’altro chitarrista) fa il fotografo ed organizza viaggi, poi ci sono io disoccupato, figlio della crisi che attanaglia i trentenni d’Italia. Oltre a suonare live dal 2009 organizziamo concerti, eventi e feste nella zona di Rimini sotto il nome di Alternative. 3) Come mai la scelta di cantare in inglese? Parlo per me, poiché i testi al 99% li scrivo io: Federico mi aiuta a dare una sistemata. Altre volte li scrive anche lui, ad esempio in questo disco sua è Run to You. Io sono cresciuto ascoltando gruppi che cantavano in inglese: non è stata una decisione in realtà ma una cosa naturale. Mi piace molto la musicalità che ha l’inglese all’interno di un genere come il rock per il tipo di cadenza che ha: le parole inglesi, le frasi all’interno di un pezzo secondo me risultano più musicali, più facili. 4) Passiamo a Floatin’ Pieces, l’ultimo album del gruppo. I temi principali sono interiorità, ricordi, sentimenti: come mai la scelta di insistere su questi temi? Anche questa è stata una scelta più istintiva che ragionata. Quello che scrivo sono “pezzi di me”. A volte sono delle storie vere, a volte delle emozioni che traduco in storie, dei pensieri, dei ragionamenti su tutto quello che mi capita. 5) Quindi non c’è un messaggio da lanciare? Ogni brano ha un messaggio personale, che non è votato al sociale o altro ma è semplicemente un mio modo di vedere la vita, vedere le cose, e di provare emozioni, che cerco di descrivere alle persone. Succede come per pezzi di altri artisti dove il messaggio è intimo, personale. Mi ci ritrovo, mi ci rispecchio, mi fanno capire qualcosa in più di me. Su due piedi posso pensare che un messaggio, se c’è, è più intrinseco che esplicito. Un messaggio di resistenza e resilienza, di riuscire a resistere portandosi dietro tutti i pezzi che ognuno ha nella propria vita e a volte vorrebbe anche abbandonare per liberarsi di alcuni pesi. Invece portarseli dietro fa in modo che questi pezzi non vengano dimenticati ma costruiscano in realtà la tua storia, la storia di chi se li porta dietro e diventino qualcosa di importante su cui costruire il resto. 6) I pezzi dell’album hanno una loro storia diversa, quale […]

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Musica

I May Gray e il loro Ritorno al sereno

Dopo quasi tre anni dalla pubblicazione del loro primo album Londra nel Giugno 2015 e tante esperienze tra contest e palchi, il trio emiliano dei May Gray ritorna-perdonatemi l’imminente ridondanza- con Ritorno al sereno. Un nuovo punto di partenza per i May Gray Pubblicato il 26 Gennaio per Manitalab/Private Stanze con la distribuzione curata da Audioglobe, questo album segna un’inversione di tendenza rispetto al precedente lavoro. Dal tema del viaggio, vissuto come un’esigenza interiore dovuta a una tormentata necessità di evadere e scappare, si passa a un’introspezione più pacata e serena, emblema di una ritrovata fiducia con se stessi. Una fiducia ritrovata grazie all’influsso di nuove energie positive. Energie nitide e solari come quel bel sole disegnato con un pastello giallo sulla copertina dell’album. Dal punto di vista musicale, invece, il percorso dei May Gray procede senza interruzioni e ripensamenti, approfondendo e rinvigorendo il sound rock che da sempre li contraddistingue. Un sound energico, graffiante, ispirato ai loro idoli, i Foo Fighters, che non disdegna nei ritornelli linee più melodiche e meno strepitanti. Ritorno al sereno, l’album Il viaggio per riconquistare la serenità- che potrebbe ricordare Return to Serenity dei Testament, brano probabilmente conosciuto dal trio- parte da Camilla. In crescendo, come un fuoco che cresce a poco a poco, prende forma il sound graffiante dei May Gray che procede con poche variazioni- forse troppo poche- nel passaggio da un brano all’altro. Dopo Camilla abbiamo Testa in tasca e In un altro mondo. Sempre centrale il tema della riconquista della serenità che si prospetta sempre come uno slancio verso un futuro più radioso e luminoso, rivolgendo le spalle a un passato che invece appare decisamente più cupo e tenebroso. Nel quarto brano Tracciare una via (100 cose), la band inverte decisamente la rotta. È infatti una traccia con una carica introspettiva decisamente maggiore, caratterizzata anche da un ritmo meno martellante e molto più disteso. Anche qui si chiude “la finestra sui ricordi che non voglio” ma con un approccio più ragionato, volto a far tesoro delle esperienze negative del passato, senza ripudiarle a priori. Pochi minuti per riprendere fiato e subito i May Gray ritornano a “martellare” con Tra di noi, Amnesia e Maniglia. Con gli ultimi due brani forse l’album raggiunge il suo picco di vigore e forza, una vera e propria scarica di adrenalina. Dulcis in fundo, Ritorno al sereno termina con una struggente ballad al pianoforte, Via Pennisi, che suggella la conclusione di un amore ormai giunto al capolinea. L’ultimo atto di una nuova consapevolezza attraverso la quale voltare finalmente pagina e intraprendere un nuovo cammino.

