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Eroica Fenice

La categoria Musica contiene 98 articoli

Musica

Prisoner 709, il ritorno di Caparezza: tracklist e date del tour

Michele Salvemini, in arte Caparezza, torna finalmente sulla scena discografica con un nuovo album di inediti dal titolo Prisoner 709, che uscirà il 15 settembre, a tre anni di distanza dalla sua ultima fatica: “Museica”. Per il cantautore, rapper e produttore pugliese si tratta del settimo disco della sua carriera. Prisoner 709: 16 tracce inedite Prisoner 709 contiene sedici tracce inedite. Il rapper ha svelato, attraverso i suoi profili social, sia la copertina che la tracklist del suo nuovo lavoro, nonché le collaborazioni di cui si è avvalso. L’album è stato registrato tra Molfetta e Los Angeles col contributo di Chris Lord-Alge (ingegnere del suono statunitense che in passato ha collaborato con big della musica come Madonna, Rolling Stones e Bruce Springsteen) e contiene anche duetti con alcuni colleghi. Nei brani “Prosopagnosia” e “Minimoog” Caparezza ospita John De Leo, ex voce dei Quintorigo, mentre in “Forever Jung” duetta con Darry McDaniels, storico membro dei Run DMC. In “Migliora la tua memoria con un click”, invece, l’artista pugliese si è avvalso della collaborazione di Max Gazzè, fresco del successo estivo di “Pezzo di me”, brano cantato in coppia con la cantautrice siciliana Levante. La tracklist 1. Prosopagnosia (capitolo: il reato) feat. John De Leo 2. Prisoner 709 (capitolo: la pena) 3. La caduta di Atlante (capitolo: il peso) 4. Forever Jung (capitolo: lo psicologo) feat. DMC 5. Confusianesimo (capitolo: il conforto) 6. Il testo che avrei voluto scrivere (capitolo: la lettera) 7. Una chiave (capitolo: il colloquio) 8. Ti fa stare bene (capitolo: l’ora d’aria) 9. Migliora la tua memoria con un click (capitolo: il flashback) feat. Max Gazzé 10. Larsen (capitolo: la tortura) 11. Sogno di potere (capitolo: la rivolta) 12. L’uomo che premette (capitolo: la guardia) 13. Minimoog (capitolo: l’infermeria) feat. John De Leo 14. L’infinito (capitolo: la finestra) 15. Autoipnotica (capitolo: l’evasione) 16. Prosopagno sia! (capitolo: la latitanza) Le date del tour L’uscita dell’album sarà seguita da un tour nei principali palazzetti italiani, che si aprirà il 17 novembre 2017 ad Ancona. Di seguito il calendario dei concerti: 17 novembre, Ancona – PalaPrometeo Estra 18 novembre, Bari – PalaFlorio 24 novembre, Firenze – Mandela Forum 25 novembre, Bologna – Unipol Arena 28 novembre, Napoli – Palapartenope 29 novembre, Roma – PalaLottomatica 1° dicembre, Montichiari (BS) – PalaGeorge 2 dicembre, Padova – Kioene Arena 6 dicembre, Milano – Mediolanum Forum 7 dicembre, Torino – Pala Alpitour

