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Eroica Fenice

La categoria Recensioni contiene 536 articoli

Recensioni

Classico Contemporaneo, le Scimmie Nude riscoprono l’Iliade

Cantami, o Diva, del Pelìde Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco generose travolse alme d’eroi, e di cani e d’augelli orrido pasto lor salme abbandonò Una campana tibetana. Il rullo di tamburi si fa fragoroso mentre prende vita un coro di voci. Il suo canto sale e arriva l’infausto presagio. Īlĭŏn sarà presto testimone di una atroce guerra che porterà con sé sventure, lutti e sofferenza. Si apre così, Iliade, spettacolo della compagnia milanese Scimmie Nude, che apre Classico Contemporaneo, una rassegna teatrale che da martedì 8 agosto a domenica 27 vedrà avvicendarsi attualizzazioni di opere classiche. Location d’eccellenza, il chiostro di San Domenico Maggiore di Napoli, i cui porticati sentiranno risuonare l’eco di grandi tragedie del passato ma anche omaggi a capolavori a noi più vicini, come “Mettiteve a fa l’ammore cu mme” di Scarpetta o “Coppia aperta, quasi spalancata” di Dario Fo e Franca Rame. Le Scimmie Nude riscoprono l’Iliade Su una scenografia neutra, fondale perfetto per l’ottimo disegno luci, i corpi dei giovani attori, le lori voci e gli strumenti presenti sul palco sono riusciti a creare una atmosfera vivida ed immersiva, nella quale dipanare l’intricato gomitolo di Omero con i giusti tempi e con una efficace scelta degli episodi da raccontare.  Non ci sono ruoli fissi sulla scena e questo accelera notevolmente la narrazione, che non ha soste ed è un continuo quanto piacevole fluire di azione coreografata, alternanza e accostamento di tonalità canore e musicali diverse. Il migliaio di versi scelti risultano, così, sufficienti ad inquadrare le tematiche e il pathos del poema che, attraverso il linguaggio teatrale, ha assunto sfumature ancor più drammatiche. Nulla è stato lasciato al caso in questo lavoro corale d’indagine (regia di Gaddo Bagnoli), in cui le Scimmie Nude hanno saputo restituire al pubblico contemporaneo, spesso disinteressato ai classici latini e greci; una Iliade quindi non banale, non stereotipata ma ricca di contrasti e sfumature, estremamente fisica e appassionata. Tram, tra classico contemporaneo e ritratti d’arte Da Edipo Re all’Antigone, passando per Medeae e Cyrano, la rassegna organizzata dal TRAM, con la direzione artistica di Gianmarco Cesario e Mirko Di Martino, ci terrà compagnia fino al 27 agosto. Sarà uno spettacolo dedicato a Eduardo a chiudere il sipario sulla venti giorni, alla quale subentrerà, dal 29 agosto,  la terza edizione del festival Vissi D’Arte – Il teatro racconta i pittori. Per info e prenotazioni: http://www.teatrotram.it/categoria-prodotto/classico-2017/ (Classico Contemporaneo) http://www.teatrotram.it/categoria-prodotto/vissidarte-2017/ (Vissi D’Arte)