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Concerti

La prima volta di Eminem in Italia: il suo Revival tour approda a Milano

Lo  scorso 29 gennaio il famoso rapper americano Eminem ha annunciato l’arrivo del suo Revival Tour in Italia, il prossimo 7 luglio, mandando in estasi milioni di fan. Si tratta della sua prima data italiana in carriera. A parte la partecipazione come ospite al Festival di Sanremo del 2001 e all’edizione 2004 degli MTV European Music Awards di Roma, infatti, Marshall Mathers non ha mai tenuto un concerto nel nostro paese. Per il suo debutto live in Italia è stata scelta l’AREA EXPO – Experience Milano. Revival: l’ultima fatica del rapper di Detroit                    Dopo 250 milioni di dischi venduti, 15 Grammy Awards e tanti altri premi vinti – tra cui l’Oscar nel  2003 per la migliore canzone ,“Lose Yourself”, colonna sonora di “8 Mile”, film incentrato sulla sua vita e sulla sua carriera – , a 45 anni Eminem è ancora il rapper più conosciuto e apprezzato al mondo. A dimostrazione di ciò anche l’entusiasmo con cui è stata accolta l’uscita della sua ultima fatica discografica, Revival, nono album in carriera per lui, pubblicato il 15 dicembre 2017, a distanza di quattro anni dall’ultimo disco di inediti. Tuttavia l’album non ha raggiunto unanimità di pareri tra pubblico e critica. Revival – prodotto, manco a dirlo, da Dr. Dre e in parte da Rick Rubin – contiene 19 tracce in cui  l’hip pop duro e ribelle, a cui Eminem ci ha abituati, si mescola a generi opposti che vanno dal pop al rock, passando per il gospel. Slim Shady si è infatti avvalso della collaborazione di diversi artisti, tra cui alcuni dei più importanti nomi dell’attuale scena musicale internazionale, inserendo nel disco diversi duetti. Tra gli altri, spiccano i nomi di Beyoncé – con cui duetta nel brano “Walk on Water”, scelto come singolo di lancio del disco e presentato per la prima volta dal vivo ai recenti MTV EMAs – Ed Sheeran, P!nk e Alicia Keys. La scelta di avvicinarsi maggiormente al mondo del pop però convince poco. Dal punto di vista strettamente musicale, infatti, la presenza di vari artisti e l’incontro tra generi diversi,  in questo caso, è forse più un male che un bene. Revival può dirsi tutt’altro che  innovativo. Non presenta infatti grosse novità rispetto ai precedenti lavori, anzi il rapper di Detroit fa addirittura qualche passo indietro: le basi non sono particolarmente ricercate, al contrario suonano banali, datate e a tratti fastidiose, tanto da costringere l’ascoltatore a passare alla traccia successiva dopo pochi secondi di ascolto. L’intero disco risulta spompato come lo stesso Eminem. Anche testi e sample utilizzati sono piuttosto standardizzati: Marshall Mathers affronta diversi temi, tutti però più o meno già familiari – si va dalle problematiche personali (vedi “Castle”e “In your head)  alla feroce critica all’amministrazione Trump, passando per il racconto di un’overdose che poteva costargli  la vita – e sceglie di campionare  pezzi di artisti classici dell’ hip-hop quali EPMD Masta Ace, Schoolly D, Run–DMC, Beastie Boys,  e della scena pop-rock quali Cranberries, Barry White e Joan Jett. Insomma, del rapper irriverente, arrabbiato e sarcastico e, delle basi […]