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Concerti

Alvaro Soler in concerto all’Arena Flegrea

Nella calda serata di sabato 22 luglio l’ETES Arena Flegrea di Napoli ha ospitato per il Noisy Naples Fest il cantautore spagnolo Alvaro Soler, in vetta alle classifiche estive ormai da due anni con i singoli El mismo sol e Sofia, e di recente con Yo contigo, tu conmigo. Quest’ultimo singolo farà parte della colonna sonora del film d’animazione Cattivissimo Me 3, nelle sale italiane dal 24 agosto. Indiscusso protagonista delle radio, il giovane cantautore non si è limitato a questo: ha infatti partecipato come giudice alla scorsa edizione del talent show televisivo X-Factor, dove ha conquistato il pubblico italiano, questa volta in veste di giudice, con la sua professionalità, portando al successo il gruppo dei Soul System. Alvaro Soler ha scelto il capoluogo partenopeo come unica tappa meridionale del suo Summer Tour 2017, successo annunciato, dopo i quattro sold out delle tappe invernali a Roma e Milano. Nella data napoletana, il cantautore ha presentato i celebri singoli e brani dell’album Eterno agosto (2015), disco oro in Italia, incontrando l’entusiasmo e il calore delle giovani fans partenopee. Musica e divertimento sotto le stelle con Alvaro Soler Alvaro Soler appare come il classico ragazzo della porta accanto, dal viso pulito e l’abbigliamento informale. È nella sua energia e nel sorriso coinvolgente che risiede il segreto del suo successo, ma soprattutto nella forza comunicativa della sua musica e, più in generale, della sua persona. L’impressione che si ha assistendo ad un concerto di Alvaro Soler è quella di partecipare ad una festa tra amici, dove tutti si conoscono e vi è una certa sintonia tra i partecipanti. Palpabile la complicità tra l’artista e la talentuosa band che lo accompagna, ma anche tra questi e il pubblico, che partecipa all’esibizione e ne è parte integrante, invitato a cantare e ballare assieme agli artisti sul palco, a godere tutti insieme di una serata di leggerezza e benessere, spensieratezza e libertà. Quella offerta da Alvaro Soler e dalla sua band è stata una serata estiva di puro divertimento, in un’atmosfera gioiosa e leggera, con musica allegra e ballabile sotto le stelle, che non risulterebbe fuori posto in una festa in spiaggia ma che riesce, invece, a trasportare il pubblico con la mente e con il cuore alle vacanze e alle calde notti d’agosto in cui tutto sembra possibile.

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Concerti

Jarabe de Palo all’ Arena Flegrea musica di passione e vita

La band spagnola Jarabe de Palo, guidata dal cantante Pau Donés, ha ripercorso nel concerto all’Arena Flegrea di Napoli, il 14 luglio, 20 anni di lavori, liberando l’energia e la leggerezza della loro musica, coinvolgendo il pubblico di Napoli con la loro carica di vitalità. Il loro tour è stato chiamato 50 palos per un gioco di parole in lingua spagnola: oltre a richiamare il nome del gruppo, la parola “palos” significa anche compleanno, Pau Donés ne ha compiuti 50 proprio l’anno del ventennale della creazione de La Flaca, album di debutto del gruppo, che ottenne un grande successo internazionale. La serata musicale all’ arena flegrea è stata aperta da Lemandorle, duo pop – punk e dalla cantautrice Claudia Megré, sola sul palco, chitarra e voce graffiante. Alle 22 è iniziato il concerto dei Jarabe de Palo: oltre un’ ora e mezza di canzoni dai ritmi e colori cangianti, da quelle di romantica passionalità a quelle danzanti e vivaci, da quelle in cui lasciarsi trasportare da parole e melodie avvolgenti, a quelle in cui immergersi nell’ intensità delle emozioni. Quiero ser poeta (Voglio essere poeta) è tra le prime in scaletta e conduce verso i ritmi sostenuti e latini la poetica dei Jarabe de Palo. Il pubblico napoletano è già coinvolto, ma è alla quinta canzone, Depende, che inizia a partecipare in coro al concerto. Depende con metafore e versi è una riflessione e celebrazione in musica della libertà di scegliere la propria filosofia di vita, nel  ed è il singolo che consacrò il gruppo in Italia. A seguire canzoni dai ritmi danzanti, e Pau Donés dimostra sul palco di essere in buona forma fisica, accompagnando le note a piccole danze. I sei musicisti sul palco sono in armonia tra loro, appassionati nell’ esecuzione e la voce di Pau “scorre” nel bel fiume musicale che riproducono. Arriva poi il momento delle canzoni romantiche: Fumo, interpretata nell’ album con Checco Silvestre dei Modà, Mi piace come sei, incisa nell’ ultima versione con Noemi e Completo Incompleto. Sono canzoni intense, di presa di coscienza, di apertura ai sentimenti, di ricerca. Pau le dedica a tutte le donne. Si passa poi all’intensa calma delle parole e della melodia di Agua, che sembra sospendere il tempo all’ Arena flegrea ed entrare nell’anima di chi ascolta. In un cambio di atmosfera La Flaca accende e fa alzare il pubblico: il primo grande successo dei Jarabe de Palo resta indimenticabile per i fans Come un pittore è la canzone, scritta insieme ai Modà nella versione italiana, in cui Pau racconta i vari colori dell’ anima. A far ballare arriva poi Bonito, in cui Pau canta che nonostante sventure e tristezze «todo me parece bonito». Canzone scritta anni fa e che racconta bene ancora oggi Pau. Pau con la sua anima forte, mai sfiduciata, anche quando è stata colpita da un tumore. Alla fine del concerto Pau si rivolge al pubblico e racconta di essere stato colpito da questo male, ma di essere stato operato e di […]