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Interviste

La stella luminosa Pasqualino e la luce del suo cuore, Silvia Mazzieri

Pasqualino e la sua luce: due chiacchiere con la stella del sorriso appassionata di stelle del cinema Lui si chiama Pasqualino Esposito, vive a Casavatore vicino Napoli ed ha una simpatia travolgente ed una purezza d’animo che lo rendono trasparente e cristallino come una bella giornata d’estate: lui è inverno e primavera insieme, è saggezza e leggerezza, lui è la risata che nasce nel bel mezzo di una stagione arida. Pasqualino è affetto da osteogenesi imperfetta, detta anche malattia delle ossa di vetro: la sua malattia gli porta grave fragilità alle ossa, malformazione degli arti, difficoltà respiratorie a causa della gabbia toracica malformata e gli è quindi essenziale l’aiuto della ventilazione meccanica. Il cinema è la stella polare della sua quotidianità, la sua scappatoia ed isola felice, e questa passione lo ha portato a divenire una stella del sorriso che ha incontrato stelle in carne ed ossa: i suoi idoli cinematografici.  Pasqualino può infatti vantare tantissimi incontri con svariate stelle del cinema, attori di fiction e nomi di spicco della scena nostrana e internazionale, nonché la partecipazione a numerosi eventi e festival. Il suo festival preferito è La Festa del Cinema di Roma, a cui ha partecipato due volte: ha anche instaurato un forte legame con il direttore Antonia Monda e con Valeria Allegritti. La passione può salvare una vita e renderla degna di essere vissuta, può dare respiro e leggerezza alla sofferenza, e Pasqualino ci affida un grande messaggio: la realtà non è quella che si vede. Lo diceva Eugenio Montale nei suoi versi, e Pasqualino si fa testimonianza viva di queste parole. Ma solo per chi avrà la sensibilità adatta per coglierle e farle proprie, per chi saprà dilatare le proprie pupille e il proprio cuore. Ciao Pasqualino. Come nasce la tua passione per il cinema? Come ti è venuta l’idea di girare i principali eventi e conoscere i tuoi idoli da vicino? Ho sentito parlare, tramite i telegiornali, di vari festival del cinema che prevedevano gli incontri degli attori con il pubblico, e ho trovato subito l’energia di provare anche io questa esperienza. Ho cercato su Internet qualche festival che si trovasse più nella mia zona, tra Napoli e Roma, e ho deciso quindi di andarci. Sono andato per la prima volta ad un festival nel 2010, e mi è piaciuta molto l’atmosfera e tutto il contesto. Ho conosciuto tantissimi attori, ho cominciato a seguirli in televisione e mi è venuto spontaneo appassionarmi al cinema. Quali sono i generi cinematografici che ti piacciono di più e chi sono i tuoi attori preferiti? Amo in particolare i film horror e di avventura. Degli horror mi piace l’emozione, il panico e le forti sensazioni, invece per quanto riguarda i film d’avventura, li scelgo perché mi piace sorridere nel vivere le storie. La mia attrice italiana preferita in assoluto si chiama Silvia Mazzieri, protagonista della fiction “Il paradiso delle signore”, poi ci sono Elisabetta Pellini e Benedetta Gargari. Come attrici straniere invece amo Nicole Kidman e Jessica Alba. Silvia Mazzieri la […]

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Teatro

Teatro Augusteo, presentata la nuova stagione teatrale

Il Teatro Augusteo compie 25 anni Sono passati 25 anni da quando il teatro Augusteo è stato riaperto. Adibito per anni a cinema, nel corso del tempo ha visto esibirsi cantanti e attori di fama nazionale: sono passati da queste parti Bruce Springsteen e Pino Daniele tra gli altri; tanti attori locali hanno cominciato poi la loro carriera qui, un punto di riferimento per la scena teatrale partenopea, situato nel cuore nevralgico della città, nella piazzetta Duca d’Aosta di Via Toledo. Il Teatro Augusteo festeggia così i primi 25 anni dalla riapertura: con un cartellone che tenta di soddisfare ogni tipologia di pubblico. Si passa dai musical alla prosa, senza tralasciare la tradizione napoletana; numerosi, come da tradizione, i concerti: certa è la presenza di Giovanni Allevi e Cristiano De Andrè; non con un concerto bensì con un musical contribuirà invece Elio. Il fondatore de Le storie tese riadatterà, dal 26 gennaio al 4 febbraio, Monty Pithon e il sacro Graal. Il film vincitore di 3 Tony Award rivivrà in Spamalot: parodia del ciclo di Re Artù, è una commedia a cavallo tra tecniche classiche e riferimenti culturali. Teatro Augusteo, al via la nuova stagione teatrale Quest’anno la stagione teatrale parte il 24 settembre. Saranno Gianni Ferreri ed Anna Falchi ad inaugurare l’anno teatrale. La banda degli onesti è una rivisitazione di Mario Scarpetta dell’omonima pellicola di Totò a metà tra tradizione ed innovazione. “La cosa più difficile è stata doversi dimenticare del principe della risata” affermò Scarpetta, pronipote di Eduardo De Filippo. Nel solco di stampo partenopeo tracciato da La Banda degli Onesti, Lello Arena sarà presente in scena con ben due spettacoli. L’ex membro della Smorfia indosserà le vesti di attore principale e regista, rispettivamente in Parenti Serpenti e No grazie il caffè mi rende nervoso 2, entrambe ispirate a celeberrimi film di maestri come Monicelli e Troisi. Quest’ultima più che una rivisitazione è un vero e proprio sequel, dal finale tutto da scoprire. Salirà poi sul palco, fra gli altri, l’acclamato Paolo Caiazzo. Il cinema è poi nuovamente protagonista del programma con due spettacoli di derivazione che più diversa non si potrebbe. Se Il sorpasso è stato apprezzato da generazioni intere, Dirty Dancing invece è stato idolatrato da una sola nidiata di adolescenti e giovani, quelli cresciuti negli anni ottanta. Giuseppe Zeno, Cristiana Vaccaro e Luca Di Giovanni sono protagonisti della rivisitazione della pellicola di Dino Risi. L’intramontabile storia d’amore tra Baby e Johnny sarà invece diretta da Federico Bellone. Lello Arena e Sal Da Vinci presenti nella sala foyer del Teatro Augusteo Altro protagonista dell’anno venturo all’Augusteo sarà senz’altro Sal Da Vinci, presente anch’egli con ben due spettacoli. Peter Pan è un’opera che ha fatto sognare tutti, adulti o bambini che fossero. E se c’è qualcuno che in Italia ha interpretato alla perfezione il messaggio di James Matthew Barrie quello è senz’altro Edoardo Bennato. Il cantautore di Bagnoli è infatti l’autore della colonna sonora dello spettacolo con alcuni fra i suoi brani più celebri, fra cui L’Isola che non […]