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Concerti

Le stelle sono rare, il primo album delle Mujeres Creando (Apogeo Records)

Lo sfondo nero le avvolge, la calda luce sul palco le illumina. Cinque donne: alla voce Assia Fiorillo, alla chiarra Claudia Postiglione, al violino Igea Montemurro, alla fisarmonica Giordana Curati, alla batteria Marisa Cataldo. Insieme sono le Mujeres Creando. Davanti ad una platea gremita, nell’Ex Asilo Filangieri, spazio aperto dedicato alla cultura, le Mujeres Creando hanno presentato il loro primo disco, Le stelle sono rare, prodotto dall’etichetta discografica napoletana Apogeo Records, con la direzione artistica di Ernesto Nobili, anch’egli presente sul palco nelle vesti di bassista. Non è l’unico special guest della serata, infatti dopo pochi brani entra in scena anche la pianista Elisabetta Serio. Preceduto dall’uscita del primo singolo “Per sempre ancora”, l’album Le stelle sono tare è un viaggio composto da dieci tracce, piene di colori e sfumature di suono. Fin dal primo ascolto ci si immerge in un mondo fatto di gipsy jazz, cambi ritmici dominanti ed un sound potente come una freccia, che colpisce il bersaglio e non lascia indifferenti. C’è posto per ogni sperimentazione, a partire dalla lingua: si inizia con l’italiano, passando poi per lo spagnolo, il dialetto napoletano, concludendo con l’inglese. In un mondo così variopinto come quello delle Mujeres, è riservato un posto d’eccezione all’amore, protagonista assoluto dei testi del quintetto napoletano: un tema sfiorato con delicatezza da E je parlo ‘e te, un brano dall’atmosfera rarefatta, ma che non perde mai il sound che contraddistingue le Mujeres. Forse la vera ricchezza è proprio che le Mujeres Creando sanno come distinguersi e sono chiaramente identificabili, grazie al particolare set strumentale ed al minuzioso lavoro nella costruzione dei brani, in cui i cambi di tempo sono la ciliegina sulla torta, che impreziosisce ancor di più il loro mondo musicale. Nel disco tra Rosaspina, unicum strumentale dell’album e Once More, ultima traccia, che vede la collaborazione con Elisabetta Serio, vi è Remedios, cover di Gabriella Ferri del 1974, riportata in vita come colonna sonora del film Saturno Contro. Le stelle sono rare, il lavoro delle “donne che creano” Devono il loro nome al movimento femminista boliviano fondato nel 1992 da Julieta Parades, Maria Galindo e Monica Mendoza. Mujeres Creando, ovvero Donne che creano. Una band tutta al femminile originale, una mosca bianca del panorama musicale napoletano e non solo, cinque artiste che insieme hanno “creato” una bella atmosfera, un unico suono dal suono unico. L’album Le stelle sono rare è stato realizzato grazie ad una campagna di crowdfunding, ad oggi è disponibile sia nel formato standard che digitale.