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Musica

Figé de Mar “Come un navigante”: esordio a gonfie vele

Il primo album dei Figé de Mar “Come un navigante” raccoglie in cinque inediti un sound ricco di sonorità differenti, che trascina tra le correnti del country e quelle del rock anni ’70. Sembra di viaggiare un po’ indietro nel tempo ascoltando il timbro del cantante della band, Lorenzo Traggiai, autore di tutti i testi dell’album. Accompagnato dagli altri “ragazzi del mare”, armati di chitarre, basso, tastiera e batteria: Nikolò Sole, Matteo De Martino, Davide Lucchi e Matteo Basile, i Figé de Mar con questo primo album sono pronti ad aprire le porte del loro mondo musicale. Ascoltando i cinque brani colpisce la naturalezza dei testi pieni di quotidianità, risuonanti di parole forti, con ritornelli incisivi. Un mix di esperienze musicali fra il cantautorato italiano, quello di De Gregori e l’impostazione stilistica di Bennato, e il ritmo folk, che sembra essere il tratto distintivo della band ligure. Il sound, nonostante l’eterogeneità di generi, ha un grande punto di forza: c’è sempre un particolare che cattura l’orecchio, nelle canzoni che posseggono una fluidità musicale spiazzante. L’album “Come un navigante” è stato anticipato dal singolo Boulevard e da un’anteprima esclusiva su RockON. Ci si muove a metà tra terra e mare, in un dualismo che riflette la regione da cui provengono i Figé de Mar, la Liguria. Tra una ballada dai toni romantici come il singolo “La città” e un brano più grintoso come “Boulevard”, si inserisce sempre la visione di una terra, la loro terra, sinonimo delle loro radici. Se il navigante è sempre alla ricerca di una direzione da seguire, i Figé de Mar hanno trovato da subito la chiave per navigare a gonfie vele.

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Interviste

A tu per tu con i Neri per Caso

Ci sono gruppi che, un po’ come la prima fidanzata o il ricordo del primo bacio dato da bambino sotto un tramonto spensierato che illuminava una spiaggia della costiera amalfitana, continueremo a portare sempre nel nostro cuore. Il 1995 per molti trentenni ha rappresentato l’annata di uno dei pochi Festival passati ad aspettarlo seduti sul divano. Quello che, ancora bambino, ti faceva rompere le scatole alla mamma, la quale, poverina, magari si stava godendo il pezzo di Zarrillo con te che continuavi a chiederle “ma quando tocca a loro, quando vengono i “Neri per Caso?”. Insomma, mentre Pippo Baudo si destreggiava col suo stile inconfondibile e Anna Falchi e Claudia Koll si alternavano per la discesa delle scale del Teatro Ariston, tu aspettavi solo loro. Quel gruppo di Salerno che di lì a poco avrebbe accompagnato le tue sere d’estate e le prime postegge in riva al mare. Abbronzati dal sale e cotti dalle ragazzine. Quelle che avresti tanto voluto invitare a mangiare un gelato da soli, ma eri alle prime armi, impacciato come pochi e brillante manco da lontano e non sapevi come dirglielo. Ti restavano la brillantina nei capelli e la pista che in piazzetta verso le dieci lasciava partire “Le ragazze” e “Sentimento Pentimento”. Abbracciati dalla splendida cornice di Castel Sant’Elmo, in occasione di una tappa del loro tour con il quale stanno portando in giro il loro ultimo disco “NPC 2.0” e tanti altri brani, con una vista su Napoli e una puntatina su Capri che non guasta mai, li abbiamo incontrati e provato a tenerli a bada con Mimì che continuava a dispensare birre in giro per la stanza. Una chiacchierata con i Neri per Caso Ragazzi, come siete cambiati dal ’95? Siamo ringiovaniti di quindici anni. Ma il cambiamento più importante è stato quello che ha visto lasciare il gruppo da un membro storico, Diego, che ha deciso di dedicarsi ad altre attività ed è stato sostituito da questo giovanotto: Daniele Blaquier. Siamo molto legati a voi da quel Festival di Sanremo, perché è successo questo secondo voi? Perché ci sentivamo così, vi sentivamo vicini per appartenenza territoriale o cosa? Dai, però in quell’anno c’erano anche Grignani, Silvestri, Giorgia, i Bluvertigo. Non sei l’unico bambino che si sentiva legato a noi. Non credo sia solo questione di appartenenza, ma di sound. Fa molta presa sui bambini. Anche oggi, durante i nostri concerti abbiamo sempre un gruppo di bambini che vengono sempre davanti e restano, così, a bocca aperta. La voce arriva prima perché credo ci sia anche una spiegazione “scientifica” a tutto ciò: la musica nasce attraversa dalla voce, gli strumenti nascono ad imitazione della voce. Uno strumento primordiale e che attecchisce subito il suo effetto. L’idea di cantare a cappella nasce da un grande film, “Amici miei” di Mario Monicelli e la fantastica interpretazione dei suoi cinque madrigalisti moderni che, maglia a collo alto e vestiti di nero, sconvolgono i prelati in prima fila. Un pezzo che ha fatto la storia del cinema […]