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Teatro

Il Teatro Bolivar libera l’arte nel cuore di Napoli

La famiglia De Luca è lieta di presentare il frutto di un duro lavoro, di gioia e di lacrime: la nuova stagione teatrale al Teatro Bolivar del quartiere Materdei. Una scommessa, la decima per l’esattezza, dopo che per quarant’anni le luci della ribalta sono rimaste spente, e le assi del palco senza crepa alcuna. Nel quartiere però ora c’è un angolo di arte. Non un garage, non un centro scommesse. «Adesso il Teatro Bolivar è una realtà», afferma orgogliosamente Romina De Luca. Un luogo di ritrovo e di passione, di contagio di arte e cultura, vivificato dal senso dell’avventura dei tanti attori che fanno riecheggiare le loro voci tra quelle poltrone rosse. Il 13 luglio già ha visto un po’ esibire le personalità di spicco di questa nuova stagione teatrale. A presentare i vari spettacoli, Michelangelo Iossa, direttore artistico della stagione musicale, dalla parlantina efficace ed entusiasta, e i due attori, nonché direttori artistici della stagione teatrale, Ciro Esposito e Ivan Boragine, che hanno dato un tocco di comicità a ogni presentazione. Il loro motto: «Libera l’arte nel cuore di Napoli». Il quartiere di Materdei, spesso percepito come chiuso e difficile, è proprio il cuore di Napoli. La sua posizione centrale fa sì che i vicoli in salita che a mano a mano permettono di arrivarci, lascino fluire il soffio vitale dell’arte a tutte le altre membra della città. Grande novità al Teatro Bolivar è il doppio cartellone, tra il mondo teatrale e quello musicale Questo il ricco cartellone musicale, con cui si aprirà la stagione: 10 NOVEMBRE 2017_ Sabba e gli Incensurabili suonano Battisti | theatrical version 24 NOVEMBRE 2017 _ Quanno Good Good in concerto – Omaggio a Pino Daniele [evento speciale _ 1997 / 2017: venti anni di musica… Sotto il segno di Pino!] 15 DICEMBRE 2017 _ Incontro d’Autore “10 fotogrammi” con Mimmo di Francia … Per brindare a un incontro [con ospiti speciali] 22 DICEMBRE 2017 _ Genny Vella Show Me la canto , me la rido, me la suono…anche a Natale! 26 DICEMBRE 2017 _ James Bond Christmas Show 12 GENNAIO 2018 _ Incontro d’Autore “10 fotogrammi” con Lino Vairetti Il lungo viaggio nella ‘prog family’ del fondatore degli Osanna [con ospiti speciali] 26 GENNAIO 2018 _ Gennaio 1958 / Gennaio 2018: sessant’anni di VOLARE! Omaggio a Domenico Modugno con il ‘cantattore’ Marco Francini 10 MARZO 2018 _ Concerto-evento con la Beatle-band I Sottomarini 1998-2018: venti anni di Beatlemania! [con ospiti speciali] 23 MARZO 2018 _ Salotto Francini presenta Siamo tutti Mina – Omaggio a Studio Uno Ed ecco il cartellone teatrale: 1-2-3-8-9-10 DICEMBRE 2017_ Vorrei un Bacio, regia di Luigi Russo Spettacolo sul delicato argomento dell’assistenza sessuale ai disabili, trattato in modo romantico e poetico. Un argomento coraggioso non ancora molto trattato in Italia. 5-6-7 GENNAIO 2018_ Sotto lo stesso tetto, regia di Gianni Parisi Rilettura dell’omonima commedia di Luca Giacomozzi, con protagonisti tre fratelli riuniti dalla morte del padre, toccando le corde dell’animo umano. 19-20-21 GENNAIO 2018_ Che Dio ce la mandi… […]