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Musica

James Senese e Napoli Centrale al Teatro Sannazaro

Si avvicina il concerto di James Senese e Napoli Centrale al Teatro Sannazaro, rinviato a mercoledì 31 gennaio alle ore 21, nell’ambito della rassegna “Sound of The City”, a cura dell’etichetta Jesce Sole. L’icona del Neapolitan Power torna a calcare il palco dopo il live-recording in occasione del festival “Sorrento Incontra – M’Illumino d’Inverno 2017/18”, che lo ha visto impegnato nella registrazione dal vivo del nuovo disco prossimo all’uscita. In scaletta, tanti brani cari ai suoi fan che hanno segnato le tappe fondamentali della carriera di un artista che, a distanza di cinquant’anni, continua a stupire ed emozionare con il suo inconfondibile groove. Napoletano nato a Miano. Figlio di James Smith, soldato statunitense afroamericano e di Anna Senese, giovane ragazza napoletana. Inizia da giovanissimo la sua carriera di sassofonista, nel 1961, insieme a Mario Musella. Un sodalizio che proseguirà dando vita alla nascita degli Showmen. Insieme ai Napoli Centrale, gruppo formato insieme all’amico Franco Del Prete, incide gli album “Mattanza” e “Qualcosa ca nun mmore”, distinguendosi per il suo jazz-rock dalla forte e innovativa connotazione popolare. Insieme a Pino Daniele, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Joe Amoruso e Rino Zurzolo, ha preso parte ad uno dei più grandi gruppi che il panorama partenopeo abbia mai ricevuto in dote, collaborando ai dischi d’esordio del cantautore partenopeo. Testimone e protagonista assoluto di uno spaccato della musica napoletana, precursore di un sound d’innovazione, capace di entusiasmare e dare spunti alle nuove generazioni di musicisti che sempre più a fatica tentano di scalare il gradimento di un pubblico il quale sembra aver già ascoltato tutto. Uno stile inimitabile, quello di Senese. Lo stesso che, oltre ai Napoli Centrale e agli Showmen, ha regalato tante emozioni insieme al suo grande amico Pino Daniele, di cui è stato accompagnatore fidato in quei brani che ancora oggi riecheggiano a tutto volume per i vicoli del centro storico. James Senese e Napoli Centrale: nel ricordo di Pino Daniele, o’sanghe di un nero a metà sulle note del Sax più amato dai napoletani Di ritorno da un lunghissimo tour di oltre 150 date in due anni, James Senese ha girato  l’Italia e l’Europa per promuovere “O’ Sanghe” (Ala Bianca/Warner), album uscito nel 2016 e vincitore della Targa Tenco. L’instancabile musicista partenopeo si prepara quindi alla pubblicazione – nella primavera 2018 – di un doppio disco celebrativo per i 50 anni della sua carriera, a cui farà seguito un fitto calendario di concerti. La formazione attuale dei Napoli Centrale, la stessa che ha registrato “Nero a metà” di Pino Daniele, vedrà Senese alla voce e al sax, Ernesto Vitolo alle tastiere, Gigi De Rienzo al basso e Agostino Marangolo alla batteria.  