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Concerti

I Marlene Kuntz chiudono la terza edizione del NaDir

Con la giornata del primo luglio si conclude la terza edizione del festival indipendente NaDir\Napoli Direzione Opposta Festival nella Polifunzionale di Soccavo, dopo tre giorni di incontri, dibattiti e musica organizzati dal NaDir Collective e dagli attivisti della Rete Scacco Matto, in collaborazione con altre realtà sociali attive sul territorio. Un’iniziativa all’insegna della socialità e dell’aggregazione, con eventi e manifestazioni culturali trasversali, all’interno di una location ben precisa, la Polifunzionale di Soccavo, grazie alla concessione del Comune di Napoli di utilizzo del suolo pubblico, per ripartire dalla rivitalizzazione di una struttura a lungo dimenticata, all’interno di uno dei quartieri della periferia di Napoli. Tra cultura e musica emergente al NaDir Dopo un pomeriggio dedicato alla cultura kurda, tra dibattiti e laboratori di danze, in un importante momento di incontro e confronto con la complessa realtà del Kurdistan, la scena del NaDir si popola di musica emergente partenopea con i Travel Gum, band formatasi nel 2014 dal rock sperimentale e psichedelico, seguiti da la bestia Carenne, già ben noti e apprezzati dal pubblico per il loro ambizioso album Coriandoli, mentre l’atmosfera comincia a riscaldarsi ed il festival a popolarsi. Scoppiettante è la performance dei Sula Ventrebianco, che, con il loro potente sound ed un rock che non fa sconti, infiammano il pubblico tra ruggiti di chitarre e amplificatori. Ma prima di lasciare la scena agli headliner della serata, il cantante si abbandona ad un’ultima follia e scende tra il pubblico a pogare, tra l’entusiasmo generale dei fans. I Marlene Kuntz: vent’anni di rock I Marlene Kuntz si fanno attendere e, prima della loro comparsa, viene chiesto al pubblico di fare spazio ad un ultimo momento dedicato alla cultura kurda, con danze e costumi tipici del folklore locale ed il rinnovato invito di apertura e confronto verso questa minoranza e la sua cultura. L’attesa è ormai finita ed il pubblico è in fibrillazione, quando compare sulla scena lo storico quartetto di Cuneo tra i fumi del palcoscenico e le urla dei fans. Sulle note di Bellezza, l’inizio è da capogiro, con la voce e la chitarra di Cristiano Godano che non risparmiano nulla. Vent’anni non sembrano di certo trascorsi  e la rabbia sembra ancora quella del lontano esordio con Catartica, con una scaletta che si muove tra un album e l’altro, dai pezzi meno conosciuti, che ipnotizzano il pubblico, alle famosissime Nuotando nell’aria e Festa mesta, accompagnate da cori e generale delirio. La maestria delle chitarre di Godano e di Riccardo Tesio, insieme con quella del basso di Luca Saporiti, offrono al pubblico uno spettacolo di altissimo livello, il tutto abilmente orchestrato dalla batteria di Luca Bergia, che culmina, dopo la terza entrata della band sul palco, con Sonica e La canzone che scrivo per te, concludendo una performance degna di uno dei gruppi storici della scena rock italiana.