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Teatro

Antigone. Una storia africana al Teatro grande di Pompei

Scenografia austera ed essenziale, luci scure dai toni caravaggeschi, dialoghi in lingua francese e wolof, antico dialetto senegalese. Questi gli elementi costitutivi dell’Antigone di Massimo Luconi, tratta dall’omonima opera del francese Jean Anouilh, andata in scena ieri, 5 luglio, nella suggestiva cornice del Teatro Grande di Pompei, in occasione della rassegna Pompeii Theatrum Mundi.  Creonte, re di Tebe, vieta di dare sepoltura a  suo nipote Polinice, accusato di tradimento perché ha tentato di assediare la città. Antigone, sorella di Polinice, viola la legge imposta da Creonte, malsopportando che il corpo di suo fratello diventi preda degli avvoltoi e la sua anima vaghi senza tregua per l’eternità. Un conflitto tra due legittime espressioni di diritto. Jean Anouilh reinterpreta il dramma di Sofocle per dare risalto all’opposizione tra individuo e potere pubblico. I suoi protagonisti, però, sono smitizzati, le loro azioni non sono dettate da un’idea di diritto cui appellarsi, quanto da un senso fatalistico degli eventi. Creante e Antigone si abbandonano al loro destino, consapevoli di dover interpretare i ruoli che il dramma dell’esistenza ha loro assegnato. Antigone è poco convinta delle sue azioni, trasgredisce la legge in nome di un impulso individualista, assenti le invocazioni agli dei pronunciate dall’eroina sofoclea. Privata della fede divina, si avvia alla morte con dubbi e paure: “Mi disgustate con la vostra felicità, con la vostra vita che bisogna amare a ogni costo. Si dirà dei cani che leccano tutto quel che trovano. E di quella piccola possibilità che esiste per tutti i giorni se non si è troppo esigenti. Io, io voglio tutto e subito, e che sia esso intero, altrimenti lo rifiuto! Io non voglio essere modesta, io, e accontentarmi di un piccolo morso soltanto se sono stata saggia. Io voglio essere sicura di tutto oggi, e che ciò sia così bello come quando ero piccola, o meglio morire“. Antigone: da Tebe all’Africa Luconi porta in scena un’Antigone dalla pelle nera, elimina ogni riferimento a Tebe per concentrare il suo spettacolo principalmente sul rapporto tra l’identità della persona e della famiglia con lo Stato e le sue regole. I suoi protagonisti hanno origini africane, molti provenienti dal Senegal, dove il rito della sepoltura e degli onori funebri è molto sentito, proprio come un rito sociale di rispetto verso le persone e la loro storia. “Antigone, ovunque vi siano discriminazioni razziali, conflitti, intolleranze religiose, torna ad assumere il ruolo dell’eroina che sfida i regimi totalitari in nome della pietosa universale che si estende a tutti gli uomini sentiti come fratelli. E questa storia, raccontata oggi da giovani africani, ha ancora più senso”.