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Musica

Unconscious Oracle, ritornano gli Snow in Damascus

Lo scorso 19 gennaio è uscito Unconscious Oracle, il secondo album degli Snow in Damascus, band di Città di Castello a metà tra post–rock, wave, folk ed elettronica (mix ribattezzato come “folktronica”). Il nuovo disco arriva a quattro anni di distanza dal disco d’esordio “Dylar” e, rispetto a quest’ultimo, presenta  un sound più maturo e raffinato. Dieci i brani contenuti in esso, registrati con Michele Pazzaglia, già musicista per Paolo Benvegnù, e Michele Mandrelli, presso gli studi Jam Recordings e CurtainLab di Città di Castello. L’album è stato masterizzato da Giovanni Versari presso La Maestà Mastering di Faenza. Unconscious Oracle: il ritorno degli Snow in Damascus tra folktronica e atmosfere oniriche “Unconscious Oracle” viene presentato dal gruppo perugino come un disco: “sul bisogno e sulla scelta di ritirarsi nella discrezione e, attraverso tale sottrarsi, su quegli attimi di cecità che, consapevoli o meno, tutti esperiamo”. “I suoi dieci brani – proseguono i cinque ragazzi umbri– finiscono per porci di fronte a un rischio decisivo: scoprire che “intercapedine” e “crepa”, tanto nei possibili sconvolgimenti tellurici delle nostre vite quanto nella loro ingannevole placida quotidianità, non possono essere che sinonimi”. I musicisti perugini parlano di “due spazi”,  “a separarli – dicono – per alcuni di noi una piccola intercapedine, per altri una sottile crepa. L’intercapedine rimarrà della sua larghezza, mentre la crepa potrebbe espandersi, con effetto disastroso, o liberatorio. Due spazi. Il primo è la scelta di sottrarsi, l’arte della discrezione: il venir meno pur essendo presenti. Il secondo è invece un’estrema e involontaria forma di quella stessa discrezione: un’improvvisa e fugace cecità, e la ricompensa – o risarcimento – che ne deriva, ovvero un piccolo, laico e intimo potere divinatorio, un’inattesa capacità d’istantanea visione e sussurrato racconto”. “Ed è proprio nell’intercapedine o nella crepa che li separa – spiegano infine – che si colloca “Unconscious Oracle”: è in quel vuoto divisorio che i brani del secondo album degli Snow In Damascus! sono spuntati e fioriti”. I brani che compongono Unconscious Oracle abbracciano diversi ambiti e per questo il lavoro si presta a varie  definizioni quali electrofolk, folktronica, alternativa, shoegaze. Un disco ambizioso con arrangiamenti post-rock impiantati su di uno sfondo elettronico, a tratti ambient. Un album dal sound soave ed omogeneo e dalle atmosfere oniriche che restituiscono eleganza e raffinatezza al lavoro. Inoltre, la scelta della lingua inglese potenzia il respiro internazionale che la seconda fatica discografica del quintetto perugino già assume grazie alla predilezione di sonorità a metà strada tra elettronica, folk, wave e post-rock. Unconscious Oracle si apre con le atmosfere sognanti dell’omonima traccia, ma è il pezzo immediatamente successivo, “Vultures”, ad essere stato scelto come singolo di lancio dell’album. Già da tempo è stato pubblicato anche il video. La sensazione di essere trasportati in una dimensione onirica si ha anche ascoltando le tracce successive alla title track, il sound del disco, come detto, risulta infatti piuttosto compatto. Beat computerizzati, vocals ripetitivi e synth incalzanti prevalgono, spesso a discapito della dinamicità, tuttavia nel complesso possiamo parlare di un disco […]