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Concerti

Mecna alla seconda serata del Nadir festival

La seconda serata del Nadir festival indipendente arrivato alla terza edizione. Organizzato dall’associazione Scugnizzo liberato, Cap 80126 l’evento si è svolto al Polifunzionale di Soccavo. L’attività politica e produzione culturale del Nadir Collective hanno portato sul palco i Fugama, duo pop futuristico formatosi nel 2013, gli /Hand logic, i cinque vincitori del Rock contest “Controradio” nel 2016, Birthh, progetto musicale di Alice Bisi, cantautrice italiana impegnata in un tour in giro per l’Italia, Luk, elettronica e canzone d’autore, un duo napoletano e Mecna, uno degli interpreti del rap 2.0 italiano.  Si può scorgere tra il pubblico una coppia, un ragazzo e una ragazza che si tengono per mano sorseggiando birra. Sono felici, sorridono e gli sguardi complici non mancano. Si sono conosciuti un po’ per caso: la solita storia, amici in comune, la noia di contorno che spinge a cercare cose nuove, tra le strade della città. Sono stati amici per un periodo; le nottate passate insieme a chiacchierare di tutto, dagli argomenti più futili a quelli più seri, quelli su passati simili li hanno avvicinati sempre di più. Lui le dedicò una canzone di Mecna, 31/08, la fine di un’estate, come la fine di un qualcosa, magari amore? Chissà. Ma quella canzone non era per lui la fine di un qualcosa, ma il principio. Tra le parole gli sembrava di sentire parlar di loro, dei loro progetti scoperti in comune, della loro voglia di esplorare il mondo. Oggi quei due ragazzi si guardano e si emozionano davanti al cantante foggiano che li ha aiutati a trovarsi nel caos della città, delle relazioni sbagliate e della noia di un quotidiano ripetitivo, sempre lo stesso. Ma, tornando all’esibizione, questo è il suo primo tour estivo da quando ha cominciato la sua carriera. Mecna ha interpretato una quindicina di canzoni raccolte in tre dei suoi album: tra questi, l’ultimo Lungomare Paranoia, uscito a gennaio scorso. Accolto con tutto l’affetto del pubblico raccolto al Nadir festival, Mecna è subito a suo agio L’atmosfera è stata congeniale all’esibizione del cantante foggiano: la sensazione è quella di sentirsi quasi come un unico spettatore, un faccia a faccia mentre si esibisce ed emoziona, con il suo andare un po’ goffo e il berretto a coprire gli occhi. I fan di Mecna, affezionatissimi, hanno esultato all’ascolto di alcuni pezzi che fanno un po’ la fama del ragazzo: un artista timido, che fa musica per il piacere di fare musica. Rinchiusa nella metrica delle sue canzoni la sua vita, trent’anni di emozioni, un’empatia che si crea con i fan che si immedesimano nelle sue canzoni. L’influenza è quella del rap nuovo, un po’ glamour e un po’ pop. Quello di Drake, Childish Gambino e tanti altri che popolano la scena musicale americana sulle scie di Eminem, Tupac e 50 Cent. Disagio, ricerca di tranquillità, amore, delusioni, lutto, temi importanti che vengono affrontati. Le luci soffuse e il pubblico che ha cantato a squarciagola ha creato una magia all’interno dello spazio del Polifunzionale, contornato da cibo, birra e artigiani che […]