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Recensioni

Forse non sarà domani: Papaleo omaggia Tenco

Rocco Papaleo porta in scena al teatro Trianon di Napoli lo spettacolo Forse non sarà domani, un racconto della vita e delle opere di Luigi Tenco attraverso canzoni, frammenti di interviste e lettere. Lo spettacolo è parte del Napoli Teatro Festival Italia 2017 che con circa 80 eventi, dal 5 giugno al 10 luglio, sta proponendo spettacoli di qualità a prezzi accessibili. Il suicidio di Luigi Tenco in seguito all’eliminazione dal Festival di SanRemo del 1967 è un atto che irrompe con forza nella liturgia di una manifestazione che coinvolge milioni di italiani. Il gesto di Tenco è un’accusa sia nei confronti del mondo dello spettacolo, sia nei confronti del pubblico. Il suicidio è un atto di ribellione nei confronti dei «Signori benpensanti» come li definirà Fabrizio De André, ma anche un colpo durissimo a tutti quelli che «Si ritrovarono dietro il palco, con gli occhi sudati e le mani in tasca, tutti dicevano: “Io sono stato suo padre!”, purché lo spettacolo non finisca» come canta Francesco De Gregori. Sono passati 50 anni dalla tragica morte di Luigi Tenco, un episodio che l’opinione pubblica italiana sembra non aver ancora elaborato. Il motivo per cui Tenco, a differenza di altri grandi artisti, ancora oggi non viene ricordato e omaggiato adeguatamente è la difficoltà che un intero Paese riscontra nel dover ammettere una colpa. Salvatore Quasimodo nel 1967 scriveva «La gente ha preferito poi dimenticarlo in fretta, quasi per un senso di omertà come sempre avviene quando ci si sente in un certo senso colpevoli, coinvolti. E non siamo forse un po’ tutti responsabili dell’atto estremo del cantante, noi che esaltiamo e sopportiamo il carosello del festival, da anni, senza esigere nemmeno un livello minimo di intelligenza nei contenuti delle canzoni? […] Chi è furbo capisce che le qualità sono difetti agli occhi del pubblico e che solo ciò che è generico e non agita le opinioni dei benpensanti va bene, è lecito. I capelloni, i beat, i folk e i canti di protesta sono accolti purché non superino l’avanguardia rivoluzionaria della Vispa Teresa. Luigi Tenco ha voluto colpire a sangue il sonno mentale dell’italiano medio». Rocco Papaleo prova, riuscendoci, a raccontare Luigi Tenco attraverso lettere, interviste e canzoni. Papaleo è conosciuto dal grande pubblico come attore di straordinaria intelligenza comica, caratterizzato da un’ironia tagliente e, infatti, la sua capacità di far sorridere rende ancor più piacevole e scorrevole uno spettacolo già di per sé interessante. Papaleo in scena interpreta le canzoni di Tenco ma legge anche le sue interviste e le sue lettere permettendo di capire a pieno le sue canzoni.  Le parole di Tenco vengono adoperate per introdurre le sue stesse canzoni e ciò mostra quanto Tenco utilizzasse la musica per esprimere ciò che era. Papaleo canta le canzoni rielaborate da Roberto Molinelli e viene accompagnato da brillanti musicisti: Arturo Valiante (pianoforte), Guerino Rondolone (contrabbasso), Davide Savarese (batteria e percussioni) e Marco Sannini (tromba). Nel caso di Tenco l’artista e l’uomo coincidono perfettamente e per capire l’uno bisogna conoscere l’altro. […]

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Prometeo: il titano ribelle al Teatro Grande di Pompei