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Interviste

“Eco Trip”, il primo progetto rap sull’ecologia

Eco Trip è il frutto della collaborazione tra Doc Domi, Domenico D’Alelio per chi lo incontra alla Stazione Zoologica Anton Dohrn, e Fabio Orza, in arte Fabio Musta. Il primo album rap per la scienza parla di ecologia, di evoluzione e del rapporto tra scienza e società. Doc Domi riesce a raccontarci del mondo che ci circonda senza risultare didascalico, cosa che purtroppo spesso accade utilizzando il rap come stile narrativo. Eco Trip è soprattutto il lavoro di uno scienziato che ritorna a fare rap per poter divulgare in modo diverso, sintetico e completo un pensiero. Domenico D’Alelio ci ha raccontato come mai il rap è divenuto il suo nuovo mezzo di divulgazione. «Eco Trip non è la mia prima esperienza rap. Ho imparato a scrivere in rime prima di scrivere di scienza. Io e Musta collaborammo per realizzare un altro progetto musicale, ma dopo un periodo incerto durante il quale purtroppo scomparì anche mia madre, non riuscimmo a chiudere l’album. Era il 2005 e “presi una pausa” dal mio lato creativo». Domenico D’Alelio, lo scienziato, prevalse sull’artista rap Doc Domi. Sono trascorsi poco più di dieci anni da quando decidesti di lasciare la strada che stavi intraprendendo, perchè hai deciso di tornare nel mondo della musica rap? «Torno a fare rap perché sì. Punto. Personalmente gli devo molto, anzi, devo tanto soprattutto alla cultura hip hop. Scrivere in linguaggio rap, mi ha insegnato la sintesi, fondamentale per scrivere di scienza. Esibirmi, invece, mi ha insegnato a parlare al pubblico, catturandone l’attenzione soprattutto nelle mie conferenze. Non ho mai smesso di fare rap». Domenico D’Alelio si definisce uno scienziato abbastanza atipico, la sua storia è fatta di bivi e di ritorni di fiamma. Eco Trip non è l’unico progetto che va oltre gli schemi della convenzionale divulgazione scientifica. Leggendo la tua bio si nota subito che la tua carriera da “semplice” scienziato ha avuto una svolta particolare legata alla bicicletta, come mai hai intrapreso questo percorso divulgativo? «Nel 2015, ho cominciato trasformando la mia passione per i cicloviaggi in esperienze lavorative. Le tappe divennero luoghi d’incontro tra scienziati e cittadini. Con Mesothalassia eravamo in sella ad una bici. Tra una pedalata e l’altra i ciclisti non scienziati potevano “mettere le proprie mani” nel lavoro degli ecologi. Con i miei amici “cicloscienziati” abbiamo organizzato tre viaggi, dalle Alpi al mar Ionio. Ho raccontato l’esperienza vissuta nel primo viaggio in un libro dal titolo “Uno scienziato a pedali”, Ediciclo Editore, scritto in “tandem letterario”, con Emilio Rigatti, uno dei miei autori preferiti, che ho avuto la fortuna di coinvolgere nel team degli scienziati a pedali». Il libro porta il lettore a vivere con te quell’esperienza riuscendo a far comprendere le motivazioni di quel viaggio, ma tornando ad Eco Trip, come mai hai pensato di reindossare i panni di Domi al tempo di  dei SangAmaro? «Qualcosa durante quel viaggio era cambiato. Nella primavera del 2016 partecipai a Famelab, una competizione nella quale scienziati si sfidano a raccontare in tre minuti un argomento scientifico senza ausili multimediali. Mi ero […]

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Musica

Una piccola tregua Live di Paolo Cattaneo, recensione

Uscito nel 2016, Una piccola tregua (Lavorarestanca/Ecletic Music Group) è stato il quarto lavoro discografico di Paolo Cattaneo, cantautore bresciano dall’ormai più che ventennale carriera. L’artista ha riproposto quest’album con una nuova veste, tutta digitale: Una piccola tregua Live. Pubblicato il 12 Gennaio e curato dalla Ecletic Music Group, Feiyr e dalla Macramè Dischi, Una piccola tregua Live raccoglie 8 brani (sei tratti dall’omonimo album e due da altri precedenti lavori) suonati live tra il Casa Base di Milano, il Teatro Fonderia Aperta di Verona e il Teatro Centro Lucia di Botticino (Brescia), otto frammenti che ricompongono le suggestive atmosfere elettroniche create da Paolo e dalla sua band durante i concerti. Una piccola tregua Live, l’album Il tutto inizia con Se Io Fossi Un Uomo, con suoni che potrebbero ricordare il canto delle balene sui quali si inseriscono progressivamente le linee di basso e dei synth. Seguono Due età un tempo e Bandiera. Ci troviamo davanti a una rievocazione di un tempo sospeso, tutto interiore: una piccola tregua per l’appunto. Una piccola tregua dal caotico mondo esterno per ritagliarsi un momento di intima riflessione attraverso una sapiente composizione di sonorità elettroniche e non. Gli otto brani, se non fossero interrotti dagli applausi del pubblico e dai brevi ringraziamenti di Paolo, potrebbero forse susseguirsi indistinti, senza pause. Frutti di un unico flusso musicale plasmato come un respiro, sussurrato in punta di piedi, che cresce e decresce, di impatto sonoro solido e denso: pulsionale. Un “suono sommesso” che, come racconta in Ho chiuso gli occhi, prende vita dalla “grazia degli angeli” e invita l’ascoltatore a “danzare nel vortice” e a “credere, a crederci”. Superata la quarta traccia, nonché punto centrale dell’album, ci si avvia verso la conclusione con Trasparente, Mi aspetto di tutto e Il Miracolo che riportano la narrazione in una dimensione meno rarefatta e più concreta, a tratti sensuale. Tutta femminile tra il carnale contatto dei “seni addosso” (Trasparente) e la vivacità di “occhi allegri all’improvviso” (Il Miracolo); passando attraverso il languore di un solitario retrobottega di “fast-food” straniero (Mi aspetto di tutto). Una piccola tregua Live, un dolce epilogo Con L’uomo sul filo approdiamo alla conclusione e, a poco a poco, svanisce la magia, di quella dimensione tutta interiore e atemporale precedentemente creata, al contatto con i crescenti rumori della città. Non prima però di concedersi un’altra inebriante esperienza sul filo di un tempo sospeso. “È molto significativo per me che uno degli ultimi versi cantati in questo disco live sia ‘Chiudo le braccia e mi inchino’ da ‘L’uomo sul filo’ perché ‘Una Piccola Tregua Live’ è il mio inchino a chi in questi mesi mi ha seguito con un’attenzione straordinaria ad ogni appuntamento. Ho deciso inoltre di pubblicare queste canzoni anche per sigillare un punto di arrivo nella dimensione live della mia musica. Ora ci sarà una ripartenza verso un Altrove. Sarà un altro viaggio, sarà tutto diverso”.