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Concerti

Fabi a Castel Sant’Elmo con Diventi Inventi

Niccolò Fabi celebra i venti anni di carriera col tour Diventi Inventi 1997-2017 e la sua musica si diffonde nella Piazza d’Armi di Castel Sant’Elmo, a Napoli. Sono le 21:30 circa di una sera di fine giugno quando Niccolò Fabi, accompagnato dalla chitarra e dalla band, fa il suo ingresso sul palco. Le luci rivolte verso il pubblico permettono di individuare solo delle sagome ma l’accoglienza è calorosa e continuerà ad esserlo per tutta la serata. Il cantautore romano torna a Napoli dopo l’incontro con Paolo Benvegnù al Museo Archeologico e continua ad emozionare e divertire. Fabi non poteva non iniziare questa tappa napoletana del tour Diventi Inventi 1997-2017 con il pezzo che ha dato il nome all’album d’esordio: Il giardiniere. Sono passati ormai venti anni dall’uscita di quell’album ma la voglia di cantare è la stessa e il numero di spettatore è progressivamente aumentato. Fabi celebra i venti anni di carriera con un tour, Diventi Inventi,  il cui obiettivo non è proporre le canzoni migliori o di maggior successo ma incontrare le persone che hanno reso possibile quel successo, guardali negli occhi e dire grazie per l’affetto ricevuto negli anni. Il pubblico napoletano offre al cantautore romano un abbraccio caloroso che lo avvolge proteggendolo dall’insicurezza e dalla timidezza, come ammette lo stesso Fabi più volte durante la serata. E se la serata inizia con una canzone di venti anni fa, successivamente si alternano canzoni più o meno recenti tracciando una linea immaginaria che lega l’ultimo album ai precedenti.  Si spazia da Una somma di piccole cose a Rosso passando per La promessa, Ha perso la città, Filosofia agricola e Non vale più.  Seguono È non è, Ecco e Le chiavi di casa. Poi i musicisti lasciano la scena a Fabi che, accompagnato dal pianoforte e dal pubblico, esegue Una mano sugli occhi e Il negozio di antiquariato. Fabi canta Offeso, saluta e scende dal palco ma dopo poco risale per concedere il bis: Facciamo finta, Una buona idea, Costruire, Vento d’estate e Lasciarsi un giorno a Roma. C’è anche lo spazio per Mela di Alberto Bianco che col suo gruppo (Damir Nefat, Filippo Cornaglia e Matteo Giai) accompagna egregiamente Fabi sul palco. La fine del concerto viene sancita dalle note di Lontano da me che tutti cantano tributando un lungo applauso non solo al cantautore romano ma a tutti quelli che hanno reso possibile una serata in un luogo di straordinaria bellezza da cui poter osservare una Napoli ancora più bella di notte. Diventi Inventi non è solo un tour ma anche una raccolta di brani che cercherà di sintetizzare 20 anni di musica. Fabi chiude un cerchio e lo fa tornando anche visivamente al punto di partenza La copertina della raccolta sarà un primo piano a colori, esattamente come per il primo album.  È forse il momento migliore per celebrare una lunga carriera dato il successo che ha riscontrato Una somma di piccole cose, un album intimo e semplice che è riuscito ad arrivare in vetta alle classifiche […]

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Concerti

Gazebo Penguins e One Dimensional Man: l’inizio ruggente del NaDir

Un inizio all’insegna di un sound potente e graffiante per il NaDir, il festival musicale nella Polifunzionale di Soccavo completamente autofinanziato e organizzato dai membri della Rete di Scacco Matto e Cap80126. Noi di Eroica eravamo presenti e questo è il nostro racconto. NaDir: Un inizio “emergente” Sale sul palco, poco dopo le 20, il gruppo emergente campano L’erba sotto l’asfalto, una delle band selezionate tramite il progetto Gravità Zero, davanti a un pubblico, purtroppo, assai risicato. Dopo aver dato sfoggio di qualche canzone del loro primo lavoro Siamo tutti pazzi, lasciano il posto ai Gomma (in foto), un nuovo astro nascente musicale della nostra terra. Una dopo l’altro si succedono i brani del loro primo album Toska che, come spiega la cantante, è un termine russo che indica uno stato di insoddisfazione senza una causa specifica. Degne di nota anche due loro cover di I’m so tired dei Fugazi e Someone to lose dei Wilco. Termina così la prima parte della serata, con due band all’inizio del loro percorso ma che promettono davvero bene. La convincente esibizione dei Gazebo Penguins Un repentino cambio di strumenti e salgono sul palco i ragazzi emiliani dei Gazebo Penguins che iniziano con Bismantova, brano tratto dal loro ultimo disco Nebbia. L’atmosfera inizia a riscaldarsi e il pubblico a infoltirsi. Danno vita a una scaletta che attraversa trasversalmente i loro lavori, dal più recente con Soffrire non è inutile, Nebbia, Porta ad altri più vecchi come Il Tram delle 6 e  Senza di te tratti dall’album Legna; passando anche per canzoni tratte da Raudo come È finito il caffè. Nel frattempo, mentre i Gazebo sono nel pieno della loro esibizione e tra il pubblico iniziano i primi poghi, compare Pierpaolo Capovilla (front-man degli One Dimensional Man) vicino la postazione dei tecnici del suono intento a fumarsi una sigaretta e scambiare quattro chiacchiere con qualche fan curioso. I tanto attesi One Dimensional Man  Dopo la più che convincente prova dei Gazebo, è finalmente tutto pronto per la main band della serata: i One Dimensional Man. Sulle note di Bella Ciao, lo storico trio capitanato da Capovilla, dopo diversi anni di silenzio, si riprende finalmente la scena e inizia a martellare a più non posso con il suo sound ruggente e graffiante. Non c’è spazio per pause, le potenti linee di basso di Capovilla si fondono ai ritmi frenetici imposti dalla batteria di Francesco Valente, accompagnati dalle distorte melodie della chitarra di Carlo Veneziano. Nella loro set-lists danno largo spazio a tutti i loro lavori discografici: One Dimensional Man, 1000 Doses of Love, You Kill Me, Take Me Away, A Better Man. La platea continua a essere poco affollata e la pronuncia inglese di Capovilla non è certo impeccabile ma la potenza scatenata dal trio è incredibile e i pochi fan affezionati sotto il palco appaiono decisamente soddisfatti. La prima pausa arriva dopo più di quaranta minuti di esibizione, Capovilla ringrazia il pubblico e gli organizzatori con un emblematico elogio alla vita e alla lotta politica:”Vivere è lottare e […]