In una terra deserta ai confini del mondo Prometeo è punito da Zeus, reo di aver rubato il fuoco e di averlo donato agli uomini, permettendo l’inizio della civiltà. In scena il dramma è tutto concentrato sulla figura del titano, ma a rompere la staticità, intervengono anche altri personaggi, funzionali a mettere in risalto l’eroica ribellione del dio al signore degli dei. La rappresentazione punta su una scenografia scarna ed essenziale e su musiche greche che ben si coniugano con il testo basato sulla traduzione di Eschilo fatta da Davide Susanetti. Prometeo: l’instancabile ribelle in difesa degli uomini Prometeo, costretto su una sedia da pesanti catene, non è stato vinto. Eroe e vittima insieme, alza il volto, non si piega, non teme Zeus, non teme il destino e a nulla valgono minacce o previsioni di dolori più grandi da sopportare: «Per me Zeus non vale niente, faccia, comandi come gli pare: il suo tempo è breve». Un’immagine nobile e dolorosa che cattura lo sguardo dello spettatore spostando l’attenzione dalla narrazione teatrale verso la forte carica emotiva del titano. Luca Lazzareschi dà vita a questo personaggio, e ne trasmette tutta l’energia primordiale, si elevano imponenti e forti le parole del dio, in boati minacciosi e rauchi che si innalzano e si abbattono sui presenti. In scena c’è lui, che racconta la storia degli dei e il tradimento, che rivendica con orgoglio la sua decisione e a nulla valgono le esortazioni del coro delle oceanine – sintetizzato da una sola attrice – a mostrare remissività e saggezza. Lo stesso consiglio gli giunge da Oceano che si è fatto strada tra gli dei usando la diplomazia e la politica e da Ermes che porta il messaggio di un Zeus infastidito dalla superbia di Prometeo. Ma il titano non si adegua, resta arrogante e spavaldo e non teme nulla perché conosce il suo destino e quello mortale di Zeus. È proprio il destino a legarlo con un altro personaggio presente nel dramma, Io, altra vittima del sopruso di Zeus e la cui dinastia genererà l’eroe che distruggerà il signore degli dei e libererà Prometeo. Un dramma al di fuori del tempo «Chi governa è sempre spietato». Queste le parole che Prometeo ripete incessantemente, e proprio lui si è sempre battuto contro il potere, prima deponendo Crono e poi contrastando Zeus. Guardando il Prometeo di Lazzareschi, è fin troppo facile riportare alla mente tante figure di ribelli che hanno fatto la storia, fin troppo e anche inutile. Questa rappresentazione non pretende parallelismi o attualizzazioni, dà vita a una vicenda fuori dal tempo e dallo spazio e offre un messaggio che si cristallizza e diventa eterno. Chi governa è sempre spietato, Zeus è un tiranno inarrestabile, sordo alle parole e inflessibile nel nome di una giustizia che protegge solo chi la esercita, una giustizia cieca alle sorti degli uomini. Poi Prometeo, il ribelle, che inevitabilmente nasce proprio dal potere spietato, nasce per distruggerlo, per ricordare che nulla è invincibile, che a Zeus sono superiori le Moire e le Erinni. «Gli […]

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Cecità, José Saramago al Teatro Nuovo di Napoli

«Probabilmente solo in un mondo di ciechi, le cose saranno veramente ciò che sono.» In una città mai nominata si scatena improvvisamente un morbo che colpisce gradualmente tutti gli abitanti – tranne la moglie del dottore – che si ritrovano privati del più importante tra i sensi: la vista. La popolazione viene reclusa, per contenere l’epidemia, in vari edifici, tra cui un manicomio, sotto la stretta osservazione dell’esercito, che maltratta e intimorisce i malcapitati, arrivando a far mancare loro gli approvvigionamenti di cibo. Questo scatena una divisione ulteriore tra i gruppi che, anziché collaborare, si fanno guerra. Questa è, in breve, la trama di uno dei capolavori di José Saramago, “Cecità”, portato in scena ieri, in una versione riadattata e ridotta, al Teatro Nuovo di Napoli. La giovane compagnia Bella ‘mbriana, capitanata da Andrea Lucchetta ed Enrica Naldi, ha scelto di non stravolgere il testo, cercando, invece, di accentuarne i punti di forza drammatica. Centrale, nel romanzo come nello spettacolo, è senza dubbio il tema dell’indifferenza, un velo di Maya che avvolge la società, soffocandone i rapporti, sviliti dalla mancanza di un reale interesse, di una reale empatia verso l’altro. La cecità si erge così a simbolo di questa mancanza di pathos e diventa un mezzo per ritrovare – seppur nel buio – quantomeno il lume della ragione. Privati del loro nome e identificati soltanto tramite espressioni impersonali, i personaggi della vicenda si muoveranno in una ragnatela a passi incerti, fino a quando non saranno in grado di capire che, solo essendo solidali gli uni con gli altri, solo tenendosi per mano, si può uscirne vivi. Cecità e buio dell’anima «Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, ciechi che, pur vedendo, non vedono.» Due file di letti con coperte da campo e una serie di trame rosse compongono una scenografia atta a ricreare il senso di oppressione che attanaglia un gruppo di persone che, da un giorno all’altro, devono condividere non solo quella stanza, ma anche la sventura. Interessante è stata la scelta di non utilizzare tutto il testo di José Saramago ma solo la prima parte. E ciò ha come più tangibile conseguenza che lo spettacolo sia decisamente più cupo, nel suo insieme, rispetto all’opera da cui è tratto che, nelle battute finali, offre una sorte di redenzione, una seconda chance ai ciechi. La sua prematura interruzione dimostra l’acume del regista che si è circondato di una compagnia di attori veramente valida, che ha saputo, senza sbavature di sorta, emozionare il pubblico in sala. Applausi fragorosi hanno fatto da eco alla chiusura piéce e premiato uno spettacolo che, con rispetto e carattere, ha omaggiato uno dei romanzi migliori del ‘900. —————————————————— Venerdì 30 Giugno e Sabato 1 Luglio ore 20:30 TEATRO NUOVO La compagnia Bella ‘mbriana presenta: CECITÀ Di José Saramago Attori: Francesca Hasson, Francesco Serpico, Claudia Napolitano ,Andrea Lucchetta, Andrea Mazzarella, Alessia Thomas, Raffaele Cosentino, Sara Coppola, Sissy Brandi, Massimiliano Fiore, Federica Botta, Andrea Riolo, Davide Dioguardi, Alessandro Palatucci Riadattamento e regia: Andrea Lucchetta Assistenza […]