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Musica

La band siciliana Antarte e le loro Isole

Antarte: una band siciliana Lillo Morreale (chitarra e voce), Paolo Vita (chitarra) e Gabriele Castelli (batteria) danno vita nel 2008 alla band Antarte e pubblicano il loro primo ep, dal titolo omonimo al nome scelto per il gruppo, l’anno successivo. Il primo album, intitolato Olio su Tela, vede la luce nell’anno 2013. L’anno scorso si sono aggiunti agli Antarte, Nicola Benetti (batteria), Nicolò Bosio (basso) e Urbano Pettazzoni (polistrumentista) e dalla nuova formazione ha origine il secondo album: Isole, in uscita il 26 gennaio di quest’anno. «Questo disco è un invito a un viaggio da parte di una band che è nata e cresciuta sulle rive del Mediterraneo, in Sicilia». Isole: un album e una condizione esistenziale Otto sono i brani racchiusi in Isole, in uscita per The Megaphone Label e diffusi in Italia da Good Fellas.  Isole è la storia di un viaggio, di chi parte ma senza allontanare lo sguardo da ciò che ha lasciato, qualcosa che continua a brillare all’orizzonte, la riva che serve al naufrago per ritornare quando ne sente la necessità o il bisogno (Oasi). È la storia di chi ha acquisito la consapevolezza che le cose non durano per sempre (I tuoi giorni), ma non svaniscono mai del tutto perché continueranno a vivere in una brezza improvvisa, nel tremolio di una voce, nei ricordi (Nessuno), quelli che non svaniranno mai (Scirocco), anche se lontani e sbiaditi (Castelli di sabbia). «La scelta del titolo dell’album è strettamente legata alla sensazione dell’isola come condizione esistenziale, barriera fisica e ideale che pervade l’immaginario sensoriale degli otto brani contenuti in “Isole”». I suoni a volti delicati, altri duri, le parole scaturite da una voce profonda e lontana non mi hanno trasmesso la sensazione di una barriera fisica, quanto piuttosto qualcosa da raggiungere, quelle Isole che vivono dentro di noi. Alcuni brani trasudano nostalgia, tristezza in certi momenti. Altri, invece, hanno l’effetto di trasportare lontano, e lo riescono a fare senza servirsi della parola, ma solo della melodia e dei suoni (Senza luna, Bolina, Buona fortuna) ed è proprio il potere della musica che trascina in una di quelle Isole in cui ritrovare i propri ricordi, o la voglia di ricominciare, o semplicemente se stessi. Il disco Isole è in offerta su Amazon, per acquistarlo clicca qui. Di seguito i link per restare aggiornati sulla band degli Antarte: https://www.facebook.com/antarteofficial/ https://www.rockit.it/antarte

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