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Musica

Sgt Pepper, perché ascoltare il capolavoro dei Beatles

La banda del club dei cuori solitari del sergente Pepper dei Beatles Il 1 giugno del 1967 i Beatles pubblicavano “Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band”. Il loro ottavo album in cinque anni, il primo vero concept album della storia. Fino ad allora le canzoni venivano pubblicate come singoli o, a volte, raccolte in un album. Il record di lunghezza di un disco all’epoca era detenuto da Bob Dylan con Blonde On Blonde. Il menestrello di Duluth incise ben quattordici tracce in un solo lavoro. Canzoni bellissime, ma ognuna con una propria storia e un proprio universo di riferimento. “Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band” è un disco speciale perché è stato il primo ad avere un proprio filo conduttore. Più che un prodotto musicale, sembra appartenere al campo della letteratura. Ascoltarlo è come leggere Robinson Crusoe o 1984. E come quando si recensisce un romanzo: non si può che partire dalla storia. “Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band” comincia in teatro. Si sente il brusio degli spettatori. Cala il sipario, ma a suonare non sono i Beatles. Nè tantomeno John Lennon o Paul McCartney. Sul palco c’è la Sgt. Pepper’s Lonely Heart Club Band. Comincia un rock’n’roll che nella sua semplicità preannuncia all’ascoltatore l’inizio di qualcosa di diverso, che va ben al di là del filo logico che unisce le tredici tracce. Non c’è nemmeno un attimo di pausa con la seconda canzone, o meglio, il secondo capitolo. The Beatles, all you need is pop “With A Little Help From My Friends”: con questa semplice trovata ci si rese conto che un disco poteva essere il supporto di una vera e propria opera musicale. Segue un pezzo storico: “Lucy in the Sky with Diamonds”. Si viene catapultati in un mondo psichedelico. Immagini colorate e visioni acide come di chi ha fatto uso di sostanze allucinogene. Come suggerito tra le righe del titolo, con la sigla Lsd ben nascosta. “Follow her down to a bridge by a fountain/Where rocking horse people/eat marshmallow pies”. “Fixing A Hole” sembrò anch’essa ispirata ad esperienze allucinogene. In virtù del verbo fix che in gergo indica il “bucarsi”. Abbandonato il tema della psichedelia, i Beatles si incentrano sulla solitudine. L’incomprensione generazionale, all’epoca argomento molto dibattuto. “She’s leaving home” fu ispirata da una notizia del Daily Mirror in merito a una sparizione di una ragazza. “Why would she treat us so thoughtlessly/How could she do this to me?” si chiede Paul McCartney. Sgt Pepper porta i Beatles e la musica pop nel mondo dell’arte Il genio di Lennon viene fuori nuovamente con le atmosfere giocose, quasi circensi, di “Being for the benefit of Mr Kite!”. Un caleidoscopio che trascina come un vortice in una pista di acrobati e giocolieri. “Within you without you” è, invece, l’unico aiuto del disco firmato da George Harrison. Un pezzo che ci porta dritti in India, pervaso come è di spiritualità, un tratto distintivo della futura carriera del membro  più ribelle tra i Beatles, nato grazie anche al contributo di numerosi musicisti indiani, perlopiù […]

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