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Teatro

Eccoci…la nuova stagione del Teatro Stabile

Il Teatro Stabile come anima della città. Mi piace pensarlo così, come un luogo della cultura e della legalità, ma come uno spazio dove va in scena l’anima di Napoli. Tutta la programmazione della nuova stagione teatrale è densa di pathos. Non solo quello tragico. Si ride, si piange, si riflette, perché l’anima di Napoli ha mille colori. Una pluralità di registri e di messaggi, un mix di culture e di scuole di pensiero. In una parola, va in scena l’inclusione. In una città di marcata identità storica e culturale, popolata da cittadini del mondo, anzi, per dirla con Erri de Luca, da N-apolidi, cittadini di nessun mondo. Queste le parole spese per la presentazione di ECCOCI, titolo con il quale il Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale, presieduta da Filippo Patroni Griffi e diretto da Luca De Fusco, annuncia alla città la sua nuova Stagione Teatrale. Una Stagione ricca di testi che spaziano dai grandi classici ai moderni, ai maestri del Novecento, ai contemporanei fino ai giorni nostri. Tra produzioni, coproduzioni e ospitalità, sono oltre venti le opere che animeranno il Mercadante e il San Ferdinando, presentate ieri, 29 giugno, che vedranno sul palco volti e voci di interpreti straordinari, diretti dai registi Luca De Fusco, Andrea De Rosa, Peter Stein, Claudio Tolcachir, Andrea Renzi, Mimmo Borrelli e tanti altri. 18 ottobre-5 novembre Uscita d’emergenza, di Manlio Santanelli, interpretato da Mariano Rigillo e Claudio Di Palma, che ne firma anche la regia (Teatro San Ferdinando). 25 ottobre- 12 novembre Sei personaggi in cerca d’autore, di Luigi Pirandello, diretto da Luca De Fusco e interpretato da Eros Pagni, Angela Pagano, Gaia Aprea, Paolo Serra, Enzo Turrin, Giacinto Palmarini (Teatro Mercadante) 22 novembre-3 dicembre Le Baccanti, di Euripide, nell’adattamento e nella regia di Andrea De Rosa (Teatro Mercadante). 5-10 dicembre Riccardo II, di William Shakespeare, diretto da Peter Stein e interpretato da Maddalena Crippa (Teatro Mercadante). 12-17 dicembre Emilia, di Claudio Tolcachir e interpretato da Giulia Lazzarin (Teatro San Ferdinando). 20 dicembre- 7 gennaio Ragazze sole con qualche esperienza, di Enzo Moscato, messo in scena dal regista Francesco Saponaro e interpretato da Veronica Mazza, Carmine Paternoster, Salvatore Striano e Lara Sansone. 10-21 gennaio Il Servo, dal romanzo omonimo di Robin Maugham, con la regia di Pierpaolo Sepe e Andrea Renzi (Teatro Mercadante). 24 gennaio-4 febbraio Desideri mortali, oratorio profano per Giuseppe Tomasi di Lampedusa, diretto da Ruggero Cappuccio e interpretato da Claudio Di Palma (Teatro San Ferdinando). 27-28 gennaio  Masquerade, dramma del poeta russo Mikhail Lermontov, diretto dal regista Rimas Tuminas, vincitore del prestigioso premio teatrale russo, la Maschera d’Oro (Teatro Mercadante). 30 gennaio-4 febbraio Intrigo e amore, di Friedrich Schiller, con la regia di Marco Sciaccaluga (Teatro Mercadante). 6-8 febbraio Dieci storie proprio così, progetto teatrale dedicato alle vittime conosciute e sconosciute della criminalità organizzata, nato da un’idea di Giulia Minoli, con la regia di Emanuela Giorndano (Teatro San Ferdinando). 7-18 febbraio L’anatra all’arancia, dal testo The Secretary Bird di William Douglas-Home, versione francese di Marc-Gilbert Sauvajon, con regia e interpretazione di Luca […]

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Teatro

Luca Zingaretti legge il racconto La Sirena

Martedì 27 giugno è andata in scena nel chiostro del Duomo di Salerno, per la rassegna teatrale del Napoli Teatro Festival, la lettura ad alta voce del racconto di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, La Sirena. Solo sul palco, accompagnato dal suono vibrante della fisarmonica, Luca Zingaretti ha prestato la sua voce e le sue ossa ai due protagonisti della vicenda, catapultando lo spettatore in una Sicilia arcaica, dai sapori mitologici. In un’ora o poco più tutta la magia che può sgorgare dalle profonde viscere dell’essere umano viene tirata fuori, prima sussurrata, poi quasi cantata, fino a tenere con l’animo sospeso tutto il pubblico: vietato respirare. La storia, di amicizia e di amore – “che alla fine sono un po’ la stessa cosa” a detta di Zingaretti -, narra dell’incontro casuale di due personalità diversissime all’interno di un caffè di Torino, città invernale e plumbea: Rosario La Ciura, illustre classicista e grande conoscitore del greco, e il giovane Paolo Corbera, giornalista de La Stampa. Nonostante le profondissime divergenze, caratteriali e culturali, i due subito instaureranno una delicata e al tempo stesso ironica amicizia, forti soprattutto di un particolare che li accomuna: sono entrambi siciliani. Così, una sera, il professore riesce a confidare al giovane Corbera un fatto straordinario, accadutogli quando era ancora molto giovane e si preparava ad un concorso per la cattedra di greco all’Università. Trasferitosi nella casa di un suo amico ad Augusta per studiare, la mattina presto era solito uscire in barca. È proprio durante una di queste uscite che avviene l’incontro con una sirena. Grazie a Lighea – questo è il nome della sirena – la sua vita cambierà per sempre e cambierà per sempre anche la sua percezione della bellezza. Dopo un incontro con una creatura divina tutto il resto diventa mediocre e privo di significato. L’odore della Sicilia, il suo incanto e il suo essere selvaggia emergono dalle parole di Zingaretti-La Ciura, evocando a poco a poco dal passato classico tutta la bellezza di una terra che un tempo fu la prescelta dagli dei. Per questo motivo è vietato respirare: l’alito del pubblico avrebbe corrotto tutti i profumi e i sapori che inebriavano l’atmosfera, avrebbe dissolto l’estiva aria degli agrumeti, il gusto delicato dei ricci di mare; avrebbero stinto i colori caldi dei templi antichi e dei tramonti marini. Siamo in Sicilia o a Salerno? Non fa differenza, le concezioni topografiche e temporali vengono confuse, sovrapposte, negli occhi i paesaggi dell’isola e al tempo stesso le volte decorate del chiostro. Per questo Zingaretti è straordinario, forse anche grazie al fatto che sempre in Sicilia sono ambientate le vicende del commissario Montalbano, a cui il suo volto ormai da anni è legato. Dulcis in fundo, la lettura della poesia di Montale Ho sceso dandoti il braccio, almeno un milione di scale, omaggio inaspettatamente porto a tutte le donne presenti che arriva dritto al cuore, emozionandolo.

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